mercoledì 12 luglio 2017

FESTA DI SAN GIACOMO

SAN GIACOMO
Il nome ebraico יעקב (Yaʿăqōbh)[2] è proprio del patriarca Giacobbe. L'etimologia offerta da Gen 25,26 riconduce il nome al termine עקב (ʿaqèv), "calcagno". In greco diventa Ἰάκωβος, Iákobos.
Nella Palestina dell'epoca di Gesù il nome era relativamente poco frequente (1,5%); nel Nuovo Testamento è portato, oltre che dall'apostolo Giacomo il Maggiore, anche da Giacomo il Minore e da suo nonno (nella forma Ἰάκώβ, Iákób, Mt 1,16).
Il corrispettivo latino è Iacobus, da cui le forme derivate italiane Giacomo, Jacopo e Lapo. In spagnolo il nome dell'apostolo è diventato Santiago, da cui il portoghese Tiago, da cui lo spagnolo Diego.
Data e luogo di nascita dell'apostolo non sono esplicitamente riferiti da nessuna fonte. Il ruolo di discepolo alla sequela di Gesù (nato 7-6 a.C.) lascia verosimilmente pensare a un'età minore rispetto a quella del Maestro, dunque con nascita attorno all'inizio dell'era cristiana (ca. 1 d.C.). Anche il luogo di nascita e residenza è taciuto, ma può essere ipotizzato in Betsàida, cittadina sul mare di Galilea dove vivevano anche Andrea e Pietro (Gv 1,44), quest'ultimo detto "socio" di Giacomo e suo fratello (Lc 5,10).
Quanto alla famiglia, diversi passi neotestamentari lo indicano come fratello dell'apostolo Giovanni e figlio di Zebedeo (Mt 4,21; 10,2; 17,1; Mc 1,19; 3,17; 10,35; Lc 5,10; At 12,2). Il fatto che nelle liste stereotipate degli apostoli nei sinottici (ma non negli Atti) Giovanni segua Giacomo, o che quest'ultimo venga spesso indicato come "figlio di Zebedeo", mentre Giovanni sia indicato come suo fratello, può lasciare concludere che Giacomo fosse il fratello maggiore.
Il nome della madre non è mai esplicitamente indicato. Il confronto parallelo dei passi evangelici circa le donne presenti alla crocifissione di Gesù ha portato la tradizione a identificare la Salomè di cui a Mc 15,40 con "la madre dei figli di Zebedeo" menzionata in Mt 27,56. Lo stesso confronto parallelo ammette la possibilità, pressoché assente nella tradizione cristiana ma timidamente ammessa da alcuni esegeti, di identificare la "sorella di sua [di Gesù] madre" (Gv 19,25) con Salomè (Mc) e con "la madre dei figli di Zebedeo" (Mt), identificazione che farebbe di Giacomo e Giovanni cugini di Gesù.
Nei passi del Nuovo Testamento e nelle tradizioni successive non vi sono indicazioni se fosse sposato (come plausibile secondo la prassi ebraica) o meno.
Giacomo e Giovanni erano pescatori insieme al padre sul lago di Tiberiade (Mt 4,21; Mc 1,19), ed erano soci di Simone e di suo fratello Andrea (Lc 5,10), forse in una sorta di cooperativa. La condizione economica della famiglia doveva essere buona: avevano garzoni che lavoravano per loro (Mc 1,20);
La vocazione di Giacomo è descritta con termini simili dai tre vangeli sinottici (Mt 4,21-22; Mc 1,19-20; cfr. Lc 5,10-11), assieme alla chiamata di Giovanni, Pietro e Andrea: all'inizio del suo ministero (28 d.C.) Gesù, passando presso il mare di Galilea (verosimilmente a Betsàida), invita i pescatori a seguirlo, e i primi apostoli obbedirono. Mt e Mc precisano che al momento della chiamata Giacomo e Giovanni "riparavano le loro reti".
Quando poi Gesù costituisce il gruppo dei dodici, "perché stessero con lui e per mandarli a predicare" (Mc 3,14), e ne pone a capo Simon Pietro, Giacomo viene menzionato al secondo posto in Mc 3,17; occupa invece il terzo posto, preceduto da Andrea, in Mt 10,2 e in Lc 6,14, e sempre il terzo posto, ma preceduto da Giovanni, in At 1,13; nelle tre liste sinottiche dei dodici Giovanni segue sempre immediatamente Giacomo.
Con Giovanni, Giacomo è da Gesù soprannominato Boanèrghes, espressione aramaica che significa "figli del tuono" (Mc 3,17); l'appellativo sarebbe riferito allo zelo impetuoso che essi manifestavano (cfr. Lc 9,54).
Con Pietro e Giovanni appartiene la cerchia degli apostoli più vicini a Gesù:
presenzia alla resurrezione della figlia di Giairo (Mc 5,37; Lc 8,51);
è testimone della trasfigurazione (Mt 17,1; Mc 9,2; Lc 9,28);
è più vicino a Gesù nell'agonia al Getsemani (Mt 26,37; Mc 14,33).
Insieme ai dodici segue comunque da vicino il Maestro in tutta la sua vita pubblica (cfr. Mc 1,29; 13,3).
Giacomo e suo fratello Giovanni chiedono a Gesù di poter sedere alla sua destra e alla sua sinistra nel suo Regno (Mc 10,35-37; cfr. Mt 20,21 dove la richiesta è posta dalla loro madre).
Negli Atti viene nominato solo nella lista iniziale degli undici (1,13).
La morte di Giacomo è sobriamente descritta negli Atti degli Apostoli: "In quel tempo il re Erode (Agrippa I) cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa. Fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni" (12,2), verso il 42: è il primo apostolo a morire martire.
Clemente Alessandrino narra che mentre si recava al luogo del martirio avrebbe convertito il suo accompagnatore, che sarebbe morto decapitato con lui.


25 luglio ore 18.30 Messa solenne della Festa di san Giacomo

presieduta da S.E.R. mons. Gianrico Ruzza
musiche di Carissimi, Colusso, Monteverdi, gregoriano


24 luglio ore 18.30 Vespri solenni concertati per la Festa di San Giacomo

Vespri solenni concertati 

per la Festa di San Giacomo

presieduti da don Giuseppe Trappolini


musiche di Frescobaldi, Carissimi, Monteverdi, Victoria, gregoriano


Gianluca Libertucci, organista

Cappella Musicale di San Giacomo / Flavio Colusso, Maestro di cappella



La storia della Cappella Musicale di San Giacomo e del suo prezioso organo è antica, legata alla storia della Chiesa e dell’Ospedale di San Giacomo detto “degli incurabili”, fondato nel 1339 e il cui importante ampliamento e ristrutturazione furono realizzati tra il 1592 e il 1600 dal cardinale Antonio Maria Salviati, ivi sepolto sotto l’altare maggiore. L’ospedale e la chiesa di San Giacomo occupano un posto importante nella storia dell’umanità: qui trovarono la conferma della loro vocazione ed esercitarono il loro carisma, tra gli altri, grandi santi come Gaetano Thiene, Filippo Neri, Camillo de Lellis. Contribuirono alla bellezza del luogo celebri artisti come Francesco Capriani da Volterra, Bartolomeo Grillo, Sangallo il giovane, Carlo Maderno, il Pomarancio, Pierre Legrot, e musicisti come Ruggero Giovannelli e Alessandro Scarlatti furono tra gli antichi Maestri di cappella. 

Situata alla porta Nord della città, quotidianamente visitata da migliaia di turisti e da cittadini provenienti da ogni parte di Roma, San Giacomo è un crocevia ideale, oasi di pace nella frenesia della via del Corso, per offrire ad un variegato pubblico un momento di fresco ristoro spirituale illuminato dalla musica, un prodotto culturale che è espressione di una qualità artistica non museale ma viva e che è parte viva del carisma del luogo e della sua storia, nel cuore culturale e spirituale di Roma.



23 luglio ore 17.30 Messa e Concerto spirituale

musiche di Frescobaldi, A. Scarlatti, G. Spoglia, gregoriano
Federico Tollis, organo

22 luglio ore 19.00 Concerto spirituale “Labyrinthus”

Massimo Mercelli, flauto
Silvia De Palma, voce recitante
Gianluca Libertucci, organista
Cappella Musicale di San Giacomo / Flavio Colusso, Maestro di cappella

Flavio Colusso, Recercar III
Giovanni Bassano, Ricercata VI
Toru Takemitsu, Air
J.S. Bach, partita in La minore
Flavio Colusso, Adagio misterioso
Claude Debussy, Syrinx
Michael Nyman, due pezzi dedicati a Massimo Mercelli
Flavio Colusso, Recercar IV

Il concerto Labyrinthus, che ormai da anni coinvolge interpreti e partecipanti in un esercizio spirituale condotto dalla musica, è un appuntamento della Cappella Musicale di San Giacomo ispirato al tema del pellegrinaggio, del cammino inteso anche come combattimento spirituale. Particolarmente significativo per il “cammino” culturale abbracciato dalla attuale istituzione musicale, diretta dal 1991 da Flavio Colusso, è il tema del pellegrinaggio esplicitato nel simbolo del Labirinto, del cammino vissuto come esperienza del corpo e dello spirito, che si estende da sempre al concetto di accoglienza e di cura dei viandanti e dei pellegrini nel contesto degli antichi Hospitali.

L’appuntamento di quest’anno è dedicato al cammino che nei modi più diversi il viandante, il pellegrino, l’uomo comune compie dentro se stesso, crescendo con gli incontri e l’accoglienza. Il quinto centenario luterano ci offre la possibilità di sviluppare il senso ecumenico dell’incontro e quello fraterno dell’accoglienza.

L’Ospedale di San Giacomo è fra i più antichi al mondo ed occupa un posto importante nella storia dell’umanità: luogo di eccezionali risonanze e memorie, è stato recentemente chiuso ma si spera che venga presto riaperto al suo antico servizio. La devozione jacopea ha ispirato fin dal Medioevo musicisti e poeti favorendo la formazione di un patrimonio in cui confluiscono diverse esperienze culturali europee; la musica, medicina dell’anima e del corpo, avvicina persone, luoghi, tempi e rende possibili armonie altrimenti “dissonanti”.
Situata alla porta Nord della città, quotidianamente visitata da migliaia di turisti e da cittadini provenienti da ogni parte di Roma, San Giacomo è un crocevia ideale, oasi di pace nella frenesia della via del Corso, per offrire ad un variegato pubblico un momento di fresco ristoro spirituale illuminato dalla musica, un prodotto culturale che è espressione di una qualità artistica non museale ma viva e che è parte viva del carisma del luogo e della sua storia, nel cuore culturale e spirituale di Roma.


venerdì 7 luglio 2017

RESTAURO CAPPELLA CROCEFISSO

Un po in ritardo, ma mi sembra bello ed importante comunicare la fine dei lavori di restauro della Cappella del Sacro Cuore dichiarando vera gratitudine alla Professoressa Daniela Caporali, Lia Carola sua cooperante, e i 'ragazzi' della 'Scuola Arti e Mestieri' del comune di Roma.
RELAZIONE INTERVENTI CONSERVATIVI
PITTURE MURALI IN SAN GIACOMO IN AUGUSTA
CAPPELLA DEL SACRO CUORE
La Cappella del Sacro Cuore nella chiesa di San Giacomo in Augusta
L’attuale struttura architettonica della cappella del Sacro Cuore, la prima a sinistra entrando in chiesa, è quella venutasi a determinare con la ricostruzione complessiva della chiesa a cavallo tra il XVI e il XVII secolo, voluta dal Cardinale Antonio Maria Salviati. Della primitiva decorazione della cappella, fatta realizzare nel 1610 dal Cardinal Salviati, sussiste l’altare in marmi policromi realizzato su disegno del Maderno. La decorazione a fresco e in stucco di cupola e pennacchi risalgono ai lavori promossi dal parroco Enea Colazza nel 1880. L’iconografia è relativa alla nuova dedicazione della cappella al Sacro Cuore di Gesù. (N.Cat.Gen.:12/00821093)
Stato di conservazione
La decorazione si presentava in pessimo stato di conservazione, con gravi problemi di adesione e coesione dovuti principalmente all’umidità e all’incuria. La pellicola pittorica era scarsamente coesa per la naturale debolezza della tecnica di esecuzione; in alcune zone circoscritte erano presenti sollevamenti a scaglie e distacchi del colore. I danni maggiori causati da problemi di umidità di risalita avevano creato ampi distacchi dell’intonaco e perdite di pellicola pittorica. Tutte le superfici erano coperte da uno strato di particellato atmosferico, polveri grasse e cera che ingrigivano tutta la cromia.
Intervento di restauro
Rimozione dei depositi superficiali incoerenti a secco con pennellesse.
Rimozione dei depositi superficiali parzialmente coerenti a mezzo di spugne sintetiche.
Trattamento con sostanze biocide per eliminare e prevenire attacchi di microrganismi e organismi biodeteriogeni con applicazione a pennello e a spruzzo.
Consolidamento della coesione della pellicola pittorica mediante applicazione di prodotto consolidante, Acril 33 e Acrilmat in emulsione a bassa concentrazione applicata a pennello successiva pressione a spatola.
Ristabilimento della adesione degli strati pittorici, con resina acrilica in emulsione applicata mediante infiltrazione con siringa e pressione a spatola.
Stuccatura di cadute degli strati preparatori con malta e stucco idoneo (polyfilla e stucco ultraleggero).
Reintegrazione di tipo mimetica e non con pigmenti delle lacune stuccate a livello con il fine di restituire l'unità di lettura cromatica dell'opera.
Il sottoscritto Trappolini don Giuseppe, in qualità di parroco e legale rappresentante dell’ente ecclesiastico Parrocchia di San Giacomo, certifica il buon esito dell’intervento di restauro e manutenzione della decorazione basamentale a finti marmi nella Cappella del Sacro Cuore, a cura delle restauratrici Daniela Caporali Viggiani e Maria Lia Carola.
Unitamente, certifica il buon esito dell’intervento di restauro e manutenzione della decorazione basamentale a finti marmi nella Cappella del Sacro Cuore, a cura degli allievi Francesca Cardinali, Luciano Cessari, Lenia Colacicchi, Angela Santoro, Francesca Stazi, Antonio Vico, seguiti dall'insegnante restauratrice Daniela Caporali Viggiani nell'ambito del corso di “restauro materiali antichi” della Scuola Arti e Mestieri del Comune di Roma nell'anno scolastico 2016-17.
Ed inotre, certifica il buon esito dell’intervento di restauro e manutenzione della decorazione basamentale a finti marmi nella Cappella del Sacro Cuore, a cura degli allievi Elisabetta Bianchi, Vincenzo Blasio, Giulia Cirillo, Maria Grazia Corsanici, Michela Mezzomo, Ilaria Paolocci, Silvia Pompeo, Elisabetta Stefanini, seguiti dall’insegnante restauratrice Daniela Caporali Viggiani nell'ambito del corso di “interventi conservativi: cantiere” della Scuola Arti e Mestieri del Comune di Roma nell'anno scolastico 2016-17.



































domenica 2 luglio 2017

TANTI AUGURI ALLA NOSTRA CHIESA

BREVE STORIA DELLA PARROCCHIA DI SAN GIACOMO IN AUGUSTA
Dalla sua inaugurazione (anno 1602) e per oltre due secoli la chiesa fu sempre adibita come cappella maggiore dell'Ospedale S. Giacomo. L'Ospedale aveva un'altra cappella in Via Ripetta: S. Maria in porta Paradisi, molto bella, ricca di sculture e di affreschi, ma alquanto piccola. Per le grandi cerimonie e commemorazioni veniva usata la grande chiesa che serviva anche a luogo di convegni, conferenze, dibattiti, mancando all'ospedale una grande aula adatta allo scopo.

Nei mesi in cui si svolgeva la cura del morbo gallico (sifilide), in particolare nel mese di luglio, la chiesa era piena di infermi in preghiera per i rituali esercizi spirituali per purificare l'anima come preparazione alla guarigione del corpo. Anche Gesù nella guarigione del paralitico aveva usato lo stesso metodo: prima il perdono dei peccati, poi la guarigione dalla paralisi (Matteo cap. 9).
Il tutto era gestito dal Pio Istituto S. Spirito da cui dipendevano tutti gli ospedali romani.
La Chiesa venne aperta al culto già nel 1600 anno santo della Redenzione. Il 16 marzo 1602 moriva il munifico Cardinale Antonio Salviati da tutti rimpianto e venne sepolto sotto l'altare maggiore, il 2 luglio venne consacrata solennemente.

In seguito, nel 1600 e 1700, la chiesa ebbe buoni lasciti ed eredità per cui poté essere ornata da pitture, quadri ed affreschi, ridipinta e ripulita più volte. Era adibita a grandiose funzioni per i malati dell'ospedale, eserc­izi spirituali e liturgie. Si curava contemporaneamente lo spirito ed il corpo, anzi prima lo spirito affinché il corpo venisse guarito.

Aumentando la popolazione e le abitazioni in data 1 Novembre 1824 il Papa Leone XII costituiva la parrocchia S. Giacomo con il suo territorio desunto dalle parrocchie confinanti: S. Maria del Popolo, S. Rocco, S. Andrea delle fratte. All'inizio del 1825 fu eletto il primo parroco d. Domenico Capo. Nel 1849 subì i danni della repubblica Romana. Giuseppe Garibaldi per circa un anno la ridusse a stalla per i suoi cavalli asportandone mobili e quadri che bruciò in Piazza del Popolo con altri banchi di chiese, su istigazione di Angelo Brunetti , il rivoluzionario soprannominato Ciceruacchio. Era in uno stato pietoso, quando il Papa Pio IX (1860 1863) dopo l'esilio di Gaeta rifece a sue spese la tinteggiatura di tutta la Chiesa, l'affresco della grande volta, i quadri e lo splendido pavimento marmoreo nel 1863. Il Pontefice stesso venne ad inaugurarlo con grande solennità. Parrocchiano fu lo stesso Ciceruacchio. Parrocchiano era il poeta romanesco Trilussa (Carlo A. Salustri) che venne battezzato in questa chiesa nel 1871.

La vita parrocchiale fu molto fiorente alla fine del secolo scorso: numerosi i fedeli (oltre 10 mila), popolata di ragazzi e giovani; sorsero in parrocchia molte associazioni, confraternite e gruppi d'indole culturale, caritativo, assistenziale e religioso. All'inizio del secolo se ne contavano ben 26. Merita particolare menzione la Compagnia di S. Giuseppe con oltre 1600 iscritti con finalità religiose, caritative ed assistenziali. Aveva anche un speciale reparto per i suoi soci defunti al cimitero dei Verano.

Venivano celebrate con grande solennità le feste patronali di S. Giacomo (25 Luglio) e della Madonna dei miracoli (prima domenica di Luglio) con particolari funzioni, luminarie e processioni. Molto frequentate le SS. Quarantore, le processioni in Via del Corso e le funzioni della settimana santa. Tra il 1890 ed il 1912 si fecero molti e grandi restauri con il contributo dei parrocchiani (decorazione dell'intera chiesa, restauro delle cappelle del Crocefisso, di S. Giuseppe, del S. Cuore e della Madonna di Pompei). Fu celebrato con grande solennità il primo centenario della parrocchia (1925). La parrocchia era molto popolata e la frequenza alla chiesa era assidua e dinamica. Negli anni 1943-44 trovarono rifugio nelle stanze o meglio nei soffitti della chiesa parecchi ricercati politici ed ebrei. Dal 1945 al 1982 la parrocchia gesti il Nido d'Infanzia con, numerosi bambini assistiti dalle Suore Ospedaliere. Veniva pubblicata anche una bella rivista quadrimestrale diretta dal parroco d. Paolo De Angelis, molto apprezzata.