sabato 14 dicembre 2019

PRESEPE ULTIMATO


Video girato dagli autori del presepio: Marco Lena e Gennaro Cretella


Un panettone per Natale



IN QUESTO PERIODO ....... UN PANETTONE PER LE COLAZIONI.
Condivido la lettera mandata agli operatori della colazione:

Carissime amiche ed amici, anzitutto intendo ringraziarvi per il bene che avete fatto e fate a nome della nostra comunità, attraverso il dono del vostro servizio alle persone senza fissa dimora. Questo "servizio" è espressione concreta di una comunità in cammino che ricerca, nell'aspetto della "carità", una delle espressioni del suo essere. Pertanto non è soltanto un atto personale di "un qualcosa di bene" che uno sente di fare, ma è altresì espressione di quanti si sentono di vivere in una comunità, territoriale o di elezione, che insieme concordemente cercano di vivere il mandato del Signore.
Come spesso ripete Papa Francesco non siamo una ONLUS ma siamo una comunità ecclesiale.
Dopo tre anni di esperienza, su questo aspetto non marginale, ma essenziale, dobbiamo sempre interrogarci sull'importanza che ha, nella nostra azione, la comunione con gli altri, il nostro senso di appartenenza, il nostro senso di corresponsabilità.
Senza queste caratteristiche il servizio, pur avendo un grande valore umanitario, perde del valore ecclesiale che è alla base di quanto noi offriamo.
Un valore che intende esprimere comunità di intenti e di azioni sotto l'azione dell'unico spirito di Dio e della Sua parola. Quattro sono infatti i pilastri che connotano e identificano la vita cristiana: la Carità, la Preghiera, la Parola, l’Eucaristia. E nessuno può fare a meno dell’altro.

Prima della pausa di Natale, vi affido questa riflessione augurandovi ogni bene per voi e le vostre famiglie invitandovi a partecipare al momento di preghiera che comunitariamente faremo venerdì prossimo alle 17,30 con la Messa e l’Adorazione Eucaristica
Un caro saluto ed un grande ringraziamento
Don Giuseppe.

giovedì 12 dicembre 2019

III DOMENICA DI AVVENTO


Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 11,2-11 
In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”.
In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».
Parola del Signore

Sei tu, o ci siamo sbagliati? Giovanni, il profeta granitico, il più grande, non capisce. Troppo diverso quel cugino di Nazaret da ciò che la gente, e lui per primo, si aspettano dal Messia. Dov’è la scure tagliente? E il fuoco per bruciare i corrotti? Il dubbio però non toglie nulla alla grandezza di Giovanni e alla stima che Gesù ha per lui. Perché non esiste una fede che non allevi dei dubbi: io credo e dubito al tempo stesso, e Dio gode che io mi ponga e gli ponga domande. Io credo e non credo, e lui si fida. Sei tu? Ma se anche dovessi aspettare ancora, sappi che io non mi arrendo, continuerò ad attendere.
La risposta di Gesù non è una affermazione assertiva, non pronuncia un “sì” o un “no”, prendere o lasciare. Lui non ha mai indottrinato nessuno. La sua pedagogia consiste nel far nascere in ciascuno risposte libere e coinvolgenti. Infatti dice: guardate, osservate, aprite lo sguardo; ascoltate, fate attenzione, tendete l’orecchio. Rimane la vecchia realtà, eppure nasce qualcosa di nuovo; si fa strada, dentro i vecchi discorsi, una parola ancora inaudita.
Dio crea storia partendo non da una legge, fosse pure la migliore, non da pratiche religiose, ma dall’ascolto del dolore della gente: ciechi, storpi, sordi, lebbrosi guariscono, ritornano uomini pieni, totali. Dio comincia dagli ultimi. È vero, è una questione di germogli. Per qualche cieco guarito, legioni d’altri sono rimasti nella notte. È una questione di lievito, un pizzico nella pasta; eppure quei piccoli segni possono bastare a farci credere che il mondo non è un malato inguaribile. Gesù non ha mai promesso di risolvere i problemi della terra con un pacchetto di miracoli.
L’ha fatto con l’Incarnazione, perdendo se stesso in mezzo al dolore dell’uomo, intrecciando il suo respiro con il nostro. E poi ha detto: voi farete miracoli più grandi dei miei. Se vi impastate con i dolenti della terra. Io ho visto uomini e donne compiere miracoli. Molte volte e in molti modi. Li ho visti, e qualche volta ho anche pianto di gioia. La fede è fatta di due cose: di occhi che sanno vedere il sogno di Dio, e di mani operose come quelle del contadino che «aspetta il prezioso frutto della terra» (Giacomo 5,7). È fatta di uno stupore, come un innamoramento per un mondo nuovo possibile, e poi di mani callose che si prendono cura di volti e nomi; lo fanno con fatica, ma «fino a che c’è fatica c’è speranza» (Lorenzo Milani).
Cosa siete andati a vedere nel deserto? Un bravo oratore? Un trascinatore di folle? No, Giovanni è uno che dice ciò che è, ed è ciò che dice; in lui messaggio e messaggero coincidono. Questo è il solo miracolo di cui la terra ha bisogno, di credenti credibili
p. Ermes Ronchi

martedì 10 dicembre 2019

LA FESTA DI NOI MARCHIGIANI

La basilica della Santa Casa è uno dei principali luoghi di culto mariano e tra i più importanti e visitati santuari mariani del mondo cattolico. Sorge a Loreto in piazza della Madonna, a 127 metri s.l.m., al termine della via Lauretana. All'interno della basilica, i cattolici rendono culto di devozione verso i resti di quella che secondo la tradizione è la Santa Casa di Nazareth, dove visse Gesù. A questo famoso santuario è collegata la devozione per Maria madre di Gesù che ha l'iconografia culturale e storica della Vergine Lauretana, patrona dell'aviazione; tra i numerosi personaggi e santi che vi hanno fatto visita, si ricordano santa Camilla Battista da Varano; santa Thérèse di Lisieux; santa Gianna Beretta; tra i papi che hanno visitato la basilica vi sono Giovanni XXIII[1]Giovanni Paolo II[2]Benedetto XVI[3] e Papa Francesco[4]. Il santuario ha la dignità di Basilica pontificia minore[5].

lunedì 9 dicembre 2019

CONCERTO DI NATALE



Concerto di Natale - XXXV Edizione
15 Dicembre 2019 ore 20:30
Coro della Diocesi di Roma, Orchestra "Fideles et Amati",
diretti da Mons. Marco Frisina
- Ingresso gratuito -

Processione Immacolata in via del Corso organizzata dall'istituto ICRSS



Processione presieduta card. Francisco Ladaria prefetto della Congregazione per la dottrina della fede

PRESEPIO 2019/20

La rappresentazione del Presepe napoletano del Settecento è incentrata sulla distinzione di alcune scene ricorrenti che infondono agli occhi del visitatore,nel suo insieme,uno spaccato di Napoli,tra la metà e la fine del Settecento.
L' edizione di quest'anno è incentrata su 4 scene principali:
1. La scena della Natività,sotto i ruderi di un tempi pagano diroccato, a simboleggiare la vittoria del Cristianesimo sul paganesimo.
Si riconosce la Sacra Coppia che indossa gli abiti del tempo,in seta,perché essi rappresentano il nucleo centrale dell'intera rappresentazione.
2. La scena dei dormienti (a sinistra),posta ai piedi della Natività ne esalta il contrasto tra l'uomo superficiale e indifferente e di contro il Mistero del Dio fatto uomo.
3. La scena popolare del mercato (a destra) con il pescivendolo e la castagnara, la venditrice di frutta.
4. La taverna,antica reminiscenza dei testi evangelici con introduzioni anacronistiche: i giocatori di carte.
Questo è il luogo del peccato,dell'indifferenza,della noncuranza.
È caratterizzato da personaggi austeri,dal ghigno facile,dediti al gioco e al buon vino.

La scenografia è stata realizzata secondo i canoni del Settecento,con materiali tradizionali come legno,sughero, stucco,colla e colori naturali.

I personaggi sono in terracotta policroma con occhi in vetro,manichino in stoppa e fil di ferro,mani e piedi in legno.

Le vestiture sono in seta di San Leucio.

Realizzazione e allestimento:
Marco Lena
Gennaro Cretella

Per info e allestimenti:3385935114