domenica 1 dicembre 2019

50 ANNI DELLA RIFORMA LITURGICA



UN GRANDE DONO DELLO SPIRITO SANTO PER LA CHIESA. LA RIFORMA LITURGICA.
Un dono di cui forse ancora dobbiamo renderci pienamente partecipi.

Il concilio fissò alcuni principi generali, mentre la riforma concreta, con la redazione dei nuovi libri liturgici che sostituirono quelli esistenti avvenne negli anni successivi, quando il Concilio era terminato. Il messale romano riformato venne infatti pubblicato da Paolo VI nel 1969, con la costituzione apostolica Missale Romanum del 3 aprile 1969 ed entrò in vigore il 30 novembre successivo (Prima Domenica di Avvento), all'inizio nel nuovo Anno liturgico.

sabato 30 novembre 2019

Preparazione presepe

Lavoro in corso.
Preparazione del presepe in San Giacomo in Augusta a Via del Corso
Grazie a Marco e Gennaro.



venerdì 29 novembre 2019

Avvento 2019



Domenica prossima inizia l'Avvento. Invitiamo ogni famiglia, almeno la domenica, a trovare un momento in cui possa riunirsi e pregare assieme. È stato preparato un piccolo sussidio che si può richiedere a don Giuseppe o Padre Zè.
Giovedì 5 dicembre alle 17.00 nei locali della parrocchia ci sarà l’ora del thè, momento di incontro conviviale.
Alle 18.30: Incontro di LECTIO DIVINA. Approfondimento della Parola di Dio sul tema dell’ASCOLTO, dimensione importante per vivere l’Avvento
Domenica 8 dicembre: alle 17.30 ci sarà la Messa Solenne dell’Immacolata.
Domenica 15 dicembre, dopo la Messa delle 11.30 faremo nella sala della Parrocchia il Pranzo comunitario. Chi intende partecipare deve compilare il foglio appositamente preparato posto sulla scrivania avanti alla porta dell’Ufficio Parrocchiale su cui indicherà il numero di partecipanti e quanto si intende preparare per questo momento conviviale.
Venerdì 20 dicembre, alle 16.30: l’Ora del thè,
Ritiro spirituale
alle 17.30: Santa messa con meditazione e seguirà adorazione eucaristica e preghiera personale

giovedì 28 novembre 2019

Prima domenica di avvento



Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 24,37-44)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Parola del Signore
padre Ermes Ronchi
Al tempo di Noè gli uomini mangiavano e bevevano… e non si accorsero di nulla. Non si accorsero che quel mondo era finito. I giorni di Noè sono i giorni della superficialità: «il vizio supremo della nostra epoca» (R. Panikkar).
L’Avvento che inizia è invece un tempo per accorgerci. Per vivere con attenzione, rendendo profondo ogni momento. L’immagine conduttrice è Miriam di Nazaret nell’attesa del parto, incinta di Dio, gravida di luce. Attendere, infinito del verbo amare. Le donne, le madri, sanno nel loro corpo che cosa è l’attesa, la conoscono dall’interno.
Avvento è vita che nasce, dice che questo mondo porta un altro mondo nel grembo; tempo per accorgerci, come madri in attesa, che germogli di vita crescono e si arrampicano in noi. Tempo per guardare in alto e più lontano. Anch’io vivo giorni come quelli di Noè, quando neppure mi accorgo di chi mi sfiora in casa e magari ha gli occhi gonfi, di chi mi rivolge la parola; di cento naufraghi a Lampedusa, di questo pianeta depredato, di un altro kamikaze a Bagdad.
È possibile vivere senza accorgersi dei volti. Ed è questo il diluvio! Vivere senza volti: volti di popoli in guerra; di bambini vittime di violenza, di fame, di abusi, di abbandono; volti di donne violate, comprate, vendute; volti di esiliati, di profughi, di migranti in cerca di sopravvivenza e dignità; volti di carcerati nelle infinite carceri del mondo, di ammalati, di lavoratori precari, senza garanzia e speranza, derubati del loro futuro; è possibile, come allora, mangiare e bere e non accorgersi di nulla.
I giorni di Noè sono i miei, quando dimentico che il segreto della mia vita è oltre me, placo la fame di cielo con larghe sorsate di terra, e non so più sognare. Se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro… Mi ha sempre inquietato l’immagine del Signore descritto come un ladro di notte. Cerco di capire meglio: perché so che Dio non è ladro di vita. Solo pensarlo mi sembra una bestemmia. Dio viene, ma non è la morte il suo momento. Verrà, già viene, nell’ora che non immagini, cioè adesso, e ti sorprende là dove non lo aspetti, nell’abbraccio di un amico, in un bimbo che nasce, in una illuminazione improvvisa, in un brivido di gioia che ti coglie e non sai perché.
È un ladro ben strano: è incremento d’umano, accrescimento di umanità, intensificazione di vita, Natale. Tenetevi pronti perché nell’ora che non immaginate viene il Figlio dell’Uomo. Tenersi pronti non per evitare, ma per non mancare l’incontro, per non sbagliare l’appuntamento con un Dio che viene non come rapina ma come dono, come Incarnazione, «tenerezza di Dio caduta sulla terra come un bacio» (Benedetto Calati).

La famiglia riunita in preghiera





Domenica prossima inizia l'Avvento. Invitiamo ogni famiglia, almeno la domenica, a trovare un momento in cui possa riunirsi e pregare assieme. E' stato preparato un piccolo sussidio che si può richiedere a don Giuseppe o Padre Zè.




domenica 24 novembre 2019

COMMEMORAZIONE TERREMOTO IRPINIA

23 NOVEMBRE 2019. 39 ANNI DAL TRAGICO TERREMOTO DELL’IRPINIA
Ieri sera è stata celebrata la nostra messa comunitaria con un numeroso gruppo di Irpini residenti a Roma
Durante l'omelia dal parroco a nome loro è stata fatta la commemorazione dei defunti:

Siamo qui a Roma, noi Irpini della Capitale, a ricordare le vittime di una tragedia che sconvolse l’Italia e in particolare la nostra Provincia.
Trentanove anni fa, ore 19.34.
I tifosi erano ancora per strada esultando dopo il successo al Partenio dell’Avellino sull’Ascoli per 4-2. Era l’Avellino della Serie A con Stefano Tacconi e Juary. Era una sera calda con temperature anomale per essere novembre e il cielo rosso ricopriva l’Irpinia.
All’improvviso, un boato tremendo causato da un terremoto di magnitudo 6.9, del 10° grado sui 12 della scala Mercalli, livello classificato come “completamente distruttivo”. Una scossa interminabile di 90 secondi e poi soltanto macerie.
Lì sotto bambini che, liberi dalla scuola, giocavano felici rincorrendo un pallone per strada o giocavano a nascondino tra le viuzze della città, giovani fidanzati usciti peruna passeggiata, mamme e papà in procinto di cenare con i loro figli, uomini e donne mentre erano in chiesa alla messa della domenica sera, nonni e nonne felici di aver trascorso una giornata di festa con i propri nipoti.
Quelle tremende scosse con ipocentro a circa 10 km di profondità interessarono un’area di 17mila chilometri quadrati e colpirono la Campania centrale e la Basilicata centro-settentrionale. L’Irpinia fu distrutta, 2.914 morti, 8.848 feriti, oltre 280mila gli sfollati in ben 103 comuni della Provincia irpina.
“Fate Presto” titolava Il Mattino, due parole significative di una tragedia epocale.
 “Sono tornato ieri sera dalle zone devastate dalla tremenda catastrofe sismica, dove ho assistito a spettacoli che mai dimenticherò e ho constatato che non vi sono stati quei soccorsi immediati che avrebbero dovuto esserci. Ancora dalle macerie si levavano gemiti, grida di disperazione di sepolti vivi. Ci sono state mancanze gravi e chi ha mancato deve essere colpito”, furono queste le parole pronunciate dal Presidente della Repubblica Italiana Sandro Pertini.
Le parole del Presidente raccontano ancora oggi la tragicità di quei momenti, la morte, la disperazione di chi aveva visto con i propri occhi quella catastrofe e che rivive ancora oggi in coloro che l’hanno vissuta in prima persona.
Nessuno ha dimenticato. Nessuno deve dimenticare, nemmeno chi non c’era.
Il popolo irpino, fiero come non mai, è ripartito, ha reagito, ha dato segno della forza di questa terra. Il 23 Novembre per noi ha un valore ben più alto di una semplice commemorazione o celebrazione.
Il pensiero di quel disastro, la memoria di quanto accaduto deve restare un valore e rivolgiamo un nostro pensiero, con questa preghiera, a chi ha perso la vita e ringraziamo il Signore per tutto quello che ci ha donato:

Dio Creatore,
che reggi con la tua sapienza l’armonia dell’universo, abbi pietà di noi tuoi fedeli, sconvolti dai cataclismi che scuotono le profondità della terra;
vegli a sull’incolumità delle nostre famiglie,
perché, anche nella sventura,
sentiamo su di noi la tua mano di Padre,
e, liberati dal pericolo, possiamo cantare la tua lode. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Magg.  Michele Melillo

sabato 23 novembre 2019

TERREMOTO IN IRPINIA





“Ad un tratto la verità brutale ristabilisce il rapporto tra me e la realtà. Quei nidi di vespe sfondati sono case, abitazioni, o meglio lo erano”. Queste le parole scelte da Alberto Moravia per descrivere gli effetti devastanti del terremoto in Irpinia, una delle peggiori calamità che abbiano mai colpito il nostro Paese, di cui oggi ricorre l’anniversario numero 39.
Erano le 19 e 34 di domenica 23 novembre 1980 quando un sisma di magnitudo 6,9 (10° grado sui 12 della scala Mercalli, livello classificato come “completamente distruttivo”) colpì la Campania centrale e la Basilicata centro-settentrionale, con epicentro tra i comuni di Teora, Castelnuovo di Conza, e Conza della Campania. La scossa durò 90 secondi, con ipocentro a circa 10 km di profondità, e interessò un’area di 17mila chilometri quadrati.
Le conseguenze furono terribili: 280mila sfollati, 8.848 feriti e, secondo le stime più attendibili, 2.914 morti. Crolli e lesioni si registrarono fino a Napoli: a Poggioreale crollò un palazzo in via Stadera, probabilmente a causa di difetti di costruzione, causando 52 morti.
Secondo l’Ufficio del Commissario Straordinario, dei 679 comuni appartenenti alle otto aree interessate dal terremoto (Avellino, Benevento, Caserta, Matera, Napoli, Potenza, Salerno e Foggia), ben 506 (il 74%) furono danneggiati
fonte FIRSTonline