mercoledì 4 settembre 2013

Il Papa: «Si alzi forte in tutta la terra il grido della pace!»



«Rinnovo l’invito a tutta la Chiesa a vivere intensamente questo giorno, e, sin d’ora, esprimo riconoscenza agli altri fratelli cristiani, ai fratelli delle altre religioni e agli uomini e donne di buona volontà che vorranno unirsi, nei luoghi e nei modi loro propri, a questo momento. Esorto in particolare i fedeli romani e i pellegrini a partecipare alla veglia di preghiera, qui, in Piazza San Pietro (sabato prossimo 7 settembre) alle ore 19.00, per invocare dal Signore il grande dono della pace. Si alzi forte in tutta la terra il grido della pace!».

UNIAMOCI A PAPA FRANCESCO NELLA PREGHIERA E NEL DIGIUNO PER SCONGIURARE LA GUERRA.
 
ANDIAMO A PIAZZA SAN PIETRO

lunedì 2 settembre 2013

Ricordo per la cara PINA TANDA in PECORAI



Sabato Mattina è venuta a mancare Pina Tanda in Pecorai nata nel 1931.
Con grande dolore ho appreso dalle figlie questa triste notizia, per me totalmente inattesa, in quanto l’avevo sentita per telefono una decina di giorni fa, e nulla lasciava presagire questo triste evento.
E’ stata, Pina, una delle persone che con il suo affetto materno, più mi è stata vicina in questi sette anni di servizio pastorale a San Giacomo.
Un affetto direi quasi materno, avendo più o meno l’età di mia mamma.
Con la sua semplicità mi ha consigliato. Con le sue carezze mi ha consolato. Con il suo ascolto mi ha incoraggiato.
Certo molte cose potranno dire le figlie, i familiari, le persone per decenni le sono state accanto. Ma in questi pochi anni che mi sono stati dati nell’averla vicina, ne ho potuto costatare le qualità di donna, di mamma, di sposa.
Si anche di sposa, pur non avendo mai conosciuto il marito, Emilio, con i suoi racconti molto dettagliati, con il suo dolore per la perdita, mi ha fatto percepire la sua presenza che ella sentiva accanto.
La ‘pietas’ nell’andare tanto spesso al cimitero, pur con fatica, per deporre un fiore e per dire una preghiera, per me è stata oggetto di ammirazione.
Il grande attaccamento alla famiglia, alle figlie e nipoti.  Quel sano attaccamento di ‘una volta’, quello che una mamma ha sempre per i suoi figli.
La sua discrezione e nello stesso tempo interesse per quanto si viveva in parrocchia. Non posso dimenticare le lunghe chiacchierate che ci siamo fatti assieme, seduti sulla panca della chiesa. I suoi racconti, i suoi ricordi. Un pezzo di storia vivente della nostra parrocchia se ne va. Aveva la capacità di descrivermi in modo dettagliato quanto era avvenuto 50 anni fa, quale era la vita della nostra Parrocchia di san Giacomo quali le attività, i momenti solenni, le preghiere ed anche le delusioni che talvolta capitavano.
Continuava il suo interesse nella formazione spirituale venendo alle catechesi che sono state proposte. Ascoltava quasi sempre in silenzio, non voleva apparire, ma poi in separata sede mi mostrava quanto meglio poteva esser utile per donare un annuncio efficace.
Questa umiltà è sempre stata una delle caratteristiche che in lei ho apprezzato. Era contenta di poter servire umilmente la nostra parrocchia andando a raccogliere la questua: io scherzando la chiamavo la mia ‘miglior esattrice di tasse’, e lei sorrideva soddisfatta.
Quanto mi è stata vicina dal primo momento in cui son venuto in questa chiesa e che è coinciso con la morte della mia mamma. Quanto mi ha consolato ed accarezzato. Ricordava la data della sua morte. Era un agenda vivente, ricordava date e nomi e fatti in un modo impressionante.
Anche io l’accarezzavo quando in alcuni momenti si sentiva scoraggiata, e qualche lacrima solcava il suo viso ….  perché questo capita a tutti no?
E lei era tanto contenta. E sebbene fosse una donna forte, era nello stesso tempo fragile come tutti ‘i piccoli del Signore’.
‘Ero malato e sei venuto a visitarmi’, dice nel Vangelo Gesù.
Lo faceva con tutti, anche con me nel momenti di malattia. E sempre mi diceva posso far qualcosa per te?
Si, cara Pina, darmi il tuo affetto.
E lei sempre premurosa, è venuta in ospedale, chiedeva sempre come stavo, si preoccupava nei momenti difficili e si rallegrava nei momenti di miglioramento: ‘compativa’ nel senso evangelico del termine…. Pativa con…. Aiutava a portare i ‘pesi’ se pur avesse un corpo esile e fragile.
Allora così io voglio ricordarla, così la voglio affidare al Signore ora che riposerà per sempre accanto al suo amato Emilio e, a Virginia, Jane, generi, nipoti e parenti, nell’esprimere il mio più sincero dolore, voglio augurare di ereditare la cosa più bella che mamma Pina ha lasciato: il suo tenero amore, carezza di Dio.
Riposa in pace mia cara Pina e, Maria che tanto amavi,  ti prenda per mano e ti conduca con gli Angeli in Paradiso. Amen

domenica 1 settembre 2013

MAI PIÙ LA GUERRA (angelus del 1 settembre)



L’espressione cupa, la voce grave. È un papa Francesco visibilmente addolorato quello che si è affacciato stamane alla finestra su piazza San Pietro per la recita dell’Angelus domenicale. Il Papa quest’oggi non ha commentato il Vangelo della domenica ma ha subito espresso il proprio profondo dolore e turbamento per quello che sta accadendo in Siria, dicendosi «profondamente ferito, angosciato per gli sviluppi che si prospettano». Papa Francesco ha proclamato per il 7 settembre, vigilia della ricorrenza della natività di Maria regina della pace, una giornata di digiuno e preghiera per la pace in Siria, nel Medio Oriente e nel mondo intero a cui ha invitato a partecipare, nelle forme che riterranno opportune, anche le altre chiese, le altre religioni e i non credenti.

LA VIA DELLA PACE. «Quest’oggi cari fratelli e sorelle – ha detto il Papa – vorrei farmi interprete del grido che sale da ogni parte della terra, da ogni popolo, dal cuore di ognuno, dall’unica famiglia umana, con angoscia crescente: è il grido della pace. Il grido che dice con forza: vogliamo un mondo di pace, essere uomini di pace. Il grido dell’umanità dilaniata da conflitti: scoppi la pace, mai più la guerra, mai più la guerra, la pace è un dono troppo prezioso che deve essere promosso e tutelato».

«IL MIO CUORE FERITO». «Il mio cuore – ha proseguito il Papa – è profondamente ferito da quello che sta accadendo in Siria e angosciato dai drammatici sviluppi che si prospettano. Pensiamo quanti bambini non potranno vedere la luce del futuro. Con particolare fermezza condanno l’uso delle armi chimiche: ho ancora fisse nella mente e nel cuore le terribili immagini. C’è un giudizio di Dio e della storia alle nostre azioni, a cui non si può sfuggire. Non è mai l’uso della violenza che porta alla pace, la guerra chiama la guerra, la violenza chiama la violenza».

L’INVITO AI NON CREDENTI. «Che cosa possiamo fare noi per la pace nel mondo come diceva papa Giovanni? A tutti spetta il compito di ricomporre i rapporti di convivenza nella giustizia e nell’amore. Una catena di impegno per la pace unisca tutti gli uomini e le donne di buona volontà. È un invito che rivolgo all’intera Chiesa cattolica, ma anche ai cristiani di altre confessioni, agli uomini e donne di altre religioni e anche a coloro che non credono: la pace è un bene che supera ogni barriera perché è un bene di tutta l’umanità. Lo ripeto a voce alta: non è la cultura dello scontro, del conflitto quella che costruisce la convivenza nei popoli e tra i popoli, ma quella dell’incontro, del dialogo. Questa è l’unica strada per la pace»

APPUNTAMENTO IL 7 SETTEMBRE. «Il grido della pace si levi alto perché giunga al cuore di tutti e tutti depongano le armi e si lascino guidare da un anelito di pace. Per questo fratelli e sorelle ho deciso di indire per tutta la Chiesa il 7 settembre, vigilia della ricorrenza della natività di Maria regina della pace, una giornata di digiuno e preghiera per la pace in Siria, nel Medio Oriente e nel mondo intero». L’appuntamento è per sabato 7 settembre alle 19 in piazza san Pietro, ma il Papa ha invitato anche tutte le parrocchie e le diocesi lontane da Roma a organizzare iniziative per unirsi alla veglia.

Anche noi ci organizzeremo per la preghiera.

mercoledì 28 agosto 2013

Sant'Agostino

 
 
Oggi è la festa dei nostri amici di Gesù e Maria.
 
Questa è una preghiera del loro Santo Padre


 Signore, rendici veritieri senza arroganza,...
umili senza finzione,
allegri senza leggerezza,
seri ma senza disperazione, giusti senza presunzione,
severi senza cattiveria,
forti senza crudeltà,
buoni senza mollezza,
misericordiosi senza lasciar fare,
miti senza ostentazione,
pacifici senza falsità,
vigilanti senza ossessione,
sani senza torpore,
sicuri senza follia,
poveri senza miseria,
ricchi senza avarizia,
prudenti senza sospetto.
Amen

venerdì 9 agosto 2013

LETTERA DI UN ( ANZIANO) PADRE AL FIGLIO.






Anche in Facebook a volte si trovano stralci di riflessione. Ne ho trovato oggi uno che mi ha commosso.
In una società che cerca solo l'efficenza e la produttività, fermarsi sul valore del'amore verso il 'prossimo' e stavolta intendo quello che ti sta 'proprio accanto' e che ti 'ha amato più di ogni cosa', fa veramente bene.

Se un giorno mi vedrai vecchio: se mi sporco quando mangio e non riesco a vestirmi... abbi pazienza, ricorda il tempo che ho trascorso ad insegnartelo. Se quando parlo con te ripeto sempre le stesse cose, non mi interrompere... ascoltami, quando eri piccolo dovevo raccontarti ogni sera la stessa storia finché non ti addormentavi. Quando non voglio lavarmi non biasimarmi e non farmi vergognare... ricordati quando dovevo correrti dietro inventando delle scuse perché non volevi fare il bagno. Quando vedi la mia ignoranza per le nuove tecnologie, dammi il tempo necessario e non guardarmi con quel sorrisetto ironico ho avuto tutta la pazienza per insegnarti l'abc; quando ad un certo punto non riesco a ricordare o perdo il filo del discorso... dammi il tempo necessario per ricordare e se non ci riesco non ti innervosire: la cosa più importante non è quello che dico ma il mio bisogno di essere con te ed averti li che mi ascolti. Quando le mie gambe stanche non mi consentono di tenere il tuo passo non trattarmi come fossi un peso, vieni verso di me con le tue mani forti nello stesso modo con cui io l'ho fatto con te quando muovevi i tuoi primi passi. Quando dico che vorrei essere morto... non arrabbiarti, un giorno comprenderai che cosa mi spinge a dirlo. Cerca di capire che alla mia età non si vive, si sopravvive. Un giorno scoprirai che nonostante i miei errori ho sempre voluto il meglio per te che ho tentato di spianarti la strada. Dammi un po' del tuo tempo, dammi un po' della tua pazienza, dammi una spalla su cui poggiare la testa allo stesso modo in cui io l'ho fatto per te. Aiutami a camminare, aiutami a finire i miei giorni con amore e pazienza in cambio io ti darò un sorriso e l'immenso amore che ho sempre avuto per te. Ti amo figlio mio.

mercoledì 7 agosto 2013

I NOSTRI SANTI: San Gaetano Thiene Sacerdote


Di origine nobiliare, nacque a Vicenza nel 1480 dal conte Gasparo e da Maria da Porto; gli fu dato il nome di Gaetano in onore di un suo zio, famoso canonico e professore all'Università di Padova, nativo di Gaeta. Perse in giovanissima età il padre, morto nel 1492, e la sua educazione venne curata dalla madre.
Studiò diritto all'Università di Padova e il 17 luglio 1504 conseguì la laurea in utroque iure. Pur essendo iscritto all'albo degli avvocati, Gaetano non esercitò mai tale professione, preferendo indirizzarsi verso lo stato di religioso. Entrò infatti subito nello stato clericale ricevendo la tonsura da Pietro Dandolo, vescovo di Vicenza; il suo desiderio di divenire sacerdote era, però, contrario a quello di sua madre che, avendo già perduto due figli maschi, aveva riposto in lui le speranze di veder proseguire nel tempo la famiglia.
Nel 1505, animato da grande spirito religioso, Gaetano si fece promotore dell'edificazione della chiesa di Santa Maria Maddalena a Rampazzo nella tenuta di famiglia, tuttora esistente.
Nel 1507 si stabilì a Roma, dove prese dimora assieme al futuro cardinale Giovanni Battista Pallavicini, vescovo di Cavaillon, presso la chiesa di San Simeone ai Coronari. Gli furono concessi poi i benefici ecclesiastici delle chiese di Santa Maria di Malo e Santa Maria di Bressanvido. Presso la Curia Romana ricoprì gli incarichi di scrittore delle lettere pontificie e protonotario apostolico ed ebbe un ruolo notevole nel riportare la pace tra la Santa Sede e la Repubblica di Venezia, dopo la guerra della Lega di Cambrai; si guadagnò la stima di papa Giulio II, che in un breve si rivolse a Gaetano come a un "figlio diletto" e "nostro famigliare".

A Roma, Gaetano si iscrisse all'Oratorio del Divino Amore e partecipò attivamente alle riunioni che si tenevano nella chiesa di Santa Dorotea presso l'ospedale di San Giacomo degli Incurabili. Ottenuta una particolare dispensa da papa Leone X, tra il 27 e il 29 settembre 1516 ricevette gli ordini minori e il diaconato; mentre il 30 settembre successivo, in occasione della festa di san Girolamo (patrono del suo casato), venne ordinato sacerdote da Francesco Bertoli, vescovo di Milopotamo, nella cappella privata del presule. Gaetano celebrò la sua prima messa solo nell'Epifania del 1517.

Fece ritorno nella sua nativa Vicenza nel 1519; entrò nella compagnia dei Santi Clemente e Girolamo e ristrutturò l'ospedale della Misericordia, che fece aggregare all'ospedale di San Giacomo; trasferitosi a Verona, si aggregò alla compagnia del Santissimo Corpo di Cristo e fondò un nuovo ospedale degli incurabili.
Tornò a Roma nel 1527; assieme a Gian Pietro Carafa (futuro papa Paolo IV), Bonifacio de' Colli e Paolo Consiglieri, suoi compagni all'Oratorio del Divino Amore, decise di formare una nuova fraternità di sacerdoti con il fine di riformare il clero e di restaurare e applicare una regola primitiva di vita apostolica; papa Clemente VII, con il breve Exponi nobis (24 giugno 1524) permise loro di prendere i voti e condurre vita fraterna in comunità e il 14 settembre successivo, nella basilica di San Pietro, Gaetano e i suoi compagni fecero la loro professione nelle mani del vescovo di Caserta Giovan Battista Boncianni, delegato papale.
Pur non essendo questo il loro proposito, Gaetano e i compagni andarono a costituire un nuovo ordine religioso, il primo degli ordini di chierici regolari sorti durante il periodo della Controriforma; essendo Gian Pietro Carafa vescovo di Chieti (in latino Theate), i membri dell'ordine vennero detti teatini.
Gaetano e i suoi ormai dodici compagni subirono la prigionia durante il sacco di Roma del 1527 nella Torre dell'Orologio in Vaticano da dove riuscirono provvidenzialmente a fuggire per Venezia, stabilendosi presso la chiesa di San Nicola dei Tolentini; il 14 settembre 1527 Gaetano venne eletto preposito generale dell'ordine.
Nel 1533, insieme a Giovanni Marinoni, si recò a Napoli per fondarvi una casa dell'ordine; il viceré Pedro de Toledo, nel 1538, concesse loro la basilica di San Paolo Maggiore. A Napoli Gaetano curò la formazione dei sacerdoti impegnati nel locale ospedale degl'Incurabili; fu correttore della compagnia dei Bianchi; diresse il monastero delle domenicane della Sapienza (fondato da Maria Carafa, sorella di Gian Pietro); guidò Maria Lorenza Longo nella fondazione delle monache Cappuccine; contrastò la diffusione delle dottrine eterodosse introdotte in città da Bernardino Ochino, Pier Martire Vermigli e Juan de Valdés.
Tra il 1540 e il 1543 fu preposito della comunità teatina di Venezia, poi tornò a Napoli, dove si spense nel 1547.

Le procedure canoniche per la beatificazione di Gaetano di Thiene vennero avviate agli inizi del XVII secolo e si conclusero ad opera di papa Urbano VIII, che lo elevò all'onore degli altari l'8 ottobre 1629.
Venne proclamato santo, con decreto del 12 novembre 1670, da papa Clemente X il 12 aprile 1671. Nella stessa cerimonia vennero proclamati santi anche Rosa da Lima, Luigi Bertrando, Francesco Borgia e Filippo Benizi.
La sua memoria liturgica è fissata al 7 agosto e nel 1673 la sua festa venne estesa alla Chiesa universale.
È invocato come il "Santo della Provvidenza". In occasione del IV centenario della sua nascita papa Pio XII sintetizzò la sua spiritualità definendolo «...acceso apostolo del divino Amore e campione insigne dell'umana carità».
È patrono e titolare delle congregazioni delle Povere Figlie di San Gaetano, delle Suore della Provvidenza di San Gaetano da Thiene e della Pia Società di San Gaetano.

Fonte: http://it.wikipedia.org

martedì 6 agosto 2013

MEDITAZIONI DI PAPA FRANCESCO NELLE MESSE QUOTIDIANE CELEBRATE NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE

Durante questo periodo di relativo riposo, si possono leggere le meditazioni di Papa Francesco che ha tenuto durante la Messa celebrata la mattina a Santa Marta. Piccole e grandi catechesi incisive per la nostra vita di cristiani.