martedì 31 dicembre 2019

BUON ANNO


                          
Abbiamo accolto nella comunità Cristiana
5 gennaio Eleonora Piervincenzi
17 febbraio Matilde Massotti
21 aprile Alessandro e Giulia Chiappetta
21 aprile Gloria Sophie Brosio
27 aprile Pablo Montiel del Pino
9 giugno Beatrice Damiani
21 giugno Davide Piccione
23 giugno Sveva Bruschetti Battibocca
6 luglio Nicolò Petriccione
15 settembre Modellati Rachele Maria
26 ottobre Arianna Lodigiani
21 dicembre Lavinia Roccio

Abbiamo affidato al Signore
11 gennaio Giulio Lisi anni 88
31 gennaio Maria Angela Coltellacci Amato anni 82
26 febbraio il nostro caro DON STEFANO TARDUCCI
28 febbraio Mamolo Bertoni anni 76
19 marzo Giovanna Silj anni 78
26 marzo Mario Ciambotta anni 80
23 maggio Piero Morgia anni 82
29 maggio Giorgio Merone anni 88
5 luglio Maria Antonietta Persichetti Sterbini anni 99
19 settembre Rosa Antinozzi anni 91
16 novembre Primo Maggi anni 89

12 Maggio Prima Comunione di
Alessandro Ceriani
Valerio Mei
Carlotta Colautti
Sara Litta

Quest'anno non abbiamo avuto la celebrazione della Cresima
Nessun matrimonio è stato celebrato nella nostra chiesa anche se abbiamo dato diverse licenze matrimoniali.

Ed ora eleviamo a te Signore la nostra Preghiera:

Signore Dio,
Signore, del tempo e dell'Eternità.
Tuo è l'oggi il domani, il passato ed il futuro.
Al finire di quest'anno io ti ringrazio per tutto ciò che ho ricevuto da te.
Grazie per la vita, per l'amore, per la felicità e per il dolore per ciò che fu possibile e per quello che non lo fu.
Ti offro tutto quello che ho fatto questo anno: il lavoro che ho potuto realizzare, le cose che sono passate per le mie mani e ciò che con esse ho costruito.
Ti presento le persone che durante l'anno ho amato, le nuove amicizie, i nuovi incontri; quelli che sempre mi son stati vicini e quelli che non ho saputo aiutare.
Coloro con i quali ho condiviso la vita, il lavoro, la gioia ed il dolore. Coloro che mi son passati accanto e che per  la mia distrazione non me ne sono accorto.
Signore, oggi, voglio anche chiederti perdono. Perdono per il tempo perduto, per le parole inutili, per l’amore sprecato. Perdono per le azioni vuote per il lavoro fatto male, per il vivere, talvolta, senza entusiasmo.
Per la poca preghiera che a poco a poco ho rimandato e che adesso vorrei presentarti.
Perdono per le mie disattenzioni, per i miei silenzi e le mie dimenticanze.

Domani (oggi) inizio un nuovo anno.
Fermo ora il mio sguardo davanti al calendario e ti presento tutti i giorni che solo tu sai come vivrò.
Oggi ti chiedo fermezza, prudenza, lucidità, saggezza, pace e gioia.
Donami di vivere ogni giorno con ottimismo e bontà, portando in ogni parte un animo pieno di comprensione e di pace.
Donami, Signore, di non avere mai un cuore duro, ma sempre capace di pulsare, sempre capace di capire, sempre capace di accogliere, di piangere, di ridere, di commuoversi, di stupirsi.
Donami Signore, in questo nuovo anno, un cuore come il tuo.

Ed ora ti preghiamo Signore per chi soffre:
per le famiglie distrutte dal dolore per non poter rivedere mai più i loro giovani figli morti in incidenti stradali;
per i papà e le mamme straziati dal dolore e non poter far nulla davanti alla malattia dei loro bambini;
per coloro che hanno perso il lavoro e non riescono a vedere per sé e i loro cari un futuro.
Per quanti si sentono soli e nella tarda età non riescono a raccontare il loro disagio;
per chi fugge dalla fame e dalla guerra e non riesce a trovare sostegno ed accoglienza;
per chi in queste fredde notti, per tanti e svariati motivi, si trova a dormire per strada e, spesso, sono sollevati solo dall’affetto del loro cane.
Per quanti soffrono la malattia ed ogni giorno devono combattere con tanta forza e coraggio, a volte in un letto colmo di lacrime e sofferenze.
Per chi ha perso ogni speranza.
Signore dona la tua consolazione e fa che ognuno di noi possa essere i tuoi occhi, le tue orecchie, la tua bocca, i tuoi piedi e le tue mani.
Amen.

lunedì 30 dicembre 2019

MESSA DEL RINGRAZIAMENTO (TE DEUM)




Martedì 31 dicembre, alle 17.30 eleveremo al Padre il Ringraziamento per l'Anno che è trascorso.

Signore, grazie per il tuo amore,
grazie per la mano che continuamente ci tendi;
grazie perchè ci ami nonostante le nostre miserie
e la nostra ingratitudine;
grazie perchè continui ad amarci
anche quando rifiutiamo il tuo amore.

Grazie per tutti i tuoi doni,
gli affetti, la musica, le cose belle.

Grazie per il dono del tuo figlio Gesù,
che si è fatto uomo per ridarci la tua amicizia;
Grazie perchè Egli ha voluto restare con noi
nel Sacramento dell'Eucaristia.

Grazie per la vita eterna che hai seminato in noi;
grazie per il dono della vita, Signore.

Battesimi
5 gennaio Eleonora Piervincenzi
17 febbraio Matilde Massotti
21 aprile Alessandro e Giulia Chiappetta
21 aprile Gloria Sophie Brosio
27 aprile Pablo Montiel del Pino
9 giugno Beatrice Damiani
21 giugno Davide Piccione
23 giugno Sveva Bruschetti Battibocca
6 luglio Nicolò Petriccione
15 settembre Modellati Rachele Maria
26 ottobre Arianna Lodigiani
21 dicembre Lavinia Roccio

Funerali
11 gennaio Giulio Lisi anni 88
31 gennaio Maria Angela Coltellacci Amato anni 82
28 febbraio Mamolo Bertoni anni 76
19 marzo Giovanna Silj anni 78
26 marzo Mario Ciambotta anni 80
23 maggio Piero Morgia anni 82
29 maggio Giorgio Merone anni 88
5 luglio Maria Antonietta Persichetti sterbini anni 99
19 settembre Rosa Antinozzi anni 91
16 novembre Primo Maggi anni 89


12 Maggio Prima Comunione di
Alessandro Ceriani
Valerio Mei
Carlotta Colautti
Sara Litta

Quest'anno non abbiamo avuto la celebrazione della Cresima

Nessun matrimonio è stato celebrato nella nostra chiesa anche se abbiamo dato diverse licenze matrimoniali.

venerdì 27 dicembre 2019

INDECENZA

Non ho parole nel descrivere la bruttezza dell'addobbo natalizio che il comune di Roma, o chi per lui, ha fatto, per queste feste, in via del Corso. Delle ragnatele insignificanti, buie: 'piccolezza' insulsa. Per farle vedere hanno dovuto coprire le luci che solitamente illuminano di notte la via. Risultato catastrofico. Mi meraviglio che nessuno lo abbia mai messo in risalto.
Eppure siamo in via del Corso. Migliaia di persone si urtano annaspando a tentoni cercando di percorrerla. Che addobbi di Natale!!!!. Vergognoso!


SANTA FAMIGLIA


(Tela della Santa Famiglia conservata dei locali della Parrocchia di San Giacomo.....
 Per ora Autore Ignoto periodo 1700 c.a.)


+ Dal Vangelo secondo Matteo
I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio».
Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino».
Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».
Parola del Signore

Fuggi in Egitto! Perché l'angelo comanda di fuggire, senza garantire un futuro, senza indicare la strada e la data del ritorno? Dio interviene così: non ti protegge dall'esilio, ma dentro l'esilio; non ti custodisce dalla notte, ma dentro la notte.
Quella vicenda di persecuzioni, quella storia di fuggiaschi ricercati a morte è la storia di milioni di famiglie ancora oggi. Non vi torna in mente la fuga in Egitto di Giuseppe con Maria e il Bambino ogni volta che una famiglia straniera bussa alla nostra porta e chiede aiuto?
È storia sacra che si ripete: sacra è la vita, più sacra ancora la vita perseguitata. Mille Erodi ancora oggi emanano morte. Erode però viene giocato dai Magi e da Giuseppe, perché c'è Qualcuno che veglia anche nella notte, anche quando noi dormiamo, è nel nostro profondo ed ecco che l'uomo giusto ha gli stessi sogni di Dio. Che tuttavia indicano davvero poco, una direzione verso cui partire, che hanno tanta luce quanta ne serve al primo passo. Poi tocca a Giuseppe studiare la strada. Tocca a noi scegliere gli itinerari più sicuri, misurare la fatica dei più deboli e portarli se necessario.
Giuseppe prese il bambino e sua madre e fuggì in Egitto. Le sorti del mondo si decidono dentro una famiglia, le cose decisive - oggi come allora - accadono dentro le relazioni e gli affetti, cuore a cuore, nello stringersi amoroso delle vite. Nel coraggio quotidiano di moltissime persone, innamorate e silenziose, fioriscono creature che faranno fiorire la storia.
La vocazione alla famiglia è santa, quanto quella di una monaca di clausura o di un missionario. Perché è vocazione ad amare, e ogni amore fa tutt'uno con il mistero di Dio.
Giuseppe rappresenta tutti gli uomini che prendono su di sé il peso della vita di un altro, senza contare fatiche e senza accumulare rimpianti; quelli che senza proclami e senza ricompense, in silenzio, fanno tutto ciò che devono fare, semplicemente. Sognatori e concreti, disarmati eppure più forti di ogni Erode.
Maria incarna tutte le madri, che sono tutte, come lei, benedette; quelle che non dicono mai "basta" all'amore che il bambino esige giorno e notte. Maria è tutte le donne che inventano risorse di intelligenza e di forza per farlo crescere.
E quel Bambino non toccato dal male è tutti i bambini, dove il solo fatto di esistere è già un'estasi (E. Dickinson) una vertigine. I bambini ti chiamano a conversione, danno ordini al futuro buono del mondo. Nel loro sguardo c'è tutta l'eternità che ci attende.
Un ultimo pensiero va a chi vive sulla propria pelle un fallimento matrimoniale o familiare: non temete! Dio ha anche per voi progetti di amore e di gioia, di luce e di vita. Scopriteli, con fiducia. (Ermes Ronchi)


martedì 24 dicembre 2019

MESSAGGIO DEL PARROCO DI NATALE - NELLA NOTTE DI NATALE



O Dio, che hai illuminato questa santissima notte con lo splendore di Cristo, vera luce del mondo, con queste parole abbiamo iniziato la celebrazione in questa Notte di Natale, e, subito dopo abbiamo ascoltato nella prima lettura: Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse.
La seconda lettura ci ha annunciato: è apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini.
Infine nel Vangelo è stato proclamato: Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce.
Viene presentato un forte contrasto tra luce e tenebre e la luce ha la meglio sulle tenebre e le illumina.
La luce vera, quella che proviene dal Padre.
La luce vera, non quella degli uomini. O quella che gli uomini vogliono far sembrare tale.
Mi vengono avanti in questo momento le immagini tristi di violenza, di sofferenza, di morte che i mass-media ed i ‘social’ ci propinano quasi quotidianamente: chi grida ha la meglio, si parla senza pensare, si giudica senza guardare, si guarda senza vedere. Non la voce di angeli ma parole senza senso e tanto dolore vissuto nell’indifferenza dei più…
Queste sono le tenebre e per molti la notte è permeata di pianto.
La luce del Signore è portata da chi è chiamato «Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace»;
Il suo non è un dominio fondato sulla paura, ma un regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e sempre e ancora: Giudicherà il mondo con giustizia e con verità tutte le genti.
Quale contrasto c'è tra questa luce e la luce della mondanità.
E, nel Natale, noi siamo invitati a cercare questa luce. E, con questa Luce illuminare la nostra vita.
La luce che ci viene proposta è una luce fragile, ha le sembianze di un bambino. Un bambino indifeso che nello stesso tempo difende. Un bambino delicato, ma nello stesso tempo forte. Un bambino che piange, ma che vuol darci sicurezza.
Un bambino che, con la sua venuta, vuole sconvolgere la nostra vita.
In una famiglia ogni volta che nasce un bambino le cose cambino. La vita viene radicalmente cambiata, non si possono avere più le stesse abitudini, gli stessi orari, lo stesso tempo libero.
Tutto va riprogettato, tutto deve ricominciare daccapo.
Questo stesso rinnovamento interiore viene chiesto da questa celebrazione del Natale del Signore.
Un rinnovamento non di un giorno, ma che duri nel tempo.
Ogni giorno, siamo chiamati a far festa con Gesù, e a riprogettarci con lui.
Questo a tutti i livelli. Sia come singole persone che come comunità
Abbiamo detto tante volte che dobbiamo ricominciare daccapo. Ora è il momento favorevole, ora è il momento opportuno per rimboccarci su le maniche e, con entusiasmo, gettarci nell’impegno.
Buttiamo dietro le spalle tutto ciò che ci divide: litigi, pettegolezzi, incomprensioni, scoraggiamenti.
Buttiamo tutto ciò dietro le spalle e, con Lui, che illumina il nostro cammino, ricominciamo.
La nostra storia, che non possiamo cancellare, ci serva come esperienza per poterci riprogettare e costruire sempre più una comunità, se pur piccola, fatta di relazioni, di rapporti umani, di attenzioni, di accoglienza: lasciamoci illuminare dal Signore e da lui facciamoci aprire gli occhi, schiudere le orecchie.
Non succeda più qui, nel nostro rione, nel Tridente, che ci siano persone anziane che muoiono senza che nessuno se ne accorga se non per il cattivo odore che proviene dall’appartamento. Questo è capitato per ben due volte in quest’anno.
Apriamo il nostro cuore al grido della città, al grido di chi non sa parlare o non riesce a parlare, al grido di chi è solo, di chi in ogni modo è povero, soprattutto povero di amore. Facciamoci strumenti in quella tela intessuta fatta di attenzione e solidarietà. Al triste fenomeno della crisi economica vanno aggiunte le dovute considerazioni sulle fragilità umane che affliggono le persone. Vivere, oggi più che mai, è diventato un percorso difficile, che spesso comporta un deficit tra difficoltà da affrontare ed energie fisiche e morali: risorse a volte insufficienti in ogni individuo. La prima conseguenza è il silenzio di chi soffre. Sarà pudore, disperazione, incredulità, sfiducia, e molto altro, ma questo è il primo terreno di impegno. Aiutare a dare voce alla richiesta di aiuto. “Aiutateci ad aiutarvi” dovrebbe essere il primo slogan di chi porge una mano, per non farlo nel vuoto si dovrebbe volgere lo sguardo itorno a noi con maggiore sensibilità. Dovremmo lasciare che le vite degli altri ci coinvolgano. Così si potranno leggere le domande inespresse e rendere visibile la nostra disponibilità e la nostra presenza attiva.
E’ per tutti un invito ad essere luci nel buio, nuovi sensori, energie che si possono e si devono moltiplicare: ognuno di noi sia “la mano che aiuta”.
È questo il Regno del Signore e nel suo regno c’è posto per tutti. E, se non ci buttiamo dentro, il nostro posto rimane vuoto: non lo potrà occupare nessun altro.
Auguri, allora a tutti.
Che il Signore possa illuminare il nostro cammino e donare a ciascuno di noi quella serenità, forza e pace che nello sguardo del ‘bambino’ di Betlemme, possiamo trovare.
Don Giuseppe

domenica 22 dicembre 2019

PRESEPE IN OGNI CASA

Così conclude la sua lettera "Ammirabile Signum" papa Francesco:
Cari fratelli e sorelle, il presepe fa parte del dolce ed esigente processo di trasmissione della fede. A partire dall’infanzia e poi in ogni età della vita, ci educa a contemplare Gesù, a sentire l’amore di Dio per noi, a sentire e credere che Dio è con noi e noi siamo con Lui, tutti figli e fratelli grazie a quel Bambino Figlio di Dio e della Vergine Maria. E a sentire che in questo sta la felicità. Alla scuola di San Francesco, apriamo il cuore a questa grazia semplice, lasciamo che dallo stupore nasca una preghiera umile: il nostro “grazie” a Dio che ha voluto condividere con noi tutto per non lasciarci mai soli.
Dato a Greccio, nel Santuario del Presepe, 1° dicembre 2019, settimo del pontificato.

Sarebbe bello che in ogni casa, anche se semplice piccolo ci fosse questo segno di pace e di gioia. Vi invito a condividere, attraverso una foto che poi pubblicherò sulla nostra pagina, il vostro presepio. 
Vi chiedo di inviarla alla mia posta elettronica: dongiuseppetrappolini@yahoo.it.
Le raccoglierò e di tanto in tanto le pubblicherò; di nuovo vi auguro un sereno Natale.



sabato 21 dicembre 2019

ORARIO FESTE NATALIZIE

 Καὶ ὁ λόγος σὰρξ ἐγένετο καὶ ἐσκήνωσεν ἐν ἡμῖν,
καὶ ἐθεασάμεθα τὴν δόξαν αὐτοῦ,
δόξαν ὡς μονογενοῦς παρὰ πατρός,
πλήρης χάριτος καὶ ἀληθείας·

E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità

Auguro a tutti voi un Buon Natale ricco di serenità per la vostra famiglia.
Che il Signore vi benedica e vi protegga,
faccia risplendere il suo volto su di voi e vi doni la sua misericordia
rivolga su di voi il suo sguardo e vi doni la sua pace.
Con Affetto don Giuseppe

Feste di Natale 2019
• Martedì 24 dicembre: 
Alle ore 17.30 Messa di Natale nella Vigilia
Alle ore 24.00 Messa della Notte di Natale
• Mercoledì 25 dicembre “Natale del Signore”
Sante Messe alle 8.30; 10.30; 11.30; 17.30.
• Giovedì 26 dicembre “Santo Stefano” 
orario Feriale: 8,30 e 17.30
• Domenica 29 dicembre “Santa Famiglia”
Sante Messe alle 8.30; 10.30; 11.30; 17.30
• Martedì 31 dicembre “Messa del Te Deum” 17.30  
• Mercoledì 1 gennaio “Maria Madre di Dio”
Sante Messe alle 8.30; 10.30; 17.30; 
• Lunedì 6 gennaio “Epifania del Signore”
• Sante Messe alle 8.30; 10.30; 11.30; 17.30.

Per tutte le informazioni ed aggiornamenti seguici su
https://www.facebook.com/sangiacomoinaugusta/
oppure su https://sangiacomoroma.blogspot.com/



venerdì 20 dicembre 2019

Natività

Un immagine meravigliosa di San Giuseppe che si prende cura di Gesù mentre Maria riposa. Natività dal Paraguay ✨

Auguri a Mons. Filippo Tucci nostro parrocchiano

https://www.romasette.it/monsignor-tucci-commendatore-per-limpegno-tra-i-poveri/


IV DI AVVENTO


Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 1, 18-24)
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”.
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.
Parola del Signore

AMARE
VOCE DEL VERBO MORIRE
VOCE DEL VERBO VIVERE
Tra i testimoni che ci conducono al Natale appare Giuseppe, uomo che sa sognare, il mite che parla amando.
Giuseppe, mani callose e cuore ferito, ascolta i sogni che lo abitano: il giusto vive gli stessi sogni di Dio. 
Secondo il vangelo di Matteo l'angelo si rivolge a lui, per Luca, invece, si manifesta a Maria: l'annuncio fatto alla coppia dimostra che Dio si muove dentro ogni famiglia, nel dialogo, nel dramma, dove si gioca la buona battaglia della vita. Qualcosa però strazia il cuore di Giuseppe e manda in frantumi i suoi progetti di vita. Maria si trovò incinta, dice Matteo. Giuseppe non si dà pace, continua a pensarla e a sognarla di notte, è innamorato. 
Decide di lasciarla per rispetto e non per sospetto, questo è l’unico modo che ha per salvarla. Ma è insoddisfatto della decisione presa perché lui la ama davvero. Un tormento, un conflitto emotivo e spirituale: da un lato l'obbligo di denuncia e dall'altro l’amore, ricambiato. A metà tra la legge di Dio toglierai di mezzo a te il peccatore (cfr Deut 22,22) e l'amore per quella donna. 
Mentre stava pensando queste cose ecco in sogno un angelo.. non temere..  Dio che parla attraverso l'umile via dei sogni. Dio che interviene sempre a favore della vita! 
Come Israele nel deserto, Giuseppe è messo alla prova per vedere cosa aveva nel cuore. E nel cuore scopre di “avere” quella donna, di amarla senza volerla possedere, radice segreta della loro verginità. Ogni amore vero deve varcare la stessa soglia, dal possedere al dono di sé: dare, in perdita, sempre, senza contare. Amare, voce del verbo morire, voce del verbo vivere. 
Giuseppe è l'uomo di fede che, tentato di sottrarsi al mistero, preferisce Maria ad una discendenza propria, antepone l'amore alla generazione; trova spazio nel cuore per un bambino non suo.
Giuseppe fece come gli aveva detto l'angelo e prese con sé la sua sposa: basta che la corazza della legge venga appena scalfita dall'amore che lo Spirito irrompe e agisce! Da chi imparerà Gesù a scavalcare la legge del sabato?
Il coraggio dell'amore! Ecco la profezia di Giuseppe! Per questo suo coraggio Dio avrà un figlio tra noi. 
Maria e Giuseppe: poveri di tutto Dio non ha voluto che fossero poveri d'amore, perché sarebbero stati poveri di Lui. 
Gesù salverà e allargherà la vita, come dice la radice del suo nome che in ebraico significa allargare, dilatare. Salverà dal peccato che è atrofia del vivere e rende piccoli la persona e il cuore, senza spazio per nulla e per nessuno.
Dio viene e crea spazio in me per le creature, i sogni, il cielo. In fondo, religione equivale a dilatazione (G. Vannucci).
Allora l'augurio di Natale che vorrei fare a ciascuno di voi, e a me per primo, è che Dio renda il nostro cuore spazioso, come se adottassimo ‘Gesù’ quale secondo nome.
(Ermes Ronchi)

mercoledì 18 dicembre 2019

Indifferenza peggio dell'odio

 INDIFFERENZA PEGGIO DELL'ODIO - IN TERRIS

NOVENA DI NATALE E RITIRO SPIRITUALE


Ogni mattina e pomeriggio, durante la Messa facciamo la Novena di Natale.
Ricordo il RITIRO SPIRITUALE di venerdì che inizierà dalla Messa delle 17.30 e continuerà con l'Adorazione Eucaristica.

O Sapientia,
quae ex ore Altissimi prodisti,
attingens a fine usque ad finem,
fortiter suaviter disponensque omnia:
veni ad docendum nos viam prudentiae.

O Adonai,
et dux domus Israël,
qui Moysi in igne flammae rubi apparuisti,
et ei in Sina legem dedisti:
veni ad redimendum nos in brachio extento.

O Radix Jesse,
qui stas in signum populorum,
super quem continebunt reges os suum,
quem gentes deprecabuntur:
veni ad liberandum nos,
jam noli tardare.

O Clavis David,
et sceptrum domus Israël,
qui aperis, et nemo claudit,
claudis, et nemo aperit:
veni, et educ vinctum
de domo carceris,
sedentem in tenebris,
et umbra mortis.

O Oriens,
splendor lucis aeternae,
et sol justitiae:
veni, et illumina
sedentes in tenebris,
et umbra mortis.

O Rex Gentium,
et desideratus earum,
lapisque angularis,
qui facis utraque unum:
veni, et salva hominem,
quem de limo formasti.

O Emmanuel,
Rex et legifer noster,
expectatio gentium,
et Salvator earum:
veni ad salvandum nos,
Domine, Deus noster. »



« O Sapienza,
che esci dalla bocca dell’Altissimo,
ed arrivi ai confini della terra,
e tutto disponi con dolcezza:
vieni ad insegnarci la via della prudenza.

O Adonai,
e condottiero di Israele,
che sei apparso a Mosè tra le fiamme,
e sul Sinai gli donasti la legge:
redimici col tuo braccio potente.

O Radice di Jesse,
che sei un segno per i popoli,
innanzi a te i re della terra non parlano,
e le nazioni ti acclamano:
vieni e liberaci,
non fare tardi.

O Chiave di David,
e scettro della casa di Israele,
che apri e nessuno chiude,
chiudi e nessuno apre:
vieni e libera lo schiavo
dal carcere,
che è nelle tenebre,
e nell’ombra della morte.

O (astro) Sorgente,
splendore di luce eterna,
e sole di giustizia:
vieni ed illumina
chi è nelle tenebre,
e nell’ombra della morte.

O Re delle Genti,
da loro bramato,
e pietra angolare,
che riunisci tutti in uno:
vieni, e salva l’uomo,
che hai plasmato dal fango.

O Emmanuel,
nostro re e legislatore,
speranza delle genti,
e loro Salvatore:
vieni e salvaci,
Signore, nostro Dio».

La comunità Amore e Libertà celebra la Messa di Natale.



Ieri sera abbiamo accolto la comunità Amore e Libertà Guidata da don Matteo Galloni per la Messa di Natale.
Di che comunità si tratta?

Tutto quello che avete fatto a uno di questi miei fratelli più piccoli lo avete fatto a me. (Mt 25,40)

Troppi sono i bambini che soffrono nel mondo
Andare a scuola per crescere da uomini liberi, avere una famiglia che ti ama, poter mangiare un pasto caldo con mamma e papà sono tutti diritti che ogni bambino dovrebbe avere. Eppure ancora oggi troppi sono i bambini vittime di povertà, malattia, abbandono o violenza.

Tutti dovrebbero vivere un'infanzia felice
Sarebbe bellissimo vivere in un mondo in cui tutti i bambini hanno una mamma e un papà che li amano e che si prendono cura di loro. Un mondo in cui tutti i bambini possono andare a scuola, studiare, giocare con i propri compagni. Un mondo in cui tutti i bambini possono vivere un’infanzia felice.

Ogni giorno ci battiamo perché questo sia possibile

Affinché tutto questo sia possibile noi della Comunità Amore e Libertà ci prendiamo cura dei nostri bambini e ragazzi, per tutta la loro vita, come una mamma e un papà. E ci impegniamo perché tutti possano studiare, creando nuove opportunità di formazione e lavoro, così da restituire dignità e speranza

domenica 15 dicembre 2019

Pranzo comunitario

Domenica, dopo l’ultima messa della mattina, ci siamo ritrovati nei locali della
parrocchia a mangiare insieme, come avevamo fatto altre volte in passato.
Molti hanno collaborato e partecipato con entusiasmo, sia nella preparazione e
nell’allestimento della sala dove ci saremmo riuniti, sia portando ciascuno qualcosa da mangiare o da bere; è stato bellissimo ritrovarsi ‘in famiglia’ in un momento della giornata nel gesto semplice e quotidiano del pranzo, che è la situazione che forse più unisce gli uni agli altri. E’ stato bello vedere i volti
sereni e rilassati degli adulti, i bambini allegri e giocosi! Gesù stesso, ha scritto Enzo Bianchi ad alcuni ragazzi del catechismo, era un Rabbi che amava i banchetti! L’ Eucarestia è un banchetto, è il Banchetto! La chiamiamo anche
Comunione. La comunione è condivisione con altre persone, la vita cristiana ha senso se partecipa della vita comunitaria, la Ecclesia siamo noi. Questa gioiosa appartenenza vorremmo poterla estendere agli altri, in primis attraverso l’attenzione alle persone, all’interessamento, alla vicinanza, all’ascolto. Questo è il primo passo per diventare quella che Papa Francesco ci chiede spesso di
essere: ‘Chiesa in uscita’ tutti siamo chiamati ad esserlo, ciascuno a modo proprio e secondo le proprie possibilità. 



 Καὶ ὁ λόγος σὰρξ ἐγένετο καὶ ἐσκήνωσεν ἐν ἡμῖν,
καὶ ἐθεασάμεθα τὴν δόξαν αὐτοῦ,
δόξαν ὡς μονογενοῦς παρὰ πατρός,
πλήρης χάριτος καὶ ἀληθείας·

E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità

sabato 14 dicembre 2019

PRESEPE ULTIMATO


Video girato dagli autori del presepio: Marco Lena e Gennaro Cretella


Un panettone per Natale



IN QUESTO PERIODO ....... UN PANETTONE PER LE COLAZIONI.
Condivido la lettera mandata agli operatori della colazione:

Carissime amiche ed amici, anzitutto intendo ringraziarvi per il bene che avete fatto e fate a nome della nostra comunità, attraverso il dono del vostro servizio alle persone senza fissa dimora. Questo "servizio" è espressione concreta di una comunità in cammino che ricerca, nell'aspetto della "carità", una delle espressioni del suo essere. Pertanto non è soltanto un atto personale di "un qualcosa di bene" che uno sente di fare, ma è altresì espressione di quanti si sentono di vivere in una comunità, territoriale o di elezione, che insieme concordemente cercano di vivere il mandato del Signore.
Come spesso ripete Papa Francesco non siamo una ONLUS ma siamo una comunità ecclesiale.
Dopo tre anni di esperienza, su questo aspetto non marginale, ma essenziale, dobbiamo sempre interrogarci sull'importanza che ha, nella nostra azione, la comunione con gli altri, il nostro senso di appartenenza, il nostro senso di corresponsabilità.
Senza queste caratteristiche il servizio, pur avendo un grande valore umanitario, perde del valore ecclesiale che è alla base di quanto noi offriamo.
Un valore che intende esprimere comunità di intenti e di azioni sotto l'azione dell'unico spirito di Dio e della Sua parola. Quattro sono infatti i pilastri che connotano e identificano la vita cristiana: la Carità, la Preghiera, la Parola, l’Eucaristia. E nessuno può fare a meno dell’altro.

Prima della pausa di Natale, vi affido questa riflessione augurandovi ogni bene per voi e le vostre famiglie invitandovi a partecipare al momento di preghiera che comunitariamente faremo venerdì prossimo alle 17,30 con la Messa e l’Adorazione Eucaristica
Un caro saluto ed un grande ringraziamento
Don Giuseppe.

giovedì 12 dicembre 2019

III DOMENICA DI AVVENTO


Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 11,2-11 
In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”.
In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».
Parola del Signore

Sei tu, o ci siamo sbagliati? Giovanni, il profeta granitico, il più grande, non capisce. Troppo diverso quel cugino di Nazaret da ciò che la gente, e lui per primo, si aspettano dal Messia. Dov’è la scure tagliente? E il fuoco per bruciare i corrotti? Il dubbio però non toglie nulla alla grandezza di Giovanni e alla stima che Gesù ha per lui. Perché non esiste una fede che non allevi dei dubbi: io credo e dubito al tempo stesso, e Dio gode che io mi ponga e gli ponga domande. Io credo e non credo, e lui si fida. Sei tu? Ma se anche dovessi aspettare ancora, sappi che io non mi arrendo, continuerò ad attendere.
La risposta di Gesù non è una affermazione assertiva, non pronuncia un “sì” o un “no”, prendere o lasciare. Lui non ha mai indottrinato nessuno. La sua pedagogia consiste nel far nascere in ciascuno risposte libere e coinvolgenti. Infatti dice: guardate, osservate, aprite lo sguardo; ascoltate, fate attenzione, tendete l’orecchio. Rimane la vecchia realtà, eppure nasce qualcosa di nuovo; si fa strada, dentro i vecchi discorsi, una parola ancora inaudita.
Dio crea storia partendo non da una legge, fosse pure la migliore, non da pratiche religiose, ma dall’ascolto del dolore della gente: ciechi, storpi, sordi, lebbrosi guariscono, ritornano uomini pieni, totali. Dio comincia dagli ultimi. È vero, è una questione di germogli. Per qualche cieco guarito, legioni d’altri sono rimasti nella notte. È una questione di lievito, un pizzico nella pasta; eppure quei piccoli segni possono bastare a farci credere che il mondo non è un malato inguaribile. Gesù non ha mai promesso di risolvere i problemi della terra con un pacchetto di miracoli.
L’ha fatto con l’Incarnazione, perdendo se stesso in mezzo al dolore dell’uomo, intrecciando il suo respiro con il nostro. E poi ha detto: voi farete miracoli più grandi dei miei. Se vi impastate con i dolenti della terra. Io ho visto uomini e donne compiere miracoli. Molte volte e in molti modi. Li ho visti, e qualche volta ho anche pianto di gioia. La fede è fatta di due cose: di occhi che sanno vedere il sogno di Dio, e di mani operose come quelle del contadino che «aspetta il prezioso frutto della terra» (Giacomo 5,7). È fatta di uno stupore, come un innamoramento per un mondo nuovo possibile, e poi di mani callose che si prendono cura di volti e nomi; lo fanno con fatica, ma «fino a che c’è fatica c’è speranza» (Lorenzo Milani).
Cosa siete andati a vedere nel deserto? Un bravo oratore? Un trascinatore di folle? No, Giovanni è uno che dice ciò che è, ed è ciò che dice; in lui messaggio e messaggero coincidono. Questo è il solo miracolo di cui la terra ha bisogno, di credenti credibili
p. Ermes Ronchi

martedì 10 dicembre 2019

LA FESTA DI NOI MARCHIGIANI

La basilica della Santa Casa è uno dei principali luoghi di culto mariano e tra i più importanti e visitati santuari mariani del mondo cattolico. Sorge a Loreto in piazza della Madonna, a 127 metri s.l.m., al termine della via Lauretana. All'interno della basilica, i cattolici rendono culto di devozione verso i resti di quella che secondo la tradizione è la Santa Casa di Nazareth, dove visse Gesù. A questo famoso santuario è collegata la devozione per Maria madre di Gesù che ha l'iconografia culturale e storica della Vergine Lauretana, patrona dell'aviazione; tra i numerosi personaggi e santi che vi hanno fatto visita, si ricordano santa Camilla Battista da Varano; santa Thérèse di Lisieux; santa Gianna Beretta; tra i papi che hanno visitato la basilica vi sono Giovanni XXIII[1]Giovanni Paolo II[2]Benedetto XVI[3] e Papa Francesco[4]. Il santuario ha la dignità di Basilica pontificia minore[5].

lunedì 9 dicembre 2019

CONCERTO DI NATALE



Concerto di Natale - XXXV Edizione
15 Dicembre 2019 ore 20:30
Coro della Diocesi di Roma, Orchestra "Fideles et Amati",
diretti da Mons. Marco Frisina
- Ingresso gratuito -

Processione Immacolata in via del Corso organizzata dall'istituto ICRSS



Processione presieduta card. Francisco Ladaria prefetto della Congregazione per la dottrina della fede

PRESEPIO 2019/20

La rappresentazione del Presepe napoletano del Settecento è incentrata sulla distinzione di alcune scene ricorrenti che infondono agli occhi del visitatore,nel suo insieme,uno spaccato di Napoli,tra la metà e la fine del Settecento.
L' edizione di quest'anno è incentrata su 4 scene principali:
1. La scena della Natività,sotto i ruderi di un tempi pagano diroccato, a simboleggiare la vittoria del Cristianesimo sul paganesimo.
Si riconosce la Sacra Coppia che indossa gli abiti del tempo,in seta,perché essi rappresentano il nucleo centrale dell'intera rappresentazione.
2. La scena dei dormienti (a sinistra),posta ai piedi della Natività ne esalta il contrasto tra l'uomo superficiale e indifferente e di contro il Mistero del Dio fatto uomo.
3. La scena popolare del mercato (a destra) con il pescivendolo e la castagnara, la venditrice di frutta.
4. La taverna,antica reminiscenza dei testi evangelici con introduzioni anacronistiche: i giocatori di carte.
Questo è il luogo del peccato,dell'indifferenza,della noncuranza.
È caratterizzato da personaggi austeri,dal ghigno facile,dediti al gioco e al buon vino.

La scenografia è stata realizzata secondo i canoni del Settecento,con materiali tradizionali come legno,sughero, stucco,colla e colori naturali.

I personaggi sono in terracotta policroma con occhi in vetro,manichino in stoppa e fil di ferro,mani e piedi in legno.

Le vestiture sono in seta di San Leucio.

Realizzazione e allestimento:
Marco Lena
Gennaro Cretella

Per info e allestimenti:3385935114


PREGHIERA ALLA MADONNA

PREGHIERA ALLA MADONNA
Quand’ero ragazzino, mamma mia
me diceva: ricordate fijolo
quanno te senti veramente solo
tu prova a recità ʼn’ Ave Maria!
L’anima tua da sola spicca er volo
e se solleva come pe’ magia.
Ormai so’ vecchio er tempo m’è volato,
da un pezzo s’è addormita la vecchietta,
ma quer consijo non l’ò mai scordato.
Come me sento veramente solo…
io prego la Madonna benedetta
e l’anima da sola pija er volo!

TRILUSSA.... Poeta romano nato e battezzato nella nostra parrocchia.

venerdì 6 dicembre 2019

50° DI MESSA DI PAPA FRANCESCO

Carissimi,
                 il 13 dicembre 1969 Papa Francesco veniva ordinato sacerdote. Rendiamo grazie al Signore per questi 50 anni di ministero, di cui 27 di episcopato.
Abbiamo tutti nella mente e nel cuore l’immagine del 13 marzo 2013, quando presentandosi al mondo, il Papa ha chiesto per la prima volta di pregare per Lui. Ricordiamo quel silenzio improvviso, mentre, guardando la nostra città, si chinava a ricevere la benedizione dal Cielo attraverso l’intercessione del popolo di Dio: un silenzio, un gesto, una preghiera unanime, forte, “di famiglia”.
Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Sono le parole finali di ogni domenica, dalla finestra dell’Angelus, di ogni incontro, di ogni momento.
            La Chiesa di Roma non si dimentica di pregare per Lei Santità. Per Lei è la preghiera dei piccoli, dei bambini delle nostre comunità, che Lei benedice con affetto di Padre. Per Lei è la preghiera dei poveri, che Lei ama in modo privilegiato. Per Lei è la preghiera degli anziani, dei malati, che offrono le loro sofferenze per la Chiesa. Per Lei è la preghiera dei giovani, spinti dal Suo entusiasmo missionario. Per Lei è la preghiera delle famiglie, chiamate a vivere la Gioia dell’Amore. Per Lei è la preghiera di tutti, pronti a portare il Vangelo della Gioia. Per Lei è la preghiera dei ministri ordinati, chiamati a camminare insieme al Suo passo per le periferie esistenziali della nostra città. Per Lei è la preghiera dei consacrati e delle consacrate, segno di speranza per la nostra Chiesa.
            Per Lei, per la Chiesa e per il mondo, è tutta la nostra preghiera, come anche il ringraziamento per come sta portandoci per mano per le vie dell’uomo, “misericordiando”, con uno sguardo d’amore. Una preghiera quotidiana sale per Pietro da questa sua Città. Oggi in particolare un Grazie per il dono delle Sue mani consacrate cinquanta anni fa, che sono levate in alto per intercedere per noi, e che sono protese verso tutti per distribuire amore.
            Senta queste Sue mani sostenute dalle nostre, ogni giorno. In ogni istante
 Angelo Card. De Donatis  

Per Papa Francesco che il prossimo 13 dicembre celebra il cinquantesimo di ordinazione sacerdotale: il Signore che lo ha chiamato a essere amministratore dei Santi Misteri e Vescovo di Roma lo guidi e lo sostenga con la grazia del suo Spirito e gli doni la consolazione che deriva dalla preghiera di tutta la Chiesa.

Preghiamo


8 DICEMBRE FESTA DELL'IMMACOLATA

L'Avvento è il tempo di 'Attesa'; l' andare incontro al Signore, cui ci invita la liturgia, sembra quasi volerci far correre; sì, perché la corsa è il segno più bello dell'attesa: uno corre per vedere una cosa bella, per fare un bel incontro, per non perdere un'occasione, per abbracciare la mamma o il figlio o un amico che non si vede da tanto tempo. La festa di Maria Immacolata si pone come modello di questa corsa nell'attesa. Chi più di una mamma sa che cosa vuol dire attendere! È gioire, è preoccupazione, è speranza, è attenzione, è premura, è condivisione, è debolezza ma anche forza: è la dolce attesa. In una precedente versione nella liturgia, parole dell'Angelo erano: "Non temere, piena di grazia". Questo saluto anche a noi dà la spinta a non bloccarci di fronte alle nostre paure, incertezza, delusioni. Non temere perché non sei solo ma c'è il Signore con te.
Il Signore che attendo è con me.
La versione che ci viene offerta oggi va oltre:  Gabriele dice "rallegrati"; ci fa vedere un altro aspetto, un'altra sfaccettatura: la gioia come  espressione di colui che attende.
Rallegrati, non perché tutte le cose andranno bene, saranno a posto, non proverai fatica, non ci sarà sofferenza. Rallegrati perché hai con te il Signore che ti da la capacità di avere  serenità, sempre, nonostante tutto, nonostante le fragilità.
Solo nella 'nostra fede', noi viviamo questa esperienza straordinaria: abbiamo 'dentro' il Signore che ci aiuta ad incontrarlo. Il Signore è con Maria e gli chiede di poter essere generato da lei.
Come avverrà questo?
Certo Maria se lo domanda e lo domanda a Gabriele. Gabriele dice: "lo Spirito Santo scenderà su di te, ed ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce, lo chiamerai Gesù". Maria aprì il suo cuore, la sua persona, tutto il suo essere a questa chiamata dello Spirito. "Ecco io sono la serva del Signore".
Non penso che in quel momento abbia chiarito tutto in sé con la spiegazione dell'Angelo, ma certamente il "si" di Maria è stato: Io non lo so come, ma so che tu, Signore, lo sai: e mi fido di te!
Ed allora l'umile serva del Signore, con il suo eccomi, è divenuta corredentrice.
Gesù ha detto: "Ti ringrazio Signore perché ai piccoli e agli umili hai rivelato il regno dei cieli". I piccoli diventano paradigma di umiltà: sono coloro che hanno la capacità di ascoltare, di accogliere, di meravigliarsi, di gioire. Di contro chi è orgoglioso non sa ascoltare; troppo pieno di sé stesso, non sa meravigliarsi; non ha neppure la capacità di gioire perché non sa apprezzare.
Solo chi è piccolo, umile, potrà dire "L' anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore".
Ecco quindi che Maria ci aiuta ad immergerci in questo tempo di avvento in cui siamo chiamati a liberarci da tanti orpelli, essere umili, saper ascoltare, aprirci e farci penetrare dallo Spirito. "Colui" che attendiamo ci prenderà e così anche noi sapremo donarlo agli altri: il suo nome è Gesù, che significa: Dio salva.
(Don Giuseppe Trappolini)

mercoledì 4 dicembre 2019

8 DICEMBRE CELEBRAZIONE EUCARISTICA SOLENNE


Roma, Basilica di San Giacomo
domenica 8 dicembre 2019, ore 17:30

CELEBRAZIONE EUCARISTICA SOLENNE
musiche di Bach-Gounod, Colusso, Franck, Luciani, gregoriano
Cappella Musicale di San Giacomo
Flavio Colusso, Maestro di cappella

P R O G R A M M A
Introitus : Tota pulchra es Maria (gregoriano)
Kyrie : dalla “Missa candida” (Luciani)
Gloria : VIII (gregoriano)
Psalmus : Cantate un canto nuovo al Signore (Colusso)
Offertorium : Ave Maria (Bach-Gounod)
Sanctus : Sanctus I (Colusso)
Agnus Dei : VIII (gregoriano)
Communio : Panis angelicus (Frack)
Canto finale : Salve regina (gregoriano)   

martedì 3 dicembre 2019

presepe avvento LETTERA APOSTOLICA Admirabile signum DEL SANTO PADRE FRANCESCO


AVVENTO
Grazie a Marco Lena e Gennaro Cretella.
LETTERA APOSTOLICA
Admirabile signum
DEL SANTO PADRE
FRANCESCO
SUL SIGNIFICATO E IL VALORE DEL PRESEPE
1. Il mirabile segno del presepe, così caro al popolo cristiano, suscita sempre stupore e meraviglia. Rappresentare l’evento della nascita di Gesù equivale ad annunciare il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio con semplicità e gioia. Il presepe, infatti, è come un Vangelo vivo, che trabocca dalle pagine della Sacra Scrittura. Mentre contempliamo la scena del Natale, siamo invitati a metterci spiritualmente in cammino, attratti dall’umiltà di Colui che si è fatto uomo per incontrare ogni uomo. E scopriamo che Egli ci ama a tal punto da unirsi a noi, perché anche noi possiamo unirci a Lui.
Con questa Lettera vorrei sostenere la bella tradizione delle nostre famiglie, che nei giorni precedenti il Natale preparano il presepe. Come pure la consuetudine di allestirlo nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri, nelle piazze... È davvero un esercizio di fantasia creativa, che impiega i materiali più disparati per dare vita a piccoli capolavori di bellezza. Si impara da bambini: quando papà e mamma, insieme ai nonni, trasmettono questa gioiosa abitudine, che racchiude in sé una ricca spiritualità popolare. Mi auguro che questa pratica non venga mai meno; anzi, spero che, là dove fosse caduta in disuso, possa essere riscoperta e rivitalizzata.
2. L’origine del presepe trova riscontro anzitutto in alcuni dettagli evangelici della nascita di Gesù a Betlemme. L’Evangelista Luca dice semplicemente che Maria «diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio» (2,7). Gesù viene deposto in una mangiatoia, che in latino si dice praesepium, da cui presepe.
Entrando in questo mondo, il Figlio di Dio trova posto dove gli animali vanno a mangiare. Il fieno diventa il primo giaciglio per Colui che si rivelerà come «il pane disceso dal cielo» (Gv 6,41). Una simbologia che già Sant’Agostino, insieme ad altri Padri, aveva colto quando scriveva: «Adagiato in una mangiatoia, divenne nostro cibo» (Serm. 189,4). In realtà, il presepe contiene diversi misteri della vita di Gesù e li fa sentire vicini alla nostra vita quotidiana.
Ma veniamo subito all’origine del presepe come noi lo intendiamo. Ci rechiamo con la mente a Greccio, nella Valle Reatina, dove San Francesco si fermò venendo probabilmente da Roma, dove il 29 novembre 1223 aveva ricevuto dal Papa Onorio III la conferma della sua Regola. Dopo il suo viaggio in Terra Santa, quelle grotte gli ricordavano in modo particolare il paesaggio di Betlemme. Ed è possibile che il Poverello fosse rimasto colpito, a Roma, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, dai mosaici con la rappresentazione della nascita di Gesù, proprio accanto al luogo dove si conservavano, secondo un’antica tradizione, le tavole della mangiatoia.
Le Fonti Francescane raccontano nei particolari cosa avvenne a Greccio. Quindici giorni prima di Natale, Francesco chiamò un uomo del posto, di nome Giovanni, e lo pregò di aiutarlo nell’attuare un desiderio: «Vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello».[1] Appena l’ebbe ascoltato, il fedele amico andò subito ad approntare sul luogo designato tutto il necessario, secondo il desiderio del Santo. Il 25 dicembre giunsero a Greccio molti frati da varie parti e arrivarono anche uomini e donne dai casolari della zona, portando fiori e fiaccole per illuminare quella santa notte. Arrivato Francesco, trovò la greppia con il fieno, il bue e l’asinello. La gente accorsa manifestò una gioia indicibile, mai assaporata prima, davanti alla scena del Natale. Poi il sacerdote, sulla mangiatoia, celebrò solennemente l’Eucaristia, mostrando il legame tra l’Incarnazione del Figlio di Dio e l’Eucaristia. In quella circostanza, a Greccio, non c’erano statuine: il presepe fu realizzato e vissuto da quanti erano presenti.[2]
È così che nasce la nostra tradizione: tutti attorno alla grotta e ricolmi di gioia, senza più alcuna distanza tra l’evento che si compie e quanti diventano partecipi del mistero.
Il primo biografo di San Francesco, Tommaso da Celano, ricorda che quella notte, alla scena semplice e toccante s’aggiunse anche il dono di una visione meravigliosa: uno dei presenti vide giacere nella mangiatoia Gesù Bambino stesso. Da quel presepe del Natale 1223, «ciascuno se ne tornò a casa sua pieno di ineffabile gioia».[3]
3. San Francesco, con la semplicità di quel segno, realizzò una grande opera di evangelizzazione. Il suo insegnamento è penetrato nel cuore dei cristiani e permane fino ai nostri giorni come una genuina forma per riproporre la bellezza della nostra fede con semplicità. D’altronde, il luogo stesso dove si realizzò il primo presepe esprime e suscita questi sentimenti. Greccio diventa un rifugio per l’anima che si nasconde sulla roccia per lasciarsi avvolgere nel silenzio.
Perché il presepe suscita tanto stupore e ci commuove? Anzitutto perché manifesta la tenerezza di Dio. Lui, il Creatore dell’universo, si abbassa alla nostra piccolezza. Il dono della vita, già misterioso ogni volta per noi, ci affascina ancora di più vedendo che Colui che è nato da Maria è la fonte e il sostegno di ogni vita. In Gesù, il Padre ci ha dato un fratello che viene a cercarci quando siamo disorientati e perdiamo la direzione; un amico fedele che ci sta sempre vicino; ci ha dato il suo Figlio che ci perdona e ci risolleva dal peccato.
Comporre il presepe nelle nostre case ci aiuta a rivivere la storia che si è vissuta a Betlemme. Naturalmente, i Vangeli rimangono sempre la fonte che permette di conoscere e meditare quell’Avvenimento; tuttavia, la sua rappresentazione nel presepe aiuta ad immaginare le scene, stimola gli affetti, invita a sentirsi coinvolti nella storia della salvezza, contemporanei dell’evento che è vivo e attuale nei più diversi contesti storici e culturali.
In modo particolare, fin dall’origine francescana il presepe è un invito a “sentire”, a “toccare” la povertà che il Figlio di Dio ha scelto per sé nella sua Incarnazione. E così, implicitamente, è un appello a seguirlo sulla via dell’umiltà, della povertà, della spogliazione, che dalla mangiatoia di Betlemme conduce alla Croce. È un appello a incontrarlo e servirlo con misericordia nei fratelli e nelle sorelle più bisognosi (cfr Mt 25,31-46).
4. Mi piace ora passare in rassegna i vari segni del presepe per cogliere il senso che portano in sé. In primo luogo, rappresentiamo il contesto del cielo stellato nel buio e nel silenzio della notte. Non è solo per fedeltà ai racconti evangelici che lo facciamo così, ma anche per il significato che possiede. Pensiamo a quante volte la notte circonda la nostra vita. Ebbene, anche in quei momenti, Dio non ci lascia soli, ma si fa presente per rispondere alle domande decisive che riguardano il senso della nostra esistenza: chi sono io? Da dove vengo? Perché sono nato in questo tempo? Perché amo? Perché soffro? Perché morirò? Per dare una risposta a questi interrogativi Dio si è fatto uomo. La sua vicinanza porta luce dove c’è il buio e rischiara quanti attraversano le tenebre della sofferenza (cfr Lc 1,79).
Una parola meritano anche i paesaggi che fanno parte del presepe e che spesso rappresentano le rovine di case e palazzi antichi, che in alcuni casi sostituiscono la grotta di Betlemme e diventano l’abitazione della Santa Famiglia. Queste rovine sembra che si ispirino alla Legenda Aurea del domenicano Jacopo da Varazze (secolo XIII), dove si legge di una credenza pagana secondo cui il tempio della Pace a Roma sarebbe crollato quando una Vergine avesse partorito. Quelle rovine sono soprattutto il segno visibile dell’umanità decaduta, di tutto ciò che va in rovina, che è corrotto e intristito. Questo scenario dice che Gesù è la novità in mezzo a un mondo vecchio, ed è venuto a guarire e ricostruire, a riportare la nostra vita e il mondo al loro splendore originario.
5. Quanta emozione dovrebbe accompagnarci mentre collochiamo nel presepe le montagne, i ruscelli, le pecore e i pastori! In questo modo ricordiamo, come avevano preannunciato i profeti, che tutto il creato partecipa alla festa della venuta del Messia. Gli angeli e la stella cometa sono il segno che noi pure siamo chiamati a metterci in cammino per raggiungere la grotta e adorare il Signore.
«Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere» (Lc 2,15): così dicono i pastori dopo l’annuncio fatto dagli angeli. È un insegnamento molto bello che ci proviene nella semplicità della descrizione. A differenza di tanta gente intenta a fare mille altre cose, i pastori diventano i primi testimoni dell’essenziale, cioè della salvezza che viene donata. Sono i più umili e i più poveri che sanno accogliere l’avvenimento dell’Incarnazione. A Dio che ci viene incontro nel Bambino Gesù, i pastori rispondono mettendosi in cammino verso di Lui, per un incontro di amore e di grato stupore. È proprio questo incontro tra Dio e i suoi figli, grazie a Gesù, a dar vita alla nostra religione, a costituire la sua singolare bellezza, che traspare in modo particolare nel presepe.
6. Nei nostri presepi siamo soliti mettere tante statuine simboliche. Anzitutto, quelle di mendicanti e di gente che non conosce altra abbondanza se non quella del cuore. Anche loro stanno vicine a Gesù Bambino a pieno titolo, senza che nessuno possa sfrattarle o allontanarle da una culla talmente improvvisata che i poveri attorno ad essa non stonano affatto. I poveri, anzi, sono i privilegiati di questo mistero e, spesso, coloro che maggiormente riescono a riconoscere la presenza di Dio in mezzo a noi.
I poveri e i semplici nel presepe ricordano che Dio si fa uomo per quelli che più sentono il bisogno del suo amore e chiedono la sua vicinanza. Gesù, «mite e umile di cuore» (Mt 11,29), è nato povero, ha condotto una vita semplice per insegnarci a cogliere l’essenziale e vivere di esso. Dal presepe emerge chiaro il messaggio che non possiamo lasciarci illudere dalla ricchezza e da tante proposte effimere di felicità. Il palazzo di Erode è sullo sfondo, chiuso, sordo all’annuncio di gioia. Nascendo nel presepe, Dio stesso inizia l’unica vera rivoluzione che dà speranza e dignità ai diseredati, agli emarginati: la rivoluzione dell’amore, la rivoluzione della tenerezza. Dal presepe, Gesù proclama, con mite potenza, l’appello alla condivisione con gli ultimi quale strada verso un mondo più umano e fraterno, dove nessuno sia escluso ed emarginato.
Spesso i bambini – ma anche gli adulti! – amano aggiungere al presepe altre statuine che sembrano non avere alcuna relazione con i racconti evangelici. Eppure, questa immaginazione intende esprimere che in questo nuovo mondo inaugurato da Gesù c’è spazio per tutto ciò che è umano e per ogni creatura. Dal pastore al fabbro, dal fornaio ai musicisti, dalle donne che portano le brocche d’acqua ai bambini che giocano…: tutto ciò rappresenta la santità quotidiana, la gioia di fare in modo straordinario le cose di tutti i giorni, quando Gesù condivide con noi la sua vita divina.
7. Poco alla volta il presepe ci conduce alla grotta, dove troviamo le statuine di Maria e di Giuseppe. Maria è una mamma che contempla il suo bambino e lo mostra a quanti vengono a visitarlo. La sua statuetta fa pensare al grande mistero che ha coinvolto questa ragazza quando Dio ha bussato alla porta del suo cuore immacolato. All’annuncio dell’angelo che le chiedeva di diventare la madre di Dio, Maria rispose con obbedienza piena e totale. Le sue parole: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38), sono per tutti noi la testimonianza di come abbandonarsi nella fede alla volontà di Dio. Con quel “sì” Maria diventava madre del Figlio di Dio senza perdere, anzi consacrando grazie a Lui la sua verginità. Vediamo in lei la Madre di Dio che non tiene il suo Figlio solo per sé, ma a tutti chiede di obbedire alla sua parola e metterla in pratica (cfr Gv 2,5).
Accanto a Maria, in atteggiamento di proteggere il Bambino e la sua mamma, c’è San Giuseppe. In genere è raffigurato con il bastone in mano, e a volte anche mentre regge una lampada. San Giuseppe svolge un ruolo molto importante nella vita di Gesù e di Maria. Lui è il custode che non si stanca mai di proteggere la sua famiglia. Quando Dio lo avvertirà della minaccia di Erode, non esiterà a mettersi in viaggio ed emigrare in Egitto (cfr Mt 2,13-15). E una volta passato il pericolo, riporterà la famiglia a Nazareth, dove sarà il primo educatore di Gesù fanciullo e adolescente. Giuseppe portava nel cuore il grande mistero che avvolgeva Gesù e Maria sua sposa, e da uomo giusto si è sempre affidato alla volontà di Dio e l’ha messa in pratica.
8. Il cuore del presepe comincia a palpitare quando, a Natale, vi deponiamo la statuina di Gesù Bambino. Dio si presenta così, in un bambino, per farsi accogliere tra le nostre braccia. Nella debolezza e nella fragilità nasconde la sua potenza che tutto crea e trasforma. Sembra impossibile, eppure è così: in Gesù Dio è stato bambino e in questa condizione ha voluto rivelare la grandezza del suo amore, che si manifesta in un sorriso e nel tendere le sue mani verso chiunque.
La nascita di un bambino suscita gioia e stupore, perché pone dinanzi al grande mistero della vita. Vedendo brillare gli occhi dei giovani sposi davanti al loro figlio appena nato, comprendiamo i sentimenti di Maria e Giuseppe che guardando il bambino Gesù percepivano la presenza di Dio nella loro vita.
«La vita infatti si manifestò» (1 Gv 1,2): così l’apostolo Giovanni riassume il mistero dell’Incarnazione. Il presepe ci fa vedere, ci fa toccare questo evento unico e straordinario che ha cambiato il corso della storia, e a partire dal quale anche si ordina la numerazione degli anni, prima e dopo la nascita di Cristo.
Il modo di agire di Dio quasi tramortisce, perché sembra impossibile che Egli rinunci alla sua gloria per farsi uomo come noi. Che sorpresa vedere Dio che assume i nostri stessi comportamenti: dorme, prende il latte dalla mamma, piange e gioca come tutti i bambini! Come sempre, Dio sconcerta, è imprevedibile, continuamente fuori dai nostri schemi. Dunque il presepe, mentre ci mostra Dio così come è entrato nel mondo, ci provoca a pensare alla nostra vita inserita in quella di Dio; invita a diventare suoi discepoli se si vuole raggiungere il senso ultimo della vita.
9. Quando si avvicina la festa dell’Epifania, si collocano nel presepe le tre statuine dei Re Magi. Osservando la stella, quei saggi e ricchi signori dell’Oriente si erano messi in cammino verso Betlemme per conoscere Gesù, e offrirgli in dono oro, incenso e mirra. Anche questi regali hanno un significato allegorico: l’oro onora la regalità di Gesù; l’incenso la sua divinità; la mirra la sua santa umanità che conoscerà la morte e la sepoltura.
Guardando questa scena nel presepe siamo chiamati a riflettere sulla responsabilità che ogni cristiano ha di essere evangelizzatore. Ognuno di noi si fa portatore della Bella Notizia presso quanti incontra, testimoniando la gioia di aver incontrato Gesù e il suo amore con concrete azioni di misericordia.
I Magi insegnano che si può partire da molto lontano per raggiungere Cristo. Sono uomini ricchi, stranieri sapienti, assetati d’infinito, che partono per un lungo e pericoloso viaggio che li porta fino a Betlemme (cfr Mt 2,1-12). Davanti al Re Bambino li pervade una gioia grande. Non si lasciano scandalizzare dalla povertà dell’ambiente; non esitano a mettersi in ginocchio e ad adorarlo. Davanti a Lui comprendono che Dio, come regola con sovrana sapienza il corso degli astri, così guida il corso della storia, abbassando i potenti ed esaltando gli umili. E certamente, tornati nel loro Paese, avranno raccontato questo incontro sorprendente con il Messia, inaugurando il viaggio del Vangelo tra le genti.
10. Davanti al presepe, la mente va volentieri a quando si era bambini e con impazienza si aspettava il tempo per iniziare a costruirlo. Questi ricordi ci inducono a prendere sempre nuovamente coscienza del grande dono che ci è stato fatto trasmettendoci la fede; e al tempo stesso ci fanno sentire il dovere e la gioia di partecipare ai figli e ai nipoti la stessa esperienza. Non è importante come si allestisce il presepe, può essere sempre uguale o modificarsi ogni anno; ciò che conta, è che esso parli alla nostra vita. Dovunque e in qualsiasi forma, il presepe racconta l’amore di Dio, il Dio che si è fatto bambino per dirci quanto è vicino ad ogni essere umano, in qualunque condizione si trovi.
Cari fratelli e sorelle, il presepe fa parte del dolce ed esigente processo di trasmissione della fede. A partire dall’infanzia e poi in ogni età della vita, ci educa a contemplare Gesù, a sentire l’amore di Dio per noi, a sentire e credere che Dio è con noi e noi siamo con Lui, tutti figli e fratelli grazie a quel Bambino Figlio di Dio e della Vergine Maria. E a sentire che in questo sta la felicità. Alla scuola di San Francesco, apriamo il cuore a questa grazia semplice, lasciamo che dallo stupore nasca una preghiera umile: il nostro “grazie” a Dio che ha voluto condividere con noi tutto per non lasciarci mai soli.
Dato a Greccio, nel Santuario del Presepe, 1° dicembre 2019, settimo del pontificato.

FRANCESCO

domenica 1 dicembre 2019

50 ANNI DELLA RIFORMA LITURGICA



UN GRANDE DONO DELLO SPIRITO SANTO PER LA CHIESA. LA RIFORMA LITURGICA.
Un dono di cui forse ancora dobbiamo renderci pienamente partecipi.

Il concilio fissò alcuni principi generali, mentre la riforma concreta, con la redazione dei nuovi libri liturgici che sostituirono quelli esistenti avvenne negli anni successivi, quando il Concilio era terminato. Il messale romano riformato venne infatti pubblicato da Paolo VI nel 1969, con la costituzione apostolica Missale Romanum del 3 aprile 1969 ed entrò in vigore il 30 novembre successivo (Prima Domenica di Avvento), all'inizio nel nuovo Anno liturgico.

sabato 30 novembre 2019

Preparazione presepe

Lavoro in corso.
Preparazione del presepe in San Giacomo in Augusta a Via del Corso
Grazie a Marco e Gennaro.



venerdì 29 novembre 2019

Avvento 2019



Domenica prossima inizia l'Avvento. Invitiamo ogni famiglia, almeno la domenica, a trovare un momento in cui possa riunirsi e pregare assieme. È stato preparato un piccolo sussidio che si può richiedere a don Giuseppe o Padre Zè.
Giovedì 5 dicembre alle 17.00 nei locali della parrocchia ci sarà l’ora del thè, momento di incontro conviviale.
Alle 18.30: Incontro di LECTIO DIVINA. Approfondimento della Parola di Dio sul tema dell’ASCOLTO, dimensione importante per vivere l’Avvento
Domenica 8 dicembre: alle 17.30 ci sarà la Messa Solenne dell’Immacolata.
Domenica 15 dicembre, dopo la Messa delle 11.30 faremo nella sala della Parrocchia il Pranzo comunitario. Chi intende partecipare deve compilare il foglio appositamente preparato posto sulla scrivania avanti alla porta dell’Ufficio Parrocchiale su cui indicherà il numero di partecipanti e quanto si intende preparare per questo momento conviviale.
Venerdì 20 dicembre, alle 16.30: l’Ora del thè,
Ritiro spirituale
alle 17.30: Santa messa con meditazione e seguirà adorazione eucaristica e preghiera personale

giovedì 28 novembre 2019

Prima domenica di avvento



Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 24,37-44)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Parola del Signore
padre Ermes Ronchi
Al tempo di Noè gli uomini mangiavano e bevevano… e non si accorsero di nulla. Non si accorsero che quel mondo era finito. I giorni di Noè sono i giorni della superficialità: «il vizio supremo della nostra epoca» (R. Panikkar).
L’Avvento che inizia è invece un tempo per accorgerci. Per vivere con attenzione, rendendo profondo ogni momento. L’immagine conduttrice è Miriam di Nazaret nell’attesa del parto, incinta di Dio, gravida di luce. Attendere, infinito del verbo amare. Le donne, le madri, sanno nel loro corpo che cosa è l’attesa, la conoscono dall’interno.
Avvento è vita che nasce, dice che questo mondo porta un altro mondo nel grembo; tempo per accorgerci, come madri in attesa, che germogli di vita crescono e si arrampicano in noi. Tempo per guardare in alto e più lontano. Anch’io vivo giorni come quelli di Noè, quando neppure mi accorgo di chi mi sfiora in casa e magari ha gli occhi gonfi, di chi mi rivolge la parola; di cento naufraghi a Lampedusa, di questo pianeta depredato, di un altro kamikaze a Bagdad.
È possibile vivere senza accorgersi dei volti. Ed è questo il diluvio! Vivere senza volti: volti di popoli in guerra; di bambini vittime di violenza, di fame, di abusi, di abbandono; volti di donne violate, comprate, vendute; volti di esiliati, di profughi, di migranti in cerca di sopravvivenza e dignità; volti di carcerati nelle infinite carceri del mondo, di ammalati, di lavoratori precari, senza garanzia e speranza, derubati del loro futuro; è possibile, come allora, mangiare e bere e non accorgersi di nulla.
I giorni di Noè sono i miei, quando dimentico che il segreto della mia vita è oltre me, placo la fame di cielo con larghe sorsate di terra, e non so più sognare. Se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro… Mi ha sempre inquietato l’immagine del Signore descritto come un ladro di notte. Cerco di capire meglio: perché so che Dio non è ladro di vita. Solo pensarlo mi sembra una bestemmia. Dio viene, ma non è la morte il suo momento. Verrà, già viene, nell’ora che non immagini, cioè adesso, e ti sorprende là dove non lo aspetti, nell’abbraccio di un amico, in un bimbo che nasce, in una illuminazione improvvisa, in un brivido di gioia che ti coglie e non sai perché.
È un ladro ben strano: è incremento d’umano, accrescimento di umanità, intensificazione di vita, Natale. Tenetevi pronti perché nell’ora che non immaginate viene il Figlio dell’Uomo. Tenersi pronti non per evitare, ma per non mancare l’incontro, per non sbagliare l’appuntamento con un Dio che viene non come rapina ma come dono, come Incarnazione, «tenerezza di Dio caduta sulla terra come un bacio» (Benedetto Calati).

La famiglia riunita in preghiera





Domenica prossima inizia l'Avvento. Invitiamo ogni famiglia, almeno la domenica, a trovare un momento in cui possa riunirsi e pregare assieme. E' stato preparato un piccolo sussidio che si può richiedere a don Giuseppe o Padre Zè.




domenica 24 novembre 2019

COMMEMORAZIONE TERREMOTO IRPINIA

23 NOVEMBRE 2019. 39 ANNI DAL TRAGICO TERREMOTO DELL’IRPINIA
Ieri sera è stata celebrata la nostra messa comunitaria con un numeroso gruppo di Irpini residenti a Roma
Durante l'omelia dal parroco a nome loro è stata fatta la commemorazione dei defunti:

Siamo qui a Roma, noi Irpini della Capitale, a ricordare le vittime di una tragedia che sconvolse l’Italia e in particolare la nostra Provincia.
Trentanove anni fa, ore 19.34.
I tifosi erano ancora per strada esultando dopo il successo al Partenio dell’Avellino sull’Ascoli per 4-2. Era l’Avellino della Serie A con Stefano Tacconi e Juary. Era una sera calda con temperature anomale per essere novembre e il cielo rosso ricopriva l’Irpinia.
All’improvviso, un boato tremendo causato da un terremoto di magnitudo 6.9, del 10° grado sui 12 della scala Mercalli, livello classificato come “completamente distruttivo”. Una scossa interminabile di 90 secondi e poi soltanto macerie.
Lì sotto bambini che, liberi dalla scuola, giocavano felici rincorrendo un pallone per strada o giocavano a nascondino tra le viuzze della città, giovani fidanzati usciti peruna passeggiata, mamme e papà in procinto di cenare con i loro figli, uomini e donne mentre erano in chiesa alla messa della domenica sera, nonni e nonne felici di aver trascorso una giornata di festa con i propri nipoti.
Quelle tremende scosse con ipocentro a circa 10 km di profondità interessarono un’area di 17mila chilometri quadrati e colpirono la Campania centrale e la Basilicata centro-settentrionale. L’Irpinia fu distrutta, 2.914 morti, 8.848 feriti, oltre 280mila gli sfollati in ben 103 comuni della Provincia irpina.
“Fate Presto” titolava Il Mattino, due parole significative di una tragedia epocale.
 “Sono tornato ieri sera dalle zone devastate dalla tremenda catastrofe sismica, dove ho assistito a spettacoli che mai dimenticherò e ho constatato che non vi sono stati quei soccorsi immediati che avrebbero dovuto esserci. Ancora dalle macerie si levavano gemiti, grida di disperazione di sepolti vivi. Ci sono state mancanze gravi e chi ha mancato deve essere colpito”, furono queste le parole pronunciate dal Presidente della Repubblica Italiana Sandro Pertini.
Le parole del Presidente raccontano ancora oggi la tragicità di quei momenti, la morte, la disperazione di chi aveva visto con i propri occhi quella catastrofe e che rivive ancora oggi in coloro che l’hanno vissuta in prima persona.
Nessuno ha dimenticato. Nessuno deve dimenticare, nemmeno chi non c’era.
Il popolo irpino, fiero come non mai, è ripartito, ha reagito, ha dato segno della forza di questa terra. Il 23 Novembre per noi ha un valore ben più alto di una semplice commemorazione o celebrazione.
Il pensiero di quel disastro, la memoria di quanto accaduto deve restare un valore e rivolgiamo un nostro pensiero, con questa preghiera, a chi ha perso la vita e ringraziamo il Signore per tutto quello che ci ha donato:

Dio Creatore,
che reggi con la tua sapienza l’armonia dell’universo, abbi pietà di noi tuoi fedeli, sconvolti dai cataclismi che scuotono le profondità della terra;
vegli a sull’incolumità delle nostre famiglie,
perché, anche nella sventura,
sentiamo su di noi la tua mano di Padre,
e, liberati dal pericolo, possiamo cantare la tua lode. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Magg.  Michele Melillo