mercoledì 15 luglio 2015

DOLCE, CARA CARLOTTA





Seduta avanti a me, con un viso sereno e gli occhi gonfi di lacrime, Carlotta mi guardava quasi implorandomi di trovare un fazzoletto di carta. ‘Eh si, gli dico io, meglio che ti sistemi se no pensano che io qui dentro picchio’. Un gran sorriso qualche attimo di pausa e poi, uscita dalla porta dell’ufficio dove avevamo parlato, mi presenta il suo fidanzato Alessandro.
Entrano di nuovo tutti e due e mi raccontano che dopo aver girato tanto erano riusciti a trovare una chiesa aperta ed anche un prete.
Aveva concretizzato in se l’Amore imperscrutabile di Dio
Così ho incontrato Carlotta.
Due anni fa, proprio di oggi 16 luglio, memoria della Beata Vergine del Carmelo,  abbracciata dai suoi cari,  saliva al Signore.
Due anni sembrano pochi ma nello stesso tempo sono tanti. Sembra ieri che è uscita da questa mia stanza ma mi sembra d’averla conosciuto da sempre.
I semi che ha sparso, continuano a fiorire. E sono bei fiori. Chi la ricorda, chi la celebra con eventi, chi la mostra come modello, più semplicemente come amica che ti prende per mano e può aiutarti nel percorso della vita.  Ancora continuano iniziative che le danno voce, basta consultare il sito http://www.carlottanobile.it/ .
Io la voglio ricordare come amica cara, che accarezzavo, cui asciugavo gli occhi pieni di lacrime di commozione. Con un sorriso sereno sempre colmo di meraviglia. Quella meraviglia dei ‘piccoli di Dio’.
Anche io oggi continuo a chiedergli di prendermi per mano per darmi sempre quella serenità che lei ha avuto combattendo il tumore che l’aveva devastata e la forza che le ha dato il Signore.
Abbraccio con tutto l’affetto che posso la mamma Adelina, il papà Vittorio, il fratello Matteo ed il fidanzato Alessandro.

lunedì 13 luglio 2015

I SANTI DELLA NOSTRA PARROCCHIA: SAN CAMILLO DE LELLIS



Di nobile famiglia, nato a Bucchianico, nelle vicinanze di Chieti, il 25 maggio 1550, Camillo de Lellis fu soldato di ventura. Persi i suoi averi al gioco, si mise al servizio dei Cappuccini di Manfredonia. Convertitosi ed entrato nell'Ordine, per curare una piaga riapertasi tornò a Roma nell'ospedale di San Giacomo degli Incurabili, dove si dedicò soprattutto ai malati. Si consacrò a Cristo Crocifisso, riprese gli studi al Collegio Romano e, divenuto sacerdote nel 1584, fondò la «Compagnia dei ministri degli infermi». L'ordine dei Camilliani si distinse da altri per lo spirito della sua opera legata alla carità misericordiosa e per l'abito caratterizzato dalla croce rossa di stoffa sul petto. De Lellis pose attenzione unicamente malati, ponendo le basi per la figura dell'infermiere e del cappellano quali li vediamo oggi. Morì a Roma il 14 luglio 1614 e venne canonizzato nel 1746.Di nobile famiglia, nato a Bucchianico, nelle vicinanze di Chieti, il 25 maggio 1550, Camillo de Lellis fu soldato di ventura. Persi i suoi averi al gioco, si mise al servizio dei Cappuccini di Manfredonia. Convertitosi ed entrato nell'Ordine, per curare una piaga riapertasi tornò a Roma nell'ospedale di San Giacomo degli Incurabili, dove si dedicò soprattutto ai malati. Si consacrò a Cristo Crocifisso, riprese gli studi al Collegio Romano e, divenuto sacerdote nel 1584, fondò la «Compagnia dei ministri degli infermi». L'ordine dei Camilliani si distinse da altri per lo spirito della sua opera legata alla carità misericordiosa e per l'abito caratterizzato dalla croce rossa di stoffa sul petto. De Lellis pose attenzione unicamente malati, ponendo le basi per la figura dell'infermiere e del cappellano quali li vediamo oggi. Morì a Roma il 14 luglio 1614 e venne canonizzato nel 1746.

Ultimo saluto a MARISA GIAMPAOLI



Oggi, alle 9,30, abbiamo dato l'estremo saluto a MARISA GIAMPAOLI di 84 anni, abitante in Via della Frezza. Donna che nella vita ha sofferto molto, ma nello stesso tempo è stato esempio di fortezza e cordialità. Sensibile e amante del bello, fino agli ultimi giorni della sua vita ha saputo circondarsi di persone che le volevano bene. Alla figlia Fiamma esprimiamo la nostra vicinanza nella sicura certezza che sua Mamma riposa tra le Braccia del Signore

domenica 12 luglio 2015

Vergine di Caacupé



Fuori da ogni canone iconografico della nostra devozione mariana, ma mi ha impressionato la fede semplice del popolo paraguayano davanti a questa immagine: la Vergine di Caacupé nel cui santuario tra qualche minuto Francesco celebrerà la Messa. Nel 1600 un indigeno di nome José promise alla Vergine di realizzarle un'immagine di legno se lo avesse liberato dagli mbayá, una tribù nemica. La leggenda dice che la Vergine gli apparve e gli indicò il luogo nel quale avrebbe dovuto nascondersi per salvarsi. José mantenne la sua promessa e scolpì questa bella immagine che oggi è la patrona del popolo paraguayano. A lei sono attribuiti innumerevoli miracoli, come il fatto di aver salvato la città di Caacupé dalla grande inondazione che ha dato origine al lago Ypacaraí.

EVO MORALES

Non son solito fare riflessioni politiche, e non le faccio. Ma una constatazione sulla gaffe di Evo Morales presidente della Bolivia si! La croce su cui sta Gesù, è per noi segno di salvezza, ma resta un patibolo, uno strumento di morte. Mettendo Gesù su una falce e martello ha voluto dire che la stessa è uno strumento di morte? Gesù non si fa strumentalizzare da nessuno, ma in questo caso il messaggio che ha dato Morales è ...... disastroso suo malgrado.

SIAMO PROPRIO DESIGUAL

Nel buio della notte, alle 4 di mattina, un brusio iniziale fino delle urla e schiamazzi, dilaga in via del Corso.
Una fila di persone in modo disordinato sta bivaccando per la via davanti ad un negozio.
Si, perché stamattina iniziano i SALDI. E’ già i saldi, lucciole per lanterne della nostra società che nonostante la crisi continua ad essere consumistica.
Si tratta di vestitini, mutande ed accessori.
La fila diventa più lunga ed ora, a negozio ancora chiuso, continua ad infoltirsi e si odono urla di giubilo all’entrata di un qualsiasi impiegato.
Non si tratta dei poveri anziani o dei padri e madri di famiglia che ad Atene stanno facendo la fila ai Bancomat per avere 60 o 120 € a settimana e poter dare da mangiare alla propria famiglia vivendo ore di profonda angoscia.
Non si tratta della fila di disoccupati o persone di strada davanti alla Caritas per avere qualcosa da portare a casa.
Si tratta di una faticosa lunga fila per comprare a meno prezzo(sic!) un paio di mutande.
E’ vero siamo proprio DISIGUAL!!!!






giovedì 25 giugno 2015

CHE FARE?










Di fronte a tante povertà emergenti e radicate, molto spesso ci troviamo inerti. Non sappiamo come reagire come risolvere i tanti problemi di persone che ogni giorno incontriamo. E’ chiaro che vivendo qui in centro io ho più occasioni di vedere povertà di ogni genere: vere, finte, immaginarie, ma come discernere? E poi che cosa fare? Un piccolo aiuto? Una colazione di emergenza?
Certo l’ascolto l’accoglienza è una gran cosa, ma concretamente può risolvere?
Sono tanti interrogativi che mi pongo davanti ai quali rimango senza risposta.
Oggi, dopo avermelo da giorni chiesto, è venuto…. chiamiamolo  ‘Giobbe’ a portarmi una lettera da presentare a Papa Francesco, per chiedere un piccolo aiuto. Anzi, in realtà, mi ha chiesto un foglio ed una penna,  si è messo in Chiesa e l’ha scritta di suo pugno.
Conosco da anni il ‘Giobbe’ , che è una ‘Persona di Strada’ con gravi problemi di salute, di alloggio e personali, senza fissa dimora.
                Viene sovente in Parrocchia, a volte in stato molto ‘critico’. Noi possiamo qualche cosa. Gli stiamo vicino per quel che possiamo con piccoli aiuti, e con l’affetto che merita.
Ma non si riesce a trovare una situazione idonea a volte anche a causa della sua instabilità personale.
La sua lettera mi ha commosso e ancor più interrogato.
“Al Reverendo Sua Eccellenza Padre Francesco,
sono un ragazzo italiano; ho 56 anni e vivo per la strada;  sono ormai tanti anni che vivo questa vita da indigente, da povero. Sono solo con la mia sofferenza quotidiana. Non ho un lavoro, non ho una casa, non ho una famiglia; passo le mie giornate tutte uguali aspettando dalla mattina alla sera che qualcuno si accorga di me e mi venga in soccorso, sperando nella solidarietà degli altri che è sempre minima ai reali bisogni e quotidiani. Nel percorso esistenziale che cammino, ci sono momenti spiacevoli, quando ti senti solo, quando il ricordo di una famiglia che non hai più ti manca; quando la cattiveria nella strada diventa esagerata. Tanto spesso viene voglia di abbandonarsi, di non reagire più, lasciandosi morire: mi appello allora alla ragione, mi avvicino alla Chiesa, trovando conforto nella Comunità religiosa, ma spesso solitudine ed angoscia prendono il sopravvento. Ti senti accerchiato vulnerabile, senza difese e l’unica speranza diventa l’amicizia con Cristo e con il Padre. Spero tanto che venga ascoltato e confido nella Misericordia di un Buon Pastore che si ricordi della sua pecorella smarrita.
Con devozione ringrazio e con tanto affetto mi auguro di essere ascoltato aspettando un abbraccio di solidarietà. Saluto affettuosamente il Santo Padre.
Giobbe”