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giovedì 18 giugno 2020

IL CAMMINO PER LA CASA COMUNE

Il 18 giugno è stato presentato, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, il volume In cammino per la cura della casa comune – A cinque anni dalla Laudato si’, elaborato dal Tavolo Interdicasteriale della Santa Sede sull’ecologia integrale.

lunedì 9 dicembre 2019

PRESEPIO 2019/20

La rappresentazione del Presepe napoletano del Settecento è incentrata sulla distinzione di alcune scene ricorrenti che infondono agli occhi del visitatore,nel suo insieme,uno spaccato di Napoli,tra la metà e la fine del Settecento.
L' edizione di quest'anno è incentrata su 4 scene principali:
1. La scena della Natività,sotto i ruderi di un tempi pagano diroccato, a simboleggiare la vittoria del Cristianesimo sul paganesimo.
Si riconosce la Sacra Coppia che indossa gli abiti del tempo,in seta,perché essi rappresentano il nucleo centrale dell'intera rappresentazione.
2. La scena dei dormienti (a sinistra),posta ai piedi della Natività ne esalta il contrasto tra l'uomo superficiale e indifferente e di contro il Mistero del Dio fatto uomo.
3. La scena popolare del mercato (a destra) con il pescivendolo e la castagnara, la venditrice di frutta.
4. La taverna,antica reminiscenza dei testi evangelici con introduzioni anacronistiche: i giocatori di carte.
Questo è il luogo del peccato,dell'indifferenza,della noncuranza.
È caratterizzato da personaggi austeri,dal ghigno facile,dediti al gioco e al buon vino.

La scenografia è stata realizzata secondo i canoni del Settecento,con materiali tradizionali come legno,sughero, stucco,colla e colori naturali.

I personaggi sono in terracotta policroma con occhi in vetro,manichino in stoppa e fil di ferro,mani e piedi in legno.

Le vestiture sono in seta di San Leucio.

Realizzazione e allestimento:
Marco Lena
Gennaro Cretella

Per info e allestimenti:3385935114


domenica 1 dicembre 2019

50 ANNI DELLA RIFORMA LITURGICA



UN GRANDE DONO DELLO SPIRITO SANTO PER LA CHIESA. LA RIFORMA LITURGICA.
Un dono di cui forse ancora dobbiamo renderci pienamente partecipi.

Il concilio fissò alcuni principi generali, mentre la riforma concreta, con la redazione dei nuovi libri liturgici che sostituirono quelli esistenti avvenne negli anni successivi, quando il Concilio era terminato. Il messale romano riformato venne infatti pubblicato da Paolo VI nel 1969, con la costituzione apostolica Missale Romanum del 3 aprile 1969 ed entrò in vigore il 30 novembre successivo (Prima Domenica di Avvento), all'inizio nel nuovo Anno liturgico.

venerdì 26 luglio 2019

FESTA SAN GIACOMO: MESSA SOLENNE

Prime immagini della festa di San Giacomo










Musicaimmagine
Confraternita di Santiago de Compostela

mercoledì 21 febbraio 2018

INCONTRO A SANT'ANREA DELLE FRATTE

Oggi, Mercoledì 21 febbraio un giorno impegnativo. Con appuntamento alle 17.50 ci recheremo in pellegrinaggio a piedi (15 minuti) presso il Santuario di Sant'Andrea delle Fratte dove con il Vescovo e i fedeli del centro storico celebreremo una Messa Penitenziale. (se a qualcuno rimanesse più comodo ci si può trovare direttamente sul luogo alle 18.30 ora dell’inizio della celebrazione).



giovedì 16 novembre 2017

GRAZIE PADRE FILIPPO



Nomina del Segretario Aggiunto del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi
Il Santo Padre ha nominato Segretario Aggiunto del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi S.E. Mons. Filippo Iannone, O. Carm., Arcivescovo-Vescovo emerito di Sora-Aquino-Pontecorvo, finora Vicegerente di Roma.

giovedì 13 luglio 2017

I SANTI DELLA NOSTRA CHIESA SAN CAMILLO DE LELLIS



In Breve: Di nobile famiglia, nato a Bucchianico, nelle vicinanze di Chieti, il 25 maggio 1550, Camillo de Lellis fu soldato di ventura. Persi i suoi averi al gioco, si mise al servizio dei Cappuccini di Manfredonia. Convertitosi ed entrato nell'Ordine, per curare una piaga riapertasi tornò a Roma nell'ospedale di San Giacomo degli Incurabili, dove si dedicò soprattutto ai malati. Si consacrò a Cristo Crocifisso, riprese gli studi al Collegio Romano e, divenuto sacerdote nel 1584, fondò la «Compagnia dei ministri degli infermi». L'ordine dei Camilliani si distinse da altri per lo spirito della sua opera legata alla carità misericordiosa e per l'abito caratterizzato dalla croce rossa di stoffa sul petto. De Lellis pose attenzione unicamente malati, ponendo le basi per la figura dell'infermiere e del cappellano quali li vediamo oggi. Morì a Roma il 14 luglio 1614 e venne canonizzato nel 1746.

PER SAPERNE DI PIU’
Nascita straordinaria
Nel 1574, a ventiquattro anni d’età, Camillo de Lellis, d’origine abruzzese, era un uomo finito.
Nato da una madre molto anziana la domenica di Pentecoste dell’anno Santo 1550, era un bambino normale – anzi, molto più robusto e più alto del normale (da grande sopravanzerà quasi tutti dalla testa in su) – ma la madre aveva anche il cuore rattristato a causa di qualche triste premonizione.
Di fatto, nessuno riuscì ad educarlo. A solo tredici anni, piccolo ribelle irriducibile, iniziò ad accompagnare il padre da un presidio militare all’altro, assimilando da lui una passione distruttiva per il gioco dei dadi e delle carte, e, dall’ambiente un atteggiamento da bravaccio involgarito.

Soldato di ventura
Per alcuni anni visse la vita del soldato di ventura, giocandosi la vita nelle battaglie, nelle risse, per potersi poi giocare i soldi così guadagnati.
Nel 1574 scampò ad un naufragio e, sceso a terra a Napoli, fu preso da una tale frenesia per il gioco che il “perdersi anche la camicia” non fu un modo di dire.
Finì randagio come un cane, vagabondando senza meta, con vergogna, elemosinando davanti alle chiese con “infinito rossore”. Alla fine dovette adattarsi a lavorare per la costruzione di un convento di cappuccini conducendo due giumenti carichi di pietre, calce e acqua per i muratori.

La svolta decisiva
Ma la vicinanza di quei frati, appena riformati e ancora nel loro pieno fervore, non gli era indifferente.
Durante un viaggio al convento di S. Giovanni Rotondo, era l’anno Santo 1575, incontrò un frate che se lo prese in disparte per dirgli:
“Dio è tutto. Il resto è nulla. Bisogna salvare l’anima che non muore…”. Nel lungo viaggio di ritorno, tra gli anfratti del Gargano, Camillo meditava.
Ad un tratto scese di sella, si buttò a terra piangendo:
“Signore, ho peccato. Perdona a questo gran peccatore! Me infelice che per tanti anni non ti ho conosciuto e non ti ho amato. Signore, dammi tempo per piangere a lungo i miei peccati”.
Chiese di diventare cappuccino, ma venne dimesso dal convento, per una piaga che non cessava di suppurare.

Con gli “Incurabili”
Con rinnovato spirito, Camillo tornò a quell’ospedale a cui la malattia sembrava incatenarlo, l’Ospedale romano di S. Giacomo, dove si trattavano appunto le più orribili malattie e dove – nel passato – vi si era perfino impiegato per curare gli altri malati, guadagnandosi così di che vivere.
All'ospedale degli “Incurabili” giungevano i malati più ripugnanti, i rifiuti della società, spesso orribili a vedersi, che venivano addirittura scaricati sulla porta dell’edificio.

L’assistenza sanitaria
Nel XVI secolo, i malati erano in mano a dei mercenari; alcuni, delinquenti costretti a quel lavoro con forza, altri, per non aver diversa possibilità di guadagno.
Un cronista del ‘600 così descrive la vita nelle corsie dell’Ospedale: “Erano forzati… a servirsi, per così dire, della feccia del mondo cioè de Ministri ignoranti, banditi o inquisiti d’alcun delitto, confinandoli per penitenza e castigo dentro li suddetti luoghi… Almeno certa cosa era che li poveri agonizzanti stavano allora o tre giorni interi, stentando e penando nelle loro penose agonie se ch’alcuno mai gli dicesse una pur minima parola di consolatione o conforto…”
Non sono esagerazioni, perché riscontri simili abbiamo da altri ospedali.
Quando Camillo e i suoi cominceranno a lavorare nell’ospedale maggiore di Milano (la “Ca’ granda”) troveranno che i luoghi di degenza sono in tale stato che Camillo li considera “causa di morte”: “Iddio sa quanti ne morirono l’anno per questo andare a quelli sporchi, fetosi e fangosi lochi! “.

Dirigente all’Ospedale S. Giacomo – Roma
Di nuovo agli ” Incurabili “, Camillo era ormai noto per la sua conversione. Ben presto lo nominarono Maestro di Casa, cioè responsabile immediato dell’andamento economico ed organizzativo. Cominciò a mettere ordine.
Notte e giorno, era solito comparire e quando nessuno se lo aspettava, richiamando, rimproverando e costringendo ognuno a fare il suo lavoro e a farlo bene.
Controllava gli acquisti, litigava con i mercanti, rimandava indietro le partite di merce avariata.
Senza sosta, esortava gli inservienti e spiegava loro che: “I poveri infermi sono pupilla et cuore di Dio et… quello che facevano alli detti poverelli era fatto allo stesso Dio“.

Uomini nuovi per una assistenza nuova
Un pensiero fisso lo ossessionava: sostituire tutti i mercenari con persone disposte a stare coi malati solo per amore.
Desiderava avere con sé gente che “non per mercede, ma volontariamente e per amore d’Iddio gli servissero con quell’ amorevolezza che sogliono fare le madri verso i propri figli infermi“. Questo era il progetto. Resolo manifesto, destò subito preoccupazione. Ci fu chi temette che interessi e abitudini sarebbero stati messi in discussione; altri sospettarono che Camillo avrebbe finito con l’impadronirsi dell’ospedale; altri ancora – pur ben ispirati – considerarono il progetto irrealizzabile.
Osteggiato, Camillo ed i suoi compagni lasciarono l’ospedale degli “Incurabili” dove ormai non li volevano più e si ritrovarono in una poverissima casetta dove non avevano che due coperte in tre, e la notte dovevano fare a turno per coprirsi. Cominciarono così la loro libera attività nel grande ospedale romano di Santo Spirito.

All’ospedale Santo Spirito
Era il glorioso Hospitium Apostolorum, l’ospedale voluto direttamente dal Papa Innocenzo III nel ‘300  e da lui affidato ai religiosi di S. Spirito.
Sisto IV, il Papa della Cappella Sistina, rinnovò l’ospedale con una tale magnificenza da riproporre almeno idealmente il valore originario: “Culto d’amore dovuto a Cristo, Dio e uomo, ammalato nei poveri“.
Purtroppo, assieme alla fede grande della Chiesa, anche in questo ospedale era visibile la sua miseria terrena.
Gli uomini si mostravano di fatto indegni di quella solenne struttura: il problema dei mercenari era simile a quello degli altri ospedali, i problemi igienici e il sudiciume umiliavano notevolmente quello splendore, e l’auspicato volontariato si tramutava in disordine

Con la tenerezza di una madre
In quel luogo, per trentanni lavoreranno Camillo e i suoi amici divenendo pian piano una nuova congregazione religiosa: l’Ordine dei Ministri degli Infermi.
Per essi l’ospedale era tutto, e nel servizio iniziarono a lasciare il segno del carisma che Camillo andava trasmettendo ai suoi: la qualità carismatica della tenerezza.
Non era infatti inusuale incontrarlo nelle corsie in atteggiamenti di vera e propria adorazione dei malati, tanto era il rispetto che ne aveva. Un testimone riferì di averlo visto “stare ingenocchiato vicino a un povero infermo ch’aveva un così pestifero e puzzolento canchero in bocca, che non era possibile tolerarsi tanto fetore, e con tutto ciò esso Camillo standogli appresso a fiato a flato, gli diceva parole di tanto affetto, che pareva fosse impazzito dell’amor suo, chiamandolo particolarmente: Signor mio, anima mia, che posso io fare per vostro servigio? pensando egli che fosse l’amato suo Signore Giesù Christo...” (dagli Atti di canonizzazione).

La sua scuola: cuore e intelligenza
Quando la sera tornava in convento, chiamava i suoi frati in capitolo, metteva un letto in mezzo alla sala, ammucchiava materassi e coperte, chiedeva a uno di distendersi, e poi insegnava agli altri come si rifaceva un letto senza disturbare troppo il malato, come si cambiava la biancheria, come bisognava atteggiare il volto verso i sofferenti. Poi li faceva provare e riprovare.
Ogni tanto gridava: ” Più cuore, voglio vedere più affetto materno ” Oppure: ” Più anima nelle mani “.
Camillo, illetterato e capace di accedere all’Ordinazione sacerdotale solo per i meriti acquisiti “sul campo”, divenne – di fatto – il fondatore della assistenza infermieristica, la cui testimonianza ci è lasciata nelle “Regole per ben servire i malati” (Archivio di Stato di Milano), una preziosa testimonianza di tecniche infermieristiche finalizzate al benessere del malato.

L’esperienza dell’Ordine Camilliano
Pian piano andavano aumentando i giovani che desideravano condividere la sua vita. Camillo ebbe così la possibilità di “occupare” altri ospedali.
Giunse fino a Napoli, Genova, Milano, Mantova. Anzi, fu proprio a Milano dove scoppiò la dura questione degli ospedali. Camillo di testa sua, senza consultarsi con nessuno, colse l’occasione propizia per farsi affidare tutto l’ospedale, per curare cioè non solo l’assistenza ai malati ma l’intera gestione materiale di tutto.
Per Camillo qualunque cosa riguardasse anche lontanamente i suoi poveri, gli ammalati, era sacra e da accogliere.
Ormai prossimo al termine della sua vita, Camillo si ritrovò con quattordici conventi, otto ospedali (di cui quattro sotto la sua completa responsabilità) e con 80 novizi e 242 religiosi professi.

Il testamento
Morì a 64 anni, non senza aver dettato il suo testamento per lasciare in eredità tutto se stesso. Il testamento è una totale e minuziosa consegna di se stesso:
“Io Camillo de Lellis… lascio il mio corpo di terra alla medesima terra di dove è stato prodotto.
…Lascio al Demonio, tentatore iniquo, tutti i peccati e tutte le offese che ho commesso contro Dio e mi pento sin dentro l’anima… Item lascio al mondo tutte le vanità… Item lascio et dono l’anima mia e ciascheduna potestà di quella al mio amato Gesù e alla sua S, Madre… Finalmente lascio a Giesù Christo Crocefisso tutto me stesso in anima e corpo e confido che, per sua immensa bontà e misericordia, mi riceva e mi perdoni come perdonò alla Maddalena...”.
Rappacificato con la vita, spirò il 14 luglio 1614.

giovedì 8 giugno 2017

GIUGNO



Carissimi amici,
siamo ormai agli sgoccioli dell’anno sociale. La scuola è quasi terminata. Sicuramente avremo meno occasioni di vederci.
Ma vorrei segnalarvi un evento importante e nello stesso tempo stimolante in modo particolare per i genitori che hanno i figli adolescenti: il CONVEGNO ANNUALE DELLA DIOCESI DI ROMA
“NON LASCIAMOLI SOLI !”
Accompagnare i genitori nell’educazione dei figli adolescenti
Si svolgerà in due momenti:
Il primo momento lunedì 19 giugno alle 19.00 a San Giovanni in Laterano con la partecipazione di Papa Francesco (occorre il pass) e il secondo e martedì 20 giugno sempre alle 19.00 insieme alla seconda prefettura a san Lorenzo in Damaso, Piazza della Cancelleria 1,  per una discussione ed approfondimento nei laboratori molto stimolanti.
So che può esser impegnativo…. Ma per i nostri figli…. Per il loro futuro educativo vi invito a fare uno sforzo. E vi chiedo di comunicarmi la partecipazione.

Da domenica 18 giugno entrerà in vigore l’orario estivo della Santa Messa: Giorni Feriali e Prefestivi 17,30;
Domenica e Festivi 8,30 – 10,30 – 17,30.

Domenica 18 Giugno, alle ore 19,00, il Santo Padre presiederà l’Eucaristia sul sagrato della Basilica Lateranense. Al termine della celebrazione si avvierà la processione eucaristica verso la Basilica Liberiana, al termine della quale il Santo Padre impartirà la benedizione eucaristica.
A tal proposito si legge nella lettera del Vicario: Vi invito a partecipare voi stessi con i fedeli delle vostre comunità alla Santa Messa e alla Processione diocesana, anticipando o posticipando le processioni locali. I Parroci del Settore Centro sono vivamente pregati di non celebrare la Messa vespertina domenica 18 giugno, avvisando preventivamente i fedeli.
Un caro saluto,

Don Giuseppe.


giovedì 1 giugno 2017

GIUGNO MESE DEDICATO AL SACRO CUORE DI GESÙ


Offerta della giornata al Sacro Cuore di Gesù
Cuore Divino di Gesù, io ti offro per mezzo del Cuore Immacolato di Maria, madre della Chiesa, in unione al Sacrificio Eucaristico, le preghiere, le azioni, le gioie e le sofferenze di questo giorno in riparazione dei peccati e per la salvezza di tutti gli uomini, nella grazia dello Spirito Santo, a gloria del Divin Padre. Amen.
Atto di Consacrazione al Sacro Cuore
Il tuo Cuore, o Gesù, è asilo di pace, il soave rifugio nelle prove della vita, il pegno sicuro della mia salvezza. A Te mi consacro interamente, senza riserve, per sempre. Prendi possesso, o Gesù, del mio cuore, della mia mente, del mio corpo, dell'anima mia, di tutto me stesso. I miei sensi, le mie facoltà, i miei pensieri ed affetti sono tuoi. Tutto ti dono e ti offro; tutto appartiene a te. Signore, voglio amarti sempre più, voglio vivere e morire di amore. Fa o Gesù, che ogni mia azione, ogni mia parola, ogni palpito del mio cuore siano una protesta di amore; che l'ultimo respiro sia un atto di ardentissimo e purissimo amore per te.

NUOVO VICARIO

Don Angelo vicario ! Ringraziamo il Signore per aver illuminato Papa Francesco in questa scelta così importante.
Fino all'ultimo si è mantenuto il segreto. E non è poca cosa a Roma.
È mite, uomo di preghiera e grande spiritualità con grandi doti umane di empatia.
Preghiamo il Signore che ogni giorno gli dia il profumo del Pastore con l'odore delle pecore.


DE DONATIS DON ANGELO VICARIO



Fonte Avvenire
63 anni, pugliese di origine, era vescovo ausiliare dal 2015 per la cura del clero. È elevato alla dignità arcivescovile. La nomina del Papa annunciata dal cardinale Vallini venerdì 26 maggio nel Palazzo Lateranense
Monsignor Angelo De Donatis63 anni, pugliese di origine, ausiliare di Roma dal 2015, è il nuovo vicario del Papa per la diocesi di Roma. Francesco l’ha elevato alla dignità di arcivescovo e l’ha nominato anche arciprete della basilica Lateranense. L’annuncio, diffuso ufficialmente a mezzogiorno di oggi, 26 maggio – festa di San Filippo Neri, compatrono di Roma – dalla Sala stampa della Santa Sede, è stato dato dal cardinale Agostino Vallini nella sala al terzo piano del Palazzo Lateranense, sede del Vicariato di Roma. Presenti il vicegerente, i vescovi ausiliari della diocesi, i parroci prefetti e il personale del Vicariato. Il Santo Padre ha così accolto la rinuncia presentata dal cardinale Vallini, che ad aprile ha compiuto 77 anni, per raggiunti limiti di età.
Monsignor De Donatis – che inizierà il suo mandato di vicario generale il 29 giugno, solennità dei Santi Pietro Paolo, patroni di Roma – è nato il 4 gennaio 1954 a Casarano, provincia di Lecce e diocesi di Nardò-Gallipoli. Era vescovo ausiliare dal 14 settembre 2015, nominato da Papa Francesco specificamente per la cura del clero di Roma, alla sede titolare di Mottola. La nomina episcopale era stata annunciata dal cardinale vicario Agostino Vallini ai sacerdoti riuniti nella basilica di San Giovanni in Laterano per il tradizionale incontro di inizio dell’anno pastorale.
Come si ricorderà, è stato proprio Francesco, con un’attenzione del tutto particolare per un ausiliare di Roma, a presiedere la Messa per l’ordinazione episcopale, celebrata il 9 novembre 2015 nella basilica di San Giovanni in Laterano. In quell’occasione il Papa aveva detto esplicitamente: «Nella Chiesa di Roma vorrei affidarti i presbiteri, i seminaristi. Tu hai questo carisma!». Non a caso, erano più di 600 i sacerdoti che riempivano le ali del transetto della basilica: amici, fratelli e tanti figli spirituali che hanno conosciuto la sollecitudine di monsignor De Donatis. Accanto a Papa Francesco, i co-ordinanti sono stati il cardinale vicario Agostino Vallini e il cardinale Beniamino Stella, prefetto della Congregazione per il clero.
Alla consegna dell’anello episcopale, il Papa ha infatti ricordato al nuovo presule: «Non dimenticarti che prima di questo anello c’era quello dei tuoi genitori… difendi la famiglia». Famiglia come luogo in cui si fa esperienza d’amore, lo stesso che De Donatis ha citato nel proprio motto episcopale: “Nihil Caritate dulcius” (Nulla è più dolce dell’amore). Le parole sono tratte dal “De officiis ministrorum” di Sant’Ambrogio, dove si legge: “Sia tra di voi la pace che supera ogni sentimento. Amatevi gli uni gli altri. Nulla è più dolce dell’amore, nulla più gradevole della pace”.
Per molti sacerdoti della diocesi, De Donatis è stato in questi anni una preziosa guida spirituale. E dal 1° settembre 2014 era incaricato diocesano del Servizio per la formazione permanente del clero, che aveva rilanciato con la collaborazione di alcuni sacerdoti, promuovendo iniziative di vario tipo.
Alunno prima del Seminario di Taranto e quindi del Pontificio Seminario Romano Maggiore, De Donatis ha compiuto gli studi filosofici alla Pontificia Università Lateranense e quelli teologici presso la Pontificia Università Gregoriana, dove ha conseguito la Licenza in Teologia morale. È stato ordinato sacerdote il 12 aprile 1980 per la diocesi di Nardò-Gallipoli e dal 28 novembre 1983 è incardinato nella diocesi di Roma.
Dopo essere stato nei primi anni ’80 collaboratore nella parrocchia di San Saturnino, al quartiere Trieste, e insegnante di religione, dal 1983 al 1988, è stato vicario parrocchiale della medesima parrocchia. Dal 1988 al 1990 ha lavorato come addetto alla Segreteria generale del Vicariato come collaboratore dell’arcivescovo Giovanni Marra ed è stato vicario parrocchiale nella parrocchia Santissima Annunziata a Grottaperfetta; dal 1989 al 1991, archivista della Segreteria del Collegio Cardinalizio; dal 1990 al 1996, direttore dell’Ufficio Clero del Vicariato di Roma; dal 1990 al 2003, direttore spirituale al Pontificio Seminario Romano Maggiore.
Dal 2003 De Donatis ha guidato la parrocchia di San Marco Evangelista al Campidoglio ed è stato assistente diocesano dell’Associazione Nazionale Familiari del Clero. È stato membro del Consiglio Presbiterale Diocesano e del Collegio dei Consultori. Nel 1989 è stato ammesso all’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme con il grado di Cavaliere; è Cappellano di Sua Santità dal 10 aprile 1990. Dall’aprile 2016 è rettore della chiesa di San Sebastiano al Palatino e da dieci anni è assistente spirituale dell’associazione Don Andrea Santoro.
Nella Quaresima del 2014 De Donatis ha tenuto le meditazioni per gli Esercizi spirituali della Curia Romana sul tema “La purificazione del cuore” (tenuti per la prima volta ad Ariccia, fuori dal Vaticano). Nel corso del Giubileo straordinario della Misericordia De Donatis ha curato per Romasette.it la rubrica “La misericordia nella Bibbia”, una serie di riflessioni sul tema chiave dell’Anno Santo raccolte poi in un libro edito dalle Paoline.

sabato 20 maggio 2017

Convegno Diocesano annuale


Il Convegno diocesano lo celebreremo secondo le modalità organizzative già sperimentate con successo in questi ultimi anni. Il Consiglio dei Prefetti ha proposto di rimanere sul tema della famiglia, con lo sguardo rivolto al compito educativo dei genitori con figli adolescenti.
Tratteremo il tema: “Rafforzare le famiglie nell'educazione dei figli adolescenti (A.L., cap. 7)”. Avrà inizio il 19 giugno, alle ore 19.00, nella Basilica di San Giovanni, con il Discorso introduttivo del Santo Padre. Seguirà la presentazione dei Laboratori che si svolgeranno nelle Prefetture il giorno dopo, martedì 20 giugno, alla stessa ora; noi insieme alla secondo prefettura faremo l'incontro a San Lorenzo in Damaso. La giornata conclusiva sarà lunedì, 18 settembre 2017, nella Basilica di San Giovanni, al mattino per i sacerdoti, la sera per gli operatori pastorali laici. Molti di noi hanno figli adolescenti. E sanno quanto sia importante avere 'attenzione' per loro. Per questo l'invito che rivolgo è pressante. Per partecipare ed avere i pass per gli incontri, rivolgetevi quanto prima in ufficio o direttamente a don Giuseppe.



sabato 11 marzo 2017

Sinodo 2018

Carissimi amici,
viviamo il momento più intenso della nostra vita spirituale: la quaresima.
Cerchiamo di ricordarlo con la preghiera, impegno e opere di bene.
Sollecito i bambini ed i ragazzi ad esser presenti alla Messa domenicale: domenica scorsa è stato un disastro…. Che spero non si ripeta anche per motivi di coerenza.
Chiedo con questa mia lettera ai genitori di ragazzi che abbiano superato i 16 anni di farmi contattare da loro in vista ad un incontro molto importante che come leggerete dall’allegato ci sarà il 1 aprile.
Il prossimo sinodo dei vescovi del 2018 avrà come oggetto di riflessione proprio la realtà giovanile con tutte le problematiche nuove che sono sotto i nostri occhi.
Ha preparato un questionario per sentire la base della Chiesa e in modo particolare le giovani generazioni.
I vescovi vogliono prender coscienza sentendo il loro parere.
Leggete l’allegato, che è l’invito del Vescovo e fatemi contattare dai vostri ragazzi.
Buona domenica

Don Giuseppe

sabato 29 ottobre 2016

COLAZIONE



Dopo una prima settimana di assestamento, che ci è servita da tirocinio, ora il nostro servizio di ‘prima colazione’ per le persone di strada,  sta andando a ‘regime’.
Sono coinvolte una ventina di persone per il servizio che si alternano ogni giorno e nei diversi orari disponibili. Nello stesso tempo abbiamo trovato un grande sostegno da parte della comunità con il portare quanto serve nella preparazione. Sono stati coinvolti ed hanno mostrato generosità : il bar MANESCHI in via della Frezza e GUSTO 28 a piazza dei Lombardi.
Circa 35/40 persone ogni mattina si presentano. Alcuni si fermano a parlare tra loro e credo che il più bel complimento che ci abbiano fatto sia stato: ‘Grazie del vostro sorriso’. E noi ringraziamo loro per la loro gentilezza e cortesia che fino ad ora hanno mostrato.
Ma grande è stata anche la generosità di tutti: alcuni hanno portato ciambelloni e crostate che sono state graditissime. Quello che serve ora: piatti piani e cucchiaini  di plastica; bicchieri grandi di 200cc sempre monouso; tovaglioli rotoli di carta. Caffè e latte a lunga conservazione. Succhi di frutta monoporzione.
Un vero grazie. Siete stati per me un segno della bontà del Signore. 



domenica 17 luglio 2016

SAN GIACOMO


Il nome ebraico יעקב (Yaʿăqōbh)[2] è proprio del patriarca Giacobbe. L'etimologia offerta da Gen 25,26 riconduce il nome al termine עקב (ʿaqèv), "calcagno". In greco diventa Ἰάκωβος, Iákobos.
Nella Palestina dell'epoca di Gesù il nome era relativamente poco frequente (1,5%); nel Nuovo Testamento è portato, oltre che dall'apostolo Giacomo il Maggiore, anche da Giacomo il Minore e da suo nonno (nella forma Ἰάκώβ, Iákób, Mt 1,16).
Il corrispettivo latino è Iacobus, da cui le forme derivate italiane Giacomo, Jacopo e Lapo. In spagnolo il nome dell'apostolo è diventato Santiago, da cui il portoghese Tiago, da cui lo spagnolo Diego.
Data e luogo di nascita dell'apostolo non sono esplicitamente riferiti da nessuna fonte. Il ruolo di discepolo alla sequela di Gesù (nato 7-6 a.C.) lascia verosimilmente pensare a un'età minore rispetto a quella del Maestro, dunque con nascita attorno all'inizio dell'era cristiana (ca. 1 d.C.). Anche il luogo di nascita e residenza è taciuto, ma può essere ipotizzato in Betsàida, cittadina sul mare di Galilea dove vivevano anche Andrea e Pietro (Gv 1,44), quest'ultimo detto "socio" di Giacomo e suo fratello (Lc 5,10).
Quanto alla famiglia, diversi passi neotestamentari lo indicano come fratello dell'apostolo Giovanni e figlio di Zebedeo (Mt 4,21; 10,2; 17,1; Mc 1,19; 3,17; 10,35; Lc 5,10; At 12,2). Il fatto che nelle liste stereotipate degli apostoli nei sinottici (ma non negli Atti) Giovanni segua Giacomo, o che quest'ultimo venga spesso indicato come "figlio di Zebedeo", mentre Giovanni sia indicato come suo fratello, può lasciare concludere che Giacomo fosse il fratello maggiore.
Il nome della madre non è mai esplicitamente indicato. Il confronto parallelo dei passi evangelici circa le donne presenti alla crocifissione di Gesù ha portato la tradizione a identificare la Salomè di cui a Mc 15,40 con "la madre dei figli di Zebedeo" menzionata in Mt 27,56. Lo stesso confronto parallelo ammette la possibilità, pressoché assente nella tradizione cristiana ma timidamente ammessa da alcuni esegeti, di identificare la "sorella di sua [di Gesù] madre" (Gv 19,25) con Salomè (Mc) e con "la madre dei figli di Zebedeo" (Mt), identificazione che farebbe di Giacomo e Giovanni cugini di Gesù.
Nei passi del Nuovo Testamento e nelle tradizioni successive non vi sono indicazioni se fosse sposato (come plausibile secondo la prassi ebraica) o meno.
Giacomo e Giovanni erano pescatori insieme al padre sul lago di Tiberiade (Mt 4,21; Mc 1,19), ed erano soci di Simone e di suo fratello Andrea (Lc 5,10), forse in una sorta di cooperativa. La condizione economica della famiglia doveva essere buona: avevano garzoni che lavoravano per loro (Mc 1,20);
La vocazione di Giacomo è descritta con termini simili dai tre vangeli sinottici (Mt 4,21-22; Mc 1,19-20; cfr. Lc 5,10-11), assieme alla chiamata di Giovanni, Pietro e Andrea: all'inizio del suo ministero (28 d.C.) Gesù, passando presso il mare di Galilea (verosimilmente a Betsàida), invita i pescatori a seguirlo, e i primi apostoli obbedirono. Mt e Mc precisano che al momento della chiamata Giacomo e Giovanni "riparavano le loro reti".
Quando poi Gesù costituisce il gruppo dei dodici, "perché stessero con lui e per mandarli a predicare" (Mc 3,14), e ne pone a capo Simon Pietro, Giacomo viene menzionato al secondo posto in Mc 3,17; occupa invece il terzo posto, preceduto da Andrea, in Mt 10,2 e in Lc 6,14, e sempre il terzo posto, ma preceduto da Giovanni, in At 1,13; nelle tre liste sinottiche dei dodici Giovanni segue sempre immediatamente Giacomo.
Con Giovanni, Giacomo è da Gesù soprannominato Boanèrghes, espressione aramaica che significa "figli del tuono" (Mc 3,17); l'appellativo sarebbe riferito allo zelo impetuoso che essi manifestavano (cfr. Lc 9,54).
Con Pietro e Giovanni appartiene la cerchia degli apostoli più vicini a Gesù:
presenzia alla resurrezione della figlia di Giairo (Mc 5,37; Lc 8,51);
è testimone della trasfigurazione (Mt 17,1; Mc 9,2; Lc 9,28);
è più vicino a Gesù nell'agonia al Getsemani (Mt 26,37; Mc 14,33).
Insieme ai dodici segue comunque da vicino il Maestro in tutta la sua vita pubblica (cfr. Mc 1,29; 13,3).
Giacomo e suo fratello Giovanni chiedono a Gesù di poter sedere alla sua destra e alla sua sinistra nel suo Regno (Mc 10,35-37; cfr. Mt 20,21 dove la richiesta è posta dalla loro madre).
Negli Atti viene nominato solo nella lista iniziale degli undici (1,13).
La morte di Giacomo è sobriamente descritta negli Atti degli Apostoli: "In quel tempo il re Erode (Agrippa I) cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa. Fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni" (12,2), verso il 42: è il primo apostolo a morire martire.
Clemente Alessandrino narra che mentre si recava al luogo del martirio avrebbe convertito il suo accompagnatore, che sarebbe morto decapitato con lui.

Messa per Carlotta

Oggi è l'anniversario della Morte di Carlotta Nobile; l'altro ieri abbiamo celebrato, assieme alla famiglia, amici e conoscenti, una Messa per lei nella nostra Chiesa. Nel dolore, che certo non manca, c'è una Luce che squarcia il buio. E da questa luce noi siamo tutti inondati.



martedì 5 luglio 2016

Dedicazione

Ieri abbiamo celebrato la festa della Dedicazione della nostra Chiesa il suo compleanno, testimoniato da una lapide posta in un corridoio. Poco tempo prima sempre nel 1602 nel mese di febbraio era morto ed ivi sepolto il Cardinal Antonio Maria Salviati che fece costruire l'ospedale con la grande Chiesa.
Sulla lapide, ad occhio c'è scritto:
NELL'ANNO DEL SIGNORE 1602 NEL GIORNO 2 DEL MESE DI LUGLIO, ESSENDO POTEFICE IL PAPA CLEMENTE VIII IO FIOVANNI STEFANO FERRIO VESCOVO, CONSACRAI SOLENNEMENTE LA CHIESA E QUESTO ALTARE IN ONORE DELL'APOSTOLO GIACOMO E DEPONENDO LE RELIQUIE DEI MARTIRI ZENONE E COMPAGNI PER LA VENERAZIONE DEI FEDELI. SI CONCEDE NELL'ANNIVERSARIO L'INDULGENZA NELLE FORMA PREVISTA. CARDINALE DIACONO ALDO RANDINO PROTETTORE DI SAN NICOLA IN CARCERE.
Come dicevo ho tradotto ad occhio anche perchè per le lapidi ci sono abbreviazioni che non conosco. Se ci fosse qualche latinista che mi traducesse in


maniera corretta sarei ben felice.

Nuovo Vescovo Ausiliare

Il cardinale vicario Agostino Vallini ha conferito ieri pomeriggio l’ordinazione episcopale a monsignor Gianrico Ruzza, nuovo vescovo ausiliare per il nostro settore, il Centro, titolare della sede di Subaugusta. La celebrazione si è tenuta nella basilica di San Giovanni in Laterano. Conconsacranti il vicegerente di Roma, l’arcivescovo Filippo Iannone, e il vescovo ausiliare Guerino Di Tora. La Messa è stata animata dal Coro della diocesi di Roma diretto da monsignor Marco Frisina. Monsignor Mario Pangallo, prefetto degli studi del Pontificio Seminario Romano Maggiore, e don Paolo Ricciardi sono i due sacerdoti assistenti che hanno presentato il vescovo eletto all’ordinante principale. sono stato lieto di poter essere presente e portare l'affetto di tutta la nostra comunità. al nostro Vescovo ausiliare i nostri più sentiti aguri e preghiere.


sabato 21 maggio 2016

Convegno

Carissimi Amici,
abbiamo celebrato con grande gioia e grazia la Prima comunione dei nostri bambini e la Cresima dei nostri ragazzi. Rendiamo gloria al Signore.
Questa sera insieme alle persone malate e anziane chiederemo il conforto e la benedizione del Signore con il sacramento dell’Unzione degli infermi durante la celebrazione della Messa delle 17.30. Se avete qualche parente anziano o Malato potete accompagnalo in Chiesa verso le 17.20.
Nel mese di giugno ci sarà il convegno parrocchiale chi sono invitati gli operatori pastorali, ma essendo una piccola comunità la nostra io invito caldamente tutti voi a partecipare. Si tratta di un piccolo sforzo ma ne vale la pena per noi e per la vita della nostra parrocchia affrontando insieme il tema delicato della Famiglia in tutti i suoi aspetti partendo da documento post-sinodale Amoris Laetitia di Papa Francesco.
Sarà proprio lui a presentarcelo nella Cattedrale di San Giovanni il 16 giugno alle 19.00.
La sera successiva venerdì sera sempre alle 19 nella Chiesa di Santa Maria del Popolo sempre alle 19.00 ci confronteremo con la nostra Prefettura (Il territorio di Roma Centro) cui facciamo parte su tavoli di studio.
Laboratorio 1: Educare all’amore nel tempo dell’adolescenza
Laboratorio 2: Il fascino dell’amore vero: verso il matrimonio
Laboratorio 3: Sostenere la fedeltà degli sposi
Laboratorio 4: La gioia di dare e far crescere la vita
Laboratorio 5: La famiglia scuola di socialità e stile di fraternità
I temi sono molto stimolanti. Nel giro di un paio di giorni vi chiedo di darmi la vostra adesione con laboratorio scelto in quanto devo fare la richiesta del pass per entrare a San Giovanni entro il 24 maggio.
Purtroppo solo ieri ho ricevuto mail dell’invito alla partecipazione.
Grazie e un caro saluto
Don Giuseppe