lunedì 3 febbraio 2020
UNZIONE DEGLI INFERMI
giovedì 30 gennaio 2020
PRESENTAZIONE AL TEMPIO DI GESU' CANDELORA
Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore- come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori». C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui. Parola del Signore.
Parola del Signore
Maria e Giuseppe portarono il Bambino a Gerusalemme, per presentarlo al Signore. Una giovanissima coppia, col suo primo bambino, arriva portando la povera offerta dei poveri, due tortore, e il più prezioso dono del mondo: un bambino. Sulla soglia, due anziani in attesa, Simeone e Anna. Che attendevano, dice Luca, «perché le cose più importanti del mondo non vanno cercate, vanno attese» (Simone Weil).
Perché quando il discepolo è pronto, il maestro arriva. Non sono i sacerdoti ad accogliere il bambino, ma due laici, che non ricoprono nessun ruolo ufficiale, ma sono due innamorati di Dio, occhi velati dalla vecchiaia ma ancora accesi dal desiderio. E lei, Anna, è la terza profetessa del Nuovo Testamento, dopo Elisabetta e Maria. Perché Gesù non appartiene all’istituzione, non è dei sacerdoti, ma dell’umanità. È Dio che si incarna nelle creature, nella vita che finisce e in quella che fiorisce. «È nostro, di tutti gli uomini e di tutte le donne. Appartiene agli assetati, ai sognatori, come Simeone; a quelli che sanno vedere oltre, come Anna; a quelli capaci di incantarsi davanti a un neonato, perché sentono Dio come futuro e come vita» (M. Marcolini).
Simeone pronuncia una profezia di parole immense su Maria, tre parole che attraversano i secoli e raggiungono ciascuno di noi: il bambino è qui come caduta e risurrezione, come segno di contraddizione perché siano svelati i cuori. Caduta, è la prima parola. «Cristo, mia dolce rovina» canta padre Turoldo, che rovini non l’uomo ma le sue ombre, la vita insufficiente, la vita morente, il mio mondo di maschere e di bugie, che rovini la vita illusa. Segno di contraddizione, la seconda. Lui che contraddice le nostre vie con le sue vie, i nostri pensieri con i suoi pensieri, la falsa immagine che nutriamo di Dio con il volto inedito di un abbà dalle grandi braccia e dal cuore di luce, contraddizione di tutto ciò che contraddice l’amore.
Egli è qui per la risurrezione, è la terza parola: per lui nessuno è dato per perduto, nessuno finito per sempre, è possibile ricominciare ed essere nuovi. Sarà una mano che ti prende per mano, che ripeterà a ogni alba ciò che ha detto alla figlia di Giairo: talità kum, bambina alzati! Giovane vita, alzati, levati, sorgi, risplendi, riprendi la strada e la lotta. Tre parole che danno respiro alla vita. Festa della presentazione. Il bambino Gesù è portato al tempio, davanti a Dio, perché non è semplicemente il figlio di Giuseppe e Maria: «i figli non sono nostri» (Kalil Gibran), appartengono a Dio, al mondo, al futuro, alla loro vocazione e ai loro sogni, sono la freschezza di una profezia “biologica”.
A noi spetta salvare, come Simeone ed Anna, almeno lo stupore. (Ermes Ronchi)
mercoledì 29 gennaio 2020
DOMENICA DELLA PAROLA
Carissimi,
la Parola che è risuonata in mezzo
ci ha conformati a Cristo
nell’obbedienza alla volontà del Padre.
ascoltata, accolta, pregata e realizzata.
Questa Parola, accesa nei nostri cuori,
continui a germogliare nella nostra vita
e ad alimentare la nostra preghiera personale,
familiare e comunitaria.
Sia la voce della nostra lode,
la forza che ci apre alla misericordia;
sia consolazione nel momento della prova,
fonte di gioia e di autentica testimonianza.
Impegniamoci a conoscerla, amarla,
meditarla ogni giorno
e annunciarla con franchezza e umiltà.
Andate in pace. Rendiamo grazie a Dio.
martedì 28 gennaio 2020
Collaborare
Mi sia consentito sottolineare che un collaboratore del Pontefice, quale è un Prefetto di una Congregazione romana, ha tante vie e opportunità di far giungere al Sommo Pontefice le sue proposte o perplessità. Questo è un preciso compito per aiutare il Pontefice nel suo ministero.
Il dare però alle stampe, come è stato fatto, una riflessione, che non è nulla di nuovo, coinvolgendo anche il Papa rinunciatario, sa molto di “complotto” e anche purtroppo di business editoriale. Tutto ciò non solo non è corretto, ma non è nemmeno morale, perché “attenta” tra il popolo cristiano cattolico la comunione e il “religioso ascolto” dei Pastori, come dice il Vaticano II, e a maggior ragione il Magistero di Pietro che, per il suo ministero, gode di una grazia particolare, come appunto ci insegna la teologia. Oggi Pietro è Papa Francesco! A lui dobbiamo guardare, per lui dobbiamo pregare e lui ascoltare nella maturità e lealtà di cattolici. Guai a coloro che scandalizzano, disse il maestro Cristo Gesù. Lo scandalo della divisione nella Chiesa non è da meno di ogni altro scandalo e forse è ancora più grave quando è provocato da chi è preposto alla salvaguardia del Magistero del Romano Pontefice.
(La Stampa)
venerdì 24 gennaio 2020
DOMENICA DELLA PAROLA 25 GENNAIO
Domenica della Parola di Dio
«La Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture come ha fatto con il corpo stesso del Signore, non mancando mai, soprattutto nella sacra liturgia, di nutrirsi del pane di vita alla mensa sia della Parola di Dio che del Corpo di Cristo, e di porgerlo ai fedeli» (Dei Verbum, 21).
Con la Lettera apostolica in forma di Motu proprio “Aperuit illis” il Santo Padre Francesco ha istituito la Domenica della Parola di Dio che sarà celebrata ogni anno nella 3° Domenica del Tempo Ordinario.
Il Papa esorta a mettere al centro della Comunità cristiana l’ascolto della Parola che interpella tutti e invita a una relazione di amore con il Dio vivente.
L’ascolto orante della Scrittura è ciò che unisce tutti i credenti in Cristo, e questa domenica posta nell’alveo della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani ha dunque una chiara valenza ecumenica.
Inoltre, come comunità che si situa in ascolto della Parola possiamo condividere con gli ebrei l’invito allo Shemà che ci dispone in una tensione relazionale con il Signore.
Nel cammino pastorale della Diocesi di Roma, il prossimo 26 gennaio 2020 sarà una ulteriore occasione per chiedere a Dio di ascoltare il grido di salvezza che dalla nostra città sale a Lui e per farci testimoni con la nostra vita della Parola che abbiamo ascoltato, meditato, interiorizzato e realizzato.
Per vivere questa Domenica proponiamo un rito di intronizzazione del libro della Scrittura all'inizio della liturgia festiva nella Messa di SABATO 25 GENNAIO ALLE 17.30.
sabato 18 gennaio 2020
GRAZIELLA DANIA
Oggi abbiamo dato l’Estremo saluto a GRAZIELLA DANIA di 90 anni.
Una buona, brava mamma di famiglia, brava nonna.
Capace di far fronte alle difficoltà che la vita, per forza di cose le presentava. Forte anche nel dolore, quello più grande ed innaturale, quello di una mamma che perde una figlia. Quest’ultimo certamente l’ha toccata nel suo profondo essere, come naturale che sia.
Ha cercato di vivere e di donare i grandi valori della vita, la generosità, il saper dare serenità e coraggio nelle difficoltà, il condividere, la disponibilità.
Ammirabile e d’altri tempi il suo stare accanto ed aiutare, colui che stato suo sposo, fino all’ultimo respiro.
Come mi è stato testimoniato in una bellissima sintesi: “una donna elegante dentro e fuori”
Certo che mancherà a tutti quanti l’hanno conosciuta; certo che in modo particolare mancherà a te Gabriele, che avendo il tuo studio accanto alla sua abitazione, avevi l’opportunità di vederla quotidianamente: aprire la porta e sapere che era lì, accanto a te.
Ora si aprirà quella porta ma lei non ci sarà fisicamente; ma lasciatelo dire da me che da anni ho perso la mia mamma, lei ci sarà per sempre in te… in voi che con lei avete condiviso parte della vostra esistenza. Non solo nei ricordi, come si può guardare un album fotografico, ma lella vita…. Diciamo nel cuore, perché lì noi riponiamo quello che “chiamiamo sentimenti”, emozioni, preoccupazioni, gioie, sofferenze e speranze…. E la mamma, la nonna, l’amica è lì, perché lì è entrata… è entrata nella nostra carne. E questi sono i germi della resurrezione.
Allora affidiamola al Signore ringraziandola perché ce l’ha donata. Col pianto negli occhi, ma con serenità nel cuore ricordandola per tutto…. E perché no? Ricordandola anche per i suoi piatti gustosi che da brava Mamma di casa di altri tempi, sapeva fare.
venerdì 17 gennaio 2020
II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
Parola del Signore
Giovanni vedendo Gesù venire… Poter avere, come lui, occhi di profeta e so che non è impossibile perchè «vi è un pizzico di profeta nei recessi di ogni esistenza umana» (A.J. Heschel); vedere Gesù mentre viene, eternamente incamminato lungo il fiume dei giorni, carico di tutta la lontananza; mentre viene negli occhi dei fratelli uccisi come agnelli; mentre viene lungo il confine tra bene e male dove si gioca il tuo e, in te, il destino del mondo. Vederlo venire (come ci è stato concesso a Natale) pellegrino dell’eternità, nella polvere dei nostri sentieri, sparpagliato per tutta la terra, rabdomante d’amore dentro l’accampamento umano, da dove non se ne andrà mai più. Ecco l’agnello, il piccolo del gregge, l’ultimo nato che ha ancora bisogno della madre e si affida al pastore, che vuole crescere con noi e in mezzo a noi.
Non è il «leone di Giuda», che viene a sistemare i malvagi e i prepotenti, ma un piccolo Dio che non può e non vuole far paura a nessuno; che non si impone, ma si propone e domanda solo di essere accolto. Accolto come il racconto della tenerezza di Dio. Viene e porta la rivoluzione della tenerezza, porta un altro modo possibile di abitare la terra, vivendo una vita libera da inganno e da violenza. Amatevi, dirà, altrimenti vi distruggerete, è tutto qui il Vangelo. Ecco l’agnello, inerme e più forte di tutti gli Erodi della terra. Una sfida a viso aperto alla violenza, alla sua logica, al disamore che è la radice di ogni peccato.
Viene l’Agnello di Dio, e porta molto di più del perdono, porta se stesso: Dio nella carne, il cromosoma divino nel nostro Dna, il suo cuore dentro il nostro cuore, respiro dentro il respiro, per sempre. E toglie il peccato del mondo. Il verbo è al declinato al presente: ecco Colui che instancabilmente, infallibilmente, giorno per giorno, continua a togliere, a raschiare via, adesso ancora, il male dell’uomo. E in che modo toglie il male? Con la minaccia e il castigo?
No, ma con lo stesso metodo vitale, positivo con cui opera nella creazione. Per vincere il buio della notte Dio incomincia a soffiare sulla luce del giorno; per vincere il gelo accende il suo sole; per vincere la steppa semina milioni di semi; per vincere la zizzania del campo si prende cura del buon grano; per demolire la menzogna Lui passa libero, disarmato, amorevole fra le creature. Il peccato è tolto: nel Vangelo il peccato è presente e tuttavia è assente.
Gesù ne parla solo per dirci: è tolto, è perdonabile sempre! E come Lui, il discepolo non condanna, ma annuncia un Dio che dimentica se stesso dietro una pecora smarrita, un bambino, un’adultera. Che muore per loro e tutti li catturerà dentro la sua risurrezione. (Ermes Ronchi)







