giovedì 31 dicembre 2020
AUGURI
sabato 18 luglio 2020
NOVENA A SAN GIACOMO 16-24 LUGLIO
NOVENA A SAN GIACOMOI. O glorioso San Giacomo, che sei stato chiamato da Gesù Cristo, non solo come Apostolo, ma tra gli Apostoli, insieme a San Pietro e San Giovanni, sei stato privilegiato delle più intime sue confidenze, e spettatore della sua Trasfigurazione sul Tabor, e testimone del suo sudore di Sangue nell’Orto del Getsemani, ottieni per noi tutti la grazia di essere sempre così disinteressati, così fervorosi da ottenere dal Cielo grazia nel corpo e nello spirito.Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli.II. O glorioso San Giacomo, che, annunziando ai popoli della Spagna il Vangelo della salvezza, hai instillato nel cuore di tutti la più profonda venerazione per la Santa Vergine Maria, e la più viva confidenza nel suo patrocinio, ottieni per noi tutti la grazia di applicarci nel miglior modo possibile alla santificazione dei nostri fratelli, e di professare continuamente la devozione sincera e fervorosa alla comune madre Maria, che è l'aiuto di tutti i cristiani, ed elargitrice di tutte le grazie.Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli.III. O glorioso San Giacomo, che, dopo aver lasciato tutto per seguire Gesù, hai avuto l’onore di essere il primo fra gli apostoli a sigillare col sangue la tua fede, ottieni per noi tutti la grazia di sostenere sempre in pace le fatiche o i travagli di questa terra, e di contraccambiare, coi benefici, i torti che riceviamo dai nostri fratelli, rinnegando, al fine, ogni onore su questa terra ed essere un giorno tuoi compagni nel cielo.Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli.16 luglio1. Vita di san GiacomoGiacomo viveva, e probabilmente era nato, a Betsaida, località della Galilea situata sul lago di Genesaret; era pescatore insieme al padre, Zebedeo; si ritiene che sua madre fosse Salome, una delle donne testimoni della crocifissione di Gesù sul Golgota. Giacomo aveva (almeno) un fratello, Giovanni. Sempre rimanendo nel campo delle ipotesi, si può supporre che la famiglia di Giacomo appartenesse al ceto medio, in quanto dedito alla florida attività della pesca con tutta la sua famiglia. Sua madre forse faceva parte del seguito di agiate donne che provvedevano alle necessità economiche del gruppo itinerante (Lc8,2-3). Il fatto che nelle liste degli apostoli nei sinottici Giovanni segua Giacomo, o che quest'ultimo venga spesso indicato come "figlio di Zebedeo", mentre Giovanni sia indicato come suo fratello, può lasciare concludere che Giacomo fosse il fratello maggiore.Giovanni e Andrea furono, secondo il quarto vangelo (scritto, secondo la tradizionale identificazione cristiana, dallo stesso Giovanni di Zebedeo), i primi discepoli di Gesù, che essi seguirono dopo che Giovanni Battista lo aveva indicato loro come il Messia (Gv1,35-44). Il loro incontro avvenne subito dopo il battesimo di Gesù, all'inizio dell'attività pubblica del Maestro. Ai due si unì subito dopo Simone, detto Pietro (Gv 1, 42), fratello di Andrea.Il solo Luca (9,51-56) riporta un episodio che sottolinea il carattere focoso dei due fratelli Giacomo e Giovanni. Un villaggio samaritano (ebrei considerati scismatici) aveva rifiutato ospitalità a Gesù e i figli di Zebedeo propongono la sua distruzione tramite un "fuoco discendente dal cielo", attirandosi il rimprovero del Maestro.Sia Matteo (Mt20,20-23), che introduce l'intermediazione della madre, che Marco (10,35-40) riportano un episodio che indica il carattere ambizioso dei due fratelli. Questi avevano probabilmente una visione terrena del Regno predicato da Gesù e si aspettavano, in quanto particolarmente favoriti tra i suoi seguaci, un ruolo privilegiato in esso. Alla richiesta Gesù risponde evasivamente con l'assicurazione che "berranno il suo calice", cioè che gli saranno associati nella sofferenza e nel martirio. Giacomo verrà effettivamente martirizzato attorno al 44 (At12,1-2).Insieme agli altri apostoli, Giacomo e Giovanni accompagnarono Gesù durante la sua vita pubblica, e alcuni episodi mostrano come Giacomo facesse parte della cerchia dei tre più fidati. Con Pietro fu testimone della trasfigurazione, della resurrezione della figlia di Giairo e dell'ultima notte di Gesù al Getsemani. Come appare evidente, sono tre situazioni molto diverse: in un caso, Giacomo e gli altri due apostoli sperimentano in modo diretto la gloria del Signore, vedendolo a colloquio con Mosè ed Elia; in occasione della resurrezione della figlia di Giairo, assistette ad uno dei miracoli più toccanti compiuti dal Maestro e ancora, al Getsemani, si trovò di fronte alla sofferenza e all'umiliazione di Gesù.Una tradizione risalente almeno a Isidoro di Siviglia narra che Giacomo andò in Spagna per diffondere il Vangelo. Se questo viaggio avvenne, fu seguito da un ritorno dell'apostolo in Giudea, dove, agli inizi degli anni quaranta del I secolo il re Erode Agrippa I «cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa, e fece uccidere di spada Giacomo fratello di Giovanni». Giacomo fu il primo apostolo martire.Beata Vergine Maria del Monte CarmeloIl primo profeta d'Israele, Elia (IX sec. a.C.), dimorando sul Monte Carmelo, ebbe la visione della venuta della Vergine, che si alzava come una piccola nube dalla terra verso il monte, portando la pioggia e salvando Israele dalla siccità. In quella immagine tutti i mistici cristiani e gli esegeti hanno sempre visto la Vergine Maria, che portando in sé il Verbo divino, ha dato la vita e la fecondità al mondo. Un gruppo di eremiti, «Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo», costruirono una cappella dedicata alla Vergine sul Monte Carmelo. I monaci carmelitani fondarono, inoltre, dei monasteri in Occidente. Il 16 luglio del 1251 la Vergine, circondata da angeli e con il Bambino in braccio, apparve al primo Padre generale dell'Ordine, beato Simone Stock, al quale diede lo «scapolare» col «privilegio sabatino», ossia la promessa della salvezza dall'inferno, per coloro che lo indossano e la liberazione dalle pene del Purgatorio il sabato seguente alla loro morte.17 luglio2. Giovanni 1,35-4235 Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli 36 e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!». 37 E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. 38 Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: «Che cercate?». Gli risposero: «Rabbì (che significa maestro), dove abiti?». 39 Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio.40 Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. 41 Egli incontrò per primo suo fratello Simone, e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo)» 42 e lo condusse da Gesù. Gesù, fissando lo sguardo su di lui, disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Cefa (che vuol dire Pietro)».Preghiera a San Giacomo ApostoloAl Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, amore infinito, presenza misteriosa e reale, rendiamo grazie per averci donato la Chiesa, feconda di grazia e di santità, e in essa San Giacomo. O Apostolo di Cristo, facci sentire la gioia di saper pronunciare un sì generoso e totale alla chiamata del Signore, così come tu fosti disposto a lasciare tutto, dopo aver ascoltato la voce del Maestro che ti diceva: seguimi! Contemplativo del Signore, prescelto insieme a Pietro e Giovanni ad essere partecipe alla Trasfigurazione di Gesù sul Tabor, dona anche a noi occhi trasfigurati che non vedano "se non Gesù solo" e, pieni di stupore e di adorazione, aiutaci a fare di Dio l'Assoluto della nostra vita. Figlio del tuono, donaci la tua audacia e la tua prontezza nel corrispondere con fedeltà al credo che professiamo, sino a fare della nostra vita un dono per Dio e per i fratelli senza riserve e per sempre. Trasformaci in testimoni di Cristo, credibili fino in fondo, anche quando le ferite del vivere scavano dentro di noi solchi di dolore e sfiducia. Amico di Dio, raccogli il pentimento per i nostri errori ed i nostri peccati, aiutaci a presentarlo al Padre della misericordia, perché graziati dal Signore diventiamo uomini nuovi, capaci di amare sul serio perfino i nostri nemici. Fratello maggiore, sii accanto a noi e sostienici mentre cerchiamo di fare un'esperienza profonda della paternità divina; così ci sentiremo "figli nel Figlio" e un giorno, con tutti i santi, concittadini del Cielo. Amen.18 luglio3. Luca 9,51-5651 Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo, si diresse decisamente verso Gerusalemme 52 e mandò avanti dei messaggeri. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per fare i preparativi per lui. 53 Ma essi non vollero riceverlo, perché era diretto verso Gerusalemme. 54 Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». 55 Ma Gesù si voltò e li rimproverò. 56 E si avviarono verso un altro villaggio.
BoanèrghesBoanerghes (Βοανηργες) è il soprannome aramaico che, secondo Mc3,17, Gesù stesso diede a Giacomo e suo fratello Giovanni. Secondo lo stesso passo evangelico significa "figli del tuono". In realtà il significato del termine non è immediato, in quanto la resa greca dell'aramaico non è perfetta. La prima parte (βοανη, boanè) può corrispondere al plurale aramaico-ebraico בני (b enè), "figli di" (al singolare sarebbe bar, vedi Barabba). Per la seconda parte (ργες) è stata ipotizzata un'errata lettura da un manoscritto aramaico, precedente alla redazione evangelica in greco, del termine r'm ("tuono") nell'evangelico r's (ργες), data la somiglianza tra la mem finale ם (quadrata) e la samech ס (tondeggiante).[5] In questo caso l'epiteto viene collegato al temperamento focoso dei due fratelli (vedi in particolare Mc9,38; Mc10,35-40; Lc9,54), oppure può riferirsi al fatto che, nelle teofanie dell'Antico Testamento (p.eSan Es19,16; Sal29,3), il tuono indica la voce di Dio: in tal senso "figli del tuono" indicherebbe la missione dei due fratelli di annunciatori della parola di Dio.[6] Un'interpretazione diversa ipotizza altre radici semitiche come רגש (ragàsh), "tumulto", oppure רגז (ragàz), "ira", "turbamento". In tal senso, è stato ipotizzato che il nome fosse riferito ai fratelli per una ipotetica loro appartenenza al movimento nazionalista zelota.Preghiera a San Giacomo ApostoloApostolo favorito e famigliare del Signore,dal quale fosti chiamato tra i primi e Tu seguisti lasciandoi tuoi parenti, tutti i beni e le speranze della terra.Per Lui, primo tra gli Apostoli tu desti la vita, e col tuo sangue confermastila dottrina del Vangelo che avevi predicato.O forza dei cristiani!O rifugio di coloro che t'invocano e sperano in Te:salvaci dai nostri pericoli!Il Signore ci dia, per Sua intercessione,il Suo santo amore e timore, giustizia, pacee soprattutto ci conceda di poterlo eternamente vederee possedere insieme agli Angeli del Paradiso.Amen.
19 luglio4. Marco 10,35-4435 E gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo». 36 Egli disse loro: «Cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: 37 «Concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». 38 Gesù disse loro: «Voi non sapete ciò che domandate. Potete bere il calice che io bevo, o ricevere il battesimo con cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». 39 E Gesù disse: «Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e il battesimo che io ricevo anche voi lo riceverete. 40 Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».41 All'udire questo, gli altri dieci si sdegnarono con Giacomo e Giovanni. 42 Allora Gesù, chiamatili a sé, disse loro: «Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano, e i loro grandi esercitano su di esse il potere. 43 Fra voi però non è così; ma chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, 44 e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti.PREGHIERA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO IIDINANZI ALLA TOMBA DI SAN GIACOMOSantiago de Compostela (Spagna) - Sabato, 19 agosto 1989San Giacomo!Sono qui, nuovamente, presso il tuo sepolcroal quale mi avvicino oggi,pellegrino da tutte le strade del mondo,per onorare la tua memoria ed implorare la tua protezione.Giungo dalla Roma luminosa e perenne,fino a te che ti sei fatto pellegrino sulle orme di Cristoed hai portato il suo nome e la sua vocefino a questo confine dell’universo.Vengo dai luoghi di Pietroe, quale suo successore, porto a teche sei con lui colonna della Chiesa,l’abbraccio fraterno che viene dai secolied il canto che risuona fermo ed apostolico nella cattolicità.Viene con me, san Giacomo, un immenso fiume giovanilenato dalle sorgenti di tutti i paesi della terra.Qui lo trovi, unito e sereno alla tua presenza,ansioso di rinnovare la sua fede nell’esempio vibrante della tua vita.Veniamo a questa soglia benedetta in animato pellegrinaggio.Veniamo immersi in questo copioso esercitoche sin dalle viscere dei secoli è venuto portando le genti fino a questa Composteladove tu sei pellegrino ed ospite, apostolo e patrono.E giungiamo qui al tuo cospetto perché andiamo uniti nel cammino.la via, la verità e la vita.
20 luglio5. Luca 9,28-3628 Circa otto giorni dopo questi discorsi, prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. 29 E, mentre pregava, il suo volto cambiò d'aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. 30 Ed ecco due uomini parlavano con lui: erano Mosè ed Elia, 31 apparsi nella loro gloria, e parlavano della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme. 32 Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; tuttavia restarono svegli e videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. 33 Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quel che diceva. 34 Mentre parlava così, venne una nube e li avvolse; all'entrare in quella nube, ebbero paura. 35 E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo». 36 Appena la voce cessò, Gesù restò solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.Catechesi di Papa Benedetto XVI(Mercoledì, 21 giugno 2006)Cari fratelli e sorelle,proseguendo nella serie di ritratti degli Apostoli scelti direttamente da Gesù durante la sua vita terrena. Abbiamo parlato di san Pietro, di suo fratello Andrea. Oggi incontriamo la figura di Giacomo. Gli elenchi biblici dei Dodici menzionano due persone con questo nome: Giacomo figlio di Zebedeo e Giacomo figlio di Alfeo (cfr Mc 3,17.18; Mt 10,2-3), che vengono comunemente distinti con gli appellativi di Giacomo il Maggiore e Giacomo il Minore. Queste designazioni non vogliono certo misurare la loro santità, ma soltanto prendere atto del diverso rilievo che essi ricevono negli scritti del Nuovo Testamento e, in particolare, nel quadro della vita terrena di Gesù. Oggi dedichiamo la nostra attenzione al primo di questi due personaggi omonimi.Il nome Giacomo è la traduzione di Iákobos, forma grecizzata del nome del celebre patriarca Giacobbe. L’apostolo così chiamato è fratello di Giovanni, e negli elenchi suddetti occupa il secondo posto subito dopo Pietro, come in Marco (3,17), o il terzo posto dopo Pietro e Andrea nei Vangeli di Matteo (10,2) e di Luca (6,14), mentre negli Atti viene dopo Pietro e Giovanni (1,13). Questo Giacomo appartiene, insieme con Pietro e Giovanni, al gruppo dei tre discepoli privilegiati che sono stati ammessi da Gesù a momenti importanti della sua vita.Poiché fa molto caldo, vorrei abbreviare e menzionare qui solo due di queste occasioni. Egli ha potuto partecipare, insieme con Pietro e Giovanni, al momento dell’agonia di Gesù nell’orto del Getsemani e all’evento della Trasfigurazione di Gesù. Si tratta quindi di situazioni molto diverse l’una dall’altra: in un caso, Giacomo con gli altri due Apostoli sperimenta la gloria del Signore, lo vede nel colloquio con Mosé ed Elia, vede trasparire lo splendore divino in Gesù; nell’altro si trova di fronte alla sofferenza e all’umiliazione, vede con i propri occhi come il Figlio di Dio si umilia facendosi obbediente fino alla morte. Certamente la seconda esperienza costituì per lui l’occasione di una maturazione nella fede, per correggere l’interpretazione unilaterale, trionfalista della prima: egli dovette intravedere che il Messia, atteso dal popolo giudaico come un trionfatore, in realtà non era soltanto circonfuso di onore e di gloria, ma anche di patimenti e di debolezza. La gloria di Cristo si realizza proprio nella Croce, nella partecipazione alle nostre sofferenze.
21 luglio6. Marco 3,14-2014 Ne costituì Dodici che stessero con lui 15 e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demòni.16 Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro; 17 poi Giacomo di Zebedèo e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè figli del tuono; 18 e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananèo 19 e Giuda Iscariota, quello che poi lo tradì.20 Entrò in una casa e si radunò di nuovo attorno a lui molta folla, al punto che non potevano neppure prendere cibo.Catechesi di Papa Benedetto XVI(Mercoledì, 21 giugno 2006)Questa maturazione della fede fu portata a compimento dallo Spirito Santo nella Pentecoste, così che Giacomo, quando venne il momento della suprema testimonianza, non si tirò indietro. All’inizio degli anni 40 del I secolo il re Erode Agrippa, nipote di Erode il Grande, come ci informa Luca, “cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa, e fece uccidere di spada Giacomo fratello di Giovanni” (At 12,1-2). La stringatezza della notizia, priva di ogni dettaglio narrativo, rivela, da una parte, quanto fosse normale per i cristiani testimoniare il Signore con la propria vita e, dall’altra, quanto Giacomo avesse una posizione di spicco nella Chiesa di Gerusalemme, anche a motivo del ruolo svolto durante l’esistenza terrena di Gesù. Una tradizione successiva, risalente almeno a Isidoro di Siviglia, racconta di un suo soggiorno in Spagna per evangelizzare quella importante regione dell’impero romano. Secondo un’altra tradizione, sarebbe invece stato il suo corpo ad essere trasportato in Spagna, nella città di Santiago di Compostella. Come tutti sappiamo, quel luogo divenne oggetto di grande venerazione ed è tuttora mèta di numerosi pellegrinaggi, non solo dall’Europa ma da tutto il mondo. (Nel 1989 il Beato Giovanni Paolo II, insieme a migliaia di giovani da tutto il mondo, ha fatto il «Cammino di Compostella»). È così che si spiega la rappresentazione iconografica di san Giacomo con in mano il bastone del pellegrino e il rotolo del Vangelo, caratteristiche dell’apostolo itinerante e dedito all’annuncio della “buona notizia”, caratteristiche del pellegrinaggio della vita cristiana.
22 luglio7. Luca 8,41-42; 49-5641 Ed ecco venne un uomo di nome Giàiro, che era capo della sinagoga: gettatosi ai piedi di Gesù, lo pregava di recarsi a casa sua, 42 perché aveva un'unica figlia, di circa dodici anni, che stava per morire. Durante il cammino, le folle gli si accalcavano attorno.49 Stava ancora parlando quando venne uno della casa del capo della sinagoga a dirgli: «Tua figlia è morta, non disturbare più il maestro». 50 Ma Gesù che aveva udito rispose: «Non temere, soltanto abbi fede e sarà salvata». 51 Giunto alla casa, non lasciò entrare nessuno con sé, all'infuori di Pietro, Giovanni e Giacomo e il padre e la madre della fanciulla. 52 Tutti piangevano e facevano il lamento su di lei. Gesù disse: «Non piangete, perché non è morta, ma dorme». 53 Essi lo deridevano, sapendo che era morta, 54 ma egli, prendendole la mano, disse ad alta voce: «Fanciulla, alzati!». 55 Il suo spirito ritornò in lei ed ella si alzò all'istante. Egli ordinò di darle da mangiare. 56 I genitori ne furono sbalorditi, ma egli raccomandò loro di non raccontare a nessuno ciò che era accaduto.Catechesi di Papa Benedetto XVI(Mercoledì, 21 giugno 2006)Da san Giacomo, dunque, possiamo imparare molte cose: la prontezza ad accogliere la chiamata del Signore anche quando ci chiede di lasciare la “barca” delle nostre sicurezze umane, l’entusiasmo nel seguirlo sulle strade che Egli ci indica al di là di ogni nostra illusoria presunzione, la disponibilità a testimoniarlo con coraggio, se necessario, fino al sacrificio supremo della vita. Così Giacomo il Maggiore si pone davanti a noi come esempio eloquente di generosa adesione a Cristo. Egli, che inizialmente aveva chiesto, tramite sua madre, di sedere con il fratello accanto al Maestro nel suo Regno, fu proprio il primo a bere il calice della passione, a condividere con gli Apostoli il martirio.E alla fine, riassumendo tutto, possiamo dire che il cammino non solo esteriore ma soprattutto interiore, dal monte della Trasfigurazione al monte dell’agonia, simbolizza tutto il pellegrinaggio della vita cristiana, fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio, come dice il Concilio Vaticano II. Seguendo Gesù come san Giacomo, sappiamo, anche nelle difficoltà, che andiamo sulla strada giusta.Santa Maria Maddalena (di Magdala) Apostola degli ApostoliLa Chiesa latina era solita accomunare nella liturgia le tre distinte donne di cui parla il Vangelo e che la liturgia greca commemora separatamente: Maria di Betania, sorella di Lazzaro e di Marta, la peccatrice «cui molto è stato perdonato perché molto ha amato», e Maria Maddalena o di Magdala, l'ossessa miracolata da Gesù, che ella seguì e assistette con le altre donne fino alla crocifissione ed ebbe il privilegio di vedere risorto. L'identificazione delle tre donne è stata facilitata dal nome Maria comune almeno a due e dalla sentenza di San Gregorio Magno che vide indicata in tutti i passi evangelici una sola e medesima donna. I redattori del nuovo calendario, riconfermando la memoria di una sola Maria Maddalena senz'altra indicazione, come l'aggettivo "penitente", hanno inteso celebrare la santa donna cui Gesù apparve dopo la Risurrezione. È questa la Maddalena che la Chiesa oggi commemora e che, secondo un'antica tradizione greca, sarebbe andata a vivere a Efeso, dove sarebbe morta. In questa città avevano preso dimora anche Giovanni, l'apostolo prediletto, e Maria, Madre di Gesù. Papa Francesco ha elevato al grado di Festa la sua memoria.23 luglio8. Marco 14, 32-4132 Giunsero intanto a un podere chiamato Getsèmani, ed egli disse ai suoi discepoli: «Sedetevi qui, mentre io prego». 33 Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. 34 Gesù disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate». 35 Poi, andato un po' innanzi, si gettò a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse da lui quell'ora. 36 E diceva: «Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu». 37 Tornato indietro, li trovò addormentati e disse a Pietro: «Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare un'ora sola? 38 Vegliate e pregate per non entrare in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole». 39 Allontanatosi di nuovo, pregava dicendo le medesime parole. 40 Ritornato li trovò addormentati, perché i loro occhi si erano appesantiti, e non sapevano che cosa rispondergli.41 Venne la terza volta e disse loro: «Dormite ormai e riposatevi! Basta, è venuta l'ora: ecco, il Figlio dell'uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori. 42 Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».PREGHIERA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO IIDINANZI ALLA TOMBA DI SAN GIACOMOSantiago de Compostela (Spagna) - Sabato, 19 agosto 1989Camminiamo verso la fine di un millennioche desideriamo sigillare con il sigillo di Cristo.Camminiamo ancora oltre, verso l’inizio di un millennio nuovoche desideriamo aprire nel nome di Dio.San Giacomo,abbiamo bisogno per il nostro pellegrinaggiodel tuo ardore e del tuo coraggio.Per questo veniamo a chiedertelifino a questo “finis-terrae” delle tue imprese apostoliche.Insegnaci, Apostolo ed amico del Signore,la via che porta a lui.Aprici, predicatore delle Spagne,alla verità che hai imparato dalle labbra del Maestro.Dacci, testimone del Vangelo,la forza di amare sempre la vita.Mettiti tu, patrono dei pellegrini,alla testa del nostro pellegrinaggio di cristiani e di giovani.E come i popoli all’epoca camminarono verso di te,vieni tu in pellegrinaggio con noi incontro a tutti i popoli.Con te, san Giacomo apostolo e pellegrino,desideriamo insegnare alle genti d’Europa e del mondoche Cristo è - oggi e sempre –Santa Brigida di Svezia Religiosa, fondatriceArriva dalla Svezia, ma la sua attività ed il suo apostolato non si limitano agli stretti confini della patria: il “turismo religioso” diventa una delle costanti della sua vita, e non si disgiunge da un’intensa vita di pietà, da una premurosa e commovente attenzione per i poveri e gli ammalati, da un fervore missionario e profetico che la spinge a rinfacciare a papi e re i loro misfatti, rimproverandoli con parole non propriamente tenere.Santa Brigida nasce nel 1302, in Svezia appunto, in condizioni di benessere: suo padre è governatore della regione dell’Upland, lei vive per un certo periodo accanto alla giovane sposa del re.Secondo la consuetudine del tempo si sposa giovanissima, ad appena 14 anni: la sua fu un’unione felice, rallegrata da otto figli. Il marito Ulf, che si trova sulla sua stessa lunghezza d’onda, condivide la sua ansia per i poveri, vive un’intensa esperienza spirituale, l’accompagna nei suoi pellegrinaggi da uno dei quali, a Santiago di Compostella, torna gravemente malato.Di comune accordo sceglie per i suoi ultimi mesi la tranquillità e la spiritualità del monastero cistercense di Alvastra, dove Brigida lo assiste come la più premurosa ed affettuosa delle infermiere e dove gli chiude gli occhi il 12 febbraio 1344.Felicemente sposata e teneramente mamma (la figlia Caterina è anch’essa venerata come Santa), fervorosamente e intensamente vive la sua vedovanza: ritorna in Svezia, rinuncia a tutti i suoi beni, si dedica all’assistenza dei malati (con il marito aveva addirittura dato vita ad un piccolo ospedale), si lascia assorbire dalla contemplazione di Dio, sogna di fondare un ordine religioso.Nel 1349 parte per Roma, accompagnata dalla figlia Caterina. Tre sono gli obiettivi che qui la attirano: vivere l’esperienza dell’Anno Santo 1350, ottenere l’approvazione papale per il suo ordine religioso, far ritornare il Papa da Avignone a Roma. Tuttavia, raggiunge i suoi scopi solo per metà.In una città ridotta allo squallore, Brigida si dedica tanto intensamente alla cura dei poveri e dei malati da diventare vittima degli strozzini e a sua volta mendicante. Il movimento religioso che aveva in mente non diventerà come lei lo aveva sognato e le prime professioni si celebreranno solo due anni dopo la sua morte.Il Papa, i cardinali e i re cui rivolge i suoi rimproveri continuano imperterriti per la loro strada. In particolare la delude Urbano V, che rientra a Roma solo per pochi anni e se ne va di nuovo, inseguito dagli ammonimenti e dagli avvenimenti di Brigida.Nella sua esperienza spirituale occupano un posto di rilievo le «Rivelazioni», che altro non sono che squarci sulla sua esperienza mistica e sulla sua intima comunione con Dio e l’intero paradiso.Muore il 23 luglio 1373 e i romani, che ormai la considerano una di loro, già la considerano una santa. I figli Birger e Caterina l’anno dopo la riportano in Svezia, a riposare nel monastero che voleva fondare.Neanche vent’anni dopo Bonifacio IX la proclama Santa e nel 1999 san Giovanni Paolo II la dichiara compatrona d’Europa, insieme a Caterina da Siena e a Teresa Benedetta della Croce, ovvero Edith Stein.24 luglio9. Atti 12,1-51 In quel tempo il re Erode cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa 2 e fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni. 3 Vedendo che questo era gradito ai Giudei, decise di arrestare anche Pietro. Erano quelli i giorni degli Azzimi. 4 Fattolo catturare, lo gettò in prigione, consegnandolo in custodia a quattro picchetti di quattro soldati ciascuno, col proposito di farlo comparire davanti al popolo dopo la Pasqua. 5 Pietro dunque era tenuto in prigione, mentre una preghiera saliva incessantemente a Dio dalla Chiesa per lui.
Preghiera a San Giacomo ApostoloAl Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, amore infinito, presenza misteriosa e reale, rendiamo grazie per averci donato la Chiesa, feconda di grazia e di santità, e in essa San Giacomo. O Apostolo di Cristo, facci sentire la gioia di saper pronunciare un sì generoso e totale alla chiamata del Signore, così come tu fosti disposto a lasciare tutto, dopo aver ascoltato la voce del Maestro che ti diceva: seguimi! Contemplativo del Signore, prescelto insieme a Pietro e Giovanni ad essere partecipe alla Trasfigurazione di Gesù sul Tabor, dona anche a noi occhi trasfigurati che non vedano "se non Gesù solo" e, pieni di stupore e di adorazione, aiutaci a fare di Dio l'Assoluto della nostra vita. Figlio del tuono, donaci la tua audacia e la tua prontezza nel corrispondere con fedeltà al credo che professiamo, sino a fare della nostra vita un dono per Dio e per i fratelli senza riserve e per sempre. Trasformaci in testimoni di Cristo, credibili fino in fondo, anche quando le ferite del vivere scavano dentro di noi solchi di dolore e sfiducia. Amico di Dio, raccogli il pentimento per i nostri errori ed i nostri peccati, aiutaci a presentarlo al Padre della misericordia, perché graziati dal Signore diventiamo uomini nuovi, capaci di amare sul serio perfino i nostri nemici. Fratello maggiore, sii accanto a noi e sostienici mentre cerchiamo di fare un'esperienza profonda della paternità divina; così ci sentiremo "figli nel Figlio" e un giorno, con tutti i santi, concittadini del Cielo. Amen.
venerdì 17 luglio 2020
giovedì 16 luglio 2020
mercoledì 15 luglio 2020
NUOVO VIDEO SU CARLOTTA NOBILE
DOMANI SERA ALLA MESSA DELLE 17.30.
MOLTO BELLO, ED EDIFICANTE DEDICARCI UN PO DI TEMPO, QUANDO NE ABBIAMO POSSIBILITÀ
È USCITO IL DOCUFILM SULLA VITA DI CARLOTTA NOBILE (2017)
Il docufilm sulla vita di Carlotta Nobile (1988-2013), violinista, storica dell’Arte e scrittrice, dichiarata “Giovane Testimone” del Sinodo dei Vescovi 2018.
Il filmato, pubblicato oggi in italiano e spagnolo dalla rete internazionale di evangelizzazione HM Television, è stato girato nei luoghi di Carlotta nel 2017 dalle Suore spagnole del Focolare della Madre appositamente venute in Italia.
Un documentario forte ed emozionante sul valore della vita e su una storia di tormento, ricerca e, finalmente, incontro con Cristo.
(Carlotta Nobile Testimone della Fede)
lunedì 13 luglio 2020
lunedì 29 giugno 2020
IL BICCHIERE D'ACQUA FRESCA DI ROBERTINO
Non devo lasciarmi sfuggire questo ricordo.
In questo momento sto sentendo il Papa all'Angelus: racconta di un prete che si è commosso quando un bambino ha donato poche decine di euro, frutto dei suoi risparmi per i poveri della parrocchia. Ricordo che anch'io ho vissuto una cosa del genere: la mente come in un riavvolgere il nastro, mi si è aperta e si è fissata in un episodio analogo del passato, molti anni fa a Casal de' Pazzi: l'esperienza che ho avuto con Roberto ...... Robertino un ragazzetto, mi pare di 11-12 anni, gravemente malato di leucemia. I genitori vennero a parlare con me dicendo che erano molto preoccupati per il figlio che stava malissimo e sembrava che non ci fosse via di scampo. Seguiva le cure, ma alle cure non rispondeva. Andai a casa per incontrare questo ragazzo. Non nego che fossi impaurito perché, io, di fronte alla malattia e la sofferenza soprattutto dei bambini, mi sento molto a disagio ed in difficoltà e non sapevo proprio come e cosa fare. Eppure recandomi a casa, in modo inspiegabile per la mia indole, trovai coraggio.
La cosa andò avanti per diverso tempo, andavo spesso a trovare Roberto; a volte aveva più forza vitale, altre volte ne aveva meno, ma era sempre molto felice quando mi vedeva ed io avevo superato dentro di me ogni remora. La mamma mi domandò se c'era la possibilità di potergli dare il sacramento della Cresima: chiesi l'autorizzazione al vescovo ausiliare di quel periodo, il quale mi diede la facoltà di potere amministrare il sacramento in casa. E così, in casa, facemmo una celebrazione molto bella insieme alla famiglia e durante la messa amministrai il sacramento della Confermazione a Roberto, ma la sua salute peggiorava velocemente, le cure non avevano effetto. Io avevo il cuore infranto nel vedere le sofferenze di questo ragazzino che faceva avanti e indietro dall'ospedale, ma davanti a lui cercavo sempre di vivere nella normalità.
Arrivò il mese di luglio. In quel periodo facevo i campi estivi con i giovani della parrocchia ma sapevo che Roberto stava molto male.
Mentre mi trovavo al campo mi portarono sue notizie annunciandomi che era entrato in coma ed io non avrei più potuto rivederlo. I genitori avendone la possibilità lo riportarono a casa. Quando tornai dal campo estivo andai subito a casa sua dove mi accolse la mamma in lacrime che mi chiese se avessi voluto vederlo. Con un groppo in gola annuii; ci avvicinammo alla sua cameretta e la mamma molto dolcemente gli disse: 'guarda Roberto chi ti è venuto a trovare? il tuo amico Don Giuseppe!
Una frase quasi di rito. Io mi avvicinai, il ragazzo aprì gli occhi ed iniziò a parlare; la mamma fu molto stupita, anche se questi episodi di risveglio dal torpore potevano capitare di tanto in tanto, quindi non era considerata una cosa eccezionale, ma sì meravigliò che fosse capitato proprio nel momento in cui ero io. Quasi piangendo, la mamma ci lasciò soli. Io mi trovavo in grande difficoltà. Roberto iniziò parlare dicendomi: 'guarda Don Giuseppe che sto molto male; lo sai, ho sentito anche papà e mamma che piangevano e dei dottori che dicevano cose che non mi rassicurano per niente'. Poi mi chiese come era andato il campo con i ragazzi ed io gli ho raccontai come erano andate le cose. Ad un certo punto mentre parlavamo disse: 'adesso mi sento molto stanco, mi prende tanto sonno, devo riposarmi. Senti però ti devo dire una cosa importante' ed aprì il cassetto che aveva accanto al suo letto aggiungendo: 'guarda lì, c'è una scatoletta!' Io guardai bene e vidi un piccolo contenitore. Roberto mi chiese di aprirlo: dentro c'erano delle monete! Saranno state in tutto cinquemila lire! Mi disse: senti Don Giuseppe so che tu hai dei poveri in parrocchia! perché non li prendi? Sono i miei risparmi e sono per loro!' e me li diede. Poi mi disse: 'adesso ho sonno'. L'ho baciato e l'ho salutato. Si è addormentato e si è risvegliato nelle braccia del Signore.
Non so perché il Signore mi ha voluto mandare questo flash in questo momento. Non mi ricordavo più di Roberto, eppure mi è tornata davanti improvvisamente l’immagine di questo ragazzo che tanto ha sofferto ed ha aperto quel cassetto con quelle poche monete per darmi il frutto dei suoi risparmi.
Una carezza dei Signore della quale mi ero dimenticato.
giovedì 18 giugno 2020
IL CAMMINO PER LA CASA COMUNE
venerdì 22 maggio 2020
SANTA RITA DA CASCIA
giovedì 23 aprile 2020
quaranta
giovedì 9 aprile 2020
lettera del cardinal Angelo de Donatis
mercoledì 25 marzo 2020
Annunciazione
la raccomandazione “Io resto a casa” può diventare l’occasione per ritrovare l’essenzialità nella vita ordinaria. Paradossalmente la limitazione ad alcune possibilità ci fa scoprire che tante cose non sono necessarie per una vita veramente felice. D’altra parte, sentiamo la nostalgia di qualcosa di profondo a cui non possiamo rinunciare, se non per un tempo limitato. Così, mentre i cammini formativi si sono interrotti, ci rendiamo conto che la catechesi non si limita alla preparazione ai sacramenti, ma nutre l’intera vita cristiana. Mentre ci scopriamo fragili, l’ascolto meditato della Parola di Dio ci fa riconoscere il valore dei doni quotidiani del Signore, come la vita, la salute, il cibo e gli amici.
Tra le mura domestiche possiamo coltivare anche l’interiorità.
Come credenti non possiamo dimenticare che siamo in Quaresima, quel tempo che la Liturgia ci aveva fatto aprire con l’invito di Gesù ad incontrare il Padre nel segreto (cfr. Mt 6,1-18). Restare soli con se stessi non è facile: ma possiamo rieducarci ed educare gli altri a riscoprire il silenzio come spazio necessario per ritrovare se stessi e incontrare il Padre buono, che vede nel segreto.
La solitudine fisica forzata può aiutare a recuperare anche un’idea più evangelica di comunità.
Vi propongo dunque alcuni suggerimenti da adattare secondo le vostre esigenze:
• la preghiera in famiglia può concretizzarsi come la lettura insieme del vangelo domenicale;
• il tempo libero può consentire di fare spazio ad alcune relazioni, soprattutto con le persone più fragili o sole, facendo sentire la vicinanza della comunità cristiana
• Telefonare a persone che sapete abitano sole, o sono anziane o malate. Poche parole, ma fanno tanto bene: sono la carezza del Signore.
• valorizzate alcuni momenti della vita familiare quotidiana: la preghiera del mattino e della sera, la preghiera prima e dopo i pasti, la benedizione tra familiari soprattutto dei genitori ai figli
• aiutiamo a celebrare la quotidianità come spazio sacro di consegna e di accoglienza nei gesti semplici e domestici che dicono cura e passione. Uno spazio, in questo momento, abitato da generazioni diverse accomunate dalle stesse domande: un sopportare che diventa… supportare… aiutare a portare i pesi dell’altro, e tutti abbiamo pesi nel cuore in questo tempo.
• Possiamo partecipare ai tre momenti quotidiani di preghiera comune, l’Angelus, alle 7.30 alle 12.00 ed alle 18.30 in diretta Facebook sulla pagina della nostra parrocchia ( cercare Parrocchia San Giacomo in Augusta https://www.facebook.com/sangiacomoinaugusta/ e cliccare mi piace o segui) o in alternativa farsi mandare da me in differita di qualche minuto la stessa preghiera su WhatsApp. (chi lo desidera mi può mandare un messaggio WhatsApp al mio numero, con nome, ed io aggiungerò alla lista dei tanti che già quotidianamente lo ricevono: è una piccola cosa, pochi minuti di preghiera, ma ci fa sentire uniti).
Mentre teniamo i piedi realisticamente piantati a terra, guardiamo al domani con speranza: come sarà questo domani dipende anche dalla nostra responsabilità e creatività di credenti oggi. Mentre chiediamo la grazia di poter vivere da discepoli di Gesù questo tempo di Quaresima, camminiamo insieme verso la Pasqua del Signore per vivere finalmente la vita nuova del Risorto.
Vi voglio tanto bene, mi mancate tanto, ma nello stesso tempo vi sento tanto tutti vicini.
Un Caro saluto ed una Benedizione nel giorno della festa dell’Annunciazione.
Vostro don Giuseppe
sabato 21 marzo 2020
QUARTA DOMENICA DI QUARESIMA
In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita; sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.
Parola del Signore
Il protagonista del racconto è l'ultimo della città, un mendicante cieco dalla nascita, che non ha mai visto il sole né il viso di sua madre. Così povero che non ha nulla, possiede solo se stesso. E Gesù si ferma per lui, senza che gli abbia chiesto nulla. Fa un po' di fango con polvere e saliva, come creta di una minima creazione nuova, e lo stende su quelle palpebre che coprono il buio.
In questo racconto di polvere, saliva, luce, dita, Gesù è Dio che si contamina con l'uomo, ed è anche l'uomo che si contagia di cielo; abbiamo uno sguardo meticcio, con una parte terrena e una parte celeste.
Ogni bambino che nasce “viene alla luce” (partorire è un “dare alla luce”), ognuno è una mescolanza di terra e di cielo, di polvere e di luce divina. «Noi tutti nasciamo a metà e tutta la vita ci serve per nascere del tutto» (M. Zambrano).
La nostra vita è un albeggiare continuo. Dio albeggia in noi. Gesù è il custode delle nostre albe, il custode della pienezza della vita e seguirlo è rinascere; aver fede è acquisire «una visione nuova delle cose» (G. Vannucci).
Il cieco è dato alla luce, nasce di nuovo con i suoi occhi nuovi, raccontati dal filo rosso di una domanda ripetuta sette volte: come ti si sono aperti gli occhi? Tutti vogliono sapere “come”, impadronirsi del segreto di occhi invasi dalla luce, tutti con occhi non nati ancora. La domanda incalzante (come si aprono gli occhi?) indica un desiderio di più luce che abita tutti; desiderio vitale, ma che non matura, un germoglio subito soffocato dalla polvere sterile della ideologia dell'istituzione.
L'uomo nato cieco passa da miracolato a imputato. Ai farisei non interessa la persona, ma il caso da manuale; non interessa la vita ritornata a splendere in quegli occhi, ma la “sana” dottrina. E avviano un processo per eresia, perché è stato guarito di sabato e di sabato non si può, è peccato... Ma che religione è questa che non guarda al bene dell'uomo, ma solo a se stessa e alle sue regole? Per difendere la dottrina negano l'evidenza, per difendere la legge negano la vita.
Sanno tutto delle regole morali e sono analfabeti dell'uomo. Anziché godere della luce, preferirebbero che tornasse cieco, così avrebbero ragione loro e non Gesù. Dicono: Dio vuole che di sabato i ciechi restino ciechi! Niente miracoli il sabato! Gloria di Dio sono i precetti osservati. Mettono Dio contro l'uomo, ed è il peggio che possa capitare alla nostra fede. E invece no, gloria di Dio è un mendicante che si alza, un uomo che torna a vita piena, «un uomo finalmente promosso a uomo» (P. Mazzolari). E il suo sguardo luminoso, che passa e illumina, dà gioia a Dio più di tutti i comandamenti osservati!
(Ermes Ronchi)
venerdì 20 marzo 2020
SEMBRA SCRITTA OGGI
domenica 15 marzo 2020
venerdì 13 marzo 2020
PORTE CHIUSE
ANGELO, CARDINAL DE DONATIS
VICARIO DI SUA SANTITA’ PER LA DIOCESI DI ROMA
SI DISPONE
che il n. 1 del Decreto prot. 446/20 dell’8 marzo u.s. venga così modificato:
1. Sino a venerdì 3 aprile 2020 l’accesso alle chiese parrocchiali e non parrocchiali della Diocesi di Roma, aperte al pubblico (cf. cann. 1214 ss C.I.C.), e più in generale agli edifici di culto di qualunque genere aperti al pubblico, viene interdetto a tutti i fedeli. Rimangono accessibili solo gli oratori di comunità stabilmente costituite (religiose, monastiche, ecc.: cf. can. 1223 C.I.C.), limitatamente alle medesime collettività che abitualmente ne usufruiscono in quanto in loco residenti e conviventi, con interdizione all’accesso dei fedeli che non sono membri stabili delle predette comunità.
I fedeli sono in conseguenza dispensati dall’obbligo di soddisfare al precetto festivo (cf. cann. 1246-1248 C.I.C.).
Sarà cura dei sacerdoti responsabili dell’esercizio di culto nei singoli luoghi (Parroci, Rettori, Cappellani, ecc.) attivarsi per dar seguito a questa disposizione, innanzitutto con la chiusura delle aule di culto e con ogni altra iniziativa idonea allo scopo.
Ricordiamo che questa disposizione è per il bene comune. Accogliamo le Parole di Gesù che ci dice «dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro» (Mt. 18.20). In questo tempo, ancora di più, le nostre case sono Chiese domestiche.
Vi benedico, affidandovi tutti ancora una volta alla materna intercessione della Madonna del Divino Amore.
Dato in Roma, dalla sede del Vicariato nel Palazzo Apostolico Lateranense, il giorno 12 marzo A. D. 2020.
Prot. n. 468/20 12 marzo 2020
Questo grande sacrificio lo faremo con dolore, ma nello stesso tempo con generosità per salvaguardare i più deboli.
E’, come dice il cardinale, l’ora di trasformare la nostra casa in Chiesa domestica, dove si prega e si invoca il Signore.
PER CONTATTARE LA PARROCCHIA: TEL. 06 3219 419
Rimanere aggiornati.
Chiedere a Google: Parrocchia san Giacomo in Augusta
Appariranno subito:
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E la stessa pagina di Google è gestita da noi.
Vi voglio bene, un abbraccio
don Giuseppe.
giovedì 12 marzo 2020
CARI FRATELLI
sabato 7 marzo 2020
Seconda domenica di Quaresima
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».
Parola del Signore
La Quaresima ci sorprende: la subiamo come un tempo penitenziale, mortificante, e invece ci spiazza con questo vangelo vivificante, pieno di sole e di luce. Dal deserto di pietre (prima domenica) al monte della luce (seconda domenica); da polvere e cenere, ai volti vestiti di sole. Per dire a tutti noi: coraggio, il deserto non vincerà, ce la faremo, troveremo il bandolo della matassa. Gesù prese con sé tre discepoli e salì su di un alto monte. I monti sono come indici puntati verso il mistero e le profondità del cosmo, raccontano che la vita è ascensione, con dentro una fame di verticalità, come se fosse incalzata o aspirata da una forza di gravità celeste: e là si trasfigurò davanti a loro, il suo volto brillò come il sole e le vesti come la luce.
Tutto si illumina: le vesti di Gesù, le mani, il volto sono la trascrizione del cuore di Dio. I tre guardano, si emozionano, sono storditi: davanti a loro si è aperta la rivelazione stupenda di un Dio luminoso, bello, solare. Un Dio da godere, finalmente, un Dio da stupirsene. E che in ogni figlio ha seminato la sua grande bellezza.
Che bello qui, non andiamo via… lo stupore di Pietro nasce dalla sorpresa di chi ha potuto sbirciare per un attimo dentro il Regno e non lo dimenticherà più. Vorrei per me la fede di ripetere queste parole: è bello stare qui, su questa terra, su questo pianeta minuscolo e bellissimo; è bello starci in questo nostro tempo, che è unico e pieno di potenzialità. È bello essere creature: non è la tristezza, non è la delusione la nostra verità.
San Paolo nella seconda lettura consegna a Timoteo una frase straordinaria: Cristo è venuto ed ha fatto risplendere la vita. È venuto nella vita, la mia e del mondo, e non se n’è più andato. È venuto come luce nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno vinta (Gv 1,5). In lui abitava la vita e la vita era la luce degli uomini (Gv 1,4), la vita era la prima Parola di Dio, bibbia scritta prima della bibbia scritta. (Ermes Ronchi)
venerdì 6 marzo 2020
11 MARZO
Venerdì 6 marzo 2020
Ai Fedeli della Diocesi di Roma
Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto.
(Mt 7,7)
Ciò per cui la preghiera bussa, lo ottiene il digiuno, lo riceve la misericordia. Queste tre cose, preghiera, digiuno, misericordia, sono una cosa sola e ricevono vita l’una dall’altra. Il digiuno è l’anima della preghiera e la misericordia la vita del digiuno (S. Pietro Crisologo).
Carissimi,
vi scrivo al termine degli esercizi spirituali con la curia romana ad Ariccia.
In questi giorni di preghiera e di silenzio, ho sentito forte il grido della nostra città, dell’Italia e del mondo, in questo momento particolare che stiamo vivendo.
È una situazione a cui non siamo abituati, che ci preoccupa, ma soprattutto ora siamo chiamati a vivere con la forza della fede, la certezza della speranza, la gioia della carità.
Mettendoci in ascolto della Parola di Dio di ogni giorno, vogliamo leggere questi tempi con i Suoi occhi, aiutando le nostre comunità a tornare a Lui, a riscoprire ciò che è essenziale, a ritrovare il gusto della preghiera. Sono questi i giorni in cui infondere speranza, in cui trasmettere fiducia, in cui metterci in ginocchio per intercedere per il mondo.
Penso all’intercessione della regina Ester per la salvezza del suo popolo (cfr. Est 4,17) e all’insegnamento di Gesù sull’efficacia della preghiera (cfr. Mt 7,7-12). Questa forza la sperimentiamo in particolare quando siamo consapevoli delle nostre debolezze, delle nostre fragilità, del senso di smarrimento che avvertiamo davanti all’imprevisto e all’ignoto.
“Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto” (Mt 7,7).
Chiedere è l’atteggiamento del mendicante che ha bisogno di ricevere dagli altri ciò che non può ottenere con le proprie forze. A Dio chiediamo ciò che non possiamo procurarci da soli: il soffio della vita, il perdono, la pace interiore, la salvezza.
Cercare indica un movimento, un darsi da fare per avere prima di tutto “il Regno di Dio e la sua giustizia” (cfr. Mt 6,33), certi che Dio provvederà per ciò di cui abbiamo bisogno.
Bussare è desiderare di entrare nell’intimità del Padre, cioè nella Sua volontà, attraverso la porta della misericordia che è Cristo stesso.
Il Centro per la Pastorale Sanitaria, dall’inizio dell’anno, invita a celebrare ogni mese, il giorno 11, la giornata mensile del malato.
Vista la necessità del momento, in comunione con il Consiglio Episcopale, chiedo a tutti i cristiani di Roma, di offrire una giornata di preghiera e di digiuno, mercoledì 11 marzo 2020, per invocare da Dio aiuto per la nostra città, per l’Italia e per il mondo.
Lo stesso giorno presiederò una santa Messa dal Santuario del Divino Amore alle 19 che vi invito a seguire in diretta su Telepace (canale 73 e canale 515 di Sky) e in streaming sulla pagina facebook della Diocesi di Roma.
Pregheremo per quanti sono contagiati e per chi si prende cura di loro; e per le nostre comunità, perché siano testimonianza di fede e di speranza in questo momento.
Oltre al digiuno, rinunciando ad un pasto, vogliamo essere vicini, con un segno di elemosina, raccogliendo delle offerte che devolveremo a sostegno del personale sanitario che si sta spendendo con generosità e sacrificio nella cura dei malati (le offerte si potranno consegnare al Centro per la Pastorale Sanitaria del Vicariato).
Affidandoci a Maria, Madre del Divino Amore e Salute degli infermi,
Vi benedico
Angelo Card. De Donatis, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma
sabato 29 febbraio 2020
PRIMA DOMENICA DI QUARESIMA
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 4, 1-11)
In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
Parola del Signore
È bella la Quaresima. Non si impone come la stagione penitenziale, ma si propone come quella dei ricominciamenti: della primavera che riparte, della vita che punta diritta verso la luce di Pasqua. Un tempo di novità, di nuovi, semplici, solidali, concreti stili di vita, a cura della “Casa comune” e di tutti i suoi abitanti.
Dì che queste pietre diventino pane! Il pane è un bene, un valore indubitabile, santo perché conserva la cosa più santa, la vita. Cosa c’è di male nel pane? Ma Gesù non ha mai cercato il pane a suo vantaggio, si è fatto pane a vantaggio di tutti. Non ha mai usato il suo potere per sé, ma per moltiplicare il pane per la fame di tutti. Gesù risponde alla prima sfida giocando al rialzo, offrendo più vita: «Non di solo pane vivrà l’uomo».
Il pane dà vita, ma più vita viene dalla bocca di Dio. Dalla sua bocca è venuta la luce, il cosmo, la creazione. È venuto il soffio che ci fa vivi, sei venuto tu fratello, amico, amore mio, che sei parola pronunciata dalla bocca di Dio per me e che mi fa vivere. Seconda tentazione: Buttati giù dal pinnacolo del tempio, e Dio manderà un volo d’angeli.
La risposta di Gesù suona severa: non tentare Dio, non farlo attraverso ciò che sembra il massimo della fiducia in lui, e invece ne è la caricatura, esclusiva ricerca del proprio vantaggio. Il più astuto degli spiriti non si presenta a Gesù come un avversario, ma come un amico che vuole aiutarlo a fare meglio il messia. E in più la tentazione è fatta con la Bibbia in mano: fai un bel miracolo, segno che Dio è con te, la gente ama i miracoli, e ti verranno dietro. E invece Gesù rimanderà a casa loro i guariti dalla sua mano con una raccomandazione sorprendente: bada di non dire niente a nessuno.
Lui non cerca il successo, è contento di uomini ritornati completi, liberi e felici. Nella terza tentazione il diavolo alza la posta: Adorami e ti darò tutto il potere del mondo. Adora me, segui la mia logica, la mia politica. Prendi il potere, occupa i posti chiave, imponiti. Così risolverai i problemi, e non con la croce. La storia si piega con la forza, non con la tenerezza. Vuoi avere gli uomini dalla tua parte, Gesù?
Assicuragli tre cose: pane, spettacoli e un leader, e li avrai in pugno. Ma per Gesù ogni potere è idolatria. Lui non cerca uomini da dominare, vuole figli che diventino liberi e amanti. Allora angeli si avvicinarono e lo servivano. Il Signore manda angeli ancora, in ogni casa, a chiunque non voglia accumulare e dominare: sono quelli che sanno inventare una nuova carezza, hanno occhi di luce, e non scappano.
Sono quelli che mi sorreggeranno con le loro mani, instancabili e leggere, tutte le volte che inciamperò.







