Nella nostra Chiesa San Camillo, ha pregato, ha voluto che venisse collocata l'immagine della Madonna dei Miracoli. Anche per noi quindi si apre un Anno speciale, quello del quarto centenario dalla Morte di San Camillo.
Facciamo nostra la preghiera che i Camilliani hanno voluto per questa occasione.
Camillo, fedele servitore del Signore, ricettacolo di un dono impossibile da contenere, con coraggio e generosità ti sei lasciato trasformare dall’ Amore e, senza filtri o barriere lo hai riversato sui malati, gli emarginati, gli ultimi.
Guaritore ferito, la tua vulnerabilità e i tuoi limiti sono stati risorsa per un amore che abbraccia senza possedere; che accoglie senza giudicare; che dona senza attesa di ricompensa.
Come fuoco che arde, la passione ti ha consumato facendoti rivoluzionario e creatore di nuovi percorsi: l’Amore ha superato leggi e regole, e sei andato spedito sulla via della carità.
Hai dato vita a una “nuova scuola di carità”, modello ai compagni che seguirono le tue orme.
Con la stessa passione di una madre china sull’unico figlio malato, anche loro hanno assistito malati; accompagnato morenti; asciugato lacrime; riscattato coloro che avevano perso la libertà.
Il tuo carisma, scia luminosa che illumina di vivida luce il mondo, da 400 anni forgia persone di ogni latitudine:
a te guardano come modello inarrivabile e attraente, perenne e sempre nuovo.
Conservaci nella freschezza del tuo messaggio di carità, per restare chinati sul malato “nostro Signore e padrone”, consapevoli che la carità richiede sentimento, intelligenza e azione.
Riscalda i nostri cuori al fuoco della misericordia, così che il nostro operare sia guidato dalla tenerezza, dal rispetto, dall’accoglienza e dalla generosità.
Apri i nostri occhi perché sappiamo guardare con simpatia il tempo che viviamo e scrutare i bisogni nascosti nelle pieghe della società, disposti a “scavare sotto la terra per trovare i poveri”.
E, infine, sorretti dalle tue mille benedizioni, fa’ che restiamo fedeli non solo nelle giornate luminose, fruttuose e di successo, ma anche in quelle oscure, aride e di fallimento.
Amen
sabato 13 luglio 2013
14 luglio: san Camillo de Lellis
Era il secondo figlio, atteso per molto tempo, dei nobili Giovanni de Lellis e Camilla de Compellis: Camillo, un gigante di forza, di coraggio, di carità, di dolcezza.
In effetti tutta la vita di Camillo fu straordinaria. Egli nacque il 25 maggio 1550 a Bucchianico di Chieti nell’Abruzzo; nel mese dì marzo di quello stesso anno moriva a Granada Giovanni di Dio, un altro grande santo della sanità. Fu battezzato col nome di Camillo in ossequio alla madre, nome che significa “ministro del sacrificio”.
Camillo fu un fanciullo vivace e irrequieto, imparò a leggere ed a scrivere e poi via, allorché a tredici anni gli morì la madre, nei tumulti di una vita vagabonda. Al seguito del padre, militare di carriera negli eserciti spagnoli, cominciò a frequentare le compagnie dei soldati, imparandone linguaggio e passatempi, fra i quali il gioco delle carte e dei dadi. Preparatosi anche nel mestiere, mentre si stava arruolando nell’esercito della “Lega santa”, improvvisamente gli morì il padre Giovanni, col quale doveva imbarcarsi. All’evento luttuoso seguì la comparsa di una dolorosa ulcera purulenta, forse da osteomielite, alla caviglia destra. Ciò costrinse Camillo a recarsi a Roma per il suo trattamento all’ospedale San Giacomo degli Incurabili.
Parzialmente guarito, Camillo pensò che gli conveniva proprio fare il militare mercenario e con la seconda Lega fu mandato, al soldo della Spagna, prima in Dalmazia e poi a Tunisi. Fu congedato nel 1574, perse ogni suo avere al gioco e fu accolto dai Cappuccini di San Giovanni Rotondo non lontano da Manfredonia a fare il manovale, dopo avere girato qua e là in cerca di elemosina. Le buone parole di un frate di quel convento e la grazia del Signore trasformavano il cuore e la vita di quello sbandato ormai quasi venticinquenne e nel febbraio 1575 avvenne la conversione. La piaga, che intanto si andava estendendo alla gamba, lo riportò al San Giacomo di Roma, dove, con ben altro spirito rispetto al primo ricovero, cominciò, più che a pensare a sé stesso, a rendersi conto dello stato di abbandono e di miseria in cui si trovavano i malati, alla mercé di un personale indifferente ed insufficiente. Si mise a servire i suoi compagni sofferenti e lo faceva in maniera così delicata e diligente che gli amministratori lo promossero responsabile del personale e dei servizi dell’ospedale.
Ma non riuscendo a cambiare la situazione generale, Camillo ebbe l’ispirazione, una volta dimesso, di convocare un gruppo di amici che, consacratisi a Cristo Crocifisso, si dedicassero totalmente alle prestazioni verso gli ammalati. Essi formeranno più avanti la Compagnia dei Ministri degli Infermi che Sisto V, papa dal 1585 al 1590, approvava nel 1586, con il permesso ad ognuno di portare l’abito nero come i Chierici Regolari, ma con il privilegio di una croce di panno rosso sul petto, come espressione della Redenzione operata dal dono del Preziosissimo Sangue di Cristo.
Intanto Camillo trovava il tempo per studiare e nel 1584 veniva ordinato sacerdote a S. Giovanni in Laterano.
In quel tempo esisteva a Roma il grande ospedale o arcispedale di Santo Spirito, che Innocenzo III, papa dal 1198 al 1216, aveva fondato nel 1204 come Hospitium Apostolorum e che proprio Sisto V aveva provveduto a rinnovare ed a ingrandire. Qui prese ben presto servizio Camillo coi suoi compagni e per ventotto anni egli ebbe ogni attenzione per quei malati, nei quali spesso contemplava misticamente Gesù Cristo stesso. Egli riuscì anche ad esigere che le corsie fossero ben arieggiate, che ordine e pulizia fossero costanti, che i pazienti ricevessero pasti salutari e che i malati affetti da malattie contagiose fossero posti in quarantena.
Nel frattempo papa Gregorio XIV elevava la Compagnia ad Ordine religioso e l’8 dicembre 1591 il sacerdote, con venticinque compagni, fece la prima professione dei voti, aggiungendo ai tre abituali di povertà, castità e obbedienza, il quarto voto, vale a dire quello di “perpetua assistenza corporale e spirituale ai malati, ancorché appestati”. Nella pratica della carità i Ministri degli Infermi, che diventeranno poi i Camilliani, stabilirono il seguente paradigma: il corpo prima dell’anima, il corpo per l’anima, l’uno e l’altra per Iddio.
Per un certo tempo il sacerdote Camillo governò personalmente l’Ordine, fondando Case in parecchie città d’Italia, ma nel 1607 vi rinunciò per qualche dissenso sorto tra i confratelli e riprese a tempo pieno l’assistenza ai malati, ai poveri, ai diseredati. L’ulcera della caviglia non l’abbandonò mai e, dopo la comparsa di patologia renale e gastrica, egli moriva il 14 luglio 1614. I suoi resti mortali restano sepolti nella piccola chiesa di Santa Maria Maddalena a Roma.
Don Camillo de Lellis da Bucchianico venne beatificato nel 1742 e proclamato santo quattro anni dopo da Papa Benedetto XIV. Leone XIII lo dichiarò, nel 1886, patrono degli infermi e degli ospedali, Pio XI lo proclamò patrono degli infermieri nel 1930 e Paolo VI, qualche decennio più tardi, protettore particolare della sanità militare italiana. La sua festa liturgica ricorre il 14 luglio.
L’Ordine dei Camilliani ha avuto un progressivo sviluppo lungo gli abbondanti quattro secoli che costituiscono la sua storia, fatti salvi alcuni momenti difficili nel Settecento e nell’Ottocento. Nel tempo si sono formate comunità di religiose e poi le Ministre degli Infermi ed ancora sono sorti in varie parti del mondo gruppi di laici, uomini e donne, che hanno fatto proprio il carisma e la missione di San Camillo: tutti insieme, Ordine in testa, costituiscono “La Famiglia Camilliana”.
FONTE: SANTI E BEATI
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venerdì 12 luglio 2013
SALVIATI, Antonmaria (1537-1602)
Nato il 21 Gennaio 1537, Firenze. Di una nobile famiglia di origine toscana, un ramo della famiglia dei Medici. Figlio di Lorenzo Salviati e Costanza Conti. Pronipote di papa Leone X da parte di una delle sorelle del pontefice. Nipote di cardinali Giovanni Salviati (1517) e Bernardo Salviati,. (1561), il suo predecessore nella sede di Saint-Papoul. Parente del cardinale Lodovico Pico della Mirandola (1712). Altri cardinali della famiglia erano Alamanno Salviati (1730), e Gregorio Salviati (1777). Il suo primo nome è anche elencato come Antonio Maria.
Aveva un eccellente dottrina
Primi anni di vita. Intraprese lo stato ecclesiastico in giovane età, seguendo l'esempio dei suoi due zii. Cavaliere di S. Pietro, fu eletto vescovo di Saint-Papoul, Francia, 8 agosto 1561. Ha partecipato al Concilio di Trento, 1561-1562. Diede le dimissioni dal governo della diocesi nel 1564. Nominato Chierico della Camera Apostolica, 4 maggio 1570, in seguito, ne divenne prefetto. Nunzio prima di re Carlo IX di Francia per affari della lega contro i Turchi, febbraio-dicembre 1571. Nunzio in Francia, 11 giugno 1572 fino all'8 marzo 1578. Governatore di Civitavecchia, 22 gennaio 1583.
Creato cardinale diacono nel concistoro del 12 dicembre, 1583; ha ricevuto la berretta rossa e la diaconia di S. Maria in Aquiro, 9 gennaio 1584. Ha partecipato al conclave del 1585, che elesse papa Sisto V. Legato a Bologna, 13 maggio 1585 fino a luglio 1586. Nominato legato in Romagna, in via provvisoria, a sostituire il cardinale Giulio Canani, che ha dovuto essere dispensato per motivi di salute il 28 luglio 1586. Scelto per l'ordine dei cardinali presbiteri con il titolo di S. Maria della Pace 20 aprile 1587. Ha partecipato al primo conclave del 1590, che elesse papa Urbano VII. E partecipò anche al secondo conclave del 1590, che elesse papa Gregorio XIV. Quindi ha partecipato al conclave del 1591, che elesse papa Innocenzo IX. Il nuovo papa lo ha nominato, insieme con il cardinale Mariano Pierbenedetti, a presiedere tutti i tribunali della Curia romana con ampie facoltà di giudicare e definire tutte le cause. Nominato presidente del Tribunale della Sacra Romana Rota da papa Innocenzo IX. Parteciperà al conclave del 1592, che elesse papa Clemente VIII. Chiamato, nel 1592, insieme con i cardinali Alessandro Damasceni Peretti e Mariano Pierbenedetti, alla prefettura di Roma, della Sacra Consulta, e delle città di tutto lo stato pontificio. Fu conferito il titolo di S. Lorenzo in Lucina, 23 aprile 1600. Cardinale proto-presbitero e il 30 agosto del 1600 fu affidato il titolo di S. Maria in Trastevere. E 'diventato molto famoso per la sua generosità, nella munificenza a favore di costruzione e arricchimento di chiese, ospedali e opere di carità. Ha contribuito con i suoi beni alla espansione e ricostruzione dell'Ospedale di S. Giacomo, di cui era stato guardiano prelato, e della sua annessa chiesa, inoltre ha contribuito al finanziamento per la depurazione delle acque del Legno. Era il protettore dell'ospedale di S. Rocco, e destinato il ricavato della sua tenuta di Acquasona per l'erezione di una unità in quell'ospedale, destinato a ricevere malati poveri, nobili in povertà, donne bisognose in attesa e ragazze madri. Inoltre ha protetto l'istituto per orfani di S. Maria in Aquiro e nel 1591, con uns donazione di 10.000 scudi, aveva costruito un nuovo braccio in quella casa, assegnandolo a una scuola che è stata poi chiamata "Salviati". Era un grande amico di Camillo de Lellis, futuro santo.
Morì il 16 aprile 1602, hora fere prima noctis (quasi alla prima ora della notte) a Roma. Sepolto accanto all'altare maggiore della chiesa parrocchiale di S. Giacomo in Augusta (o degli Incurabili), dove avvenne il solenne funerale il 22 gennaio 1603 l'elogio funebre fu affidato a Pompeo Ugoni.
I. P. C. ANTONIVS. MARIA. SALVIATVS. S. R. E. CARD. ÆDIBVS. ADIACENTIBVS. IN. ÆGROTORVM. CVRAM. EXTRVXIT. IN. HOC. QVOD. A. FVNDAMENTIS. EXTRVXIT. TEMPLO. SEPVULCRVM. SIBI. DELEGIT. VIXIT. ANN. LXV. MENSES. II. DIES. XXVII. OBIIT. XV. KAL. APR. MDCII. LAVRENTIVS. SALVIATVS. IACOBI. FILIVS. MARCHIO. IVULIANI. EX. TESTAMENTO. HÆRES. PATRIS. PATRVELI. P. C. ANN. MDCIV.
Feste Musicali Jacopee 2013
Feste Musicali Jacopee ® 2013
Nella Basilica di
San Giacomo in Augusta di Roma, da lunedì 22 a giovedì 25 luglio 2013, in occasione
del Triduo per la “Festa di san Giacomo”, protettore dei pellegrini, hanno luogo le Feste
Musicali Jacopee con Messe,
Vespri cantati e Concerti realizzati da Musicaimmagine con la Cappella Musicale
di San Giacomo diretta da
Flavio
Colusso e illustri ospiti.
Nel tradizionale concerto
Labyrinthus del 23 luglio (ore 19:00), i solisti del Collegium pro Musica di
Genova, virtuosi di flauto diritto, eseguiranno
brani di De
Machaut, Gardane, Gibbons, van Eyck, Bach, Telemann e Vivaldi, alternati a letture
sul tema del “cammino” tratte dal Castello
interiore di Teresa d’Avila e dal Combattimento
spirituale di Lorenzo Scupoli.
Feste Musicali Jacopee®
lunedì 22 luglio ore
17:30
santa Messa
musiche di E. Pasquini,
Palestrina, Frescobaldi, B. Pasquini, Corelli
Alessandro
Albenga organo
martedì 23 luglio ore
19:00
Concerto spirituale “Labyrinthus”
musiche di De Machaut, Gardane,
Gibbons, van Eyck, Bach, Telemann, Vivaldi, Colusso
Stefano Bagliano, Lorenzo Cavasanti flauti diritti (solisti del Collegium pro Musica di Genova)
Alessandro Licata organo, Silvia De Palma voce recitante
Cappella Musicale di San Giacomo
mercoledì 24 luglio
ore 19:00 Vespri solenni
presieduti
da don Giuseppe Trappolini
musiche di Carissimi, Frescobaldi, Gregoriano
Cappella Musicale di San Giacomo
giovedì 25 luglio
ore 18:30 santa Messa solenne
presieduta
da S.E. mons. Matteo Zuppi
musiche di Carissimi, Gregoriano, Frescobaldi, Colusso
Cappella Musicale di San Giacomo
Il 25 luglio al termine della Messa verrà mostrato,
dopo il restauro realizzato in occasione dell’Anno della Fede, l’altare della
Madonna dei miracoli con l’altorilievo in marmo di Carrara opera di Pierre Legros
(1716).
Particolarmente
significativo per il “cammino” culturale abbracciato dalla attuale istituzione
musicale, diretta dal 1991 da Flavio Colusso, è il tema del pellegrinaggio esplicitato nel simbolo
del Labirinto, del cammino vissuto
come esperienza del corpo e dello spirito, che si estende da sempre al concetto
di accoglienza e di cura dei viandanti e dei pellegrini nel contesto degli
antichi Hospitali. L’Ospedale di San
Giacomo “degli incurabili” è fra i più antichi al mondo ed occupa un posto
importante nella storia dell’umanità: luogo di eccezionali risonanze e memorie,
è stato recentemente chiuso
ma si spera che venga presto riaperto al suo antico servizio. La musica,
medicina dell’anima e del corpo, avvicina persone, luoghi, tempi e rende
possibili armonie altrimenti “dissonanti”: la devozione jacopea ha ispirato fin
dal Medioevo musicisti e poeti favorendo la formazione di un patrimonio in cui
confluiscono diverse esperienze culturali europee. La Basilica di San
Giacomo in Augusta, oltre a possedere notevoli bellezze artistiche – tra cui un
prezioso organo secentesco, ed un’acustica eccezionale – è fortemente legata al
simbolo del pellegrinaggio. Situata alla porta Nord della città, sulla
frequentata via del Corso, quotidianamente visitata da migliaia di turisti e da
cittadini provenienti da ogni parte di Roma, è un crocevia ideale, oasi di pace
nella frenesia del centro, per offrire ad un variegato pubblico un momento di
fresco ristoro spirituale illuminato dalla musica: un prodotto culturale che è
espressione di una qualità artistica non museale ma viva e che è parte del
carisma del luogo e della sua storia, nel cuore culturale e spirituale di Roma.
dal 22 al 25 luglio 2013
Basilica di
San Giacomo in Augusta
Roma, via del
Corso 494/a
info : +39.328.6294500 – cappelladisangiacomo@tiscali.it – info@musicaimmagine.it
– www.musicaimmagine.it
L'ultimo saluto a DINO BET
Domani, sabato 13 luglio, alle ore 10, daremo l’estremo saluto al nostro fratello DINO BET, di 84 anni.
Improvvisamente, anche se ha dovuto convivere con una lunga malattia, si è spento accanto alla moglie Laura, con la quale ha condiviso la vita per oltre cinquant’anni.
Di origini Venete, di semplice famiglia ha conosciuto la fatica per crearsi un futuro, con la sua forza di volontà: per pagarsi gli studi andava a lavorare in svizzera. Lentamente, come gli italiani della sua generazione, con l’attenzione che si doveva, è andato costruendosi la sua vita e quella della sua famiglia.
Oltre al valore del Lavoro un altro caposaldo della sua vita è stata la Famiglia. Sposatosi con Laura, hanno dato al mondo Alberto, Cristina, Andrea e Francesca cui ha trasmesso i valori da lui acquisti.
Amante dell’arte, e delle cose belle ed antiche, era un uomo cui piaceva arricchire le sue conoscenze mediante la lettura e fino all’ultimo momento questo grande desiderio di conoscere e sapere lo ha accompagnato.
Saluto con grande affetto questa famiglia, ed in modo particolare Laura che sempre in questi anni mi è stata vicina, soprattutto quando nella mia malattia, mi è sta di sostegno con la sua parola, il suo incoraggiamento e la sua simpatia.
Affidiamo al Signore Dino e chiediamo che i valori che lui ha trasmesso possano essere accolti da tutti quanti lo hanno amato e conosciuto
giovedì 27 giugno 2013
Il Credo di Papa Francesco
Tra le cose più care custodiva nel suo breviario (e certamente è così ancora oggi) una lettera della nonna (verso cui Bergoglio è sempre stato particolarmente legato) consegnatagli in occasione della sua ordinazione sacerdotale e dove vi è scritto: “In questo bellissimo giorno in cui puoi tenere tra le tue mani consacrate il Cristo Salvatore e ti si apre un lungo cammino per l’apostolato più profondo, ti faccio questo modesto regalo di scarso valore materiale, ma immenso valore spirituale”.
Ma c’è ancora un importante memoria che Jorge Mario Bergoglio conserva con particolare devozione e che rivela la sua grande spiritualità. Si tratta di una personale confessione di fede, scritta nel 1969, prima di essere ordinato sacerdote:
«Voglio credere in Dio Padre, che mi ama come un figlio, e in Gesù, il Signore, che ha infuso il suo spirito nella mia vita per farmi sorridere e portarmi così al regno di vita eterna. / Credo nella mia storia, che è stata trapassata dallo sguardo di amore di Dio e, nel giorno di primavera, 21 settembre, mi ha portato all’incontro per invitarmi a seguirlo. / Credo nel mio dolore, infecondo per l’egoismo, nel quale mi rifugio. / Credo nella meschinità della mia anima, che cerca di inghiottire senza dare… senza dare. / Credo che gli altri siano buoni, e che devo amarli senza timore, e senza tradirli mai per cercare una sicurezza per me. / Credo nella vita religiosa. / Credo di voler amare molto. / Credo nella morte quotidiana, bruciante, che fuggo, ma che mi sorride invitandomi ad accettarla. / Credo nella pazienza di Dio, accogliente, buona come una notte d’estate. / Credo che papà sia in cielo insieme al Signore. / Credo che anche padre Duarte [il sacerdote che lo confessò il 21 settembre, ndr] stia lì intercedendo per il mio sacerdozio. / Credo in Maria, mia madre, che mi ama e mai mi lascerà solo. E aspetto la sorpresa di ogni giorno nel quale si manifesterà l’amore, la forza, il tradimento e il peccato, che mi accompagneranno fino all’incontro definitivo con quel volto meraviglioso che non so come sia, che fuggo continuamente, ma che voglio conoscere e amare. Amen».
Fonte Vaticano Insider
domenica 23 giugno 2013
Amedeo e Katia sposi nel Signore
Ieri pomeriggio, 22 giugno, alle ore 17.30, nella Cappella della Madonna del Santissimo Rosario e Polline, AMEDEO RINALDI e KATIA PAGANO, hanno unito la loro vita nel Signore Gesù.
Alla gioia dei genitori Alfredo e Nicoletta, Giuseppina ed Emanuele, si è aggiunta la festa dei numerosi parenti ed amici pervenuti nella suggestiva Tenuta di Polline.
Don Giuseppe, commentando in particolare l'inno alla Carità di San Paolo, ha voluto affidare questa nuova famiglia alla Protezione di Maria del Santissimo Rosario.
Ai nuovi sposi si aggiungono le nostre felicitazioni e la nostra fiduciosa preghiera
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