venerdì 6 settembre 2013

La lettera del Papa a Putin



A Sua Eccellenza
Il Sig. Vladimir PUTIN
Presidente della Federazione Russa  

Nell’anno in corso, Ella ha l’onore e la responsabilità di presiedere il Gruppo delle venti più grandi economie mondiali. Sono consapevole che la Federazione Russa ha partecipato a tale Gruppo sin dalla sua creazione e ha svolto sempre un ruolo positivo nella promozione della governabilità delle finanze mondiali, profondamente colpite dalla crisi iniziata nel 2008.  

Il contesto attuale, altamente interdipendente, esige una cornice finanziaria mondiale, con proprie regole giuste e chiare, per conseguire un mondo più equo e solidale, in cui sia possibile sconfiggere la fame, offrire a tutti un lavoro degno, un’abitazione decorosa e la necessaria assistenza sanitaria.
La Sua presidenza del G20 per l’anno in corso ha assunto l’impegno di consolidare la riforma delle organizzazioni finanziarie internazionali e di arrivare ad un consenso sugli standard finanziari adatti alle circostanze odierne.
Ciononostante, l’economia mondiale potrà svilupparsi realmente nella misura in cui sarà in grado di consentire una vita degna a tutti gli esseri umani, dai più anziani ai bambini ancora nel grembo materno, non solo ai cittadini dei Paesi membri del G20, ma ad ogni abitante della Terra, persino a coloro che si trovano nelle situazioni sociali più difficili o nei luoghi più sperduti.  

In quest’ottica, appare chiaro che nella vita dei popoli i conflitti armati costituiscono sempre la deliberata negazione di ogni possibile concordia internazionale, creando divisioni profonde e laceranti ferite che richiedono molti anni per rimarginarsi. Le guerre costituiscono il rifiuto pratico a impegnarsi per raggiungere quelle grandi mete economiche e sociali che la comunità internazionale si è data, quali sono, per esempio, i Millennium Development Goals. Purtroppo, i molti conflitti armati che ancora oggi affliggono il mondo ci presentano, ogni giorno, una drammatica immagine di miseria, fame, malattie e morte. Infatti, senza pace non c’è alcun tipo di sviluppo economico. La violenza non porta mai alla pace condizione necessaria per tale sviluppo.  

L’incontro dei Capi di Stato e di Governo delle venti maggiori economie, che rappresentano due terzi della popolazione e il 90% del PIL mondiale, non ha la sicurezza internazionale come suo scopo principale. Tuttavia, non potrà far a meno di riflettere sulla situazione in Medio Oriente e in particolare in Siria. Purtroppo, duole costatare che troppi interessi di parte hanno prevalso da quando è iniziato il conflitto siriano, impedendo di trovare una soluzione che evitasse l’inutile massacro a cui stiamo assistendo.

I leader degli Stati del G20 non rimangano inerti di fronte ai drammi che vive già da troppo tempo la cara popolazione siriana e che rischiano di portare nuove sofferenze ad una regione tanto provata e bisognosa di pace. A tutti loro, e a ciascuno di loro, rivolgo un sentito appello perché aiutino a trovare vie per superare le diverse contrapposizioni e abbandonino ogni vana pretesa di una soluzione militare.

Ci sia, piuttosto, un nuovo impegno a perseguire, con coraggio e determinazione, una soluzione pacifica attraverso il dialogo e il negoziato tra le parti interessate con il sostegno concorde della comunità internazionale. Inoltre, è un dovere morale di tutti i Governi del mondo favorire ogni iniziativa volta a promuovere l’assistenza umanitaria a coloro che soffrono a causa del conflitto dentro e fuori dal Paese.  

Signor Presidente, sperando che queste riflessioni possano costituire un valido contributo spirituale al vostro incontro, prego per un esito fruttuoso dei lavori del G20. Invoco abbondanti benedizioni sul Vertice di San Pietroburgo, su tutti i partecipanti, sui cittadini di tutti gli Stati membri e su tutte le attività e gli impegni della Presidenza Russa del G20 nell’anno 2013.  

Nel chiederLe di pregare per me, profitto dell’opportunità per esprimere, Signor Presidente, i miei più alti sentimenti di stima.  

Dal Vaticano, 4 settembre 2013    

FRANCESCO   

Ai genitori dei bambini che frequenteranno la catechesi


Quando avete battezzato i vostri bambini, il sacerdote vi ha chiesto: "cari Genitori, chiedendo il battesimo per il vostro bambino voi vi impegnate ad educarlo nella fede, perché nell'osservanza dei comandamenti impari ad amare Dio e il prossimo. Siete consapevoli di questa vostra responsabilità?" E voi avete risposto di si. Ora concretamente voi, accompagnando i bambini a ricevere la prima comunione, realizzate questa promessa. Ma non è sufficiente 'lasciarli' in parrocchia, perché i preti, aiutati dai catechisti, compiano il loro dovere di evangelizzazione. Anche voi siete i protagonisti di questa educazione religiosa.
Seguire i ragazzi nel loro cammino, è il vostro primo e più importante compito. Anzitutto permettendo loro di partecipare "sempre" sia agli incontri di catechesi, come alla Messa domenicale. Bisogna organizzare le attività in modo che l'incontro non venga a mancare se non per non programmabili necessità. Molte volte nella gerarchia dei valori, quello della fede, occupa un posto irrilevante. Tutto passa avanti. Questo è quanto di più deleterio possa capitare, in quanto il bambino relativizzerà la sua vita di fede così come viene relativizzata la sua presenza al catechismo o alla messa.
    E la vita spirituale diventa solo un appendice di tutto il resto che viene mostrato come più importante.
Educare alla fede significa mettere al loro posto i valori nella scala delle priorità della nostra vita.
Bisogna, poi, che i genitori si interessino a quanto stanno facendo i propri figli, anche nella loro crescita religiosa. Significa questo due cose: anzitutto domandare a casa quello che stanno facendo durante gli incontri, guardare i loro quaderni e discutere qualche volta con loro delle cose scoperte. L'interesse, inoltre, significa parlare con i catechisti di tanto in tanto, verificare con loro la crescita spirituale del bambino, vedere se nella prassi di vita si concretizzano i valori di fede che vengono proposti negli incontri.
Infine, educare alla fede, vuol dire aiutare il bambino ad entrare in comunione con Dio mediante la preghiera. Questo significa che i genitori non solo devono ricordare al bambino di pregare, ma qualche volta devono pregare con lui, realizzando così il loro compito sacerdotale nella famiglia che viene chiamata Piccola Chiesa domestica.
La Catechesi: è un momento fondamentale nella formazione del bambino. E' importante che non manchi. Ci auguriamo che la sua partecipazione sia attiva e che segua attentamente quanto viene proposto.
A questo proposito mi sembra importante dover ribadire la loro presenza e partecipazione alla Messa domenicale.
Noi cerchiamo ad insegnare ai vostri figli l’essenza della vita cristiana. La legge del Signore. Il compendio della legge del Signore è: amerai il Signore tuo Dio, ed il prossimo tuo come te stesso.
Due amori che sono inscindibili.
Amare Dio significa, ricordarlo, ringraziarlo. Ed il più alto ringraziamento è rispettare il comando del Signore: “Ricordati di santificare le feste”.
Pertanto è nostro impegno educare i bambini a questa dimensione che non è un ‘optional’ ma parte fondamentale del loro cammino di Fede.  Pertanto i bambini devono partecipare all'Eucaristia. I bambini vengono preparati alla Prima Comunione e la Comunione si riceve durante la Messa. Allora diventa un controsenso preparare i bambini ad una cosa cui non partecipano.
E, l'abitudine ad andare a Messa, si acquista con pazienza nel tempo. Non viene da solo perché uno ha fatto la prima comunione. Anzi, molto spesso, la prima, diventa anche l'ultima comunione e questo sarebbe un grave peccato per lui e per noi tutti.
Capite bene che se il bambino vede che il genitore non partecipa alla Messa, anche per lui questo momento diventa poco importante. Se il Papà o la Mamma ritengono poco importante la partecipazione come può risultare importante per loro?
Dunque la partecipazione alla Messa è anche un vostro impegno.
Voi siete i garanti della fede dei bambini.

Don Giuseppe    


Catechesi dei bambini e dei ragazzi






Incontri di catechesi preparazione alla prima comunione e cresima

Prima comunione: terza (1°anno) quarta (2°anno) scuola elementare
Cresima: prima (1°anno) seconda (2° anno)  scuola media

Il giorno del catechismo dei bambini della prima Comunione, primo e secondo anno è il mercoledì 17.00 alle 18.00. La stanza della catechesi sarà già aperta alle 16.30 
Il giorno di catechesi dei ragazzi di cresima è  sempre il mercoledì,  dalle 18.00 alle 19.00. 
 
Si sta approntando un gruppo di ragazzi che fatta la cresima vogliono continuare un percorso di fede per loro il giorno indicato è il martedì alle 17.30 

Si vuole formare un gruppo di adolescenti delle scuole superiori che non avessero fatto la cresima. Chi fosse interessato chieda direttamente a don Giuseppe

La Messa domenicale per bambini, ragazzi e le famiglie è alle 11.30
L’inizio della catechesi sarà domenica  13 ottobre con la Messa.
Nella settimana successiva avranno inizio gli incontri
Da Mercoledì 18 settembre, fino all’11 ottobre  ci saranno le Iscrizioni dei bambini  e ragazzi che si preparano a ricevere i sacramenti della Eucarisitia e Cresima.  Tutti i genitori sono invitati ad incontrarsi con Don Giuseppe, sia di coloro che hanno frequentato come dei nuovi, sia dei ragazzi ed  adolescenti, dal martedì al venerdì,  dalle 16.00 alle 19.00 (alle 17.30 c’è la messa)
Tel  063219419; d. Giuseppe 3473912560, dongiuseppetrappolini@yahoo.it


Orario Invernale della Santa Messa




(da sabato 14 settembre)

Dal lunedì al venerdì
ore 8.30 e 17.30
sabato
ore 17.30 

Domenica e festivi
ore 8,30;10,30; 11,30; 17.30; 18.30

mercoledì 4 settembre 2013

Il Papa: «Si alzi forte in tutta la terra il grido della pace!»



«Rinnovo l’invito a tutta la Chiesa a vivere intensamente questo giorno, e, sin d’ora, esprimo riconoscenza agli altri fratelli cristiani, ai fratelli delle altre religioni e agli uomini e donne di buona volontà che vorranno unirsi, nei luoghi e nei modi loro propri, a questo momento. Esorto in particolare i fedeli romani e i pellegrini a partecipare alla veglia di preghiera, qui, in Piazza San Pietro (sabato prossimo 7 settembre) alle ore 19.00, per invocare dal Signore il grande dono della pace. Si alzi forte in tutta la terra il grido della pace!».

UNIAMOCI A PAPA FRANCESCO NELLA PREGHIERA E NEL DIGIUNO PER SCONGIURARE LA GUERRA.
 
ANDIAMO A PIAZZA SAN PIETRO

lunedì 2 settembre 2013

Ricordo per la cara PINA TANDA in PECORAI



Sabato Mattina è venuta a mancare Pina Tanda in Pecorai nata nel 1931.
Con grande dolore ho appreso dalle figlie questa triste notizia, per me totalmente inattesa, in quanto l’avevo sentita per telefono una decina di giorni fa, e nulla lasciava presagire questo triste evento.
E’ stata, Pina, una delle persone che con il suo affetto materno, più mi è stata vicina in questi sette anni di servizio pastorale a San Giacomo.
Un affetto direi quasi materno, avendo più o meno l’età di mia mamma.
Con la sua semplicità mi ha consigliato. Con le sue carezze mi ha consolato. Con il suo ascolto mi ha incoraggiato.
Certo molte cose potranno dire le figlie, i familiari, le persone per decenni le sono state accanto. Ma in questi pochi anni che mi sono stati dati nell’averla vicina, ne ho potuto costatare le qualità di donna, di mamma, di sposa.
Si anche di sposa, pur non avendo mai conosciuto il marito, Emilio, con i suoi racconti molto dettagliati, con il suo dolore per la perdita, mi ha fatto percepire la sua presenza che ella sentiva accanto.
La ‘pietas’ nell’andare tanto spesso al cimitero, pur con fatica, per deporre un fiore e per dire una preghiera, per me è stata oggetto di ammirazione.
Il grande attaccamento alla famiglia, alle figlie e nipoti.  Quel sano attaccamento di ‘una volta’, quello che una mamma ha sempre per i suoi figli.
La sua discrezione e nello stesso tempo interesse per quanto si viveva in parrocchia. Non posso dimenticare le lunghe chiacchierate che ci siamo fatti assieme, seduti sulla panca della chiesa. I suoi racconti, i suoi ricordi. Un pezzo di storia vivente della nostra parrocchia se ne va. Aveva la capacità di descrivermi in modo dettagliato quanto era avvenuto 50 anni fa, quale era la vita della nostra Parrocchia di san Giacomo quali le attività, i momenti solenni, le preghiere ed anche le delusioni che talvolta capitavano.
Continuava il suo interesse nella formazione spirituale venendo alle catechesi che sono state proposte. Ascoltava quasi sempre in silenzio, non voleva apparire, ma poi in separata sede mi mostrava quanto meglio poteva esser utile per donare un annuncio efficace.
Questa umiltà è sempre stata una delle caratteristiche che in lei ho apprezzato. Era contenta di poter servire umilmente la nostra parrocchia andando a raccogliere la questua: io scherzando la chiamavo la mia ‘miglior esattrice di tasse’, e lei sorrideva soddisfatta.
Quanto mi è stata vicina dal primo momento in cui son venuto in questa chiesa e che è coinciso con la morte della mia mamma. Quanto mi ha consolato ed accarezzato. Ricordava la data della sua morte. Era un agenda vivente, ricordava date e nomi e fatti in un modo impressionante.
Anche io l’accarezzavo quando in alcuni momenti si sentiva scoraggiata, e qualche lacrima solcava il suo viso ….  perché questo capita a tutti no?
E lei era tanto contenta. E sebbene fosse una donna forte, era nello stesso tempo fragile come tutti ‘i piccoli del Signore’.
‘Ero malato e sei venuto a visitarmi’, dice nel Vangelo Gesù.
Lo faceva con tutti, anche con me nel momenti di malattia. E sempre mi diceva posso far qualcosa per te?
Si, cara Pina, darmi il tuo affetto.
E lei sempre premurosa, è venuta in ospedale, chiedeva sempre come stavo, si preoccupava nei momenti difficili e si rallegrava nei momenti di miglioramento: ‘compativa’ nel senso evangelico del termine…. Pativa con…. Aiutava a portare i ‘pesi’ se pur avesse un corpo esile e fragile.
Allora così io voglio ricordarla, così la voglio affidare al Signore ora che riposerà per sempre accanto al suo amato Emilio e, a Virginia, Jane, generi, nipoti e parenti, nell’esprimere il mio più sincero dolore, voglio augurare di ereditare la cosa più bella che mamma Pina ha lasciato: il suo tenero amore, carezza di Dio.
Riposa in pace mia cara Pina e, Maria che tanto amavi,  ti prenda per mano e ti conduca con gli Angeli in Paradiso. Amen

domenica 1 settembre 2013

MAI PIÙ LA GUERRA (angelus del 1 settembre)



L’espressione cupa, la voce grave. È un papa Francesco visibilmente addolorato quello che si è affacciato stamane alla finestra su piazza San Pietro per la recita dell’Angelus domenicale. Il Papa quest’oggi non ha commentato il Vangelo della domenica ma ha subito espresso il proprio profondo dolore e turbamento per quello che sta accadendo in Siria, dicendosi «profondamente ferito, angosciato per gli sviluppi che si prospettano». Papa Francesco ha proclamato per il 7 settembre, vigilia della ricorrenza della natività di Maria regina della pace, una giornata di digiuno e preghiera per la pace in Siria, nel Medio Oriente e nel mondo intero a cui ha invitato a partecipare, nelle forme che riterranno opportune, anche le altre chiese, le altre religioni e i non credenti.

LA VIA DELLA PACE. «Quest’oggi cari fratelli e sorelle – ha detto il Papa – vorrei farmi interprete del grido che sale da ogni parte della terra, da ogni popolo, dal cuore di ognuno, dall’unica famiglia umana, con angoscia crescente: è il grido della pace. Il grido che dice con forza: vogliamo un mondo di pace, essere uomini di pace. Il grido dell’umanità dilaniata da conflitti: scoppi la pace, mai più la guerra, mai più la guerra, la pace è un dono troppo prezioso che deve essere promosso e tutelato».

«IL MIO CUORE FERITO». «Il mio cuore – ha proseguito il Papa – è profondamente ferito da quello che sta accadendo in Siria e angosciato dai drammatici sviluppi che si prospettano. Pensiamo quanti bambini non potranno vedere la luce del futuro. Con particolare fermezza condanno l’uso delle armi chimiche: ho ancora fisse nella mente e nel cuore le terribili immagini. C’è un giudizio di Dio e della storia alle nostre azioni, a cui non si può sfuggire. Non è mai l’uso della violenza che porta alla pace, la guerra chiama la guerra, la violenza chiama la violenza».

L’INVITO AI NON CREDENTI. «Che cosa possiamo fare noi per la pace nel mondo come diceva papa Giovanni? A tutti spetta il compito di ricomporre i rapporti di convivenza nella giustizia e nell’amore. Una catena di impegno per la pace unisca tutti gli uomini e le donne di buona volontà. È un invito che rivolgo all’intera Chiesa cattolica, ma anche ai cristiani di altre confessioni, agli uomini e donne di altre religioni e anche a coloro che non credono: la pace è un bene che supera ogni barriera perché è un bene di tutta l’umanità. Lo ripeto a voce alta: non è la cultura dello scontro, del conflitto quella che costruisce la convivenza nei popoli e tra i popoli, ma quella dell’incontro, del dialogo. Questa è l’unica strada per la pace»

APPUNTAMENTO IL 7 SETTEMBRE. «Il grido della pace si levi alto perché giunga al cuore di tutti e tutti depongano le armi e si lascino guidare da un anelito di pace. Per questo fratelli e sorelle ho deciso di indire per tutta la Chiesa il 7 settembre, vigilia della ricorrenza della natività di Maria regina della pace, una giornata di digiuno e preghiera per la pace in Siria, nel Medio Oriente e nel mondo intero». L’appuntamento è per sabato 7 settembre alle 19 in piazza san Pietro, ma il Papa ha invitato anche tutte le parrocchie e le diocesi lontane da Roma a organizzare iniziative per unirsi alla veglia.

Anche noi ci organizzeremo per la preghiera.