venerdì 1 aprile 2011

Una Comunità religiosa si prende cura ed assiste il proprio Parroco - Chiesa di Gesù e Maria e Gli Agostiniani Scalzi



Certamente da quando sono diventato parroco di San Giacomo non ho avuto vita semplice per ciò che le vie del Signore, ‘che sono infinite’, mi hanno riservato. La morte, prima della mamma e poi del papà, nel breve periodo di nove mesi, hanno toccato il mio cuore e la mia esperienza umana. Poi, tutte le difficoltà abitative legate alla chiusura dell’ospedale San Giacomo hanno certamente reso instabile e precaria la sicurezza della residenza.

E da oltre un anno, come, chi pratica la parrocchia, sa bene, sono subentrate le difficoltà di salute legate a un doppio delicato intervento chirurgico ai piedi, che hanno ridotto le mie possibilità di ‘servizio pastorale’ relegandomi per mesi e mesi su di una sedia a rotelle.

Devo ringraziare tutti i parrocchiani che mi sono stati vicini con l’affetto e la preghiera; don Stefano, don Tonino e i catechisti per la loro disponibilità e presenza; Guglielmo, il volontario che da anni dona il suo tempo per i bisogni della nostra parrocchia e che discretamente e nel silenzio è a servizio di tutti.

Ma voglio qui, sul blog, ringraziare pubblicamente la Comunità degli Agostiniani Scalzi del Covento Gesù e Maria.

Da quando sono venuto i nostri rapporti sono sempre stati ottimi a tal punto da richiedere ed ottenere come Vicario cooperatore, un membro della comunità: Padre Zè. Abbiamo collaborato e celebrato i momenti liturgici più importanti dell’anno insieme dando visibilmente testimonianza di ‘Comunità Parrocchiale’.

In questo difficile periodo, la comunità agostiniana, mi ha permesso di ‘fare il parroco’ cercando di venirmi incontro a tutte le difficoltà. I Religiosi sono stati presenti nei momenti in cui, operato, dovevo stare in ospedale o assoluto riposo. Mi hanno aiutato a gestire materialmente tutti gli oneri riguardanti l’edificio: l’apertura, la chiusura la sorveglianza, la pulizia della Chiesa e la sistemazione di ogni cosa. Mi hanno aiutato nella cura spirituale delle anime e nella celebrazione dei sacramenti. Mi hanno portato ogni giorno da mangiare. Tutti nella comunità si sono adoperati per me. Dal superiore all’ultimo arrivato dei novizi. Tutti si sono interessati a me dal Provinciale al Superiore della casa che, venendo diverse volte a trovarmi, mi hanno sempre mostrato la loro disponibilità per qualunque cosa mi fosse servita.

Più di ogni altro mi sento di ringraziare Padre Zè: con la sua fraterna premura mi ha dato sempre tranquillità. Nei piccoli e grandi servizi di ogni giorno, dall’accompagnarmi in carrozzella sull’altare ad aiutarmi ad indossare i paramenti, dall’aiutarmi a celebrare la Messa a raccogliere la spazzatura nella mia camera ha sempre donato con generosità e serenità e questo per me è stato molto importante nella mia vita di ‘Sacerdote’. E’ stato ed è molto di più di vicario cooperatore. Un vero Fratello in Cristo.

Tutto questo per me è stata dimostrazione della ‘Bontà misericordiosa del Signore’.

Per ciò, ho voluto condividere questo grande dono.

Don Giuseppe

GLI AGOSTINIANI SCALZI

ORIGINE

Gli Agostiniani Scalzi, idealmente e spiritualmente si collegano al grande Agostino, Vescovo d'Ippona. Metafisico e retore e poi, convertito, grande santo e strenuo difensore della chiesa e quindi di Cristo, ebbe il senso della Comunità sia come dono, sia come strumento ideale per servire l'uomo fatto ad "immagine" di Dio. In Agostino, l'essere Comunità, significava condividere fede e speranza, difficoltà e preghiera, servizio e amore. Nella sua Comunità ogni uomo può essere certo di non vivere solo, ma di avere Cristo come capo e fratello: unità e amore di un popolo in cammino.

Giuridicamente, gli Agostiniani Scalzi hanno avuto inizio in un momento in cui la situazione storica denunciava difficoltà nella vita religiosa e comunitaria.

Nei grandi Ordini c'era crisi e problemi di identità; quasi una scomoda verità. Nello stesso tempo un grande desiderio di trasparenza interiore reclutava uomini di dio decisi al vambiamento per una maggiore radicalità della scelta consacrata. Sono gli anni del dopo concilio di Trento, anni di grandi trasformazioni e di giustificate perplessità spirituali. Tutto sembrava diffile, ma anche disponibiltà ad una maggiore verifica del comportamento in seno alle comunità religiose che, fondamentalmente, avevano percepito la gravità del problema.

Il "momento" giuridico o l'occasione della nascita degli Agostiniani Scalzi fu il 100° Capitolo Generale dell'Ordine Agostiniano iniziato a Roma nel Convento di S. Agostino, il 7 maggio 1592. Tra i vari problemi animati in seno all'Assemblea Capitolare si propose, con il decreto "Et quoniam satis", di dara spazio a quanti, presi dal desiderio di una vita più penitente e di preghiera, e contro lo sbandamento della vita comunitaria e religiosa, volessero dare inizio ad una "Riforma", quasi un ritorno alla origini, capace di fare "rifiorire l'Ordine per santità di vita e opere". tale decreto, emanato il 19 maggio 1592, avrebbe dovuto coinvolgere, nel suo cammino, tutto l'Ordine, a cominciare dallo stesso Convento di S. Agostino, sede del Capitolo Generale.

Anche se i fatti, poi, costituirono una realtà che andò al di là delle prospettive stesse del Capitolo, a principio, la Riforma fu un movimento all'interno dell'Ordine stesso.

Iddio, però, si serve di una storia qualunque per fare la "sua" storia. Sono le certezze di Dio, e nessuno al mondo può impedirle. bisogna arrendersi ai "suoi" segnali che, spesso, offrono strade diverse per realizzare il suo piano, l'unico ad aver ragione su tutto.

LA CHIESA DI GESU’ E MARIA

Le informazioni sono prese da Wilkipedia

La chiesa occupa parte di un terreno, oggi compreso tra le vie del Corso, di Gesù e Maria, del Babuino e di San Giacomo, su cui, agli inizi del XVII secolo sorgeva una villa con giardino di proprietà di Antonio Orsini, nipote del cardinale Flavio Orsini. Il terreno ed i suoi fabbricati furono acquistati dagli Agostiniani scalzi nel 1615, per costruirvi la loro nuova sede romana e la casa per la formazione dei seminaristi

La chiesa fu costruita successivamente all’acquisto, in due epoche diverse; nel frattempo, funzionava una piccola cappella dedicata a sant'Antonio abate, che affacciava su via del Babuino (in corrispondenza dell’attuale chiesa anglicana di All Saints) e che fu in seguito distrutta. La costruzione iniziò con la posa della prima pietra il 3 aprile 1633 e la prima tranche di lavori, su progetto di Carlo Buzio, fu ultimata sul finire del 1635: il 17 gennaio 1636 avvenne il solenne trasloco dalla chiesetta di sant'Antonio alla nuova chiesa, che fu dedicata ai nomi di Gesù e Maria. La chiesa, che mancava della parte finale e della facciata, fu ultima una trentina di anni dopo, sotto la direzione di Carlo Rainaldi, tra il 1671 ed il 1674: il 28 gennaio 1675 il tempio fu solennemente consacrato, come ricorda una lapide murata per l’occasione in sacrestia. Fra il 1678 ed il 1690 fu messa in opera la decorazione interna dell’edificio sacro ed il suo totale rivestimento in marmo, grazie alla munificenza del vescovo di Rieti, Giorgio Bolognetti.

La chiesa è sede del titolo cardinalizio di Santissimi Nomi di Gesù e Maria in Via Lata, istituito da papa Paolo VI il 7 giugno 1967

DESCRIZIONE Della Chiesa

La facciata della chiesa, di Carlo Rainaldi, è in travertino e mattoni. L’unico portale d’ingresso è sormontato da un timpano a lunetta e da un finestrone rettangolare; è affiancato da quattro lesene corinzie, che sostengono la trabeazione con la scritta Iesu et Mariae, ed un grande timpano triangolare di coronamento.

La chiesa è ad un’unica navata, con volta a botte e tre cappelle per lato. Essa misura 27 metri di lunghezza e circa 15 di larghezza; la cappella che compone l’altare maggiore è di 7 metri per 7. [3] La volta fu decorata da Giacinto Brandi con una tela raffigurante la Glorificazione della Vergine con i quattro evangelisti; sul cornicione della volta vi sono statue in stucco che raffigurano i profeti ed altri personaggi dell’antico testamento.

Sul lato sinistro della chiesa vi sono le cappelle dedicate a san Tommaso da Villanova, a San Giuseppe e alla Madonna del Divino Aiuto. Tra le cappelle, sono collocati due monumenti funebri: il primo è dedicato ad Ercole e Luigi Bolognetti, fratelli del benefattore della chiesa, Giorgio Bolognetti, il cui monumento funebre si trova tra la cappella di san Giuseppe e quella della Madonna del Divino Aiuto.

Sul lato destro della chiesa vi sono le cappelle dedicate al Crocifisso, a San Nicola da Tolentino e a sant'Anna. Tra esse, due monumenti funebri: il primo dedicato a Pietro e Francesco Bolognetti (di Pietro Cavallini del 1681), il secondo a fra Mario Bolognetti (di Francesco Aprile), esempi fra i più caratteristici della scultura barocca funeraria.


Il presbiterio e l’altare maggiore si caratterizzano per l’imponenza e la ricchezza dei materiali utilizzati. La tela d’altare è di Giacinto Brandi e rappresenta Gesù che incorona Maria (1679).

venerdì 11 marzo 2011

Lettera al Sindaco di Roma


Gentilissimo Signor Sindaco,
chi Le scrive è il Parroco di San Giacomo in Augusta in via del Corso.
La Chiesa del ‘600 si trova in una bellissima posizione al centro del Tridente, ma questo, che potrebbe essere un particolare privilegio, si ribalta spesso in un grave disagio, per l’esercizio del culto e della preghiera. Come si dice:’c’è sempre il rovescio della medaglia’.
La chiesa si trova a ridosso della strada. Solo due gradini la separano dal grande flusso di persone che quotidianamente percorrono il Corso.
Nonostante come spesso viene sottolineato dai ‘Media’ ci troviamo in ‘isola pedonale’, la mattina auto e addirittura camion di grande dimensioni non esitano a fermarsi davanti al Portone d’entrata, per carico e scarico merci (non a noi), creando un certo disagio a chi entra ed esce dall’Edificio di Culto.
Ma soprattutto, nella tarda mattinata fino a sera, capita di tutto e di più.
Poveri immigrati che per poter sopravvivere riducono a bazar il marciapiede fino ai gradini d’entrata. So che vengono cacciati dai luoghi antistanti i negozi; so che per loro a volte si tratta di sopravvivenza, ma non si può rendere indecoroso, in maniera così evidente, l’ingresso di una Chiesa. Si dovrebbe trovare un luogo più appropriato e consono alle loro esigenze.
Passano spesso, è vero, pattuglie di carabinieri, guardia di finanza e vigili urbani: ma credo che anch’essi sappiano bene, come so io, che in pochi secondi gli ambulanti, riescono a racchiudere tutto in sacchi, scomparire nelle traverse attigue per poi ricominciare tutto daccapo.
E che dire degli artisti di strada che a me fanno tanta tenerezza, ma nel contempo con i loro violini, trombe, chitarre elettriche, basi musicali, saxofoni, tamburi, tastiere, contrabbassi, mettendosi proprio in mezzo tra la nostra chiesa e quella antistante di Gesù e Maria, disturbano non solo la preghiera personale giornaliera ma anche lo svolgimento delle funzioni liturgiche festive. (ho documentato spesso sul nostro blog, http://sangiacomoroma.blogspot.com , questi eventi)Ma è tanto difficile trovare zone, anche al Centro di Roma dove possano esibirsi in tranquillità senza creare disagi a chicchessia?
Ma quello che vorrei porre alla sua attenzione è soprattutto ciò che attiene alla sua responsabilità di Sindaco nel garantire, per quanto possibile, il tranquillo svolgimento di culto.
Capisco che, come premesso, ci troviamo al ‘Centro’ più ‘Centro’ di Roma. Ma questa è una Chiesa Parrocchiale che ha i suoi ritmi ed impegni.
Quanto il Comune programma non tiene mai in considerazione questo ‘status’ della mia Parrocchia.
Nessuno mai, ha concordato orari o circostanze di feste e manifestazioni. Forse chiedo troppo. Ma lo sa, per esempio, che per 10 giorni, nel periodo del ‘Carnevale di Roma’ abbiamo avuto gravi difficoltà addirittura a celebrare la messa. Certo che bisogna esser tolleranti, anzi, la festa è di tutti, ed è una cosa bella. Ma proprio durante la celebrazione della Messa son sfilate bande, cavalli, carri e cavalieri, né un minuto prima né un minuto dopo.
Ma ci voleva tanto ad informarsi e far passare la ‘Manifestazione gioiosa’ davanti alla Chiesa poche decine di minuti prima o dopo? E ci voleva immane intelligenza a spostare di qualche decina di metri gli altoparlanti messi proprio davanti al portone della Chiesa? e voleva un architetto a posizionare tra le transenne il varco di passaggio davanti alla Chiesa e non 50 metri prima o dopo?
Sa cos’è? E’ che neppure ci si è accorti che qui al Corso al 495, c’è l’unica Chiesa Parrocchiale del Tridente.
La stessa cosa è capitata per tutte le manifestazioni realizzate in via del Corso e la stessa cosa capiterà con la Maratona che si svolgerà domenica 20 marzo, come già successo gli altri anni nonostante le mie inascoltate segnalazioni. I varchi tra le transenne, verranno messi a caso non tenendo conto che metà della Parrocchia sta dall’altro lato della barriera ed impedendo ai fedeli di raggiungere agevolmente la Chiesa per la Messa. Non credo ci voglia la laurea di architetto per programmare un percorso che sia utile ed intelligente.
Volevo porre alla sua attenzione queste mie considerazioni, sperando che in qualche modo possano raggiungerla.
Con l’augurio di un lavoro sempre più proficuo per la Città di Roma, la saluto cordialmente.

don Giuseppe Trappolini, parroco

sabato 5 marzo 2011

Messaggio del Santo Padre per la Quaresima 2011





Voglio riportare la parte conclusiva del Messaggio che il Santo Padre ha inviatoalla Chiesa Universale per aiutarci a riflettere e per vivere intensamente la Quaresima


[...]Attraverso le pratiche tradizionali del digiuno, dell’elemosina e della preghiera, espressioni dell’impegno di conversione, la Quaresima educa a vivere in modo sempre più radicale l’amore di Cristo. Il digiuno, che può avere diverse motivazioni, acquista per il cristiano un significato profondamente religioso: rendendo più povera la nostra mensa impariamo a superare l’egoismo per vivere nella logica del dono e dell’amore; sopportando la privazione di qualche cosa - e non solo di superfluo - impariamo a distogliere lo sguardo dal nostro “io”, per scoprire Qualcuno accanto a noi e riconoscere Dio nei volti di tanti nostri fratelli. Per il cristiano il digiuno non ha nulla di intimistico, ma apre maggiormente a Dio e alle necessità degli uomini, e fa sì che l’amore per Dio sia anche amore per il prossimo (cfr Mc 12,31).

Nel nostro cammino ci troviamo di fronte anche alla tentazione dell’avere, dell’avidità di denaro, che insidia il primato di Dio nella nostra vita. La bramosia del possesso provoca violenza, prevaricazione e morte; per questo la Chiesa, specialmente nel tempo quaresimale, richiama alla pratica dell’elemosina, alla capacità, cioè, di condivisione. L’idolatria dei beni, invece, non solo allontana dall’altro, ma spoglia l’uomo, lo rende infelice, lo inganna, lo illude senza realizzare ciò che promette, perché colloca le cose materiali al posto di Dio, unica fonte della vita. Come comprendere la bontà paterna di Dio se il cuore è pieno di sé e dei propri progetti, con i quali ci si illude di potersi assicurare il futuro? La tentazione è quella di pensare, come il ricco della parabola: “Anima mia, hai a disposizione molti beni per molti anni…”. Conosciamo il giudizio del Signore: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita…” (Lc 12,19-20). La pratica dell’elemosina è un richiamo al primato di Dio e all’attenzione verso l’altro, per riscoprire il nostro Padre buono e ricevere la sua misericordia.

In tutto il periodo quaresimale, la Chiesa ci offre con particolare abbondanza la Parola di Dio. Meditandola ed interiorizzandola per viverla quotidianamente, impariamo una forma preziosa e insostituibile di preghiera, perché l’ascolto attento di Dio, che continua a parlare al nostro cuore, alimenta il cammino di fede che abbiamo iniziato nel giorno del Battesimo. La preghiera ci permette anche di acquisire una nuova concezione del tempo: senza la prospettiva dell’eternità e della trascendenza, infatti, esso scandisce semplicemente i nostri passi verso un orizzonte che non ha futuro. Nella preghiera troviamo, invece, tempo per Dio, per conoscere che “le sue parole non passeranno” (cfr Mc 13,31), per entrare in quell’intima comunione con Lui “che nessuno potrà toglierci” (cfr Gv 16,22) e che ci apre alla speranza che non delude, alla vita eterna.

In sintesi, l’itinerario quaresimale, nel quale siamo invitati a contemplare il Mistero della Croce, è “farsi conformi alla morte di Cristo” (Fil 3,10), per attuare una conversione profonda della nostra vita: lasciarci trasformare dall’azione dello Spirito Santo, come san Paolo sulla via di Damasco; orientare con decisione la nostra esistenza secondo la volontà di Dio; liberarci dal nostro egoismo, superando l’istinto di dominio sugli altri e aprendoci alla carità di Cristo. Il periodo quaresimale è momento favorevole per riconoscere la nostra debolezza, accogliere, con una sincera revisione di vita, la Grazia rinnovatrice del Sacramento della Penitenza e camminare con decisione verso Cristo. [...]

Cliccare qui per leggere integnalmente il Messaggio di Benedetto XVI

Mercoledì delle Ceneri


Mercoledì delle Ceneri: giorno di Digiuno e Astinenza
Santa Messa con Imposizione delle Ceneri: 8.30 e 17.30
(Dopo la Messa fino alle 19.00 ci sarà la possibilità della Confessione)

Ogni Venerdì di Quaresima alle 17.00 ci sarà la Via Crucis

Dal 18 Marzo alle 18.00, per i Bambini di quinta elementare, inizieranno
I Venerdì di Quaresima’: 5 incontri in preparazione alla Pasqua

Nella Cassetta metallica delle offerte (a sinistra entrando in Chiesa) verranno raccolti per la ‘Carità’ i soldi frutto del ‘Digiuno quaresimale’