Eliminare la fame e la malnutrizione sono le grandi sfide del nostro tempo. Dal 2015, dopo decenni di progressi, la percentuale di persone che non hanno accesso al cibo è tornata a salire. Nel 2018, 820 milioni di persone, ovvero 1 individuo su 9 del pianeta non ha avuto disponibilità di cibo sufficiente alla propria alimentazione. Intorno a questi temi si muoverà il 16 ottobre prossimo la Giornata mondiale dell’alimentazione. In vista di questo appuntamento, Cefa Onlus – Il seme della solidarietà sabato 12 ottobre sarà a Roma, in piazza del popolo, con “IN THE NAME OF AFRICA”, grande performance di pixel art urbana per porre l’attenzione sulle gravi condizioni di malnutrizione in cui vivono milioni di persone in tutto il mondo.
La piazza si trasformerà in una grande “tavola della solidarietà” apparecchiata con 10.000 piatti bianchi per ricordare che ancora oggi troppe persone soffrono la fame. Con il contributo dei volontari, i piatti ad uno ad uno verranno capovolti per formare, dapprima, il disegno dell’Africa, poi quello di un libro da cui nasce una spiga – illustrazione ideata dal fumettista Francesco Tullio Altan – e, infine, la sagoma dell’Uomo vitruviano di Leonardo da Vinci, “a sottolineare come l’educazione e lo studio, la formazione agricola e la conoscenza tecnica siano i mezzi fondamentali per sconfiggere la fame”
(Da Radio Città Futura)
sabato 12 ottobre 2019
venerdì 11 ottobre 2019
DOMENICA XXVIII TEMPO ORDINARIO
Dio ci offre non solo guarigione, ma salvezza
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 17, 11-19
Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samaria e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».
Parola del Signore
Dieci lebbrosi che la sofferenza ha riunito insieme, che si appoggiano l’uno all’altro. Appena Gesù li vide… Notiamo il dettaglio: appena li vide, subito, spinto dalla fretta di chi vuole bene, disse loro: andate dai sacerdoti e mostrate loro che siete guariti! I dieci si mettono in cammino e sono ancora malati; la pelle ancora germoglia piaghe, eppure partono dietro a un atto di fede, per un anticipo di fiducia concesso a Dio e al proprio domani, senza prove: «La Provvidenza conosce solo uomini in cammino» (san Giovanni Calabria), navi che alzano le vele per nuovi mari.
I dieci lebbrosi credono nella salute prima di vederla, hanno la fede dei profeti che amano la parola di Dio più ancora della sua attuazione, che credono nella parola di Dio prima e più che alla sua realizzazione. E mentre andavano furono guariti. Lungo il cammino, un passo dopo l’altro la salute si fa strada in loro. Accade sempre così: il futuro entra in noi con il primo passo, inizia molto prima che accada, come un seme, come una profezia, come una notte con la prima stella, come un fiume con la prima goccia d’acqua. E furono guariti.
Il Vangelo è pieno di guariti, sono il corteo gioioso che accompagna l’annuncio di Gesù: Dio è qui, è con noi, coinvolto nelle piaghe dei dieci lebbrosi e nello stupore dell’unico che ritorna cantando. E al quale Gesù dice: la tua fede ti ha salvato!. Anche gli altri nove che non tornano hanno avuto fede nelle parole di Gesù. Dove sta la differenza? Il samaritano salvato ha qualcosa in più dei nove guariti.
Non si accontenta del dono, lui cerca il Donatore, ha intuito che il segreto della vita non sta nella guarigione, ma nel Guaritore, nell’incontro con lo stupore di un Dio che ha i piedi nel fango delle nostre strade, e gli occhi sulle nostre piaghe. Nessuno si è trovato che tornasse a rendere gloria a Dio? Ebbene «gloria di Dio è l’uomo vivente» (sant’Ireneo).
E chi è più vivente di questo piccolo uomo di Samaria? Lui, il doppiamente escluso, che torna guarito, gridando di gioia, danzando nella polvere della strada, libero come il vento? Non gli basta tornare dai suoi, alla sua famiglia, travolto da questa inattesa piena di vita, vuole tornare alla fonte da cui è sgorgata. Altro è essere guariti, altro essere salvati. Nella guarigione si chiudono le piaghe, ma nella salvezza si apre la sorgente, entri in Dio e Dio entra in te, come pienezza.
I nove guariti trovano la salute; l’unico salvato trova il Dio che dona pelle di primavera ai lebbrosi, che fa fiorire la vita in tutte le sue forme, e la cui gloria è l’uomo vivente, «l’uomo finalmente promosso a uomo» (P. Mazzolari).
sabato 5 ottobre 2019
DOMENICA XXVII PER ANNUM
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 17, 5-10
In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».
Per capire la domanda degli apostoli: “accresci in noi la fede”, dobbiamo riandare alla vertiginosa proposta di Gesù un versetto prima: se tuo fratello commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte al giorno ritornerà a te dicendo: “sono pentito”, tu gli perdonerai.
Sembra una missione impossibile, ma notiamo le parole esatte. Se tuo fratello torna e dice: sono pentito, non semplicemente: “scusa, mi dispiace” (troppo comodo!) ma: “mi converto, cambio modo di fare”, allora tu gli darai fiducia, gli darai credito, un credito immeritato come fa Dio con te; tu crederai nel suo futuro. Questo è il perdono, che non guarda a ieri ma al domani; che non libera il passato, libera il futuro della persona.
Gli apostoli tentennano, temono di non farcela, e allora: “Signore, aumenta la nostra fede”. Accresci, aggiungi fede. È così poca! Preghiera che Gesù non esaudisce, perché la fede non è un “dono” che arriva da fuori, è la mia risposta ai doni di Dio, al suo corteggiamento mite e disarmato.
«Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “sradicati e vai a piantarti nel mare” ed esso vi obbedirebbe». L’arte di Gesù, il perfetto comunicatore, la potenza e la bellezza della sua immaginazione: alberi che obbediscono, il più piccolo tra i semi accostato alla visione grandiosa di gelsi che volano sul mare!
Ne basta poca di fede, anzi pochissima, meno di un granello di senape. Efficace il poeta Jan Twardowski: «anche il più gran santo/ è trasportato come un fuscello/ dalla formica della fede».
Tutti abbiamo visto alberi volare e gelsi ubbidire, e questo non per miracoli spettacolari – neanche Gesù ha mai sradicato piante o fatto danzare i colli di Galilea – ma per il prodigio di persone capaci di un amore che non si arrende. Ed erano genitori feriti, missionari coraggiosi, giovani volontari felici e inermi.
La seconda parte del vangelo immagina una scena tra padrone e servi, chiusa da tre parole spiazzanti: quando avete fatto tutto dite “siamo servi inutili”.
Guardo nel vocabolario e vedo che inutile significa che non serve a niente, che non produce, inefficace. Ma non è questo il senso nella lingua di Gesù: non sono né incapaci né improduttivi quei servi che arano, pascolano, preparano da mangiare. E mai è dichiarato inutile il servizio. Significa: siamo servi senza pretese, senza rivendicazioni, senza secondi fini. E ci chiama ad osare la vita, a scegliere, in un mondo che parla il linguaggio del profitto, di parlare la lingua del dono; in un mondo che percorre la strada della guerra, di prendere la mulattiera della pace. Dove il servizio non è inutile, ma è ben più vero dei suoi risultati: è il nostro modo di sradicare alberi e farli volare.
Padre Ermes Ronchi
Da questa domenica condivideremo le bellissime Riflessioni di Padre Ermes Ronchi.
Gli ho scritto e chiesto, e lui gentilmente ce lo ha concesso.
Chi è Padre Ermes?
Primi passi
A diciotto anni, mentre studia al liceo con l'intenzione di diventare frate, conosce Giovanni Vannucci durante una settimana di incontri spirituali; Vannucci gli insegna che mondo sacro e mondo reale coincidono:
«Ricordo che lui ci consigliava, ci obbligava quasi a leggere i grandi romanzieri russi perché diceva che c’è più intuizione sacra in un grande romanzo che in interi trattati di teologia. Allora io imparai, dietro suo suggerimento, a leggere Dostoevskij o Tolstoj nel bagno, nello sgabuzzino della doccia coprendo la lampadina con la camicia perché il superiore non vedesse la luce filtrare sotto. E questa lettura ci aiutava a scoprire il reale come luogo del sacro.»
Vannucci lo aiuta inoltre a superare le frustrazioni nel rapporto con i superiori, suggerendogli che l'armonia va conquistata anzitutto nella relazione con Dio e con se stessi:
«In quegli anni il grande problema di tutti noi era il rapporto con l’autorità, si respiravano già i primi sintomi del ’68, allora io andai da lui e gli dissi: “padre Giovanni, io ho un problema con il mio superiore, non riesco ad andare d’accordo, non riesco ad apprezzarlo, non mi aiuta, non mi fa cantare dentro”. Desideravo dentro di me inconsciamente che lui mi incoraggiasse in questa sorta di contestazione e invece lui mi disse: “tu devi avere dei problemi più seri, non devi avere il problema dei superiori, devi avere il problema di Dio e dell’armonia della tua vita interiore, dell’armonia con te stesso”. [...] Ecco, questo mi ha aiutato molto.»
Altro incontro determinante è per lui quello con David Maria Turoldo.
Attività
Ordinato sacerdote (1973), dà vita, insieme ad altri frati, ad una comunità sperimentale nella provincia di Vicenza (trasferitasi poi a Casale Monferrato):
«Abbiamo lasciato il convento classico, dove tutto è organizzato e sicuro, abbiamo preso una casa disabitata, abbiamo cercato di mantenerci con il nostro lavoro, abbiamo cercato il contatto reale con le persone. [...] Per quattro anni ho fatto, abbiamo fatto di tutto: io facevo il bracciante agricolo, un altro lavorava sul territorio, un altro ancora correggeva le bozze. Poi ho sentito il bisogno di studiare.»
Chiede di andare a Parigi, dove lavora come insegnante di italiano, di religione presso il Liceo italiano "Leonardo da Vinci", e come spazzino comunale per mantenersi gli studi.[2] Consegue due dottorati: in Storia delle religioni con specializzazione in Antropologia culturale (alla Sorbona) e in Scienze Religiose (all'Institut catholique de Paris).
Nel 1980 torna in Italia, dove è destinato al convento dell'Annunciata di Rovato fino al 1991:
«Non facevamo nulla di straordinario, cercavamo di essere significativi attraverso delle proposte di spiritualità, di cultura, di impegno sociale. Da lì ho cominciato il ministero della predicazione. In quegli anni è uscito il mio primo libro.»
Dal 1991 al 1994 è nella comunità dei Servi di Maria a Verona.
Nel 1994, dopo sei mesi trascorsi a Parigi per rinfrescare gli studi, si stabilisce a Milano, svolgendo varie attività presso la chiesa di San Carlo al Corso, dirigendo il Centro culturale Corsia dei Servi fondato da David Maria Turoldo.
Ha redatto i testi di riflessione per la veglia di 500.000 ragazzi all'Incontro nazionale dei giovani 2007.
È docente di Estetica Teologica ed Iconografia alla Pontificia facoltà teologica "Marianum" di Roma.
L'11 settembre 2012 è stato nominato parroco della parrocchia di San Carlo al Corso, a Milano.
Nel 2016, su incarico di papa Francesco, tiene le meditazioni degli esercizi spirituali alla Curia romana.
Dall'8 settembre 2016 vive nel convento di Santa Maria del Cengio, a Isola Vicentina (VI), piccola comunità dei Servi di Maria, che da tempo ha avviato, grazie all'apporto fondamentale di un gruppo di laici, attività che fanno crescere la spiritualità e favoriscono la riflessione su temi di attualità, tra i quali l'esigenza di diffondere nuovi stili di vita nel rispetto del Creato.
È autore di numerosi libri su temi biblici e spirituali; collabora inoltre con diverse testate giornalistiche, tra cui l'Avvenire[6]. Ha affermato:
«Mi sento servo, ministro al servizio della Parola: è la passione, è il richiamo, la fonte, la roccia, il nido della mia vita. Annunciare la Parola, scrivere della Parola, tradurla nel linguaggio di oggi sono le pietre miliari del mio cammino quotidiano.»
Il commento del Vangelo in TV
Dal novembre del 2009 al 2014 ha sostituito Raniero Cantalamessa nella conduzione della rubrica Le ragioni della Speranza all'interno del programma di cultura cattolica A sua immagine[7]. La conduzione di Ermes Ronchi ha la caratteristica di associare sovente il commento del Vangelo alla visita di una comunità di ispirazione religiosa ed ogni puntata si conclude con la lettura di una poesia devozionale tra quelle dei più vari autori.
(da Wikipedia)
martedì 1 ottobre 2019
GIORNATA DEL MIGRANTE
SIAMO INVASI DA MIGRANTI. VERITÀ? SENSAZIONE? PERCEZIONE? SOLLECITAZIONE? EGEMONIA DEL PENSIERO DOMINANTE?
So per certo una cosa. Mio nonno paterno che era un ragazzo del 99, dopo la guerra, dovette andare in Germania e lavorare nelle miniere; in seguito fece lavori stagionali venendo nel Lazio a mietere il grano o a vendemmiare per poi tornare con qualche spicciolo a lavorare la sterile terra a Castelletta. Mio nonno materno, un po' più grande, dopo la guerra è dovuto andare in Francia e lavorare in ferrovia SNCF, inizialmente come operaio che metteva il carbone nelle locomotive a vapore e poi come macchinista; tutti e due hanno faticato, sono stati emarginati a volte umiliati per la loro provenienza; lavoravano per la loro famiglia o per le famiglie che si apprestavano a formare;
ERANO MIGRANTI ECONOMICI ED IO SONO NIPOTE DI MIGRANTI. ma di che cosa vogliamo parlare!!!!
sabato 28 settembre 2019
PREGHIERE DEL 29 SETTEMBRE
Preghiamo per Daniele, un giovane uomo della nostra Parrocchia, che in questi anni ha dovuto subire una lunga serie di interventi chirurgici e che si trova a vivere pesanti problemi di salute che lo portano a preoccupazioni e tristezza,
perché possa trovare serenità e sentirsi supportato dall'affetto
e dalla preghiera della nostra comunità.
Per Martina, la piccola che si trova in cure chemioterapiche. Le cose pare stiano andando meglio, preghiamo perché il Dio della speranza e della consolazione sostenga i suoi cari.
Per Gina anziana ultranovantenne, che spesso sente i peso della solitudine, perché con il nostro aiuto e preghiera possa trovare la serenità nella sua vita quotidiana.
Perché Elisa possa sempre esser serena nel percorso terapeutico che si sta preparando per la sua malattia.
Per i nostri fratelli defunti Teresa, Virginia, Angela, Famiglia Kaiser, Fabrizio e Bruno,
perché il Dio di Misericordia li accolga nella Patria Celeste
sabato 21 settembre 2019
PREGHIERE DEL 22 SETTEMBRE
Per Piero che ha chiesto preghiere per suo genero gravemente malato, affinché la famiglia, la figlia, e i nipoti in tenera età, possano superare questo difficile momento.
Per Giacomo che ha chiesto preghiere affinché la moglie, che sta subendo intense cure, possa avere un bambino.
Perché Elisa, recentemente operata per un tumore, possa intraprendere con serenità il percorso di cure mediche che dovrà affrontare.
Per la nipotina di una nostra parrocchiana che ad appena un anno dovrà iniziare un ciclo di chemioterapia, perché il Signore aiuti e conforti i suoi genitori.
Per un nostro parrocchiano che in settimana si sottoporrà ad un importante intervento chirurgico al cuore, affidiamo lui e la sua famiglia alla Madonna dei Miracoli cui è tanto devoto.
Lunedì riprenderà il servizio per la colazione delle persone di strada. Preghiamo perché il Signore benedica e aiuti quanti si rendono in ogni modo disponibili per realizzare questo piccolo ‘segno di amore’ espressione di tutta la nostra comunità.
Per i nostri fratelli defunti: in questo giorno ci è stato chiesto di pregare per Vanda, Giuseppe, defunti della famiglia Riccardi e Politi, per Giacomo, Saveria e Rosa.
Iscriviti a:
Post (Atom)







