giovedì 29 ottobre 2009

LA CELEBRAZIONE DELLA EUCARISTIA NELLA NOSTRA PARROCCHIA





Abbiamo fatto due incontri ad orari differenti per permettere a più persone di partecipare, nonostante il tentativo il numero dei partecipanti è stato esiguo, sulla quindicina di persone

 Anche per la nostra Parrocchia, la messa domenicale, costituisce il momento più aggregante della vita della comunità, forse da noi, vista la peculiarità del territorio, più che in altre parrocchie in cui la vita comunitaria si diversifica in diversi movimenti, attività e gruppi.
Diciamo che anche noi abbiamo delle attività di catechesi, ma il numero dei partecipanti è sempre relativo, ed ogni volta che si tratta di andare oltre a quello che è solo la partecipazione alla messa domenicale i risultati sono abbastanza scarsi.
 In questi tre anni di mia attività ho visto certamente un intensificarsi di partecipazione alle celebrazioni della domenica. Intanto questo, soprattutto per la Messa della mattina, è dato dalla presenza e partecipazione di bambini con le loro famiglie. Si è cercato anche di dare un taglio preciso sia nella predicazione come nella celebrazione per permettere una partecipazione attiva e viva dei bambini e di conseguenza delle loro famiglie. C’è la possibilità di arrivare prima e prepararsi per rendere il Culto a Dio, più sentito e vero.



 Inoltre alche la messa vespertina del Sabato e, un po’ meno, ma certamente superiore al passato, quella della domenica alle 17.30, ha visto un aumento di partecipazione dei fedeli. Abbiamo cercato anche di introdurre la presenza di organisti in modo da rendere la messa più viva e meno fredda. La liturgia ha bisogno anche di questo. Ma soprattutto per queste due si è potuto notare una difficoltà oggettiva di partecipazione. Pur essendo pressoché piene di fedeli, che tra l’altro, eccetto in caso di pioggia, assidui, la partecipazione alla Messa domenicale è Elettiva non Territoriale. Diciamo che praticamente i fedeli provengono per lo più, per scelta, da altre zone di Roma, e quindi pur partecipando mancano di quel senso di appartenenza alla comunità propria delle altre parrocchie di periferia. Quello che si può sentire, e certo non è cosa da poco, è il senso di appartenenza alla Chiesa e non a questa specifica comunità.
Quindi spesso anche le Riflessioni e le Omelie risentono di questa realtà e toccano più la persona che non la comunità in sé.



 Di contro ci troviamo a vivere in un paradosso: quello della molteplicità delle Chiese e Basiliche nel nostro territorio che essendo una ricchezza spirituale, riducono di molto il senso di appartenenza soprattutto per i residenti.
Infatti soprattutto coloro che abitano nella nostra parrocchia, avendo molte alternative di celebrazioni e di chiese per ‘soddisfare al precetto’ domenicale si regolano sugli orari e luoghi dettati dalla contingenza: da quello che ‘serve’.
Questa situazione certamente aiuta la spiritualità personale, ma depaupera il senso di appartenenza alla nostra Parrocchia di san Giacomo spesso utilizzata dai parrocchiani come sportello per ritirare certificati.
In questo campo c’è molto da lavorare con la partecipazioni di tutti per essere ‘missionari’, impegnati in prima persona ad aiutare i residenti ad amare la loro parrocchia, a viverla, a sentirla come propria. E certamente la partecipazione alla messa domenicale diventa sia uno strumento come un termometro per misurarci nel ‘senso di appartenenza’.

 Che cosa possiamo fare, che proposte si possono dare per aiutare la nostra parrocchia a crescere in questa direzione?
 Anzitutto dare la possibilità per una preparazione personale e comunitaria alla Celebrazione del Signore.
 Personale: già da domenica ho messo a disposizione un sussidio che ciascuno può portarsi a casa in cui, oltre che la liturgia della settimana, viene presentata quella della domenica successiva. Questo permette di avere la possibilità durante la settimana un momento personale di preghiera, aprire la Bibbia, leggere i brani delle letture proposti ed arrivare a celebrare in qualche modo preparati.
 Comunitaria: si propone la Lectio divina: (lettura, riflessione, preghiera) sulla Parola di Dio della domenica il venerdì pomeriggio alle 18.00 (eventualmente se si riesce a realizzare un altro alle 21.00). Questo momento oltre che di ascolto, verifica e condivisione, può aiutare il parroco a capire meglio la Parola incarnandola nella vita concreta dei propri parrocchiani.
 Valorizzare meglio la Messa quotidiana per chi ne ha la possibilità.
Ne abbiamo due: una la mattina alle 8.30, cui partecipano soprattutto persone che lavorano in zona e celebrano l’eucaristia prima di iniziare il loro impegno quotidiano. (si potrebbe anticipare alle 8?) e una alle 17.30. Questa messa potrebbe essere vissuta in modo più profondo, (in questa settimana abbiamo iniziato a farlo) magari riflettendo un po’ sulla Parola di Dio (predica) e rivolgendo a Dio le nostre preghiere (preghiera dei fedeli) visto che venute a mancare le persone trainanti non si riesce più a dire il Rosario (eventualmente come fare per ripristinare questo momento?)
 Vivere più profondamente, e pubblicizzare, come impegno periodico dell’adorazione Eucaristica animata dal movimento ‘Gesù ama’
 Per coloro che possono farlo, ed esistendo le nuove tecnologie, perché non partecipare attivamente al blog della parrocchia proponendo indicazioni per la vita comunitaria, riflessioni, o magari preghiere da proporre la domenica? Queste cose esistono perché non sfruttarle in modo attivo anche per la vita comunitaria ecclesiale?
 Si era proposto di rivedere l’orario delle Messe sia nei giorni feriali come in quelli festivi si può fare una riflessione su questo?



 Inoltre sono usciti anche altre riflessioni che riporto schematicamente:
• diminuire numero delle messe proposte e concentrare l'offerta solo in alcune ore
• sostituire le messe con altri momenti di preghiera o di preparazione al senso dell'eucarestia
• coinvolgimento da parte del sacerdote dei fedeli durante la messa
• coinvolgere un numero maggiore di parrocchiani alle letture turnandoli più spesso, con l'intenzione di aumentare la partecipazione
• 15\20 minuti prima dell'inizio della messa prepara le letture con i fedeli presenti
• creare con i genitori più momenti di comunità,per incontrarsi ( la domenica prima della messa, o dopo con uscite a pranzo)
• prima della fine della messa trovare un modo per dare con più spazio ai comunicati sulle attività della parrocchia( non basta lasciare i volantini)
• creare un appuntamento settimanale , il venerdì per preparare la messa della domenica
• E' emerso che oggi in centro le chiese con la loro proposta vengono visitate a secondo dell'orario di comodo e sono partecipate da molti stranieri .

sabato 10 ottobre 2009

La Mensa Eucaristica.

Giovedì scorso eravamo proprio pochi all'incontro pastorale. Ma non dobbiamo scoraggiarci, venerdì prossimo alle 18.00 riproponiamo la stessa riflessione e condivisione.
Qu sotto ripropongo le domande che guideranno il nostro incontro. Chi non potesse partecipare può usufriure di questa pagina per lasciare e condividere la propria riflessione nella parte 'commenti' del post.
Non che bisogna rispondere ad ogni singola domanda in particolare, ma sarebbe molto utile conoscere una vostra riflessione sull'Eucarista (Messa) vissuta nella nostra comunità.


a) Come giudichiamo la partecipazione dei fedeli all’Eucarestia domenicale?
b) L’Eucarestia e la domenica sono momenti significativi nel cammino di fede dei fedeli, in grado di
tener viva la presenza cristiana in famiglia, negli ambienti professionali, negli altri luoghi di vita?
c) Quali iniziative di catechesi sull’Eucarestia vengono promosse nella nostra comunità, le quali
ne favoriscano una più consapevole partecipazione (omelie, cicli di catechesi liturgica, esercizi spirituali in quaresima, ritiri prolungati in estate, incontri periodici, ecc.)?
d) Dall’Eucarestia domenicale scaturisce il desiderio e la pratica concreta dell’adorazione eucaristica?
e) In parrocchia e nelle altre comunità, i sacerdoti con i collaboratori pastorali (animatori liturgici, accoliti, lettori, animatori del canto, ministranti, ecc.), senza improvvisazioni inopportune, curano la degna e attiva partecipazione all’Eucarestia domenicale? Fanno risplendere la bellezza della liturgia, educando al silenzio e al raccoglimento dinanzi alla presenza del Mistero?
f) Come e dove vengono formati i collaboratori pastorali? La formazione si può considerare adeguata? Si ritiene necessaria l’organizzazione della formazione nelle Prefetture da parte del Vicariato?
g) I collaboratori pastorali praticano personalmente la lectio divina e sono preparati ad insegnarla negli ordinari percorsi formativi?
h) La lectio divina è prevista nel programma settimanale della comunità? Può essere incoraggiata la ripresa in ogni parrocchia, come ai tempi della Missione cittadina, della bella iniziativa dei piccoli gruppi o centri di ascolto di fedeli nelle case e nei luoghi di lavoro?
i) Il gran numero di celebrazioni delle Messe in chiese vicine, particolarmente nel centro storico, non favorisce una vera esperienza di vita eucaristica ed ecclesiale. Quali suggerimenti e proposte, a livello di Prefettura, sembrano opportuni per superare questo dato di fatto?
l) Nel cammino di questi anni, quale è stato il segno più positivo che la nostra comunità ha visto
maturare e sbocciare nel suo seno?
m) In conclusione, la nostra celebrazione eucaristica è vissuta davvero come la celebrazione del
mistero pasquale di Cristo, che dà senso alla nostra vita?

domenica 4 ottobre 2009

Dai il tuo parere sul sondaggio riportato a destra

E' utile conoscere il vostro parere sull'orario che ritenete più utile per poterci incontrare e vivere un momento di 'Lectio Divina': riflessione e preghiera sulla Parola di Dio

Riunione del Consiglio Pastorale allargato

Giovedì prossimo, 8 ottobre, alle 21, ci riuniremo per riflettere sul percorso pastorale diocesano riflettendo sulle domande scaturite dallo strumento di lavoro scaricabile dal sito del Vicariato di Roma:

In questa prospettiva, le nostre comunità sono chiamate a interrogarsi

a) Come giudichiamo la partecipazione dei fedeli all’Eucarestia domenicale?
b) L’Eucarestia e la domenica sono momenti significativi nel cammino di fede dei fedeli, in grado di tener viva la presenza cristiana in famiglia, negli ambienti professionali, negli altri luoghi di vita?
c) Quali iniziative di catechesi sull’Eucarestia vengono promosse nella nostra comunità, le quali
ne favoriscano una più consapevole partecipazione (omelie, cicli di catechesi liturgica, eserci-
zi spirituali in quaresima, ritiri prolungati in estate, incontri periodici, ecc.)?
d) Dall’Eucarestia domenicale scaturisce il desiderio e la pratica concreta dell’adorazione euca-
ristica?
e) In parrocchia e nelle altre comunità, i sacerdoti con i collaboratori pastorali (animatori litur-
gici, accoliti, lettori, animatori del canto, ministranti, ecc.), senza improvvisazioni inopportu-
ne, curano la degna e attiva partecipazione all’Eucarestia domenicale? Fanno risplendere la bel-
lezza della liturgia, educando al silenzio e al raccoglimento dinanzi alla presenza del Mistero?
f) Come e dove vengono formati i collaboratori pastorali? La formazione si può considerare ade-
guata? Si ritiene necessaria l’organizzazione della formazione nelle Prefetture da parte del
Vicariato?
g) I collaboratori pastorali praticano personalmente la
lectio divina
e sono preparati ad inse-
gnarla negli ordinari percorsi formativi?
h) La lectio divina è prevista nel programma settimanale della comunità? Può essere incoraggia-
ta la ripresa in ogni parrocchia, come ai tempi della Missione cittadina, della bella iniziati-
va dei piccoli gruppi o centri di ascolto di fedeli nelle case e nei luoghi di lavoro?
i) Il gran numero di celebrazioni delle Messe in chiese vicine, particolarmente nel centro storico,
non favorisce una vera esperienza di vita eucaristica ed ecclesiale. Quali suggerimenti e pro-
poste, a livello di Prefettura, sembrano opportuni per superare questo dato di fatto?
l) Nel cammino di questi anni, quale è stato il segno più positivo che la nostra comunità ha visto
maturare e sbocciare nel suo seno?
m) In conclusione, la nostra celebrazione eucaristica è vissuta davvero come la celebrazione del
mistero pasquale di Cristo, che dà senso alla nostra vita?

sabato 26 settembre 2009

E l'ospedale San Giacomo?

Oggi in via del Corso, alcune decine di cittadini, medici dell'ex Ospedale san Giacomo si sono riuniti per chiedere che la struttura chiusa il 31 ottobre dello scorso anno ritorni alla città.
Ricordando quei momenti ecco un video, molto amatoriale di quei giorni



venerdì 25 settembre 2009

XXVI DOMENICA ORD. – B 27 settembre 2009 (da don Franco Amatori)

Prima Lettura Nm 11, 25-29

Dal libro dei Numeri
In quei giorni, il Signore scese nella nube e parlò a Mosè: tolse parte dello spirito che era su di lui e lo pose sopra i settanta uomini anziani; quando lo spirito si fu posato su di loro, quelli profetizzarono, ma non lo fecero più in seguito.
Ma erano rimasti due uomini nell'accampamento, uno chiamato Eldad e l'altro Medad. E lo spirito si posò su di loro; erano fra gli iscritti, ma non erano usciti per andare alla tenda. Si misero a profetizzare nell'accampamento.
Un giovane corse ad annunciarlo a Mosè e disse: «Eldad e Medad profetizzano nell'accampamento». Giosuè, figlio di Nun, servitore di Mosè fin dalla sua adolescenza, prese la parola e disse: «Mosè, mio signore, impediscili!». Ma Mosè gli disse: «Sei tu geloso per me?
Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore porre su di loro il suo spirito!».

Salmo Responsoriale Dal Salmo 18

I precetti del Signore fanno gioire il cuore.

La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l'anima;
la testimonianza del Signore è stabile,
rende saggio il semplice.

Il timore del Signore è puro,
rimane per sempre;
i giudizi del Signore sono fedeli,
sono tutti giusti.

Anche il tuo servo ne è illuminato,
per chi li osserva è grande il profitto.
Le inavvertenze, chi le discerne?
Assolvimi dai peccati nascosti.

Anche dall'orgoglio salva il tuo servo
perché su di me non abbia potere;
allora sarò irreprensibile,
sarò puro da grave peccato.

Seconda Lettura Gc 5, 1-6

Dalla lettera di san Giacomo apostolo
Ora a voi, ricchi: piangete e gridate per le sciagure che cadranno su di voi! Le vostre ricchezze sono marce, i vostri vestiti sono mangiati dalle tarme. Il vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine, la loro ruggine si alzerà ad accusarvi e divorerà le vostre carni come un fuoco.
Avete accumulato tesori per gli ultimi giorni! Ecco, il salario dei lavoratori che hanno mietuto sulle vostre terre, e che voi non avete pagato, grida, e le proteste dei mietitori sono giunte alle orecchie del Signore onnipotente. Sulla terra avete vissuto in mezzo a piaceri e delizie, e vi siete ingrassati per il giorno della strage. Avete condannato e ucciso il giusto ed egli non vi ha opposto resistenza.

Vangelo Mc 9,38-43.45.47-48

Dal vangelo secondo Marco
In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c'è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi. Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d'acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa. Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geenna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geenna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue».



Carissimo Giacomo,
ti ringrazio con tutto il cuore della Lettera che hai scritto alle comunità cristiane del tuo tempo, circa 1900 anni fa, ma che è ancora attualissima. Non ti ho conosciuto personalmente. Esattamente non so neppure chi tu sia.
Non sei certamente
Giacomo di Zebedèo (fratello di Giovanni), ai quali (Gesù) diede il nome di Boanèrghes, cioè figli del tuono (Mc 3,17);
ma certo hai ereditato il loro spirito. La lettera che porta il tuo nome è un uragano di insegna-menti, di collera e di dolcezza soprattutto quando parla dei poveri oppressi, dei malati e del perdono dei peccati ...
Nell’anno 44 d.C. il re Erode cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa e fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni. (Atti 12,1-2).
Non sei nemmeno Giacomo di Alfeo, (Mc 3,18) ricordato nel gruppo dei Dodici di Gesù.
Qualcuno suppone che tu sia “Giacomo, il fratello del Signore” (cfr Mc 6,3; Gal 1,19) originario di Nazaret, probabile parente di Gesù (cfr Mt 13,55; Mc 6,3) di cui il libro degli Atti sottolinea il ruolo preminente svolto nella Chiesa di Gerusalemme.
“La più antica informazione sulla morte di questo Giacomo ci è offerta dallo storico ebreo Flavio Giuseppe. Nelle sue Antichità Giudaiche (20,201s), redatte a Roma verso la fine del I° secolo, egli ci racconta che la fine di Giacomo fu decisa con iniziativa illegittima dal Sommo Sacerdote Anano, figlio dell’Annas attestato nei Vangeli, il quale approfittò dell'intervallo tra la deposizione di un Procuratore romano (Festo) e l'arrivo del successore (Albino) per decretare la sua lapidazione nell’anno 62”. (Benedetto XVI - Udienza Generale - Mercoledì 28 giugno 2006).
Molti studiosi ritengono che tu sia un autore della fine del primo secolo (o inizio del secondo); la tua lettera era così importante e radicata nell’insegnamento degli apostoli che l’hai attribuita all’apostolo Giacomo; non era un vero imbroglio, ma un’usanza diffusa in quel tempo, per dare maggiore autorità alla lettera.
Ma chiunque tu sia, ti ammiro per la tua chiarezza, concretezza e il tuo coraggio. Mi ricordi Gio-vanni Battista che paga con la vita il suo “gridare nel deserto”.
La lettera contiene insegnamenti importantissimi per la vita cristiana, ancora molto legati alla cultura e tradizioni ebraiche, ed è un documento che lascia intravedere problemi e usanze della prima generazione di cristiani.
Ma soprattutto mi ha convinto e coinvolto il tuo coraggio nella difesa dei poveri e quella tua de-cisa condanna nei confronti dei ricchi e potenti che opprimono i deboli.
La parte della lettera che leggiamo in questa domenica esprime bene anche la rabbia nostra contro gli abusi di potere dei nostri giorni. Chissà cosa diresti se fossi qui oggi, in questa nostra società ingiusta, violenta e dilaniata! Finalmente ho trovato in te un alleato. Certe volte mi viene la voglia di usare le tue stesse parole; sento come una ribellione dentro di me. Non è vero che il cristiano deve stare sempre zitto davanti alle ingiustizie e agli abusi.
Anche Gesù, sulla linea dei profeti della Bibbia, ha usato parole di fuoco contro gli scribi, i fari-sei, gli anziani del popolo, e perfino contro i sommi sacerdoti per le loro ipocrisie, rapine e scandali. Il Vangelo di questa domenica non ci va leggero con quelle immagini della macina da mulino al collo, e della mano tagliata e dell’ occhio …, contro chi dà scandalo.
Nello stesso tempo, quando sono sdegnato per le ingiustizie dei nostri giorni mi dico che devo stare calmo, che devo perdonare perché anche Gesù ha perdonato, e che san Paolo mi raccomanda “Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male”. (Rm 12,21).
È sempre difficile per me trovare la misura giusta tra sdegno, giustizia e perdono.
Ma tu potevi permetterti quelle espressioni così forti perché nella tua vita non c’erano compro-messi. Io invece a volte non posso parlare per paura che qualcuno mi rinfacci qualche mio peccato o debolezza. Chi di noi è senza peccato da poter scagliare la pietra per primo?
Però ho capito che posso avere tutta la rabbia, che devo lottare per la giustizia (è la quarta e l’ottava beatitudine del vangelo di Matteo cap. 5), e che comunque non posso mai farmi giustizia o vendetta da solo.
Come Gesù, che oltraggiato non rispondeva con oltraggi, e soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustizia. (1 Pt 2, 23).
“Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore porre su di loro il suo spirito!”. (prima lettura).

sabato 19 settembre 2009

XXV DOMENICA ORD. – B 20 settembre 2009 (da don Franco Amatori)

Prima Lettura Sap 2, 12.17-20

Dal libro della Sapienza
[Dissero gli empi:]
«Tendiamo insidie al giusto, che per noi è d'incomodo e si oppone alle nostre azioni;
ci rimprovera le colpe contro la legge
e ci rinfaccia le trasgressioni contro l'educazione ricevuta.
Vediamo se le sue parole sono vere,
consideriamo ciò che gli accadrà alla fine.
Se infatti il giusto è figlio di Dio, egli verrà in suo aiuto e lo libererà dalle mani dei suoi avversari.
Mettiamolo alla prova con violenze e tormenti, per conoscere la sua mitezza
e saggiare il suo spirito di sopportazione.
Condanniamolo a una morte infamante,
perché, secondo le sue parole, il soccorso gli verrà».

Salmo Responsoriale Dal Salmo 53

Il Signore sostiene la mia vita.

Dio, per il tuo nome salvami,
per la tua potenza rendimi giustizia.
Dio, ascolta la mia preghiera,
porgi l'orecchio alle parole della mia bocca.

Poiché stranieri contro di me sono insorti
e prepotenti insidiano la mia vita;
non pongono Dio davanti ai loro occhi.

Ecco, Dio è il mio aiuto,
il Signore sostiene la mia vita.
Ti offrirò un sacrificio spontaneo,
loderò il tuo nome, Signore, perché è buono.

Seconda Lettura Gc 3,16-4,3

Dalla lettera di san Giacomo apostolo
Fratelli miei, dove c'è gelosia e spirito di contesa, c'è disordine e ogni sorta di cattive azioni. In-vece la sapienza che viene dall'alto anzitutto è pura, poi pacifica, mite, arrendevole, piena di mi-sericordia e di buoni frutti, imparziale e sincera. Per coloro che fanno opera di pace viene semi-nato nella pace un frutto di giustizia.
Da dove vengono le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre pas-sioni che fanno guerra nelle vostre membra? Siete pieni di desideri e non riuscite a possedere; uccidete, siete invidiosi e non riuscite a ottenere; combattete e fate guerra! Non avete perché non chiedete; chiedete e non ottenete perché chiedete male, per soddisfare cioè le vostre passioni.

Vangelo Mc 9, 30-37

Dal vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell'uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafàrnào. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la stra-da?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse il più grande. Se-dutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servi-tore di tutti».
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».



Dovevano essere in grande euforia quei discepoli, affascinati dagli annunci di Gesù: un nuovo Regno di pace e giustizia.
Tra i tanti movimenti politici e religiosi del tempo c’erano persone convinte di poter cambiare le cose impadronendosi del potere, come al tempo dei Maccabei; c’erano gruppi di osservanti appartati nel deserto, in grande austerità, per sfuggire il paganesimo, la confusione, la corruzione della città e per osservare la legge di Dio senza compromessi; e c’erano altri, addomesticati, avidi delle briciole di potere benevolmente concesse dai potenti di turno.
Gesù è altra cosa; Lui ha autorità, non è come gli scribi. Nessuno ha mai parlato come quest’uomo. È un profeta, è il Cristo, Dio è con lui. Forse il giogo dei romani cadrà da sé, sarà di-strutto da Dio come al tempo di Madian.
Noi non ci faremo corrompere da nessuno.
Affrettiamoci a stabilire le cariche del nuovo governo. Dopo faremo programmi o elencazioni di priorità; per ora spartizione di potere! Solo avendo in mano il potere potremo realizzare il nuovo Regno di David, nella giustizia e nella pace, come vuole Gesù.
E già litigavano tra loro: “per la strada avevano discusso tra loro chi fosse il più grande”.
Quando si compromette con il potere, anche la Chiesa è già frammentata e squalificata.
Terribile doccia fredda in casa, a Cafarnao, con Gesù: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?»
L’evangelista Marco nemmeno commenta la loro ridicola ingenuità; la mette a confronto con il dramma interiore di Gesù; egli è tutto assorto nel mistero della sua prossima tragica fine. Cerca di farlo capire ai discepoli che gli sono vicini fisicamente, ma lontanissimi nello spirito. Ma che dialogo può esserci tra mistero e gelosia e spirito di contesa, disordine e ogni sorta di cattive azioni? (seconda lettura).
Gesù è tremendamente solo, angustiato, incompreso. È senza “potere” di fronte al “potere”. E senza compromessi. Dice a Pilato: «Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall'alto». (Giov 19,11)
Il potere, secondo Gesù, è dato dall’alto per servire: «Se uno vuole essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servitore di tutti».

Che dobbiamo fare per liberarci di quella strana fede che crede di poter vincere il male e fare il bene, impadronendosi del potere?
È la tentazione di sempre. Il diavolo ci aveva provato anche con Gesù:
Il diavolo lo condusse in alto e, mostrandogli in un istante tutti i regni della terra, gli disse: «Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio. Se ti prostri dinanzi a me tutto sarà tuo». (Lc 4, 5-7).
Giustamente la lettera di Giacomo si chiede: Da dove vengono le guerre e le liti che sono in mez-zo a voi?
Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male. (Rm 12,21)
Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non ac-coglie me, ma colui che mi ha mandato?
Prima del “fare” bisogna verificare le intenzioni, la mentalità, lo spirito, la fede. Bisogna saper riconoscere il Signore nei più piccoli e poveri. “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me. (Mt 25,40)
Lo scandalo della non accoglienza di profughi e di naufraghi in mare di questi ultimi tempi inter-roga severamente la nostra coscienza di cristiani. Significa rifiuto dei più deboli?
A Roma c’è una moltitudine di “barboni” (uomini e donne), che vivono e dormono – estate e in-verno, pioggia o sole, vento o nebbia – nelle strade, nell’incavo di portoni degli antichi palazzi principeschi, o sulle porte, chiuse di notte, delle grandi Banche, o all’ aperto sotto teli di plastica; perfino disabili su carrozzine rimediate e fatiscenti. Abbandonati a se stessi, spesso fuori di testa, difficili da accostare e curare. Un segnale di vasto degrado civico e di dilagante disagio sociale.
Il Regno di Dio è dove c’è attenzione agli ultimi. È l’unica testimonianza credibile.
Dobbiamo rendere grazie a Dio e a tutti quelli che fanno risplendere questa testimonianza. La troviamo non solo nelle comunità di fede. La Carità non è proprietà di nessuno.
I poveri li avete sempre con voi e potete beneficarli quando volete. (Mc 14,7)
Molto “Regno di Dio” lo riconosciamo nel volontariato, in tutte le sue forme, misterioso dono di Dio al nostro tempo. Non lasciamolo affievolire nelle nostre comunità.