II DOMENICA DI QUARESIMA – B
8 marzo 2009
LITURGIA DELLA PAROLA
Prima Lettura Gn 22,1-2.9a.10-13.15-18
Dal libro della Gènesi
In quei giorni, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va’ nel territorio di Mòria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò».
Così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l’altare, collocò la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». L’angelo disse: «Non sten-dere la mano contro il ragazzo e non fargli niente! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito».
Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete, impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo an-dò a prendere l’ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio.
L’angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: «Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e co-me la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Si di-ranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce».
Salmo Responsoriale Dal Salmo 115
Camminerò alla presenza del Signore
nella terra dei viventi.
Ho creduto anche quando dicevo:
«Sono troppo infelice».
Agli occhi del Signore è preziosa
la morte dei suoi fedeli.
Ti prego, Signore, perché sono tuo servo;
io sono tuo servo, figlio della tua schiava:
tu hai spezzato le mie catene.
A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
e invocherò il nome del Signore.
Adempirò i miei voti al Signore
davanti a tutto il suo popolo,
negli atri della casa del Signore,
in mezzo a te, Gerusalemme.
Seconda Lettura Rm 8,31b-34
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui?
Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi!
Vangelo Mc 9,2-10
Dal vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in di-sparte, loro soli.
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Ge-sù solo, con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendo-si che cosa volesse dire risorgere dai morti.
Essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.
Il racconto della Trasfigurazione vuole ricordare lo stupore che ha accompagnato i discepoli du-rante tutta la vita trascorsa accanto al maestro. Non vedevano nessuno, se non Gesù solo, con loro. Ep-pure traspariva da Lui un mistero che sarà rivelato solo con la Risurrezione.
Tutti e tre i Sinottici riportano questo racconto. I fatti che lo preparano sono:
la moltiplicazione dei pani; e le folle che vorrebbero acclamarlo un Messia nazionalista.
Le autorità della nazione e i farisei non lo riconoscono come Messia e lo disprezzano.
Professione di fede di Pietro, a nome dei discepoli rimasti; e nello stesso tempo il loro “non pen-sare secondo Dio ma secondo gli uomini” (Mc 8,33)
Gesù allora si dedica a rivelare loro progressivamente il mistero del destino che lo attende come Messia, cioè del Figlio dell’uomo che deve salire a Gerusalemme, per morire e risuscitare. Gli apo-stoli sono spaventati. Come superare lo scandalo della croce e della morte?
Gesù indica non come evitarlo, ma come superarlo: nello stesso momento proclama l’umiliazione e la gloria che lo seguirà; morte ignominiosa e risurrezione al terzo giorno: due aspetti dello stesso mistero.
Per lui, ma anche per i suoi discepoli.
Fino alla Pasqua e alla Pentecoste, non è possibile nascondere lo scandalo.
Ma il Padre può far contemplare per un istante ai discepoli privilegiati uno squarcio della gloria finale del suo Figlio:
E diceva loro: «In verità vi dico: vi sono alcuni qui presenti, che non morranno senza aver visto il regno di Dio venire con potenza». (Mc 9,1)
Una pregustazione della gloria escatologica del Figlio dell’uomo, già contenuta in quel Gesù che vive con loro quotidianamente.
Dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!».
La voce: è la stessa che si è fatta udire al Battesimo di Gesù; ma qui c’è l’aggiunta: ascoltatelo!
Il Figlio mio, l’amato,
è il figlio unico, quello del salmo 2,7:
Egli mi ha detto: «Tu sei mio figlio,
io oggi ti ho generato.
Il comando ascoltatelo!, richiama l’annuncio del Deuteronomio: Il Signore tuo Dio susciterà per te, in mezzo a te, fra i tuoi fratelli, un profeta pari a me; a lui darete ascolto (Deut 18,15),
Pietro ne applica il senso a Gesù : Mosè infatti disse: Il Signore vostro Dio vi farà sorgere un profeta come me in mezzo ai vostri fratelli; voi lo ascolterete in tutto quello che egli vi dirà. (Atti 3,22).
La montagna: il luogo appartato e deserto per sfuggire all’assedio della folla.
Un alto monte, in disparte, loro soli.
Quale monte? Il Tabor? O l’Hermon? Perchè non il monte Sion, Gerusalemme?
il monte del tempio del Signore
sarà eretto sulla cima dei monti
e sarà più alto dei colli;
ad esso affluiranno tutte le genti.
Verranno molti popoli e diranno:
«Venite, saliamo sul monte del Signore,
al tempio del Dio di Giacobbe,
perché ci indichi le sue vie
e possiamo camminare per i suoi sentieri». (Is 2, 2-3).
Forse Gerusalemme diventa secondaria di fronte alla gloria annunciata nella Trasfigurazione.
È un monte simbolico, che richiama semmai il monte Sinai; il monte di Mosè e di Elia.
La Gloria del Signore venne a dimorare sul monte Sinai e la nube lo coprì per sei giorni. Al set-timo giorno il Signore chiamò Mosè dalla nube. (Es24, 16)
Gesù è il nuovo Mosè.
Dopo sei giorni, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto (Mc 9,2)
La gloria:
preannuncio escatologico, di quando
il Figlio dell'uomo verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi». (Mc 8, 38)
Le capanne:
«Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia».
Riferimento alla festa delle Capanne, in cui Dio viene a intrattenersi familiarmente con il suo popolo?
O riferimento a Mosè, che dopo aver parlato con Dio, aveva il volto così splendente che doveva coprirsi la faccia con un velo, e se lo toglieva solo quando entrava nella tenda del Convegno per parlare con Dio:
Quando Mosè usciva per recarsi alla tenda, tutto il popolo si alzava in piedi, stando ciascuno all'ingresso della sua tenda: guardavano passare Mosè, finché fosse entrato nella tenda. Quando Mosè entrava nella tenda, scendeva la colonna di nube e restava all'ingresso della tenda. Allora il Signore parlava con Mosè. Tutto il popolo vedeva la colonna di nube, che stava all'ingresso della tenda e tutti si alzavano e si prostravano ciascuno all'ingresso della propria tenda. Così il Signore parlava con Mosè faccia a faccia, come un uomo parla con un altro. (Es 33,8-11).
O forse è la stessa idea che S. Giovanni riprende nel suo Vangelo:
E il Verbo si fece carne
e pose la sua capanna in mezzo a noi (Gv 1,14).
La nube:
Ancora le immagini della nube di Mosè:
Allora la nube coprì la tenda del convegno e la Gloria del Signore riempì la Dimora. Mosè non potè entrare nella tenda del convegno, perché la nube dimorava su di essa e la Gloria del Signore riempiva la Dimora. (Es 40, 34-35)
La nube che discende sul volto glorioso di Gesù, indica la presenza di Dio stesso.
È la stessa immagine (e lo stesso verbo) che Luca usa per l’annuncio dell’angelo a Maria: “La potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra” (Lc 1,35).
Nella seconda lettera di Pietro, la trasfigurazione viene ricordata con intento catechistico:
Vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del Signore nostro Gesù Cristo non perché siamo andati dietro a favole artificiosamente inventate, ma perché siamo stati testimoni oculari del-la sua grandezza.
Egli infatti ricevette onore e gloria da Dio Padre quando giunse a lui questa voce dalla maesto-sa gloria: «Questi è il Figlio mio, l’amato, nel quale ho posto il mio compiacimento». Questa voce noi l'abbiamo udita scendere dal cielo mentre eravamo con lui sul santo monte. (1 Pt 2,16-18)
Qui non c’è più nube, né alta montagna, ma santo monte. Non c’è “ascoltatelo”.
Pietro vuole dare garanzia divina al suo insegnamento. Ascensione e Pentecoste hanno altri nu-merosi testimoni; ma si riferiscono al Signore ormai nella fase escatologica; la Trasfigurazione in-vece assicura la presenza di Cristo nella nostra esperienza storica, prima della Pasqua.
Cristo Trasfigurato è il simbolo dell’incontro tra cielo e terra. È il luogo dell’esperienza mistica
L’esperienza quotidiana del cristiano è illuminata dalla presenza di Cristo e prepara alla grande luce della Pasqua eterna, anche quando è afflitta da sofferenza, e deve prendere su di sé la croce o-gni giorno.
venerdì 6 marzo 2009
Freddo freddo
Passate le ceneri... trovata la febbre.
Era normale che l'influenza o parainfluenza avesse dovuto prendermi. 4 giorni di superfebbre.
Pazienza..... mi spiace per i disagi che ho causato alla parrocchia.
Tanti pensieri per ... Marrazzo.
Ma nel frattempo fatevi un giretto sulla terrazza... dei cappellani.

Chiamiamola così....
Direi che una terrazza con tale vista fa gola.... a molti che ne dite.
Vogliamo farci un giretto sulle volte della Chiesa?

Un po di fatica ma ne vale la pena.... Gli architetti di oggi.. hanno solo da aprire gli occhi.... stupirsi e imparare....
Era normale che l'influenza o parainfluenza avesse dovuto prendermi. 4 giorni di superfebbre.
Pazienza..... mi spiace per i disagi che ho causato alla parrocchia.
Tanti pensieri per ... Marrazzo.
Ma nel frattempo fatevi un giretto sulla terrazza... dei cappellani.
Chiamiamola così....
Direi che una terrazza con tale vista fa gola.... a molti che ne dite.
Vogliamo farci un giretto sulle volte della Chiesa?
Un po di fatica ma ne vale la pena.... Gli architetti di oggi.. hanno solo da aprire gli occhi.... stupirsi e imparare....
lunedì 23 febbraio 2009
Il Mercoledì delle Ceneri
Con Mercoledì prossimo ha inizio la Quaresima.
Il Mercoledì delle Ceneri Giorno di Digiuno e penitenza, la Santa Messa verrà celebrata alle 8.30, alle 17.30 (sono invita-ti i bambini con le famiglie) e alle 18.30
Venerdì alle 17.00 (come ogni venerdì di Quaresima) ci sarà la Via Crucis e, alle 21.00, la catechesi per gli adulti
Il Mercoledì delle Ceneri Giorno di Digiuno e penitenza, la Santa Messa verrà celebrata alle 8.30, alle 17.30 (sono invita-ti i bambini con le famiglie) e alle 18.30
Venerdì alle 17.00 (come ogni venerdì di Quaresima) ci sarà la Via Crucis e, alle 21.00, la catechesi per gli adulti
QUARESIMA 2009
QUARESIMA 2009
Con la Quaresima, entriamo nel cuore della nostra vita liturgica e di fede. Il punto di arrivo sarà la celebrazione della passione, morte e resurrezione di Gesù.
A questo evento, che viene riattualizzato con la celebrazione della Pasqua dobbiamo prepararci con il cammino di fede che la Liturgia ci propone. Non celebreremo il ricordo della Pasqua, ma vivremo la Pasqua del Signore e la nostra Pasqua: il nostro passaggio dalla morte alla vita, dal peccato alla grazia. Per questo la quaresima è un tempo in cui siamo invitati a cercare e trovare Dio, cercare e trovare gli altri, cercare e trovare noi stessi.
E' tempo di preghiera, e tempo di digiuno, e' tempo di conversione, e' tempo di penitenza, e' tempo di carità.
Credo che per la nostra comunità uno degli aspetti che più dobbiamo sottolineare debba essere la preghiera: dice il Signore: "Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà." Non dovrebbe passare giorno in cui non abbiamo passato un po' del nostro tempo con Dio. Stare con Lui significa ascoltarlo, verificare la nostra vita, trovare la forza per operare il bene, invocarlo nei momenti di smarrimento.
Preghiera personale: le occasioni dobbiamo cercarcele, dobbiamo progettarcele. Saperci fermare e nella turbolenta vita di ogni giorno saper stare almeno cinque minuti con Dio. Sembrano pochi, cinque minuti, ma se non ci organizziamo, non riusciamo a trovare neppure quelli.
Sarà il momento della Preghiera in famiglia. La sera, quando finalmente si è riuniti a cena, sarà bello ringraziare il Signore per quanto ci ha dato, e camminare spiritualmente insieme verso la Celebrazione del Signore Risorto con una semplice e breve preghiera
Preghiera comunitaria: deve diventare in questo periodo più intensa.
La domenica, giorno del Signore, scandirà i passi del nostro cammino: la Parola di Dio che ascolteremo ci proporrà gli obiettivi da raggiungere ed il pane eucaristico che riceveremo ci sarà di sostegno nel nostro impegno. Sempre, ma soprattutto in questo periodo, dovremo partecipare alla Messa. Molte volte presi da tanti impegni, da tanti lavori, la tralasciamo. Il Signore viene sempre dopo tutte le altre cose. Non è giusto nei suoi confronti.
Ogni giorno c’è la possibilità partecipare alla Messa: la mattina alle 8.30 o il pomeriggio alle 17.30.
Il Venerdì, poi, sarà un giorno particolare per la preghiera. Alle 17.00, prima della Messa, faremo La Via Crucis.
Tempo di penitenza: prepariamoci e celebriamo il sacramento della Riconciliazione, la Confessione. Se non siamo capaci, facciamoci aiutare e troviamo in questo tempo il momento adatto per ricevere la grazia del Perdono del Signore
Il digiuno serve per chiedere a Dio, il dono della pace, essere essenziali, rinunciare a quanto è superfluo ed aiutare nella carità chi si trova in necessità. Ci sono persone che vivono ai limiti della tollerabilità di una vita decente, anche accanto a noi. Per questo si propone che il frutto del digiuno (i soldi che non abbiamo consumati per il superfluo) possano esser devoluti per le necessità dei chi ha bisogno. Ognuno sa i modi per poter far questo.
All’entrata della Chiesa c’è una case dove si raccolgono le offerte specificatamente per la carità. Tutto quanto versato in essa servirà per la ‘Carità’ verso i poveri e dato alla Caritas Diocesana.
Ci auguriamo di poter vivere e non subire questa Quaresima: lasciamo che il Signore entri nel nostro cuore, nella nostra famiglia, nel nostro rione. A Lui che ci dona la Vita, diamo un po’ del nostro tempo per poter vivere, insieme con Lui, la nostra Resurrezione.
Don Giuseppe, parroco.
Con la Quaresima, entriamo nel cuore della nostra vita liturgica e di fede. Il punto di arrivo sarà la celebrazione della passione, morte e resurrezione di Gesù.
A questo evento, che viene riattualizzato con la celebrazione della Pasqua dobbiamo prepararci con il cammino di fede che la Liturgia ci propone. Non celebreremo il ricordo della Pasqua, ma vivremo la Pasqua del Signore e la nostra Pasqua: il nostro passaggio dalla morte alla vita, dal peccato alla grazia. Per questo la quaresima è un tempo in cui siamo invitati a cercare e trovare Dio, cercare e trovare gli altri, cercare e trovare noi stessi.
E' tempo di preghiera, e tempo di digiuno, e' tempo di conversione, e' tempo di penitenza, e' tempo di carità.
Credo che per la nostra comunità uno degli aspetti che più dobbiamo sottolineare debba essere la preghiera: dice il Signore: "Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà." Non dovrebbe passare giorno in cui non abbiamo passato un po' del nostro tempo con Dio. Stare con Lui significa ascoltarlo, verificare la nostra vita, trovare la forza per operare il bene, invocarlo nei momenti di smarrimento.
Preghiera personale: le occasioni dobbiamo cercarcele, dobbiamo progettarcele. Saperci fermare e nella turbolenta vita di ogni giorno saper stare almeno cinque minuti con Dio. Sembrano pochi, cinque minuti, ma se non ci organizziamo, non riusciamo a trovare neppure quelli.
Sarà il momento della Preghiera in famiglia. La sera, quando finalmente si è riuniti a cena, sarà bello ringraziare il Signore per quanto ci ha dato, e camminare spiritualmente insieme verso la Celebrazione del Signore Risorto con una semplice e breve preghiera
Preghiera comunitaria: deve diventare in questo periodo più intensa.
La domenica, giorno del Signore, scandirà i passi del nostro cammino: la Parola di Dio che ascolteremo ci proporrà gli obiettivi da raggiungere ed il pane eucaristico che riceveremo ci sarà di sostegno nel nostro impegno. Sempre, ma soprattutto in questo periodo, dovremo partecipare alla Messa. Molte volte presi da tanti impegni, da tanti lavori, la tralasciamo. Il Signore viene sempre dopo tutte le altre cose. Non è giusto nei suoi confronti.
Ogni giorno c’è la possibilità partecipare alla Messa: la mattina alle 8.30 o il pomeriggio alle 17.30.
Il Venerdì, poi, sarà un giorno particolare per la preghiera. Alle 17.00, prima della Messa, faremo La Via Crucis.
Tempo di penitenza: prepariamoci e celebriamo il sacramento della Riconciliazione, la Confessione. Se non siamo capaci, facciamoci aiutare e troviamo in questo tempo il momento adatto per ricevere la grazia del Perdono del Signore
Il digiuno serve per chiedere a Dio, il dono della pace, essere essenziali, rinunciare a quanto è superfluo ed aiutare nella carità chi si trova in necessità. Ci sono persone che vivono ai limiti della tollerabilità di una vita decente, anche accanto a noi. Per questo si propone che il frutto del digiuno (i soldi che non abbiamo consumati per il superfluo) possano esser devoluti per le necessità dei chi ha bisogno. Ognuno sa i modi per poter far questo.
All’entrata della Chiesa c’è una case dove si raccolgono le offerte specificatamente per la carità. Tutto quanto versato in essa servirà per la ‘Carità’ verso i poveri e dato alla Caritas Diocesana.
Ci auguriamo di poter vivere e non subire questa Quaresima: lasciamo che il Signore entri nel nostro cuore, nella nostra famiglia, nel nostro rione. A Lui che ci dona la Vita, diamo un po’ del nostro tempo per poter vivere, insieme con Lui, la nostra Resurrezione.
Don Giuseppe, parroco.
venerdì 20 febbraio 2009
VII DOMENICA ORD – B da don Franco
Prima Lettura Is 43,18-19.21-22.24b-25
Dal libro del profeta Isaia
Così dice il Signore:
«Non ricordate più le cose passate,
non pensate più alle cose antiche!
Ecco, io faccio una cosa nuova:
proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?
Aprirò anche nel deserto una strada,
immetterò fiumi nella steppa.
Il popolo che io ho plasmato per me
celebrerà le mie lodi.
Invece tu non mi hai invocato, o Giacobbe;
anzi ti sei stancato di me, o Israele.
Tu mi hai dato molestia con ì peccati,
mi hai stancato con le tue iniquità.
Io, io cancello i tuoi misfatti
per amore di me stesso,
e non ricordo più i tuoi peccati».
Salmo Responsoriale Dal Salmo 40
Rinnovaci, Signore, col tuo perdono
Beato l'uomo che ha cura del debole:
nel giorno della sventura il Signore lo libera.
Il Signore veglierà su di lui,
lo farà vivere beato sulla terra,
non lo abbandonerà in preda ai nemici.
Il Signore lo sosterrà sul letto del dolore;
tu lo assisti quando giace ammalato.
Io ho detto: «Pietà di me, Signore,
guariscimi: contro di te ho peccato».
Per la mia integrità tu mi sostieni
e mi fai stare alla tua presenza per sempre.
Sia benedetto il Signore, Dio d'Israele,
da sempre e per sempre. Amen, amen.
Seconda Lettura 2 Cor 1, 18-22
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, Dio è testimone che la nostra parola verso di voi non è «sì» e «no». Il Figlio di Dio, Gesù Cristo, che abbiamo annunciato tra voi, io, Silvano e Timòteo, non fu «sì» e «no», ma in lui vi fu il «sì». Infatti tutte le promesse di Dio in lui sono «sì». Per questo attraverso di lui sale a Dio il nostro «Amen» per la sua gloria.
È Dio stesso che ci conferma, insieme a voi, in Cristo e ci ha conferito l'unzione, ci ha impresso il sigillo e ci ha dato la caparra dello Spirito nei nostri cuori.
Vangelo Mc 2, 1-12
Dal vangelo secondo Marco
Gesù entrò di nuovo a Cafarnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola.
Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un'apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati».
Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?». E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pen-savano tra sé, disse loro: «Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico "Ti sono perdonati i peccati", oppure dire "Alzati, prendi la tua barella e cammina"? Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te - disse al paralitico -: alzati, prendi la tua barella e va' a casa tua».
Quello si alzò e subito prese la sua barella e sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meraviglia-rono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».
Dovevano portarlo in quattro.
Il paralitico non può muoversi da solo.
Però pure quelli che stanno davanti alla porta sono come paralitici, nessuno si muove né si degna di con-cedergli un varco.
Viene da chiedersi: È più grave la paralisi del corpo o quella dello spirito?
Per completare l’accenno, sempre così essenziale di Marco, possiamo immaginare i commenti:
Mo che vuole questo? Pretende di ascoltare Gesù che annunciava loro la Parola. Ma che può capire, lui, un peccatore? Se è così malato certo Dio lo ha punito per qualche peccato! Suo o della sua famiglia. E quanto posto occupa? Io non mi muovo. Non c’è posto per lui.
(Ricordate? «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?». 3 Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio. (Giov 9, 3)).
Una signora venne a lamentarsi perché un uomo in carrozzella chiedeva l’elemosina alla porta della chie-sa, in via del Corso, e diceva: “che brutto, tutti questi poveri, … al centro di Roma! Bisognerebbe mandarli in periferia!”
O che pensereste di quei ragazzi, che vedendo salire sul bus un disabile, non gli cedessero il posto a sede-re, anzi facessero delle battute sulle sue anomalie?
La situazione doveva essere proprio così alla porta di quella casa. Infatti, erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro … ma nessuno di muove …
Marco ha già fatto capire da che parte sta, e chi sono i veri peccatori, sempre pronti al giudizio sugli altri; giudizio perentorio e inappellabile non solo sul paralitico e i quattro, ma anche su Gesù; tutti arroccati nelle loro sicurezze “non negoziabili”.
Che potranno pensare quando Gesù dirà «Figlio, ti sono perdonati i peccati»?
Brutalmente disarcionati, non capiranno niente. Per loro il perdono dei peccati è solo quello che Dio concede nel giorno del Kippur: gesti, riti e preghiere ben classificati della liturgia ebraica.
Il comportamento di Gesù è novità assoluta:
• non è vero che il paralitico è così perché punito da Dio;
• è invece strumento di un annuncio di vita nuova che solo Dio può dare; Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?
• questa nuova vita è donata per mezzo di Gesù;
• i veri peccatori sono quelli che non hanno permesso al paralitico di entrare.
• esiste il potere di perdonare i peccati sulla terra.
• Tutto viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il mini-stero della riconciliazione. (2 Cor 5,18)
Non è più così chiaro il modo con cui questo perdono si può celebrare nella Chiesa, e in che mo-do essa è erede di quella facoltà di Gesù.
Un po’ di storia della Liturgia ci fa comprendere quanto faticoso sia stato nei secoli il cammino della Chiesa per attualizzare questo potere di perdonare i peccati sulla terra.
Forma e riti della celebrazione si sono evoluti attraverso i secoli.
L’ultimo documento per l’attuazione del RITO DELLA PENITENZA riformato a norma dei de-creti del Concilio Ecumenico Vaticano II e promulgato da Papa Paolo VI, porta la data dell’8 marzo 1974.
Ma non ci sono i penitenti, e chi vuole celebrare la Riconciliazione in genere lo fa altrove.
Ma cosa è successo nella pratica del sacramento della Riconciliazione, che dovrebbe riprodurre per noi quello che Gesù fece col paralitico?
Dobbiamo riconoscere che la Confessione (Riconciliazione) in pochissimi anni è colata veloce-mente a picco.
Un crollo improvviso di fede, la poca disponibilità dei sacerdoti, la mancanza di tempo nella no-stra vita frenetica, una sfiducia nella Chiesa?
O un segno dello Spirito che ci interroga su come stiamo vivendo il sacramento del perdono dei peccati?
Forse l’Istituzione Chiesa si è identificata più con codici giuridici, che con lo spirito del Vangelo, troppo schierata con quelli che giudicano le intenzioni, affermano principi morali, sono sicuri delle proprie decisioni e severi con gli altri?
Come ritrovare l’umiltà e l’autorità di Gesù che comprende e non condanna, anzi che mette ele-gantemente sotto accusa l’atteggiamento degli scribi? Lo spirito di Gesù ha altre strade.
Ma quei quattro scatenati sono decisi ad arrivare da Gesù a qualunque costo. Forse si aspettano la guarigione, come il lebbroso di domenica scorsa, ma non è detto esplicitamente. Il paralitico in tutta la vicenda non dice nemmeno una parola; è guarito per la fede dei suoi amici.
Forse questa pagina del Vangelo vuole sottolineare il ruolo della comunità nell’itinerario del perdono.
Fantastica e commovente l’idea di farlo calare dal tetto. Indica l’intraprendenza della fede dei quattro più che la realtà, l’utopia che Marco approva e incoraggia. Nessuna difficoltà potrà scorag-giarli.
Ed ecco che Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati».
Commuove e dà fiducia questo Gesù che guarda in faccia quegli uomini e vede la loro fede inte-riore; nel paralitico vede l’uomo, l’ immagine e somiglianza di Dio, da ricostruire, nel corpo e nello spirito.
Attraverso il corpo raggiunge tutto l’uomo.
Subito Gesù si mette dalla sua parte, dalla parte dei peccatori. Forse essi lo sono pure, ma stanno cercando guarigione, del corpo e dello spirito.
Già al Battesimo di Giovanni, Gesù si era messo dalla parte dei peccatori, si era mischiato con loro per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Io ho bisogno di es-sere battezzato da te e tu vieni da me?».
Ma Gesù gli disse: «Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia». (Mt 3, 14-15)
La nostra mente va istintivamente anche a quell’altro racconto del capitolo ottavo di Giovanni:
«Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». E chinatosi di nuovo, scri-veva per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi.
Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più». (Giov 8, 7-11)
Gesù ha ribaltato la situazione. Ora i colpevoli sono quelli che pretendevano di accusare.
Non abbiamo fretta di identificare questi Vangeli con la “Riconciliazione”, come la conosciamo noi ora; certo però ci suggeriscono serie riflessioni per uscire da una prassi spesso frettolosa, super-ficiale e individualistica.
Sentiamo sinceramente che siamo peccatori, bisognosi della fede di quei quattro, cerchiamo la serenità del perdono di Dio e dei fratelli che abbiamo offeso, e siamo alla ricerca di quello che Gesù farebbe oggi per assicurarci il perdono e la forza di riprendere il cammino nella sua Chiesa.
Dal libro del profeta Isaia
Così dice il Signore:
«Non ricordate più le cose passate,
non pensate più alle cose antiche!
Ecco, io faccio una cosa nuova:
proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?
Aprirò anche nel deserto una strada,
immetterò fiumi nella steppa.
Il popolo che io ho plasmato per me
celebrerà le mie lodi.
Invece tu non mi hai invocato, o Giacobbe;
anzi ti sei stancato di me, o Israele.
Tu mi hai dato molestia con ì peccati,
mi hai stancato con le tue iniquità.
Io, io cancello i tuoi misfatti
per amore di me stesso,
e non ricordo più i tuoi peccati».
Salmo Responsoriale Dal Salmo 40
Rinnovaci, Signore, col tuo perdono
Beato l'uomo che ha cura del debole:
nel giorno della sventura il Signore lo libera.
Il Signore veglierà su di lui,
lo farà vivere beato sulla terra,
non lo abbandonerà in preda ai nemici.
Il Signore lo sosterrà sul letto del dolore;
tu lo assisti quando giace ammalato.
Io ho detto: «Pietà di me, Signore,
guariscimi: contro di te ho peccato».
Per la mia integrità tu mi sostieni
e mi fai stare alla tua presenza per sempre.
Sia benedetto il Signore, Dio d'Israele,
da sempre e per sempre. Amen, amen.
Seconda Lettura 2 Cor 1, 18-22
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, Dio è testimone che la nostra parola verso di voi non è «sì» e «no». Il Figlio di Dio, Gesù Cristo, che abbiamo annunciato tra voi, io, Silvano e Timòteo, non fu «sì» e «no», ma in lui vi fu il «sì». Infatti tutte le promesse di Dio in lui sono «sì». Per questo attraverso di lui sale a Dio il nostro «Amen» per la sua gloria.
È Dio stesso che ci conferma, insieme a voi, in Cristo e ci ha conferito l'unzione, ci ha impresso il sigillo e ci ha dato la caparra dello Spirito nei nostri cuori.
Vangelo Mc 2, 1-12
Dal vangelo secondo Marco
Gesù entrò di nuovo a Cafarnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola.
Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un'apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati».
Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?». E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pen-savano tra sé, disse loro: «Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico "Ti sono perdonati i peccati", oppure dire "Alzati, prendi la tua barella e cammina"? Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te - disse al paralitico -: alzati, prendi la tua barella e va' a casa tua».
Quello si alzò e subito prese la sua barella e sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meraviglia-rono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».
Dovevano portarlo in quattro.
Il paralitico non può muoversi da solo.
Però pure quelli che stanno davanti alla porta sono come paralitici, nessuno si muove né si degna di con-cedergli un varco.
Viene da chiedersi: È più grave la paralisi del corpo o quella dello spirito?
Per completare l’accenno, sempre così essenziale di Marco, possiamo immaginare i commenti:
Mo che vuole questo? Pretende di ascoltare Gesù che annunciava loro la Parola. Ma che può capire, lui, un peccatore? Se è così malato certo Dio lo ha punito per qualche peccato! Suo o della sua famiglia. E quanto posto occupa? Io non mi muovo. Non c’è posto per lui.
(Ricordate? «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?». 3 Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio. (Giov 9, 3)).
Una signora venne a lamentarsi perché un uomo in carrozzella chiedeva l’elemosina alla porta della chie-sa, in via del Corso, e diceva: “che brutto, tutti questi poveri, … al centro di Roma! Bisognerebbe mandarli in periferia!”
O che pensereste di quei ragazzi, che vedendo salire sul bus un disabile, non gli cedessero il posto a sede-re, anzi facessero delle battute sulle sue anomalie?
La situazione doveva essere proprio così alla porta di quella casa. Infatti, erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro … ma nessuno di muove …
Marco ha già fatto capire da che parte sta, e chi sono i veri peccatori, sempre pronti al giudizio sugli altri; giudizio perentorio e inappellabile non solo sul paralitico e i quattro, ma anche su Gesù; tutti arroccati nelle loro sicurezze “non negoziabili”.
Che potranno pensare quando Gesù dirà «Figlio, ti sono perdonati i peccati»?
Brutalmente disarcionati, non capiranno niente. Per loro il perdono dei peccati è solo quello che Dio concede nel giorno del Kippur: gesti, riti e preghiere ben classificati della liturgia ebraica.
Il comportamento di Gesù è novità assoluta:
• non è vero che il paralitico è così perché punito da Dio;
• è invece strumento di un annuncio di vita nuova che solo Dio può dare; Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?
• questa nuova vita è donata per mezzo di Gesù;
• i veri peccatori sono quelli che non hanno permesso al paralitico di entrare.
• esiste il potere di perdonare i peccati sulla terra.
• Tutto viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il mini-stero della riconciliazione. (2 Cor 5,18)
Non è più così chiaro il modo con cui questo perdono si può celebrare nella Chiesa, e in che mo-do essa è erede di quella facoltà di Gesù.
Un po’ di storia della Liturgia ci fa comprendere quanto faticoso sia stato nei secoli il cammino della Chiesa per attualizzare questo potere di perdonare i peccati sulla terra.
Forma e riti della celebrazione si sono evoluti attraverso i secoli.
L’ultimo documento per l’attuazione del RITO DELLA PENITENZA riformato a norma dei de-creti del Concilio Ecumenico Vaticano II e promulgato da Papa Paolo VI, porta la data dell’8 marzo 1974.
Ma non ci sono i penitenti, e chi vuole celebrare la Riconciliazione in genere lo fa altrove.
Ma cosa è successo nella pratica del sacramento della Riconciliazione, che dovrebbe riprodurre per noi quello che Gesù fece col paralitico?
Dobbiamo riconoscere che la Confessione (Riconciliazione) in pochissimi anni è colata veloce-mente a picco.
Un crollo improvviso di fede, la poca disponibilità dei sacerdoti, la mancanza di tempo nella no-stra vita frenetica, una sfiducia nella Chiesa?
O un segno dello Spirito che ci interroga su come stiamo vivendo il sacramento del perdono dei peccati?
Forse l’Istituzione Chiesa si è identificata più con codici giuridici, che con lo spirito del Vangelo, troppo schierata con quelli che giudicano le intenzioni, affermano principi morali, sono sicuri delle proprie decisioni e severi con gli altri?
Come ritrovare l’umiltà e l’autorità di Gesù che comprende e non condanna, anzi che mette ele-gantemente sotto accusa l’atteggiamento degli scribi? Lo spirito di Gesù ha altre strade.
Ma quei quattro scatenati sono decisi ad arrivare da Gesù a qualunque costo. Forse si aspettano la guarigione, come il lebbroso di domenica scorsa, ma non è detto esplicitamente. Il paralitico in tutta la vicenda non dice nemmeno una parola; è guarito per la fede dei suoi amici.
Forse questa pagina del Vangelo vuole sottolineare il ruolo della comunità nell’itinerario del perdono.
Fantastica e commovente l’idea di farlo calare dal tetto. Indica l’intraprendenza della fede dei quattro più che la realtà, l’utopia che Marco approva e incoraggia. Nessuna difficoltà potrà scorag-giarli.
Ed ecco che Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati».
Commuove e dà fiducia questo Gesù che guarda in faccia quegli uomini e vede la loro fede inte-riore; nel paralitico vede l’uomo, l’ immagine e somiglianza di Dio, da ricostruire, nel corpo e nello spirito.
Attraverso il corpo raggiunge tutto l’uomo.
Subito Gesù si mette dalla sua parte, dalla parte dei peccatori. Forse essi lo sono pure, ma stanno cercando guarigione, del corpo e dello spirito.
Già al Battesimo di Giovanni, Gesù si era messo dalla parte dei peccatori, si era mischiato con loro per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Io ho bisogno di es-sere battezzato da te e tu vieni da me?».
Ma Gesù gli disse: «Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia». (Mt 3, 14-15)
La nostra mente va istintivamente anche a quell’altro racconto del capitolo ottavo di Giovanni:
«Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». E chinatosi di nuovo, scri-veva per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi.
Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più». (Giov 8, 7-11)
Gesù ha ribaltato la situazione. Ora i colpevoli sono quelli che pretendevano di accusare.
Non abbiamo fretta di identificare questi Vangeli con la “Riconciliazione”, come la conosciamo noi ora; certo però ci suggeriscono serie riflessioni per uscire da una prassi spesso frettolosa, super-ficiale e individualistica.
Sentiamo sinceramente che siamo peccatori, bisognosi della fede di quei quattro, cerchiamo la serenità del perdono di Dio e dei fratelli che abbiamo offeso, e siamo alla ricerca di quello che Gesù farebbe oggi per assicurarci il perdono e la forza di riprendere il cammino nella sua Chiesa.
Prove Tecniche a Piazza del Popolo
E' quasi notte fonda, almeno per me (21.30) sento rulli di tamburo. Mi affaccio alla finestra. Un fascio di luce verde davanti ai miei occhi. Ma che sarà? Seguo la lunga linea tracciata nel vuoto, sospesa su via del Corso. Parte da Piazza del Popolo e raggiunge il Vittoriano.... ma che sarà?
UFO?
UFO?
martedì 17 febbraio 2009
Iscriviti a:
Post (Atom)
















