giovedì 28 novembre 2019
La famiglia riunita in preghiera
Domenica prossima inizia l'Avvento. Invitiamo ogni famiglia, almeno la domenica, a trovare un momento in cui possa riunirsi e pregare assieme. E' stato preparato un piccolo sussidio che si può richiedere a don Giuseppe o Padre Zè.
domenica 24 novembre 2019
COMMEMORAZIONE TERREMOTO IRPINIA
23 NOVEMBRE 2019. 39 ANNI DAL TRAGICO TERREMOTO DELL’IRPINIA
Ieri sera è stata celebrata la nostra messa comunitaria con un numeroso gruppo di Irpini residenti a Roma
Durante l'omelia dal parroco a nome loro è stata fatta la commemorazione dei defunti:
Siamo qui a Roma, noi Irpini della Capitale, a ricordare le vittime di una tragedia che sconvolse l’Italia e in particolare la nostra Provincia.
Trentanove anni fa, ore 19.34.
I tifosi erano ancora per strada esultando dopo il successo al Partenio dell’Avellino sull’Ascoli per 4-2. Era l’Avellino della Serie A con Stefano Tacconi e Juary. Era una sera calda con temperature anomale per essere novembre e il cielo rosso ricopriva l’Irpinia.
All’improvviso, un boato tremendo causato da un terremoto di magnitudo 6.9, del 10° grado sui 12 della scala Mercalli, livello classificato come “completamente distruttivo”. Una scossa interminabile di 90 secondi e poi soltanto macerie.
Lì sotto bambini che, liberi dalla scuola, giocavano felici rincorrendo un pallone per strada o giocavano a nascondino tra le viuzze della città, giovani fidanzati usciti peruna passeggiata, mamme e papà in procinto di cenare con i loro figli, uomini e donne mentre erano in chiesa alla messa della domenica sera, nonni e nonne felici di aver trascorso una giornata di festa con i propri nipoti.
Quelle tremende scosse con ipocentro a circa 10 km di profondità interessarono un’area di 17mila chilometri quadrati e colpirono la Campania centrale e la Basilicata centro-settentrionale. L’Irpinia fu distrutta, 2.914 morti, 8.848 feriti, oltre 280mila gli sfollati in ben 103 comuni della Provincia irpina.
“Fate Presto” titolava Il Mattino, due parole significative di una tragedia epocale.
“Sono tornato ieri sera dalle zone devastate dalla tremenda catastrofe sismica, dove ho assistito a spettacoli che mai dimenticherò e ho constatato che non vi sono stati quei soccorsi immediati che avrebbero dovuto esserci. Ancora dalle macerie si levavano gemiti, grida di disperazione di sepolti vivi. Ci sono state mancanze gravi e chi ha mancato deve essere colpito”, furono queste le parole pronunciate dal Presidente della Repubblica Italiana Sandro Pertini.
Le parole del Presidente raccontano ancora oggi la tragicità di quei momenti, la morte, la disperazione di chi aveva visto con i propri occhi quella catastrofe e che rivive ancora oggi in coloro che l’hanno vissuta in prima persona.
Nessuno ha dimenticato. Nessuno deve dimenticare, nemmeno chi non c’era.
Il popolo irpino, fiero come non mai, è ripartito, ha reagito, ha dato segno della forza di questa terra. Il 23 Novembre per noi ha un valore ben più alto di una semplice commemorazione o celebrazione.
Il pensiero di quel disastro, la memoria di quanto accaduto deve restare un valore e rivolgiamo un nostro pensiero, con questa preghiera, a chi ha perso la vita e ringraziamo il Signore per tutto quello che ci ha donato:
Dio Creatore,
che reggi con la tua sapienza l’armonia dell’universo, abbi pietà di noi tuoi fedeli, sconvolti dai cataclismi che scuotono le profondità della terra;
vegli a sull’incolumità delle nostre famiglie,
perché, anche nella sventura,
sentiamo su di noi la tua mano di Padre,
e, liberati dal pericolo, possiamo cantare la tua lode. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Magg. Michele Melillo
Ieri sera è stata celebrata la nostra messa comunitaria con un numeroso gruppo di Irpini residenti a Roma
Durante l'omelia dal parroco a nome loro è stata fatta la commemorazione dei defunti:
Siamo qui a Roma, noi Irpini della Capitale, a ricordare le vittime di una tragedia che sconvolse l’Italia e in particolare la nostra Provincia.
Trentanove anni fa, ore 19.34.
I tifosi erano ancora per strada esultando dopo il successo al Partenio dell’Avellino sull’Ascoli per 4-2. Era l’Avellino della Serie A con Stefano Tacconi e Juary. Era una sera calda con temperature anomale per essere novembre e il cielo rosso ricopriva l’Irpinia.
All’improvviso, un boato tremendo causato da un terremoto di magnitudo 6.9, del 10° grado sui 12 della scala Mercalli, livello classificato come “completamente distruttivo”. Una scossa interminabile di 90 secondi e poi soltanto macerie.
Lì sotto bambini che, liberi dalla scuola, giocavano felici rincorrendo un pallone per strada o giocavano a nascondino tra le viuzze della città, giovani fidanzati usciti peruna passeggiata, mamme e papà in procinto di cenare con i loro figli, uomini e donne mentre erano in chiesa alla messa della domenica sera, nonni e nonne felici di aver trascorso una giornata di festa con i propri nipoti.
Quelle tremende scosse con ipocentro a circa 10 km di profondità interessarono un’area di 17mila chilometri quadrati e colpirono la Campania centrale e la Basilicata centro-settentrionale. L’Irpinia fu distrutta, 2.914 morti, 8.848 feriti, oltre 280mila gli sfollati in ben 103 comuni della Provincia irpina.
“Fate Presto” titolava Il Mattino, due parole significative di una tragedia epocale.
“Sono tornato ieri sera dalle zone devastate dalla tremenda catastrofe sismica, dove ho assistito a spettacoli che mai dimenticherò e ho constatato che non vi sono stati quei soccorsi immediati che avrebbero dovuto esserci. Ancora dalle macerie si levavano gemiti, grida di disperazione di sepolti vivi. Ci sono state mancanze gravi e chi ha mancato deve essere colpito”, furono queste le parole pronunciate dal Presidente della Repubblica Italiana Sandro Pertini.
Le parole del Presidente raccontano ancora oggi la tragicità di quei momenti, la morte, la disperazione di chi aveva visto con i propri occhi quella catastrofe e che rivive ancora oggi in coloro che l’hanno vissuta in prima persona.
Nessuno ha dimenticato. Nessuno deve dimenticare, nemmeno chi non c’era.
Il popolo irpino, fiero come non mai, è ripartito, ha reagito, ha dato segno della forza di questa terra. Il 23 Novembre per noi ha un valore ben più alto di una semplice commemorazione o celebrazione.
Il pensiero di quel disastro, la memoria di quanto accaduto deve restare un valore e rivolgiamo un nostro pensiero, con questa preghiera, a chi ha perso la vita e ringraziamo il Signore per tutto quello che ci ha donato:
Dio Creatore,
che reggi con la tua sapienza l’armonia dell’universo, abbi pietà di noi tuoi fedeli, sconvolti dai cataclismi che scuotono le profondità della terra;
vegli a sull’incolumità delle nostre famiglie,
perché, anche nella sventura,
sentiamo su di noi la tua mano di Padre,
e, liberati dal pericolo, possiamo cantare la tua lode. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Magg. Michele Melillo
sabato 23 novembre 2019
TERREMOTO IN IRPINIA
“Ad un tratto la verità brutale ristabilisce il rapporto tra me e la realtà. Quei nidi di vespe sfondati sono case, abitazioni, o meglio lo erano”. Queste le parole scelte da Alberto Moravia per descrivere gli effetti devastanti del terremoto in Irpinia, una delle peggiori calamità che abbiano mai colpito il nostro Paese, di cui oggi ricorre l’anniversario numero 39.
Erano le 19 e 34 di domenica 23 novembre 1980 quando un sisma di magnitudo 6,9 (10° grado sui 12 della scala Mercalli, livello classificato come “completamente distruttivo”) colpì la Campania centrale e la Basilicata centro-settentrionale, con epicentro tra i comuni di Teora, Castelnuovo di Conza, e Conza della Campania. La scossa durò 90 secondi, con ipocentro a circa 10 km di profondità, e interessò un’area di 17mila chilometri quadrati.
Erano le 19 e 34 di domenica 23 novembre 1980 quando un sisma di magnitudo 6,9 (10° grado sui 12 della scala Mercalli, livello classificato come “completamente distruttivo”) colpì la Campania centrale e la Basilicata centro-settentrionale, con epicentro tra i comuni di Teora, Castelnuovo di Conza, e Conza della Campania. La scossa durò 90 secondi, con ipocentro a circa 10 km di profondità, e interessò un’area di 17mila chilometri quadrati.
Le conseguenze furono terribili: 280mila sfollati, 8.848 feriti e, secondo le stime più attendibili, 2.914 morti. Crolli e lesioni si registrarono fino a Napoli: a Poggioreale crollò un palazzo in via Stadera, probabilmente a causa di difetti di costruzione, causando 52 morti.
Secondo l’Ufficio del Commissario Straordinario, dei 679 comuni appartenenti alle otto aree interessate dal terremoto (Avellino, Benevento, Caserta, Matera, Napoli, Potenza, Salerno e Foggia), ben 506 (il 74%) furono danneggiati
fonte FIRSTonline
fonte FIRSTonline
venerdì 22 novembre 2019
CRISTO RE
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 23,35-43)
In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».
Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».
E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».
Parola del Signore
In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».
Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».
E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».
Parola del Signore
Sta morendo, posto in alto, nudo nel vento, e lo deridono tutti: guardatelo, il re! I più scandalizzati sono i devoti osservanti: ma quale Dio è il tuo, un Dio sconfitto che ti lascia finire così? Si scandalizzano i soldati, gli uomini forti: se sei il re, usa la forza! E per bocca di uno dei crocifissi, con una prepotenza aggressiva, ritorna anche la sfida del diavolo nel deserto: se tu sei il figlio di Dio… (Lc 4,3).
La tentazione che il malfattore introduce è ancora più potente: se sei il Cristo, salva te stesso e noi. È la sfida, alta e definitiva, su quale Messia essere; ancora più insidiosa, ora che si aggiungono sconfitta, vergogna, strazio. Fino all’ultimo Gesù deve scegliere quale volto di Dio incarnare: quello di un messia di potere secondo le attese di Israele, o quello di un re che sta in mezzo ai suoi come colui che serve (Lc 22,26); se il messia dei miracoli e della onnipotenza, o quello della tenerezza mite e indomita.
C’è un secondo crocifisso però, un assassino “misericordioso”, che prova un moto compassione per il compagno di pena, e vorrebbe difenderlo in quella bolgia, pur nella sua impotenza di inchiodato alla morte, e vorrebbe proteggerlo: non vedi che anche lui è nella stessa nostra pena? Una grande definizione di Dio: Dio è dentro il nostro patire, Dio è crocifisso in tutti gli infiniti crocifissi della storia, Dio che naviga in questo fiume di lacrime. Che entra nella morte perché là entra ogni suo figlio. Che mostra come il primo dovere di chi ama è di essere insieme con l’amato. Lui non ha fatto nulla di male.
Che bella definizione di Gesù, nitida semplice perfetta: niente di male, per nessuno, mai, solo bene, esclusivamente bene. E Gesù lo conferma fino alla fine, perdona i crocifissori, si preoccupa non di sé ma di chi gli muore accanto e che prima si era preoccupato di lui, instaurando tra i patiboli, sull’orlo della morte, un momento sublime di comunione. E il ladro misericordioso capisce e si aggrappa alla misericordia: ricordati di me quando sarai nel tuo regno.
Gesù non solo si ricorderà, ma lo porterà via con sé, se lo caricherà sulle spalle, come fa il pastore con la pecora perduta e ritrovata, perché sia più leggero l’ultimo tratto di strada verso casa. Oggi sarai con me in paradiso: la salvezza è un regalo, non un merito. E se il primo che entra in paradiso è quest’uomo dalla vita sbagliata, che però sa aggrapparsi al crocifisso amore, allora le porte del cielo resteranno spalancate per sempre per tutti quelli che riconoscono Gesù come loro compagno d’amore e di pena, qualunque sia il loro passato: è questa la Buona Notizia di Gesù Cristo.
La tentazione che il malfattore introduce è ancora più potente: se sei il Cristo, salva te stesso e noi. È la sfida, alta e definitiva, su quale Messia essere; ancora più insidiosa, ora che si aggiungono sconfitta, vergogna, strazio. Fino all’ultimo Gesù deve scegliere quale volto di Dio incarnare: quello di un messia di potere secondo le attese di Israele, o quello di un re che sta in mezzo ai suoi come colui che serve (Lc 22,26); se il messia dei miracoli e della onnipotenza, o quello della tenerezza mite e indomita.
C’è un secondo crocifisso però, un assassino “misericordioso”, che prova un moto compassione per il compagno di pena, e vorrebbe difenderlo in quella bolgia, pur nella sua impotenza di inchiodato alla morte, e vorrebbe proteggerlo: non vedi che anche lui è nella stessa nostra pena? Una grande definizione di Dio: Dio è dentro il nostro patire, Dio è crocifisso in tutti gli infiniti crocifissi della storia, Dio che naviga in questo fiume di lacrime. Che entra nella morte perché là entra ogni suo figlio. Che mostra come il primo dovere di chi ama è di essere insieme con l’amato. Lui non ha fatto nulla di male.
Che bella definizione di Gesù, nitida semplice perfetta: niente di male, per nessuno, mai, solo bene, esclusivamente bene. E Gesù lo conferma fino alla fine, perdona i crocifissori, si preoccupa non di sé ma di chi gli muore accanto e che prima si era preoccupato di lui, instaurando tra i patiboli, sull’orlo della morte, un momento sublime di comunione. E il ladro misericordioso capisce e si aggrappa alla misericordia: ricordati di me quando sarai nel tuo regno.
Gesù non solo si ricorderà, ma lo porterà via con sé, se lo caricherà sulle spalle, come fa il pastore con la pecora perduta e ritrovata, perché sia più leggero l’ultimo tratto di strada verso casa. Oggi sarai con me in paradiso: la salvezza è un regalo, non un merito. E se il primo che entra in paradiso è quest’uomo dalla vita sbagliata, che però sa aggrapparsi al crocifisso amore, allora le porte del cielo resteranno spalancate per sempre per tutti quelli che riconoscono Gesù come loro compagno d’amore e di pena, qualunque sia il loro passato: è questa la Buona Notizia di Gesù Cristo.
(Ermes Ronchi)
martedì 19 novembre 2019
SANTA MESSA VITTIME IRPINIA
23
Sab 17:30 · Parrocchia San Giacomo in Augusta · Roma
sabato 16 novembre 2019
PRIMO MAGGI
Oggi 16 novembre abbiamo dato l’ultimo saluto a PRIMO MAGGI, di 89 anni,; abitava in via Passeggiata di Ripetta, salito al cielo ieri assistito amorevolmente e con tanta dedizione dalla moglie LEDA e dai figli Manuela Bruno e Stefano.
Di lui molto serenamente i figli hanno testimoniato una grande bontà d’animo, una persona buona con la B maiuscola che ha manifestato nella onestà e rettitudine la sua parte migliore.
Una onestà che è stata di esempio per tutti.
Certo il forte amore della famiglia lo ha ricompensato. Nella sua malattia ha avuto tutti attorno fino al momento in cui ci ha lasciato. Le ultime cose che ha potuto vedere sono stati i volti dei suoi e le mura della sua casa e questa è una cosa bella, quando ciò è possibile.
Nel dolore ha sempre saputo avere la serenità e saper dire… oggi sto meglio.
Ciò che ha donato facciamolo nostro. La luce che ha saputo irradiare prendiamola e facciamola nostra per illuminare gli altri.
venerdì 15 novembre 2019
DOMENICA DEL POVERO
Questa domenica è stata indicata da Papa Francesco come la giornata mondiale del povero.
Noi nel nostro piccolo da oltre due anni cerchiamo di dare sollievo, la mattina, con una abbondante colazione per le persone di strada. Cerchiamo di soddisfare circa 2000 pasti al mese. Un bell'impegno che grazie a Dio riusciamo a portare avanti con la vostra generosità e quella di alcuni commercianti del Tridente. Per questo motivo oggi e per tutta la settimana faremo una raccolta straordinaria di alimenti che possono essere portati in qualunque momento in cui la chiesa è aperta ed inoltre le buste che vedete e i soldi che verranno raccolti in questa domenica saranno tutti utilizzati per questo obiettivo.
Cosa serve per la colazione?
brioche o crostatine impacchettate monouso, biscotti, latte a lunga conservazione, caffè, thè, zucchero in bustine, piatti, bicchieri e cucchiaini di plastica monouso, tovaglioli di carta, rotoli di Scottex; sono molto graditi dolci fatti in casa (abbiamo frigorifero per conservarli). Nel caso doveste fare una festa e dovessero avanzare dolci, tramezzini, tartine…. (in ottimo stato di conservazione), potete portare il giorno dopo verrà consumato con appetito.
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