sabato 8 settembre 2012

Mia Mamma

 Mamma Costanza a 20 anni

Oggi 8 settembre, festa della Madonna, della natività di Maria è sempre stato un bel giorno per me. Non solo celebravo la Ricorrenza liturgica, ma era anche l'anniversario del matrimonio dei miei genitori. 6 anni fa proprio la vigilia di questa festa il 7 settembre mia mamma ci lasciava e dopo quasi nove mesi anche il papà.
Io ero appena diventato parroco di San Giacomo. Cinque mesi dopo scrissi una riflessione sull'accaduto a mia sorella che ora voglio condividere con gli 'avventori' del nostro Blog.



Carissima, amata mia sorella,

            a volte non riesco ad esprimere i miei profondi pensieri se non scrivendo, riflettendo con calma e trascriverli.
Soprattutto le cose più importanti della mia vita le ho sempre riflettute scrivendo; quasi la penna, prima o la tastiera oggi, fossero lo svolgimento della mia mente.

E solo ora a distanza di 5 mesi, mi sono messo a riflettere, per poi scrivere,  su quanto è accaduto il 7 settembre, nella solitudine della mia magnifica chiesa, interrotto ogni tanto da qualche povero che viene a chiedere l’elemosina, con un magnifico sottofondo di organo.

            E’ stata una giornata tranquilla. La mattina sono stato alla USL, anche se non avevo combinato nulla, ma ero riuscito ad andare in farmacia per comprare le medicine che, Alessandro ed Anna Chiara, avrebbero dovute portare a Castelletta.
Verso le 11 telefono a mamma e gli dico che avevo preso le medicine.
Mamma mi dice: bravo, sono contenta, ma non mandare tutte le medicine, solo una confezione per ricetta, perché tanto rimango pochi giorni ancora e poi torno a Roma.
Nel pomeriggio vado a trovare Fernanda, da tanto tempo non la vedevo. E’ stata felice. Abbiamo parlato di mamma papà…. i vecchi ricordi da bambino.
Appena uscito dalla sua casa, erano le 19.30, telefono nuovamente a mamma per dirle del felice incontro. Anche mamma è stata contenta e commossa per questo incontro. Ci siamo salutati e le ho augurato una buona serata. Papà stava finendo la cena.

Anche io soddisfatto vado a casa. Mi metto a preparare qualcosa. Mangio. Poi tu verso le 20.30 mi chiami. Mi dici: ma hai sentito oggi la mamma? Io rispondo affermativamente perché l’ho sentita per due volte anzi avevo parlato con lei meno di un ora prima.
Tu non sei tranquilla. Dici che non ti ha risposto al telefono e che c’era stata una strana risposta di zia Rina. Poco dopo mi richiami; mi dici: vedi che avevo ragione? La mamma è caduta.
Come è caduta? Il mio cuore ha sobbalzato. Mi è presa subito un ansia per qualcosa di grave che stava succedendo. La mia mente ha cominciato a spaziare. Con calma ho telefonato anche io a Castelletta. Rispondono parenti. Mi passano al telefono la mamma.
Come stai? -  bhé son caduta!
Ha una voce flebile, un po’ cupa. Adesso viene il medico di guardia a vedere. Dai Peppe non preoccuparti.
Ti richiamo e sgomenti aspettiamo.
Poco dopo telefono per la seconda volta a Castelletta. Sento mamma più rilassata, la voce più decisa. Dai non preoccuparti!
 Mamma guarda che io parto e vengo!
 Ma no dai, per una caduta? Non mi sono fatta nulla! Il medico mi ha detto che non vede nulla! adesso vado all’Ospedale e così sono più tranquilla!
E’ stata l’ultima volta che ho sentito la voce della mia mamma.
Non la sentirò mai più.

Le lunghe telefonate o anche brevi, che ogni giorno anche più volte al giorno non ci saranno più. Se succedeva che per un giorno non la chiamassi, subito, o quasi, mi cercava lei e con tono dolce mi rimbrottava. Per me era l’appuntamento quotidiano. Quello delle 13.30.
Tutto passava per il telefono. Le mie gioie le mie preoccupazioni, i miei progetti…. tutta la mia vita scorreva sui fili del telefono con lei. Anche i pianti, a volte anche le sue arrabbiature ….. o anche le mie. Eravamo troppo uguali io e lei. Ma ci amavamo profondamente.
Quelle lunghe telefonate non ci saranno più. Per l’ultima volta ha ancora cercato di tranquillizzarmi.
Non sentirò più la sua dolce voce, la sua debole voce che riconoscevo subito quando non stava bene o c’era qualcosa che l’aveva turbata. Difficilmente sia io che lei riuscivamo a nascondere qualcosa o a camuffare la voce.
Non sentirò più la sua voce ma solo nella memoria ritorna nella mia mente: ti ricorderai di me quando non ci sarà più… ricorderai la tua mamma che ti diceva pasticcione o le camice piegate da me o come sempre ti ho mandato pulito…..
Si sempre pulito e ordinato fin da piccolo la mia mamma mi mandava; e ci teneva tanto.
Quella voce nella mente risuona solo nei momenti in cui mi fermo a pensare.

Il tempo passa. Io non riesco più a comunicare con gli zii che hanno accompagnato la mamma. Anzi quasi presagissi qualcosa di gravissimo, con Zio Pippo, sono stato scortese e quasi gli ho urlato nel chiedergli un numero del cellulare.
Tra me e te le telefonate intercorrevano continuamente.
La mia mente cominciava ad azzerarsi. Non pensavo quasi nulla. Non riuscivo a pensare. Cominciava ad esserci un black-out.
Le notizie peggioravano sempre. Nulla di grave, ma non respira bene…. Poi, qualche complicazione…. Poi, bisogna fare la Tac…. Poi, bisogna portarla ad Ancona.
Le notizie precipitano. Allora decidiamo di partire. Io chiudo tutto a casa e nel giro di pochi minuti arrivo da te, sorella mia cara.
Con calma mi dici che è meglio partire subito.
Non sappiamo dove andare. Tu hai il numero del cardiologo di Fabriano.
Ma partiamo. Sono le 23 passate.
Io avevo un grosso nodo alla gola. Sono ammutolito. Non riesco quasi a parlare.
Pochi minuti dopo diciamo che è meglio telefonare al numero che ci avevano dato.
Sento la tua voce concitata ma calma, domandi, chiedi spiegazioni. Io capisco dal colloquio la gravità della situazione. Non riesco a pensare.
Poi mentre parli, hai un timido pianto e una voce spezzata.
Hai chiuso il telefono e accarezzandomi mi hai detto: la mamma non c’è più!.
Un tonfo gelido nel cuore. Mi si è spezzato il cuore. La mente si è bloccata.
Le lacrime stavano per straripare dai miei occhi, ma si sono fermate.
Tu con dolcezza mi continui ad accarezzare mentre il mio sguardo è spento fisso sulla strada nel buio della notte.
Sei stata dolcissima. Con parole calme mi consolavi e la prima cosa che hai detto a me che son prete: dai Peppe preghiamo per la mamma e con la voce spezzata abbiamo pregato un po’. Abbiamo ripetuto quelle preghiere che la mamma ci ha insegnato da bambini.

La strada da percorrere è stata lunghissima. I nostri discorsi a tratti erano confusi. Tra ricordi, rimpianti, silenzi. Ma tu sempre cercavi, anche con il contatto fisico della tua mano, di rassicurarmi.
So che in quel momento hai preso coscienza di quanto la mamma sempre ti ha raccomandato: prenditi sempre cura di tuo fratello.
E lo hai fatto dai primi istanti in cui ci ha lasciato la mamma.
Hai realizzato che ora non solo dovevi aver cura dei tuoi figli e di tuo marito, ma in modo più concreto che mai anche di tuo fratello.
Quante parole di conforto mi hai dato in quel lungo tratto di strada.
Sembrava non arrivassimo mai.
Io non riuscivo a piangere. Ero bloccato. Non riuscivo a dire quasi nulla perché ogni volta che cercavo di ricordare qualcosa la voce mi si spezzava.
Non vedevamo l’ora di arrivare a Fabriano, ma nello stesso tempo avevamo l’angoscia di giungere alla meta.

Alle 3.30 siamo arrivati. Ci hanno accompagnato e ci hanno fatto vedere la mamma.
Poverina: ce l’ho ancora davanti agli occhi, su quella barella, coperta da un lenzuolo. Con il volto che aveva certo sofferto e la schiuma ancora sulle sue labbra.
La mia, la nostra dolce mamma morta lì, sola, in pochissimo tempo. Il Signore se l’è presa.
Io l’ho voluta accarezzate. Quel volto che ormai, se ancor morbido, cominciava a diventare freddo.
Sembrava quasi che ci aspettasse.
Aspettasse i suoi due figli. Che tanto amava e dai quali tanto era amata.
L’ho accarezzata la mamma che aveva gli occhi chiusi e che mai più rivedrò se non in foto o nel ricordo. Quegli occhi piccoli ma tanto espressivi del suo umore delle sue sensazioni.
Tutti e due subito abbiamo trovato dolore ma serenità.
Che bello il dono della speranza che ci da la fede. Si, vero, siamo nel dolore, un dolore profondo immenso che nulla umanamente potrà cambiare, ma abbiamo una serenità dentro che il dolore, se pur forte, non intacca.
Abbiamo ascoltato quanto era capitato: la caduta aveva procurato alla mamma, un grande stress che in breve tempo è andato aumentando fino a procurale un edema polmonare e l’infarto.
In brevissimo il Signore l’ha chiamata a sé.
E’ morta ‘in piedi’ come tutta la sua vita è stata in piedi.
Così l’ha voluta a sé il Signore. E’ morta dopo aver fatto la sua giornata di moglie. Preparata la cena e inviato il papà a letto.
E’ caduta, sì, è vero, ma la mamma è morta in piedi.

            Lasciato l’ospedale siamo andati a Castelletta.
            Che trauma per me quel momento. Che dolore. Castelletta non sarà più la stessa per me. Anzi vivo con terrore il momento in cui dovrò tornarci come facevo ogni anno per le ferie.
Per me Castelletta è legata alla presenza di Mamma e Papà.
Per ora pensarla senza di lei è assurdo.
So che non dovrei pensare così, ma, sorellina mia, i miei tempi son lunghi.
So di essere antipatico con gli zii, con i parenti, perché parlo poco con loro, ma sai… è una cosa che devo superare col tempo.
Forse sto rimuovendo il problema per non affrontarlo, ma già il fatto di stare a scrivere queste cose è un modo per fare un piccolo passo in avanti.

            Era buio, c’era un silenzio rotto solo da un po’ di vento fresco. Non c’era nessuno. Tutto era pronto per la festa della Madonna.
Che strana cosa. Il funerale proprio nel giorno della festa della Madonna che lei tanto amava e tanto pregava… Madonnina mia, diceva sempre entrando in Chiesa
Non siamo andati a riposare. Siamo entrati in casa quasi con devozione. Abbiamo visto ancora i segni della tragedia. La sdraia spostata, l’asciugamano, il bicchiere d’acqua, le medicine.
Papà sopra dormiva ignaro del drammatico epilogo.

            Abbiamo passato due ore quasi nel silenzio. Io seduto su quel muretto dove per tanto tempo, ogni anno, chiacchieravo con mamma che, seduta su una sedia, stava quasi sempre facendo qualcosa. Poche volte aveva le mani ferme. E nel buoi rivedevo la luce della sua presenza.

            Tu ogni tanto ti avvicinava a me ed eri rispettosa del mio silenzio. Mi capivi. Avevi dentro un dolore immenso che ogni tanto sfogavi in un pianto non disperato, ma di dolore. Ma subito ti riprendevi, quasi per non farti vedere da me.
Ogni tanto un bacio, una carezza, un abbraccio.

            Alle 5.30 abbiamo avvisato gli zii e Natale. E soprattutto, il momento terribile di andare da papà per dire che la mamma non c’era più.
Io non ho avuto il coraggio e me ne pento. Ma tu in quel momento eri più forte. Sei andata con calma e tenerezza, tu sola, e poi subito ti ho raggiunto io, quando ormai il ghiaccio era rotto.
Sei una donna coraggiosa e ti ringrazio, sorella mia, che mi hai saputo sostenere anche in questo momento terribile. Ci siamo abbracciati tutti e tre.
Il povero papà lo rivedo ancora con le mani incrociate, rivolgendole verso l’alto, che piangeva e diceva: come faccio, come faccio, come faccio…….
I nostri occhi allora si sono riempiti di lacrime dignitose quasi per non farci vedere da papà che in quel momento stava soffrendo tanto. Ci chiediamo ancor oggi chissà che penserà come sta vivendo dentro questo dramma lui che era Costanza-dipendente.
Lo vediamo sereno.
Ma il suo cuore….. povero il nostro papà.

            Ricordo con angoscia il momento di trovare i vestiti. Non sapevamo quasi nulla di dove fossero le cose. Abbiamo scelto quel bel vestito blue.
Ancora aveva il profumo della mamma che  ho sempre nelle mie narici, che ho sentito dal primo momento che sono nato e che riconoscerei nell’ultimo istante della vita.
La mamma ha sempre detto che io ho il naso buono.
Che dolce il profumo di mia mamma.

            Si trattava subito di organizzare per il funerale. Io ti seguivo come un cagnolino, ma sei tu che hai saputo far tutto in poco tempo.
Ed in poco tempo la mamma è stata sistemata nella cappella della camera mortuaria.
            Era bella serena. Il volto sofferente della notte si era rilassato. Aveva il suo bel sorriso con fare altezzoso.
Io la guardavo ma la vedevo sempre sfuocata: i miei occhi erano pieni di lacrime. Tu hai avuto più forza di me sorella cara, sei rimasta tutto il giorno. Mentre io, oppresso dal dolore, mi allontanavo. Ogni tanto però riuscivo a piangere. Tante, tante lacrime.
Quanto ho accarezzato la mamma. Volevo ricordare, davanti a lei tante cose, ma mi venivano in mente tutte insieme con una tale confusione da non renderle comprensibili.
Accarezzavo quelle mani che diventavano sempre più bianche.
Quelle mani che tante carezze mi avevano dato.
Anche qualche scappellotto. Quei capelli neri appena poco, poco brizzolati. Quei capelli che fin da piccolo io amavo passare tra le mie dita, arrotolarli, accarezzarli. L’ho sempre fatto. Anche durante questa ultima estate in cui abbiamo passato tanto tempo assieme con una serenità quasi preveggente.

            Le preghiere; il rosario che son riuscito a dire per intero davanti a lei. La guardavo e pensavo che proprio 52 anni prima a quell’ora, lei era bella vestita di bianco che si sposava con il mio papà
Ora anche era bianca. E raggiungeva il Signore.

            Non so come, ma quella notte ho dormito.
La mattina, di corsa, per l’ultima benedizione.
            Ci siamo abbracciati sorella mia. La mamma sembrava ci guardasse e mi affidasse a te, che sempre mi sei stata vicina e mi hai protetto nella vita.
Vedevo, sentivo che mi affidava a te più che mai perché ora non c’era più.
Aveva il suo sguardo che ci salutava.
L’ultima benedizione al suo corpo. Ho messo nella sua bara il vangelo ed il libro delle preghiere, perché la mamma sta pregando per noi e così, se non si dovesse ricordare qualche preghiera, lo apre e ci affida a Gesù.

            E’ stata l’ultima volta che ho visto la mamma. Sapevo che tutto stava per concludersi. Questa bella avventura con una donna così speciale, come sono speciali le mamme per tutti i figli.
Ma per noi tanto , tanto speciale.
Un bacio, un saluto alla mia tenera mamma. Alla mia forte mamma. 
Alla mia mamma che ora sta a guardarmi mentre scrivo queste cose e sto piangendo in questa grande chiesa che non ha potuto mai vedere.
Ma il suo sacrificio mi sta accompagnando.
Sto piangendo ora sorella mia.
Ed anche tanto, che spero nessuno venga in questo momento se no, non capirebbe.
Ma so di avere Lei dal cielo e te su questa terra che mi stai vicina.

Grazie per la tua dolcezza, per i tuoi baci e le tue carezze.
Scusa se non riesco a fare quanto fai te. Io sono meno risoluto e per certe cose, come diceva la mamma per le cose pratiche non so fare nulla e divento pasticcione.
Grazie per la tua forza e testimonianza di fede.
Sappiamo che la mamma non c’è più, ma la lassù ci guarda, capisce e aiuta.

Abbi pazienza con me se in questo cammino sono più lento, a volte stordito, a volte chiuso.
Ma credo che piano, piano anche io troverò non dico la serenità spirituale che la fede già mi da, ma la serenità umana che ancora tanto stenta ad esserci.
Grazie sorella mia tanto amata per tutte le attenzioni che mi presti, per l’affetto, per quello che già stai  facendo per me.
Tuo fratellone, Peppe




martedì 4 settembre 2012

10 Piazze per 10 Comandamenti


Roma, sabato 8 settembre 2012 - Piazza del Popolo
"Quando l’amore dà senso alla tua vita"
Io sono il Signore Dio tuo
Programma dell’evento, inizio ore 20:30
  • Accoglienza con musiche e danze.
  • Lettura di brani celebri ispirati al tema del comandamento.
  • Messaggio dell’Arcivescovo della Città a commento del comandamento.
  • Testimonial dei vari mondi della cultura, della scienza, dell’economia,
    dello spettacolo e dello sport.
  • Testimoni che hanno fatto esperienza nella loro vita del comandamento.
  • Video Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI.
  • Brani musicali e creatività.
  • Accensione delle candele e affidamento della città con accenti ed espressioni tratti da scritti del santo protettore e dei beati e santi della città o della regione.

     http://www.diecipiazze.it/pagine/Evento.htm

sabato 1 settembre 2012

E' TORNATO AL PADRE IL VESCOVO CARLO MARIA MARTINI




È morto ieri, 31 agosto, a Gallarate, il cardinale gesuita Carlo Maria Martini, arcivescovo emerito di Milano. Quando, il 30 agosto, le sue condizioni di salute si erano aggravate, il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, aveva invitato tutti i fedeli della diocesi e «quanti l’hanno caro» a pregare per lui, a testimonianza del grande affetto popolare che lo ha sempre accompagnato


 Telegramma del Papa
Appresa con tristezza la notizia della morte del Cardinale Carlo Maria Martini dopo lunga infermità, vissuta con animo sereno e con fiducioso abbandono alla volontà del Signore, desidero esprimere a Lei ed all’intera comunità diocesana come pure ai familiari del compianto Porporato la mia profonda partecipazione al loro dolore pensando con affetto a questo caro Fratello che ha servito generosamente il Vangelo e la Chiesa. Ricordo con gratitudine la sua intensa opera apostolica profusa quale zelante religioso figlio spirituale di sant’Ignazio, esperto docente, autorevole biblista e apprezzato Rettore della Pontificia Università Gregoriana e del Pontificio Istituto Biblico, e quindi come solerte e saggio Arcivescovo di codesta Arcidiocesi ambrosiana. Penso altresì al competente e fervido servizio da lui  reso alla Parola di Dio, aprendo sempre più alla comunità ecclesiale i tesori della Sacra Scrittura, specialmente attraverso la promozione della Lectio divina. Elevo fervide preghiere al Signore affinché, per intercessione della Beata Vergine Maria, accolga questo suo fedele servitore e insigne pastore nella celeste Gerusalemme, e di cuore imparto a quanti ne piangono la scomparsa la confortatrice Benedizione Apostolica




ANNO DELLA FEDE


L'ORGANO DELLA CHIESA DI SAN GIACOMO


Notizie sull’organo S. Giacomo in Augusta tratte dall’articolo di Arnaldo Morelli apparso sul periodico “Amici dell’organo”, II, anno 1983.

19 agosto 1655: la Congregazione dell’Ospedale di S. Giacomo degli Incurabili decide di costruire due nuovi organi per la chiesa, in sostituzione di uno più grande, da collocare nei due coretti situati ai lati del presbiterio.
La loro costruzione venne affidata all’organaro Girolamo Borghese, che già da tempo era l’organaro della chiesa.
I due organi, dalla mostra simmetrica, dovevano avere 10 registri (principale I, principale II, ottava, XV, XIX, XXII, XXVI, XXIX e due registri di flauti) distribuiti su una tastiera di 50 tasti, per un totale di 500 canne ciascuno. La spesa complessiva fu di 300 scudi.
Gli strumenti, ancora incompleti di alcuni registri e decorati nella mostra da intagli lignei dorati realizzati da Giacomo Reth, entrarono in servizio nel 1658.
Morto Girolamo Borghese, il figlio Giacomo proseguì l’opera di costruzione degli organi, ma anch’egli mori prematuramente il 21 ottobre del 1662, lasciando i due strumenti ancora incompleti. Questi furono terminati solo nel 1666 dagli eredi della sua bottega.
Già nel 1727 nella chiesa di S. Giacomo sopravviveva solo l’organo del coretto di destra, che fu riformato ed ampliato nel XIX secolo (se ne ignora l’autore) e in tale assetto è giunto fino a noi conservando gli intagli, le canne di facciata ed altro materiale fonico dell’organo seicentesco.


Scheda tecnica compilata a seguito dell’ispezione effettuata il 24 luglio 2012
Tastiera di 50 tasti in avorio ed ebano, con prima ottava scavezza (estensione Do1 – Fa5).
Pedaliera a leggio di 14 note costantemente unita alla tastiera e con registro di Principale 16’ inserito automaticamente (estensione Do1 – Fa2).

Registri a pomello in legno disposti su due file a destra della tastiera disposti nel seguente modo:
·         Principale 16 soprano
·         Principale 8 soprano
·         Ottava
·         Voce umana (dal Re3)
·         Flauto 4 (dal Do2)
·          vuoto
·         Tromba 8 soprano
·         Tromba 8 basso
·         Principale 16 basso
·         Principale 8 basso
·         XII
·         XV
·         XIX
·         XXII
·         XXVI-XXIX


Divisione bassi/soprani tra il Do#3 e il Re3
Accessori: Tiratutti a pedale (monta e smonta XII, XV, XIX, XXII, XXVI-XXIX)
Le 27 canne di facciata disposte in tre campate corrispondono al registro del Principale 8 bassi. La canna centrale più grave corrisponde alla nota Mi1. Alcune canne di facciata sono mute.
Somiere a tiro e mantice a lanterna.
Posizione delle canne sul somiere maestro (dal prospetto di facciata all’interno dello strumento)
·         Principale 8 basso
·         Tromba soprano 8
·         Principale 8 soprano
·         XXVI-XXIX
·         XXII
·         XIX
·         XV
·         Flauto 4
·         XII
·         Ottava
·         Voce umana
·         Tromba 8 basso
·         Principale 16 soprano
·         Vuoto

Somierino sul fondo dello strumento per le 22 canne in legno del registro del Principale 16 basso
Nel complesso le canne sono n. 570


Andrea Panfili

 Canne interne


Consolle


Mantice


Prospetto

25 LUGLIO: MESSA DI SAN GIACOMO

La festa del santo protettore dei pellegrini e dei farmacisti costituisce un momento
significativo di condivisione spirituale e culturale nel cuore del centro di Roma. La Cappella
musicale di San Giacomo esegue brani tratti dalla “Missa Sancti Jacobi super Gracias”,
composta da Flavio Colusso in occasione dell’Anno Santo compostellano 2004 e, in prima
esecuzione moderna, della “Missa Petra Sancta” di Giovanni Pierluigi da Palestrina.
Composta dal “principe della musica” su un suo celebre madrigale di eccezionale
espressività, Io son ferito, e pubblicata postuma nel 1600, questa straordinaria
composizione, finora pressoché sconosciuta, è stata recentemente incisa
discograficamente dall’Ensemble Seicentonovecento e dalla Cappella Musicale di San
Giacomo, gruppi che si sono imposti all’attenzione del pubblico internazionale per la
trasparenza e l’espressività della loro interpretazione del repertorio polifonico, anche
attraverso il grande successo ottenuto nel film Palestrina Princeps Musicae prodotto
per la Televisione tedesca ZDF e il canale europeo ARTE TV.
L’Ospedale di San Giacomo detto “degli incurabili” è fra i più antichi al mondo ed
occupa un posto importante nella storia dell’umanità: luogo di eccezionali risonanze
e memorie, è stato recentemente chiuso ma si spera che venga presto riaperto al
suo antico servizio. La musica, medicina dell’anima e del corpo, avvicina persone,
luoghi, tempi e rende possibili armonie altrimenti “dissonanti”.

SANTA MESSA SOLENNE
DELLA “FESTA DI SAN GIACOMO”
presieduta da S.E.R. mons. Matteo Maria Zuppi

GIOVANNI PIERLUIGI DA PALESTRINA (1525 - 1594)
Kyrie, Gloria, Sanctus, Agnus Dei
dalla “Missa Petra Sancta” (prima esecuzione moderna)
FLAVIO COLUSSO(1960 – )
Psalmus, Alleluja
dalla “Missa Sancti Jacobi”
TOMÁS LUIS DE VICTORIA (1548 - 1611)
Beati immaculati in via, quatuor vocum
GIOVANNI PIERLUIGI DA PALESTRINA












Sicut cervus, I et II pars

mercoledì 25 luglio 2012

Primi vespri di San Giacomo

Feste Musicali Jacopee  2012
Basilica di San Giacomo in Augusta
martedì 24 luglio – ore 19:00

PRIMI VESPRI SOLENNI
DELLA “FESTA DI SAN GIACOMO”
presieduti da don Giuseppe Trappolini
ENTRATA : Girolamo Frescobaldi, Toccata delli Apostoli
VERSICOLO : Deus in adiutorium
RESPONSORIO : Domine ad adiuvandum
INNO : Girolamo Frescobaldi (Hinno dell’Apostoli) Exsultet caelum laudibus
ANTIFONA : Hoc est praeceptum meum
SALMO (ps. 116) : Laudate Dominum omnes gentes
ANTIFONA : Hoc est praeceptum meum
ANTIFONA : Majorem caritatem nemo habet
SALMO (ps. 147) : Lauda Jerusalem Dominum
ANTIFONA : Majorem caritatem nemo habet
ANTIFONA : Vos amici mei estis
CANTICO (Ef I,3-10) : Benedictus Deus
ANTIFONA : Vos amici mei estis
CONCERTO : Girolamo Frescobaldi, Ricercare sopra “Sancta Maria”
LETTURA : (Atti II, 42-45)
SERMONE
RESPONSORIO BREVE : Constitues eos
ANT. AL MAGNIFICAT : Tradent enim vos
MAGNIFICAT : Girolamo Frescobaldi, Magnificat Primi Toni
ANT. AL MAGNIFICAT : Tradent enim vos
PREGHIERE
PATER NOSTER
ORAZIONE CONCLUSIVA & BENEDIZIONE
FINALE : Giovanni Gabrieli Canzon quarta
Cappella Musicale di San Giacomo
Maestro di cappella Flavio Colusso
Andrea Coen organo
I Vespri concertati della Festa di san Giacomo costituiscono un appuntamento diverso
sul percorso turistico-commerciale del Tridente romano, ed offrono l’occasione per
ascoltare, alternata alla preghiera in Canto gregoriano, l’evocativa sonorità
dell’organo antico della Chiesa di San Giacomo in Augusta, dell’antico ospedale detto
“degli Incurabili”, in cui fu Maestro di cappella Alessandro Scarlatti (Palermo, 1660 –
Napoli, 1725).