venerdì 15 novembre 2019

DOMENICA DEL POVERO

Questa domenica è stata indicata da Papa Francesco come la giornata mondiale del povero.
Noi nel nostro piccolo da oltre due anni cerchiamo di dare sollievo, la mattina, con una abbondante colazione per le persone di strada. Cerchiamo di soddisfare circa 2000 pasti al mese. Un bell'impegno che grazie a Dio riusciamo a portare avanti con la vostra generosità e quella di alcuni commercianti del Tridente. Per questo motivo oggi e per tutta la settimana faremo una raccolta straordinaria di alimenti che possono essere portati in qualunque momento in cui la chiesa è aperta ed inoltre le buste che vedete e i soldi che verranno raccolti in questa domenica saranno tutti utilizzati per questo obiettivo.
Cosa serve per la colazione? 
brioche o crostatine impacchettate monouso, biscotti, latte a lunga conservazione, caffè, thè, zucchero in bustine, piatti, bicchieri e cucchiaini di plastica monouso, tovaglioli di carta, rotoli di Scottex; sono molto graditi dolci fatti in casa (abbiamo frigorifero per conservarli). Nel caso doveste fare una festa e dovessero avanzare dolci, tramezzini, tartine…. (in ottimo stato di conservazione), potete portare il giorno dopo verrà consumato con appetito.





giovedì 14 novembre 2019

XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 21,5-19

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
 Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
 Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
 Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
 Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
 Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».
Parola del Signore

Dov’è la buona notizia su Dio e sull’uomo in questo Vangelo di catastrofi, in questo balenare di spade e di pianeti che cadono? Se ascoltiamo con attenzione, ci accorgiamo però di un ritmo profondo: ad ogni immagine della fine si sovrappone il germoglio della speranza. Lc 21,9: quando sentirete parlare di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, non è la fine; ai vv.16-17: sarete imprigionati, traditi, uccideranno alcuni, sarete odiati, ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto; e ancora ai vv.25-28: vi saranno segni nel sole, nella luna, nelle stelle, e sulla terra angoscia e paura: ma voi risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.
Ad ogni descrizione di dolore, segue un punto di rottura, dove tutto cambia, un tornante che apre l’orizzonte, la breccia della speranza: non vi spaventate, non è la fine; neanche un capello…; risollevatevi…. Al di là di profeti ingannatori, al di là di guerre e tradimenti, anche quando l’odio dovesse dilagare dovunque, ecco quella espressione struggente: Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto; raddoppiata da Matteo 10,30: i capelli del vostro capo sono tutti contati, non abbiate paura. Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra.
Non c’è nessuna cosa che sia eterna. Ma l’uomo sì, è eterno. Si spegneranno le stelle prima che tu ti spenga. Saranno distrutte le pietre, ma tu ancora sarai al sicuro nel palmo della mano di Dio. Non resterà pietra su pietra delle nostre magnifiche costruzioni, ma l’uomo resterà, frammento su frammento, e nemmeno un capello andrà perduto; l’uomo resterà, nella sua interezza, dettaglio su dettaglio. Perché Dio come un innamorato ha cura di ogni dettaglio del suo amato. Ciò che deve restare scolpito nel cuore è l’ultima riga del Vangelo: risollevatevi, alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.
In piedi, a testa alta, occhi liberi e luminosi: così vede noi discepoli il Vangelo. Sollevate il capo, guardate oltre: la realtà non è solo questo che si vede, viene un Liberatore, esperto di vita. Il Signore che è «delle cose l’attesa e il gemito, che viene e vive nel cuore dell’uomo» (Turoldo), sta alla porta, è qui, con le mani impigliate nel folto della vita, porta luce nel cuore dell’universo, porta il dono del coraggio, che è la virtù degli inizi e del primo passo; porta il dono della pazienza, che è la virtù di vivere l’incompiuto in noi e nel mondo.
Cadono molti punti di riferimento, nel mondo, ma si annunciano anche sentori di primavera. Questo mondo porta un altro mondo nel grembo. Ogni giorno c’è un mondo che muore, ma ogni giorno c’è anche un mondo che nasce.
Padre Ermes Ronchi



giovedì 7 novembre 2019

XXXII DOMENICA TEMPO ORDINARIO


Dal Vangelo secondo Luca
Lc 20, 27-38

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».

Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».
Parola del Signore

Di padre Ermes Ronchi

I sadducei si cimentano in un apologo paradossale, quello di una donna sette volte vedova e mai madre, per mettere alla berlina la fede nella risurrezione. Lo sappiamo, non è facile credere nella vita eterna. Forse perché la immaginiamo come durata anziché come intensità.
Tutti conosciamo la meraviglia della prima volta: la prima volta che abbiamo scoperto, gustato, visto, amato… poi ci si abitua. L’eternità è non abituarsi, è il miracolo della prima volta che si ripete sempre. La piccola eternità in cui i sadducei credono è la sopravvivenza del patrimonio genetico della famiglia, così importante da giustificare il passaggio di quella donna di mano in mano, come un oggetto: «si prenda la vedova… Allora la prese il secondo, e poi il terzo, e così tutti e sette».
In una ripetitività che ha qualcosa di macabro. Neppure sfiorati da un brivido di amore, riducono la carne dolorante e luminosa, che è icona di Dio, a una cosa da adoperare per i propri fini. «Gesù rivela che non una modesta eternità biologica è inscritta nell’uomo ma l’eternità stessa di Dio» (M. Marcolini). Che cosa significa infatti la «vita eterna» se non la stessa «vita dell’Eterno»? Ed ecco: «poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio», vivono cioè la sua vita. Alla domanda banale dei sadducei (di quale dei sette fratelli sarà moglie quella donna?) Gesù contrappone un intero mondo nuovo: quelli che risorgono non prendono né moglie né marito. Gesù non dice che finiranno gli affetti e il lavoro gioioso del cuore.
Anzi, l’unica cosa che rimane per sempre, ciò che rimane quando non rimane più nulla, è l’amore (1 Cor 13,8). I risorti non prendono moglie o marito, e tuttavia vivono la gioia, umanissima e immortale, di dare e ricevere amore: su questo si fonda la felicità di questa e di ogni vita. Perché amare è la pienezza dell’uomo e di Dio. I risorti saranno come angeli. Come le creature evanescenti, incorporee e asessuate del nostro immaginario? O non piuttosto, biblicamente, annuncio di Dio (Gabriele), forza di Dio (Michele), medicina di Dio (Raffaele)? Occhi che vedono Dio faccia a faccia (Mt 18,10)?
Il Signore è Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe. Dio non è Dio di morti, ma di vivi. In questa preposizione «di», ripetuta cinque volte, in questa sillaba breve come un respiro, è inscritto il nodo indissolubile tra noi e Dio. Così totale è il legame reciproco che Gesù non può pronunciare il nome di Dio senza pronunciare anche quello di coloro che Egli ama. Il Dio che inonda di vita anche le vie della morte ha così bisogno dei suoi figli da ritenerli parte fondamentale del suo nome, di se stesso: «sei un Dio che vivi di noi» (Turoldo).

mercoledì 6 novembre 2019

Messa del Papa a San Giovannila


Il Papa celebra la Messa per le equipe pastorali
Sabato 9 novembre alle 17.30 a San Giovanni, nella solennità della dedicazione della basilica lateranense. Nuovi ambone, crocifisso, preghiere

lunedì 4 novembre 2019

Iniziativa Centro Storico

con il nostro vescovo Mons. Daniele Libanori, abbiamo pensato di proporre dei momenti di riflessione sul tema diocesano dell'Ascolto del grido... conversando con  coloro che possano dirci qualcosa che stimoli la nostra riflessione.
Il primo di questi incontri per il Centro Storico di Roma, ma aperto a tutti coloro che vorranno intervenire, sarà mercoledì 27 novembre alle ore 18.30 San Salvatore in Lauro (via dei coronari) con la presenza del giornalista il dott. Gianni Minoli, Mons. Carmelo Pellegrino, biblista e Don Francesco Cosentino, teologo.
Vi alleghiamo la locandina sperando che possa trovare il vostro interesse.


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sabato 2 novembre 2019

2 NOVEMBRE PREGHIERE DEFUNTI




«Non ti chiediamo, Signore
di risuscitare i nostri morti,
ti chiediamo di capire la loro morte
e di credere che tu sei il Risorto:
questo ci basti per sapere
che, pure se morti, viviamo
e che non soggiaceremo
alla morte per sempre. Amen».
Turoldo

«Un giorno dopo l’altro,
o Signore della mia vita,
starò davanti a te a faccia a faccia.
A mani giunte,
o signore di tutti i mondi,
starò davanti a te a faccia a faccia.
Sotto il grande cielo
in solitudine e silenzio,
con cuore umile
starò davanti a te a faccia a faccia.
In questo tuo mondo operoso,
nel tumulto del lavoro e della lotta,
tra la folla che s’affretta,
starò davanti a te a faccia a faccia.
E quando il mio lavoro in questo mondo
sarà compiuto, o Re dei re,
solo e senza parole,
starò davanti a te a faccia a faccia».
Tagore

«Signore Dio,
non possiamo sperare per gli altri
più di quanto si desidera per se stessi.
Per questo io ti supplico: non separarmi
dopo la morte
da coloro che ho così teneramente amato sulla terra.
Fà o Signore, ti supplico
che là dove sono io gli altri si trovino con me,
affinché lassù possa rallegrarmi della loro presenza,
dato che ne fui così presto privato sulla terra.
Ti imploro Dio sovrano,
affrettati ad accogliere
questi figli diletti nel seno della vita.
Al posto della loro vita terrena così breve,
concedi loro di possedere la felicità eterna».
Sant'Ambrogio

giovedì 31 ottobre 2019

COMMEMORAZIONE FEDELI DEFUNTI



Fino a quando il Signore Gesù verrà nella gloria, e distrutta la morte gli saranno sottomesse tutte le cose, alcuni suoi discepoli sono pellegrini sulla terra, altri che sono passati da questa vita stanno purificandosi, altri infine godono della gloria contemplando Dio. Tutti però comunichiamo nella stessa carità di Dio. L’unione quindi di coloro che sono in cammino con i fratelli morti non è minimamente spezzata, anzi è conservata dalla comunione dei beni spirituali (cfr Conc. Vat. II, Costituzione dommatica sulla Chiesa, «Lumen gentium», 49). La Chiesa fin dai primi tempi ha coltivato con grande pietà la memoria dei defunti e ha offerto per loro i suoi suffragi (ibidem, 50). Nei riti funebri la Chiesa celebra con fede il mistero pasquale, nella certezza che quanti sono diventati con il Battesimo membri del Cristo crocifisso e risorto, attraverso la morte, passano con lui alla vita senza fine. (Cfr Rito delle esequie, 1). Si iniziò a celebrare la Commemorazione di tutti i fedeli defunti, anche a Roma, dal sec. XIV.

Quest'anno la ricorrenza capiterà di sabato pertanto la messa vespertina del 2 novembre sarà la prefestiva della domenica.
Per permettere alla nostra Parrocchia di celebrare tale Commemorazione,
VERRÀ CELEBRATA UNA MESSA ALLE 10,30.

FESTA DI TUTTI I SANTI


Dio onnipotente ed eterno, che doni alla tua Chiesa
la gioia di celebrare in un’unica festa i meriti e la gloria di tutti i Santi,
concedi al tuo popolo,
per la comune intercessione di tanti nostri fratelli,
l’abbondanza della tua misericordia.

La Santa Messa verrà celebrata al consueto orario festivo:
8,30; 10,30; 11.30;
17,30 Messa solenne animata dalla Cappella San Giacomo.


martedì 29 ottobre 2019

XXV MATRIMONIO


Durante la Messa delle 17.30 di sabato scorso
hanno celebrato il
XXV Anniversario di Matrimonio
RICCARDI ALESSANDRA e MALGHERINI LUIGI
Noi ti lodiamo e ti benediciamo, o Dio,
creatore e Signore dell'universo,
che in principio hai formato l'uomo e la donna
e li hai uniti in comunione di vita e di amore;
ti rendiamo grazie,
perché hai unito Luigi e Alessandra nel vincolo santo
a immagine dell'unione di Cristo con la Chiesa.
Guardali, o Signore, con occhio di predilezione
e come li guidasti tra le gioie e le prove della vita,
ravviva in loro la grazia del patto nuziale,
accresci l'amore e l'armonia dello spirito,
perché con Eleonora che oggi li festeggia],
godano sempre della tua benedizione.
Per Cristo nostro Signore. R. Amen.
Alla loro famiglia vanno i nostri più calorosi ed affettuosi auguri.

BATTESIMO



Sabato pomeriggio è stata battezzata ARIANNA, ai genitori Luigi ed Elena vanno i nostri più cari auguri.

venerdì 25 ottobre 2019

XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO


Dal Vangelo secondo Luca
Lc 18,9-14
 In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
 «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
 Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
 Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
 Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».
Parola del Signore

Una parabola “di battaglia”, in cui Gesù ha l’audacia di denunciare che pregare può essere pericoloso, può perfino separarci da Dio, renderci “atei”, adoratori di un idolo. Il fariseo prega, ma come rivolto a se stesso, dice letteralmente il testo; conosce le regole, inizia con le parole giuste «o Dio ti ringrazio», ma poi sbaglia tutto, non benedice Dio per le sue opere, ma si vanta delle proprie: io prego, io digiuno, io pago, io sono un giusto.
Per l’anima bella del fariseo, Dio in fondo non fa niente se non un lavoro da burocrate, da notaio: registra, prende nota e approva. Un muto specchio su cui far rimbalzare la propria arroganza spirituale. Io non sono come gli altri, tutti ladri, corrotti, adulteri, e neppure come questo pubblicano, io sono molto meglio. Offende il mondo nel mentre stesso che crede di pregare. Non si può pregare e disprezzare, benedire il Padre e maledire, dire male dei suoi figli, lodare Dio e accusare i fratelli.
Quella preghiera ci farebbe tornare a casa con un peccato in più, anzi confermati e legittimati nel nostro cuore e occhio malati. Invece il pubblicano, grumo di umanità curva in fondo al tempio, fermatosi a distanza, si batteva il petto dicendo: «O Dio, abbi pietà di me peccatore». Una piccola parola cambia tutto e rende vera la preghiera del pubblicano: «tu», «Signore, tu abbi pietà». La parabola ci mostra la grammatica della preghiera. Le regole sono semplici e valgono per tutti. Sono le regole della vita. La prima: se metti al centro l’io, nessuna relazione funziona. Non nella coppia, non con i figli o con gli amici, tantomeno con Dio.
Il nostro vivere e il nostro pregare avanzano sulla stessa strada profonda: la ricerca mai arresa di qualcuno (un amore, un sogno o un Dio) così importante che il tu viene prima dell’io. La seconda regola: si prega non per ricevere ma per essere trasformati. Il fariseo non vuole cambiare, non ne ha bisogno, lui è tutto a posto, sono gli altri sbagliati, e forse un po’ anche Dio. Il pubblicano invece non è contento della sua vita, e spera e vorrebbe riuscire a cambiarla, magari domani, magari solo un pochino alla volta. E diventa supplica con tutto se stesso, mettendo in campo corpo cuore mani e voce: batte le mani sul cuore e ne fa uscire parole di supplica verso il Dio del cielo (R. Virgili).
Il pubblicano tornò a casa perdonato, non perché più onesto o più umile del fariseo (Dio non si merita, neppure con l’umiltà) ma perché si apre – come una porta che si socchiude al sole, come una vela che si inarca al vento – a Dio che entra in lui, con la sua misericordia, questa straordinaria debolezza di Dio che è la sua unica onnipotenza.
(Padre Ermes Ronchi)

venerdì 18 ottobre 2019

XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO




Dal Vangelo secondo Luca (Lc. 18,1-8)
 In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:
 «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
 Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».
 E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».
Parola del Signore

Disse poi una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai. Questi sempre e mai, parole infinite e definitive, sembrano una missione impossibile. Eppure qualcuno c’è riuscito: «Alla fine della sua vita frate Francesco non pregava più, era diventato preghiera» (Tommaso da Celano).
Ma come è possibile lavorare, incontrare, studiare, mangiare, dormire e nello stesso tempo pregare? Dobbiamo capire: pregare non significa dire preghiere; pregare sempre non vuol dire ripetere formule senza smettere mai. Gesù stesso ci ha messo in guardia: «Quando pregate non moltiplicate parole, il Padre sa…» (Mt 6,7).
Un maestro spirituale dei monaci antichi, Evagrio il Pontico, ci assicura: «Non compiacerti nel numero dei salmi che hai recitato: esso getta un velo sul tuo cuore. Vale di più una sola parola nell’intimità, che mille stando lontano». Intimità: pregare alle volte è solo sentire una voce misteriosa che ci sussurra all’orecchio: io ti amo, io ti amo, io ti amo. E tentare di rispondere. Pregare è come voler bene, c’è sempre tempo per voler bene: se ami qualcuno, lo ami giorno e notte, senza smettere mai. Basta solo che ne evochi il nome e il volto, e da te qualcosa si mette in viaggio verso quella persona.
Così è con Dio: pensi a lui, lo chiami, e da te qualcosa si mette in viaggio all’indirizzo dell’eterno: «Il desiderio prega sempre, anche se la lingua tace. Se tu desideri sempre, tu preghi sempre» (sant’Agostino). Il tuo desiderio di preghiera è già preghiera, non occorre star sempre a pensarci. La donna incinta, anche se non pensa in continuazione alla creatura che vive in lei, diventa sempre più madre a ogni battito del cuore. Il Vangelo ci porta poi a scuola di preghiera da una vedova, una bella figura di donna, forte e dignitosa, anonima e indimenticabile, indomita davanti al sopruso.
C’era un giudice corrotto. E una vedova si recava ogni giorno da lui e gli chiedeva: fammi giustizia contro il mio avversario! Una donna che non si arrende ci rivela che la preghiera è un no gridato al «così vanno le cose», è il primo vagito di una storia neonata: la preghiera cambia il mondo cambiandoci il cuore. Qui Dio non è rappresentato dal giudice della parabola, lo incontriamo invece nella povera vedova, che è carne di Dio in cui grida la fame di giustizia. Perché pregare?
È come chiedere: perché respirare? Per vivere! Alla fine pregare è facile come respirare. «Respirate sempre Cristo», ultima perla dell’abate Antonio ai suoi monaci, perché è attorno a noi. «In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo» (At 17,28). Allora la preghiera è facile come il respiro, semplice e vitale come respirare l’aria stessa di Dio.
(Padre Ermes Ronchi)

16 ottobre


Il 16 ottobre 1943, all'alba, ricordiamo il drammatico rastrellamento degli ebrei a Roma ed il loro trasferimento ad Auschwitz. Nel pomeriggio del 16 ottobre del 1978 ricordiamo le prime parole di Giovanni Paolo II quando, appena eletto, si è affacciato dal balcone della basilica di San Pietro. Nel pomeriggio del 16 ottobre del 2006 alle 17:30 fui presentato come il nuovo parroco nella nostra chiesa di San Giacomo. Avevo il cuore pieno di dolore. Non c'era più mia mamma: da pochi mesi l'avevo persa. Papà, stanco e malandato, non era potuto venire. Sarebbe morto dopo pochi mesi. Monsignor Ernesto Mandara, allora Vescovo del Settore Centro, in forma semplice, mi presentò ai fedeli. Non me la sentivo di fare ingresso solenne. Né di far festa. Ma fu l'inizio di una nuova avventura. Solo nel tempo, dopo aver visto le mie peripezie, ho capito del perché il Signore aveva voluto che diventassi parroco proprio di questa chiesa. Devo dire che un bel pezzo di strada l'abbiamo fatta. A distanza di anni vedo che ero e sono molto contento. Ho trovato persone che mi hanno amato. Che sono state mie collaboratrici i miei collaboratori. Hanno avuto la pazienza con me, con i miei acciacchi, con i miei orari. Non sono mai stato lasciato solo. in quest'ultimo anno abbiamo subito il dolore della perdita di Don Stefano. Per me non è solo stato solo un collaboratore, ma un fratello: sono stato più con lui che con mia mamma. Oltre 20 anni. So che dal cielo, come aveva promesso a mia mamma, continuerà a vegliare su di me. Oggi quindi rivolgo il mio sguardo al Signore per rendergli grazie per quanto mi ha fatto. Ripercorro con il salmista il mio cammino. E con lui grido: il Signore ha fatto meraviglie: eterno è il suo amore per noi. Grazie a tutti grazie per il bene che mi volete, grazie perché ci siete, grazie perché io sono con voi. Ad multos annos. Don Giuseppe.

Pellegrinaggio cresimandi

Pellegrinaggio notturno cresimandi della diocesi di Roma sulle orme di San Camillo de Lellis. La tappa qui da noi, nella nostra chiesa, insieme a don Andrea, collaboratori ed una esuberante e frizzante suora camilliana.








sabato 12 ottobre 2019

IN THE NAME OF AFRICA

Eliminare la fame e la malnutrizione sono le grandi sfide del nostro tempo. Dal 2015, dopo decenni di progressi, la percentuale di persone che non hanno accesso al cibo è tornata a salire. Nel 2018, 820 milioni di persone, ovvero 1 individuo su 9 del pianeta non ha avuto disponibilità di cibo sufficiente alla propria alimentazione. Intorno a questi temi si muoverà il 16 ottobre prossimo la Giornata mondiale dell’alimentazione. In vista di questo appuntamento, Cefa Onlus – Il seme della solidarietà sabato 12 ottobre sarà a Roma, in piazza del popolo, con “IN THE NAME OF AFRICA”, grande performance di pixel art urbana per porre l’attenzione sulle gravi condizioni di malnutrizione in cui vivono milioni di persone in tutto il mondo.
La piazza si trasformerà in una grande “tavola della solidarietà” apparecchiata con 10.000 piatti bianchi per ricordare che ancora oggi troppe persone soffrono la fame. Con il contributo dei volontari, i piatti ad uno ad uno verranno capovolti per formare, dapprima, il disegno dell’Africa, poi quello di un libro da cui nasce una spiga – illustrazione ideata dal fumettista Francesco Tullio Altan – e, infine, la sagoma dell’Uomo vitruviano di Leonardo da Vinci, “a sottolineare come l’educazione e lo studio, la formazione agricola e la conoscenza tecnica siano i mezzi fondamentali per sconfiggere la fame”
(Da Radio Città Futura)



venerdì 11 ottobre 2019

DOMENICA XXVIII TEMPO ORDINARIO




Dio ci offre non solo guarigione, ma salvezza

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 17, 11-19
 Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samaria e la Galilea.
 Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».
Parola del Signore

Dieci lebbrosi che la sofferenza ha riunito insieme, che si appoggiano l’uno all’altro. Appena Gesù li vide… Notiamo il dettaglio: appena li vide, subito, spinto dalla fretta di chi vuole bene, disse loro: andate dai sacerdoti e mostrate loro che siete guariti! I dieci si mettono in cammino e sono ancora malati; la pelle ancora germoglia piaghe, eppure partono dietro a un atto di fede, per un anticipo di fiducia concesso a Dio e al proprio domani, senza prove: «La Provvidenza conosce solo uomini in cammino» (san Giovanni Calabria), navi che alzano le vele per nuovi mari.
I dieci lebbrosi credono nella salute prima di vederla, hanno la fede dei profeti che amano la parola di Dio più ancora della sua attuazione, che credono nella parola di Dio prima e più che alla sua realizzazione. E mentre andavano furono guariti. Lungo il cammino, un passo dopo l’altro la salute si fa strada in loro. Accade sempre così: il futuro entra in noi con il primo passo, inizia molto prima che accada, come un seme, come una profezia, come una notte con la prima stella, come un fiume con la prima goccia d’acqua. E furono guariti.
Il Vangelo è pieno di guariti, sono il corteo gioioso che accompagna l’annuncio di Gesù: Dio è qui, è con noi, coinvolto nelle piaghe dei dieci lebbrosi e nello stupore dell’unico che ritorna cantando. E al quale Gesù dice: la tua fede ti ha salvato!. Anche gli altri nove che non tornano hanno avuto fede nelle parole di Gesù. Dove sta la differenza? Il samaritano salvato ha qualcosa in più dei nove guariti.
Non si accontenta del dono, lui cerca il Donatore, ha intuito che il segreto della vita non sta nella guarigione, ma nel Guaritore, nell’incontro con lo stupore di un Dio che ha i piedi nel fango delle nostre strade, e gli occhi sulle nostre piaghe. Nessuno si è trovato che tornasse a rendere gloria a Dio? Ebbene «gloria di Dio è l’uomo vivente» (sant’Ireneo).
E chi è più vivente di questo piccolo uomo di Samaria? Lui, il doppiamente escluso, che torna guarito, gridando di gioia, danzando nella polvere della strada, libero come il vento? Non gli basta tornare dai suoi, alla sua famiglia, travolto da questa inattesa piena di vita, vuole tornare alla fonte da cui è sgorgata. Altro è essere guariti, altro essere salvati. Nella guarigione si chiudono le piaghe, ma nella salvezza si apre la sorgente, entri in Dio e Dio entra in te, come pienezza.
I nove guariti trovano la salute; l’unico salvato trova il Dio che dona pelle di primavera ai lebbrosi, che fa fiorire la vita in tutte le sue forme, e la cui gloria è l’uomo vivente, «l’uomo finalmente promosso a uomo» (P. Mazzolari).


sabato 5 ottobre 2019

DOMENICA XXVII PER ANNUM



Dal Vangelo secondo Luca
Lc 17, 5-10
In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Per capire la domanda degli apostoli: “accresci in noi la fede”, dobbiamo riandare alla vertiginosa proposta di Gesù un versetto prima: se tuo fratello commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte al giorno ritornerà a te dicendo: “sono pentito”, tu gli perdonerai.
Sembra una missione impossibile, ma notiamo le parole esatte. Se tuo fratello torna e dice: sono pentito, non semplicemente: “scusa, mi dispiace” (troppo comodo!) ma: “mi converto, cambio modo di fare”, allora tu gli darai fiducia, gli darai credito, un credito immeritato come fa Dio con te; tu crederai nel suo futuro. Questo è il perdono, che non guarda a ieri ma al domani; che non libera il passato, libera il futuro della persona.
Gli apostoli tentennano, temono di non farcela, e allora: “Signore, aumenta la nostra fede”. Accresci, aggiungi fede. È così poca! Preghiera che Gesù non esaudisce, perché la fede non è un “dono” che arriva da fuori, è la mia risposta ai doni di Dio, al suo corteggiamento mite e disarmato.
«Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “sradicati e vai a piantarti nel mare” ed esso vi obbedirebbe». L’arte di Gesù, il perfetto comunicatore, la potenza e la bellezza della sua immaginazione: alberi che obbediscono, il più piccolo tra i semi accostato alla visione grandiosa di gelsi che volano sul mare!
Ne basta poca di fede, anzi pochissima, meno di un granello di senape. Efficace il poeta Jan Twardowski: «anche il più gran santo/ è trasportato come un fuscello/ dalla formica della fede».
Tutti abbiamo visto alberi volare e gelsi ubbidire, e questo non per miracoli spettacolari – neanche Gesù ha mai sradicato piante o fatto danzare i colli di Galilea – ma per il prodigio di persone capaci di un amore che non si arrende. Ed erano genitori feriti, missionari coraggiosi, giovani volontari felici e inermi.
La seconda parte del vangelo immagina una scena tra padrone e servi, chiusa da tre parole spiazzanti: quando avete fatto tutto dite “siamo servi inutili”.
Guardo nel vocabolario e vedo che inutile significa che non serve a niente, che non produce, inefficace. Ma non è questo il senso nella lingua di Gesù: non sono né incapaci né improduttivi quei servi che arano, pascolano, preparano da mangiare. E mai è dichiarato inutile il servizio. Significa: siamo servi senza pretese, senza rivendicazioni, senza secondi fini. E ci chiama ad osare la vita, a scegliere, in un mondo che parla il linguaggio del profitto, di parlare la lingua del dono; in un mondo che percorre la strada della guerra, di prendere la mulattiera della pace. Dove il servizio non è inutile, ma è ben più vero dei suoi risultati: è il nostro modo di sradicare alberi e farli volare.

Padre Ermes Ronchi



Da questa domenica condivideremo le bellissime Riflessioni di Padre Ermes Ronchi.
Gli ho scritto e chiesto, e lui gentilmente ce lo ha concesso.
Chi è Padre Ermes?
Primi passi
A diciotto anni, mentre studia al liceo con l'intenzione di diventare frate, conosce Giovanni Vannucci durante una settimana di incontri spirituali; Vannucci gli insegna che mondo sacro e mondo reale coincidono:
«Ricordo che lui ci consigliava, ci obbligava quasi a leggere i grandi romanzieri russi perché diceva che c’è più intuizione sacra in un grande romanzo che in interi trattati di teologia. Allora io imparai, dietro suo suggerimento, a leggere Dostoevskij o Tolstoj nel bagno, nello sgabuzzino della doccia coprendo la lampadina con la camicia perché il superiore non vedesse la luce filtrare sotto. E questa lettura ci aiutava a scoprire il reale come luogo del sacro.»
Vannucci lo aiuta inoltre a superare le frustrazioni nel rapporto con i superiori, suggerendogli che l'armonia va conquistata anzitutto nella relazione con Dio e con se stessi:
«In quegli anni il grande problema di tutti noi era il rapporto con l’autorità, si respiravano già i primi sintomi del ’68, allora io andai da lui e gli dissi: “padre Giovanni, io ho un problema con il mio superiore, non riesco ad andare d’accordo, non riesco ad apprezzarlo, non mi aiuta, non mi fa cantare dentro”. Desideravo dentro di me inconsciamente che lui mi incoraggiasse in questa sorta di contestazione e invece lui mi disse: “tu devi avere dei problemi più seri, non devi avere il problema dei superiori, devi avere il problema di Dio e dell’armonia della tua vita interiore, dell’armonia con te stesso”. [...] Ecco, questo mi ha aiutato molto.»
Altro incontro determinante è per lui quello con David Maria Turoldo.
Attività
Ordinato sacerdote (1973), dà vita, insieme ad altri frati, ad una comunità sperimentale nella provincia di Vicenza (trasferitasi poi a Casale Monferrato):
«Abbiamo lasciato il convento classico, dove tutto è organizzato e sicuro, abbiamo preso una casa disabitata, abbiamo cercato di mantenerci con il nostro lavoro, abbiamo cercato il contatto reale con le persone. [...] Per quattro anni ho fatto, abbiamo fatto di tutto: io facevo il bracciante agricolo, un altro lavorava sul territorio, un altro ancora correggeva le bozze. Poi ho sentito il bisogno di studiare.»
Chiede di andare a Parigi, dove lavora come insegnante di italiano, di religione presso il Liceo italiano "Leonardo da Vinci", e come spazzino comunale per mantenersi gli studi.[2] Consegue due dottorati: in Storia delle religioni con specializzazione in Antropologia culturale (alla Sorbona) e in Scienze Religiose (all'Institut catholique de Paris).
Nel 1980 torna in Italia, dove è destinato al convento dell'Annunciata di Rovato fino al 1991:
«Non facevamo nulla di straordinario, cercavamo di essere significativi attraverso delle proposte di spiritualità, di cultura, di impegno sociale. Da lì ho cominciato il ministero della predicazione. In quegli anni è uscito il mio primo libro.»
Dal 1991 al 1994 è nella comunità dei Servi di Maria a Verona.
Nel 1994, dopo sei mesi trascorsi a Parigi per rinfrescare gli studi, si stabilisce a Milano, svolgendo varie attività presso la chiesa di San Carlo al Corso, dirigendo il Centro culturale Corsia dei Servi fondato da David Maria Turoldo.
Ha redatto i testi di riflessione per la veglia di 500.000 ragazzi all'Incontro nazionale dei giovani 2007.
È docente di Estetica Teologica ed Iconografia alla Pontificia facoltà teologica "Marianum" di Roma.
L'11 settembre 2012 è stato nominato parroco della parrocchia di San Carlo al Corso, a Milano.
Nel 2016, su incarico di papa Francesco, tiene le meditazioni degli esercizi spirituali alla Curia romana.
Dall'8 settembre 2016 vive nel convento di Santa Maria del Cengio, a Isola Vicentina (VI), piccola comunità dei Servi di Maria, che da tempo ha avviato, grazie all'apporto fondamentale di un gruppo di laici, attività che fanno crescere la spiritualità e favoriscono la riflessione su temi di attualità, tra i quali l'esigenza di diffondere nuovi stili di vita nel rispetto del Creato.
È autore di numerosi libri su temi biblici e spirituali; collabora inoltre con diverse testate giornalistiche, tra cui l'Avvenire[6]. Ha affermato:
«Mi sento servo, ministro al servizio della Parola: è la passione, è il richiamo, la fonte, la roccia, il nido della mia vita. Annunciare la Parola, scrivere della Parola, tradurla nel linguaggio di oggi sono le pietre miliari del mio cammino quotidiano.»
Il commento del Vangelo in TV
Dal novembre del 2009 al 2014 ha sostituito Raniero Cantalamessa nella conduzione della rubrica Le ragioni della Speranza all'interno del programma di cultura cattolica A sua immagine[7]. La conduzione di Ermes Ronchi ha la caratteristica di associare sovente il commento del Vangelo alla visita di una comunità di ispirazione religiosa ed ogni puntata si conclude con la lettura di una poesia devozionale tra quelle dei più vari autori.
(da Wikipedia)

martedì 1 ottobre 2019

GIORNATA DEL MIGRANTE



SIAMO INVASI DA MIGRANTI. VERITÀ? SENSAZIONE? PERCEZIONE? SOLLECITAZIONE? EGEMONIA DEL PENSIERO DOMINANTE?
So per certo una cosa. Mio nonno paterno che era un ragazzo del 99, dopo la guerra, dovette andare in Germania e lavorare nelle miniere; in seguito fece lavori stagionali venendo nel Lazio a mietere il grano o a vendemmiare per poi tornare con qualche spicciolo a lavorare la sterile terra a Castelletta. Mio nonno materno, un po' più grande, dopo la guerra è dovuto andare in Francia e lavorare in ferrovia SNCF, inizialmente come operaio che metteva il carbone nelle locomotive a vapore e poi come macchinista; tutti e due hanno faticato, sono stati emarginati a volte umiliati per la loro provenienza; lavoravano per la loro famiglia o per le famiglie che si apprestavano a formare;
ERANO MIGRANTI ECONOMICI ED IO SONO NIPOTE DI MIGRANTI. ma di che cosa vogliamo parlare!!!!

sabato 28 settembre 2019

PREGHIERE DEL 29 SETTEMBRE



Preghiamo per Daniele, un giovane uomo della nostra Parrocchia, che in questi anni ha dovuto subire una lunga serie di interventi chirurgici e che si trova a vivere pesanti problemi di salute che lo portano a preoccupazioni e tristezza,
perché possa trovare serenità e sentirsi supportato dall'affetto
e dalla preghiera della nostra comunità.

Per Martina, la piccola che si trova in cure chemioterapiche. Le cose pare stiano andando meglio, preghiamo perché il Dio della speranza e della consolazione sostenga i suoi cari.

Per Gina anziana ultranovantenne, che spesso sente i peso della solitudine, perché con il nostro aiuto e preghiera possa trovare la serenità nella sua vita quotidiana.

Perché Elisa possa sempre esser serena nel percorso terapeutico che si sta preparando per la sua malattia.

Per i nostri fratelli defunti Teresa, Virginia, Angela, Famiglia Kaiser, Fabrizio e Bruno,
perché il Dio di Misericordia li accolga nella Patria Celeste

sabato 21 settembre 2019

PREGHIERE DEL 22 SETTEMBRE



Per Piero che ha chiesto preghiere per suo genero gravemente malato, affinché la famiglia, la figlia, e i nipoti in tenera età, possano superare questo difficile momento.
Per Giacomo che ha chiesto preghiere affinché la moglie, che sta subendo intense cure, possa avere un bambino.
Perché Elisa, recentemente operata per un tumore, possa intraprendere con serenità il percorso di cure mediche che dovrà affrontare.
Per la nipotina di una nostra parrocchiana che ad appena un anno dovrà iniziare un ciclo di chemioterapia, perché il Signore aiuti e conforti i suoi genitori.
Per un nostro parrocchiano che in settimana si sottoporrà ad un importante intervento chirurgico al cuore, affidiamo lui e la sua famiglia alla Madonna dei Miracoli cui è tanto devoto.
Lunedì riprenderà il servizio per la colazione delle persone di strada. Preghiamo perché il Signore benedica e aiuti quanti si rendono in ogni modo disponibili per realizzare questo piccolo ‘segno di amore’ espressione di tutta la nostra comunità.
Per i nostri fratelli defunti: in questo giorno ci è stato chiesto di pregare per Vanda, Giuseppe, defunti della famiglia Riccardi e Politi, per Giacomo, Saveria e Rosa.

LA PREGHIERA DEI FEDELI



Nell'Ordinamento generale del Messale Romano si legge:
69. Nella preghiera universale, o preghiera dei fedeli, il popolo, risponde in certo modo alla parola di Dio accolta con fede e, esercitando il proprio sacerdozio battesimale, offre a Dio preghiere per la salvezza di tutti. È conveniente che nelle Messe con partecipazione di popolo vi sia normalmente questa preghiera, nella quale si elevino suppliche per la santa Chiesa, per i governanti, per coloro che portano il peso di varie necessità, per tutti gli uomini e per la salvezza di tutto il mondo.
70. La successione delle intenzioni sia ordinariamente questa:
a) per le necessità della Chiesa;
b) per i governanti e per la salvezza di tutto il mondo;
c) per quelli che si trovano in difficoltà;
d) per la comunità locale.
Tuttavia in qualche celebrazione particolare, per esempio nella Confermazione, nel Matrimonio, nelle Esequie, la successione delle intenzioni può venire adattata maggiormente alla circostanza particolare.
71. Spetta al sacerdote celebrante guidare dalla sede la preghiera. Egli la introduce con una breve monizione, per invitare i fedeli a pregare, e la conclude con un’orazione. Le intenzioni che vengono proposte siano sobrie, formulate con una sapiente libertà e con poche parole, ed esprimano le intenzioni di tutta la comunità.
Le intenzioni si leggono dall'ambone o da altro luogo conveniente, da parte del diacono o del cantore o del lettore o da un fedele laico.
Il popolo invece, stando in piedi, esprime la sua supplica con una invocazione comune dopo la formulazione di ogni singola intenzione, oppure pregando in silenzio.
Durante l’Assemblea Diocesana tenutasi nella Basilica di San Giovanni in Laterano, 16 settembre 2019, nella presentazione delle Linee per il cammino pastorale 2019-2020, tra le altre indicazioni, il CARDINALE VICARIO ANGELO DE DONATIS ha detto:
“Un quarto snodo a cui fare attenzione è la condivisione delle storie di vita con la comunità parrocchiale durante l’Eucarestia domenicale. Evitando che si capisca che si sta alludendo concretamente a “quella persona”, si portano davanti a Dio e all'assemblea liturgica le gioie e i dolori di tutti. L’intercessione è un atto d’amore. Questi fratelli e sorelle per i quali preghiamo sono quelli che il Signore ci chiede di servire, perché possano sperimentare un po’ di più di speranza, di libertà, di vita.

Quante preghiere dei fedeli, durante la Messa, sono così generiche e formali (lette nei foglietti stampati a livello nazionale) da non esprimere per niente le intenzioni contenute nei cuori dei fedeli! Invece queste preghiere avranno il sentore della carne viva del vostro quartiere. Sapranno di vita, finalmente!”

Questo sarà per noi uno stimolo affinché nell'ascolto vero dei nostri fratelli possiamo riuscire ad esprimere le loro invocazioni nella Messa domenicale.
Ogni settimana cercheremo di esprimere le nostre invocazioni al Signore, ma in questo ciascuno deve collaborare nell'ascolto dell’altro e presentare le preghiere che diventeranno di tutti.

venerdì 20 settembre 2019

ESEQUIE DI ROSA ANTINOZZI



Spentasi a 91 anni il Signore l’ha chiamata a sé nell'affetto dei suoi cari.
Un Ringraziamento sale al Signore per quanto ella ha dato alla sua famiglia. Con amore e preoccupazione si è occupata della crescita dei suoi fratelli essendo la sorella maggiore di una numerosa famiglia.
Con Amore materno. Pur non essendo sposata ha dato un amore di madre e di questo tutti ne rendiamo grazie al Signore.
Sempre corretta amabile, dedita al lavoro fino a riceverne un encomio ufficiale per la sua tenacia e fedeltà.
Il lavoro preso come stile di vita.
Un’idea di famiglia che oggi forse non c’è più. Tutti vicini nell'affetto e nell'amore.
La famiglia ha ricambiato in questi ultimi anni assistendola con gratitudine e ringraziandola per quanto ha dato. A nome di tutti sua nipote Stefania con le mie labbra vuole salutarla e darle il suo affetto. Grazie Zia.



lunedì 9 settembre 2019

CATECHESI PRIMA COMUNIONE



Cari genitori anche quest'anno ci saranno incontri di catechesi per i bambini che si preparano alla prima comunione. È importante che i bambini comprendano il significato della partecipazione alla Messa domenicale nella loro preparazione. Questo è fondamentale. Pertanto gli incontri di catechesi durante l’anno pastorale che sta iniziando, si terranno la domenica mattina, alle 10:15, per permettere poi di partecipare alla Messa che si celebra alle 11:30. La scelta che abbiamo fatto è stata determinata anche dalla situazione di fatica che molto spesso si crea nella partecipazione ed attenzione per i bambini che, dopo aver fatto molte ore di scuola, si trovano alle 17:00 di nuovo ad avere un impegno molto importante e pesante. Questo è fatica per tutti, tanto più per i bambini che hanno bisogno dei loro spazi e tempi.
So che possono esserci delle difficoltà concrete. A molti di voi, spesso, capita, la domenica, di uscire o avere altri impegni. Ma questo si verifica sempre anche durante la settimana: molto spesso i bambini sono assenti perché presi da altri impegni: dentista, visita medica, gara sportiva, o altre occasioni. Pertanto anche se può succedere di non essere presenti qualche volta, state tranquilli, non siamo fiscali. Certo, che se uno già in partenza sa di non essere mai presente è chiaro che si dovrà trovare un'altra soluzione. Se ci fosse difficoltà nell’accompagnare i bambini, la catechista Monica è disposta a passare a casa a prenderli (naturalmente coloro che abitano nel tridente).
Durante questo periodo ci saranno le iscrizioni. Il primo giorno di catechesi e di celebrazione sarà domenica 13 ottobre. Mi auguro che possiate partecipare a questa nostra iniziativa.
         Un caro saluto.
                                 
Il parroco di San Giacomo
                                           Don Giuseppe

Orario invernale Celebrazioni e altro





Da  sabato 14 settembre avrà inizio
Orario Invernale della Santa Messa
Dal lunedì al venerdì ore 8.30 e 17.30
sabato ore 17.30
Domenica e festivi ore 8,30;10,30; 11,30; 17.30;
Il Catechismo avrà inizio Domenica 13 Ottobre, ma in questo periodo si accolgono le adesioni dei bambini e ragazzi.
Per la prima comunione terza e quarta elementare.
Per le cresime la scuola media inferiore e superiore.
Gli incontri di catechismo per la prima comunione da quest’anno si terranno la domenica mattina alle 10.15. Si concorderà per la cresima.
Dalla fine della settimana prossima si riaprirà il servizio di colazioni per le persone di strada. Si dà la possibilità, per chi lo volesse, di donare qualche ora la settimana per questa attività. Si può contattare don Giuseppe o Monica (responsabile della attività)
In ogni caso si può portare in Chiesa quanto occorre: Latte a lunga conservazione, Zucchero in bustine, Caffè sia in polvere che liofilizzato, Piatti piani e Bicchieri monouso, Tovaglioli di carta, Biscotti e Cornetti imbustati.
Per impossibilità di gestione e di spazi non possiamo ricevere abiti o indumenti anche se in buone condizioni.

domenica 8 settembre 2019

AUGURI

TANTI AUGURI AI NUOVI CARDINALI NOSTRI AMICI: Mons. Matteo Zuppi e Mons. José Mendonça







mercoledì 31 luglio 2019